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NATURAL HISTORY
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ANNALI MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
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VOLUME VI.
ANNALI
DEL
MUSEO CIVICO DI STORIE NATURALE
Dik GREINIONIA
PUBBLICATI PER CURA
DI
fracomo PoRIA
VOLUME VI.
GENOVA TIPOGRAFIA DEL R. ISTITUTO SORDO-MUTI
1874
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CONTRIBUZIONE
alla Storia Naturale
Der Ganere SETTA CHE
DEL
DOTT, PIETRO PAVESI
PROFESSORE DI ZOOLOGIA ED ANATOMIA COMPARATA
NELLA R. UNIVERSITA DI GENOVA
(Tav. 1, II, IM).
All’ imboccatura del golfo della Spezia, presso Lerici, un grosso squalo incappava in quelle reti fisse, che si chiamano mugginare, addi 25 aprile 1871. Ancora semivivo venne legato alla coda con corda e rimorchiato a terra dalle barche; quindi sventrato (come s’ usa disgraziatamente far sempre dei pesci voluminosi) fu spedito a Genova a bordo d’ un vapore.
Esso recò tosto somma meraviglia sul mercato per la strana forma della testa e fu giudicato pesce sconosciuto e nuovo, degno di offrirsi al Museo di storia naturale dell’ Università. Il chiar. mio predecessore, prof. Trinchese, saggiamente lo acquistò e fecelo mettere in istato da prepararsi a secco.
Infatti, dietro mio incarico, lo stesso preparatore, che ne aveva levata la pelle, fatto lo scheletro ed estratti quei pochi visceri rimasti, l’anno scorso me lo consegnava montato per la collezione accademica. Senza dubbio n° è uno dei pezzi piu preziosi, insieme coi molti tipi di specie nuove di pesci del Sassi e del Canestrini, ed imprendo a farne argomento di dis- sertazione.
6 P. PAVESI
Capitolo 1. — DESCRIZIONE.
Lo squalo di Lerici pesava, nelle condizioni suddette, 70 chilogrammi, ed era lungo metri 2. 95 dalla punta del muso all’ estremità del lobo superiore della pinna codale (4).
Affine di supplire alle diflicolta di descrizione |’ ho fatto figurare (tav. I, fig. 1), esattamente riportato sulla pietra da una fotografia; con questo metodo credo di escludere ogni dubbio che potesse sorgere sulla forma e proporzioni alterate ad arte o dall’ artista, specialmente quelle della testa e del muso. Per dare poi una più chiara idea di queste parti ed anche delle pinne, delle aperture branchiali ecc., ho stimato conveniente di aggiungere 1 profili superiore ed inferiore (tav. I hie. 2,9):
il corpo è conico a sezione circolare, un pochino sporgente sulla linea mediana del dorso, e va decrescendo insensibil- mente in grossezza dalla base delle pettorali all'indietro. La circonferenza maggiore è di circa 0", 90 con diametro di 0", 33. Senonchè sull’ estrema parte posteriore, dov’ è più ristretto, con circonferenza di circa 0", 30 e diametro di 0", 08, cioè su ciascun lato della coda presenta una breve carena spor- gente, ad angolo smussato.
Invece, dalle pettorali all’ innanzi, il corpo si allarga for- temente, nello stesso tempo che deprimesi, diventando di se- zione ovale, con diametro trasverso orizzontale sempre più lungo; e lo acquista massimo in corrispondenza della bocca.
Poi, facendo un angolo quasi retto, si ristringe repentina- mente e prolungasi all’ innanzi con un muso o rostro distinto dal tronco. Esso è prismatico, a quattro faccie, due verticali
{!) Le misure che indicherò furono prese sul fresco e servirono di base per mantenere, meglio che fosse possibile, le stesse proporzioni nel preparato a secco, che, ben inteso, s' è un po’ contratto. Queste é le precedenti notizie devo con animo grato al preparatore nostro signor Brancaleone Borgioli. Av- verto anche che considero sempre le distanze sulla retta, che congiunge le verticali calate dai due punti estremi che sì studiano
SUL GENERE SELACHE Ti esterne, |’ inferiore e superiore orizzontali, quasi tutte piane od assai leggermente convesse ed a spigoli tondeggianti. Questo muso è tronco anteriormente in piano obliquo dail’ alto al basso e dall’innanzi all’ indietro, concavo in mezzo e spor- gente in punta al di sopra. Visto di prospetto cioè, è presso a poco piriforme colla punta in alto, e sono arrotondati i margini esterni e l’inferiore. La superficie superiore del muso è quasi sullo stesso piano del dorso, debolmente inclinata al basso ed all’ innanzi. Essa sarebbe pentagonale, se potessimo segnare una linea netta di base all’ unione col corpo; ha il vertice all’ innanzi, brevi i lati divergenti e lunghi i lati paralleli e longitudinali. La larghezza massima è di 0", 165. Quanto alla lunghezza posso dire che è !/, circa della totale del pesce. In questi animali si calcola di solito come muso tutto quanto sta al davanti del margine anteriore dell’ occhio ed in allora la lunghezza sarebbe di 0,233; ma veramente, siccome negli squali il muso si stacca già all’ indietro dell’ occhio, dobbiamo misurare tutta la porzione preorale, che è di 0", 34.
L'occhio è posto ai lati della base del muso, cioè dove esso comincia a dilatarsi per fondersi col corpo e vicino al suo spigolo»inferiore, che tocca col margine. Non fu osservata alcuna membrana nittitante.
Un mezzo decimetro più avanti degli occhi si aprono le narici, cioè sulla metà della superficie inferiore del muso e proprio su’ suoi margini esterni. Sono abbastanza larghe e conformate ad apostrofe o virgola colla concavità verso la linea mediana.
La regione della testa è larghissima, come diceva, giacché giunge al davanti a 0",50, per una lunghezza di circa 8 cen- timetri e poi va restringendosi fino alla base delle pettorali, cioè a 0",85 dalla punta del muso. La superficie anteriore è convessa e declive fino alla rima della bocca, com’ è con- vessa e ripiegata in alto ed all’ innanzi la superficie inferiore.
Alla distanza di un decimetro dall’ angolo anteriore esterno della testa, 0", 08 circa sopra il margine della mascella su- periore, vedesi l’ apertura esterna dello spiraglio o sfiatatoio
8 P. PAVESI (tav. I, fig. 2, a), il quale trovasi così più vicino al margine posteriore dell’ occhio che alla prima apertura branchiale. È una piccolissima fenditura di cirea 6 millim., in forma di € colla concavità all’ indietro.
La bocca è una grandissima fenditura trasversale di 0", 46 da un’ angolo all’ altro ed arriva quasi fino agli angoli esterni della testa. Notisi che essa non sarebbe infera, ma anteriore, per la disposizione delle parti, cioè togliendo la sporgenza del muso.
Le aperture branchiali, in numero di cinque, sono enormi. Dal lato ventrale arrivano tutte quasi sulla linea mediana, sepa- rate da uno spazio di pochi centimetri, la prima e la seconda giungono sul dorso vicino all’ estremità dell’ omologa dell’ altro lato e le successive restano sempre più separate finchè I’ ul- tima è laterale. Le prime, che comprendono quasi tutto il collo, sono ricurve ad S, l’ultima a C aperto posteriormente. Una cute floscia, quasi membrana opercolare, le ricopriva, rimanendo però meravigliosamente sollevata e in modo da presentare degli scalini.
Le pinne pettorali si attaccano appena al di dietro dell’ ul- tima apertura branchiale, tanto che la membrana di questa ne copre qualche poco la base anteriore ed arrivano ben al disotto del tronco. Alla base sono'larghe 10 cent., ma poi si estendono press’ a poco triangolari od in forma di coltel- laccio, lungo 0”,39, della larghezza massima di 0", 17, col margine anteriore ottuso e dritto, il posteriore tagliente e curvo sempre più dalla punta alla base, dove si ristringe repentinamente.
Le ventrali sono poste a 0", 62 dalla inserzione posteriore delle pettorali, cioè alquanto all’ indietro della metà del corpo e presso all’ ano; anzi coprono in parte le appendici genitali, essendo questo un individuo maschio. Esse, di gran lunga inferiori alle pettorali per grandezza, hanno pure la forma di triangolo, ma equilatero, col margine anteriore dritto, il posteriore leggermente concavo. La base è della lunghezza di 0”, 16; però non è tutta unita al tronco ed un terzo del lato
SUL GENERE SELACHE 9
interno resta staccato, onde esse figurano piuttosto un qua- drilatero.
In numero di quattro sono le pinne verticali, cioè due dorsali, un’ anale e la caudale.
La prima dorsale è la maggiore. Sorge a metà della di- stanza dalle pettorali alle ventrali, cioè alla metà circa del corpo, esclusa la caudale. La perpendicolare calata dal vertice dista 1",20 dalla punta del muso e 1" dall’ estremità del corpo; l'inserzione anteriore 1", 13 dal primo punto e 0", 85 l'inserzione posteriore. È anch’ essa di forma triangolare, ma una piccola porzione della base resta libera all’ indietro, onde aderisce per soli 0", 22. Il lato anteriore del triangolo è il più lungo, misura 0”,30 ed è leggermente convesso in alto. Il lato posteriore, un po’ concavo in basso o meglio facendo un angolo assai ottuso, va a finire alla punta libera della base. Questa è larga, onde la natatoia figurerebbe una piramide triangolare molto compressa, dell’ altezza di circa 0°, 25.
La seconda dorsale sorge molto più all’ indietro della metà dello spazio fra l’ inserzione posteriore della prima dorsale e l’ estremità del corpo, esclusa sempre la caudale. Vale a dire comincia a 0", 54 dal primo punto ed a 0",31 dal secondo, avendo una base aderente di 7 cent. Essa è relativamente piccolissima, subtriangolare o quadrilatera, se si vuol consi- derare come un quarto lato la parte posteriore libera della base. Il margine anteriore è dritto, il posteriore legger- mente concavo, il vertice tondeggiante, |’ altezza massima di 0”, 065 circa.
L’anale s’ inserisce un -po’ all’ indietro della seconda dor- sale, cominciando laddove questa finisce. La base è di 7 cent., il punto anteriore dista 0",30 dall’inserzione posteriore delle ventrali, il posteriore 0",18 dall’ estremità del corpo. È un po’ più piccola della seconda dorsale, ma del resto ne ripete le forme.
Finalmente la caudale è enorme e falciforme; non risultò che vi fosse alla sua unione col tronco quella fossetta che suol vedersi in parecchi squali. Essa è divisa in due lobi ine-
10 P. PAVESI
guali, che offrono il margine anteriore convesso, il posteriore concavo. L’ incavatura mediana alla loro separazione dista dal- l'estremità del tronco circa 0", 27. Il lobo inferiore è relativa- mente piccolo e triangolare, lungo circa 0", 38. Il superiore, lungo 0”, 60, offre di notevole un profondo intaglio, a margine inferiore arrotondato e superiore curvo ad S, situato appena dopo l’ultimo quarto, quasi da separarne un altro piccolo lobo tronco posteriormente.
La pelle, allo stato fresco, era di un colore grigio d’ ac- ciajo scuro su tutte le parti superiori, tendente qualche poco al bleuastro; e biancastro sulle parti inferiori, comprese la superficie inferiore delle pettorali, le ventrali e |’ anale.
Essa era molto sottile. Inferiormente è quasi liscia, meno che in prossimità della testa, ma sul disopra aspra al tatto; la quale cosa si rende più palese passando la mano dall’ indietro all’innanzi. L’ asprezza dipende da fittissime punte minute, rivolte all’ indietro; le quali però sono più grosse e più di- stanti l’una dall'altra, anzi disposte in gruppetti, agli angoli della testa, sulla superficie inferiore di questa presso il margine della bocca, e specialmente sul muso (tav. I, fig. 2, 6). Quivi, ed in particolare, sulla metà anteriore esse lasciano dei piccoli spazii trasversali nudi, come fossero dei piccoli e brevi solchi. Tuttavia la faccia inferiore del muso è meno ruvida, com’ è quasi liscio sulla linea mediana il piano obliquo ante- riore, ma sui lati vi sono pure due zone convergenti con punte più robuste e decrescenti in grossezza verso il mezzo.
Poi sui lati del tronco, dalle aperture branchiali alla ca- rena della coda, oltre le minutissime punte, osservansi anche altre più grandi, ma poco numerose e disposte come fosse una linea laterale doppia o tripla ed irregolare. Ciascuna spinetta, sempre rivolta all’ indietro, presenta alla base an- teriore un dente, o per meglio dire un’ altra spina più bassa e separata da piccolissimo intervallo.
Inoltre sulla pinna dorsale e specialmente sulle pettorali vi sono delle rughe, trasverse o longitudinali, da rendere la pelle ondulata.
SUL GENERE SELACHE Nal
Finalmente la pelle del muso è cosparsa da forellini ro- tondi od elittici, d’ un millimetro a due di diametro o poco maggiori, allineati con qualche regolarità e che si riscontrano specialmente sulle faccie laterali e sul davanti, in quei pic- coli solchi che ho sopra descritti.
Non resta a parlare che dei denti per completare la descri- zione esterna di questo squalo e dir tanto che basti alla sua classificazione zoologica.
I denti (tav. II, fig. 5) sono piccolissimi, alti da 1 a 3 mill. soltanto e posti sul margine anteriore delle mascelle (4). Alla sinfisi della mascella inferiore un piccolo spazio resta nudo; com’ è quasi nudo un altro spazio, dopo alcuni pochi denti disposti in tre o quattro serie, e nuda una grande por- zione esterna verso |’ angolo della bocca. Invece frammezzo la mascella è meglio provvista di denti in due serie, ma alter- nanti così da simularne un numero maggiore. La stessa dispo- sizione quasi sì ripete sulla mascella superiore, fuorchè lo spazio mediano non è assolutamente nudo, ma provvisto di piccole punte o denti minutissimi, ai quali fanno seguito da ciascun lato, per breve spazio, dei denti irregolarmente dis- posti, ma più grossi di tutti gli altri e poi si continua come nella mascella inferiore.
La forma dei denti è in generale quella di chiodetti ad uncino, cioè nella loro metà sono ricurvi ad angolo retto e rivolti all’ indietro. La porzione perpendicolare è conica o subconica, più o meno compressa, nè presenta alcuna seghet- tatura laterale; la porzione orizzontale è ricurva, a ‘margini un po’ sporgenti ed appena irregolari; la superficie superiore convessa e la punta più o meno acuta. Però vi sono leggiere modificazioni di questo tipo ed i più grossi denti, ma special- mente i più piccoli, sono compressi e ricurvi in diverso senso, : onde non é distinta una piegatura angolare. Ho potuto anche vedere che la porzione orizzontale é bollosa e cava nell’interno.
(!) Le chiamo mascelle per semplicità, sapendosi benissimo che nei plagio- stomi non sono vere mascelle, ma piuttosto cartilagini odontoidee dell’ arco palato quadrato e di Meckel.
12 P. PAVESI
Cap. II — DISCUSSIONE SISTEMATICA.
Lo squalo suddescritto, per la mancanza di una membrana nittitante all’ occhio, per la posizione della prima dorsale fra le pinne pettorali e le ventrali, e la presenza di un’anale e di piccoli sfiatatoj o spiragli, vuol essere posto certamente nella stessa famiglia delle Lamna, Carcharodon , ecc.
Infatti, se prendiamo a considerare le divisioni degli squali nell’ opera classica di G. Muller ed Henle ('), esso viene escluso dalla prima, perchè dovrebbe avere la prima dorsale sopra od all’ indietro delle ventrali; escluso dalla terza, sic- come ha due dorsali; dalla quarta, giacchè non manca del- l’anale; cioè entra nella seconda.
Ma in questa gli illustri autori stabilirono le tre suddivi- sioni di squali:
1. con membrana nittitante e senza spiragli, 2. con membrana nittitante e spiragli, 3. senza membrana nittitante, ma con spiragli.
Evidentemente il nostro appartiene a quest’ ultima, e senza dubbio anzi alla prima famiglia detta delle Lamnae, da loro così caratterizzata:
« Aperture branchiali grandi e poste tutte al davanti delle pinne pettorali. Fenditura delle palpebre rotonda. La seconda dorsale e l’anale piccole, della medesima grandezza e sovrap- poste l’una all'altra. Fossette caudali evidenti. Pinna caudale semilunare. Una carena a ciascun lato, della coda. Piccolis- simi spiragli. Valvole dell’ intestino spirali ».
Alla medesima conclusione verremmo col libro monumentale del Ginther (?), dovendo classificare il nostro squalo nella ‘ famiglia seconda delle Lamnidae.
Esaminandone altri caratteri subordinati e progredendo anche per la via delle esclusioni, giungiamo al gruppo
(!) Systematische Beschreibung der Plagiostomen, Berlin 1841. (2) Catalogue of the Fishes in the British Museum, vol. VIII, London 1870.
SUL GENERE SELACHE 13
Selachini, giacchè 1 Lamnini propriamente detti hanno denti ?
grossi od almeno di discrete dimensioni. E nei selachini non si conoscono finora che il genere Selache Cuv., Polyprosopus Couch (non ammesso dagli autori) e Pseudotriacis Capello. Orbene il nostro squalo non può essere un Pseudotriacis, perchè esso non ha denti tricuspidi ed è provvisto altresi di aperture branchiali larghissime e non piuttosto strette, ecc. E, quantunque sommamente affine al genere Selache, ne lo separa a prima vista la larghezza della testa ed il prolun- gamento del rostro, che sono distintivi appunto del Polypro- sopus, onde lo dobbiamo inscrivere in quest’ ultimo.
I primi due generi sono rappresentati ciascuno da un’ unica specie, Selache maxima (Gunn.) e Pseudotriacis microdon Cap. Il genere Polyprosopus invece fu istituito dall’ittiologo in- glese J. Couch nel 1862 (!) per due squali poco conosciuti. Vale a dire su di un individuo preso nella St. Austle Bay, di cui il Couch dava un cenno fino dal 1822 (?) e che chiamò poi P. Rashleighanus; e su di un altro esemplare pescato a Startpoint ed esposto pubblicamente a Plymouth nel marzo 1852, che denominò P. macer.
Il Couch non si dissimula punto le difticoltà che dovevano sorgere contro l’ istituzione di questo genere, fondato su specie insutficientemente note, e lo propone temporariamente fino a che altri naturalisti potessero constatare le cose e meglio deciferarle, come avvenne in altri casì che notizie im- perfette vennero confermate e completate dopo un lasso di parecchi anni (3).
(1) A history of the Fishes of the British Istanas, London 1862-65, vol. I, p. 67.
Secondo T. Gill (mem. cit. in seguito p. 16) questo genere sarebbe stato pro - posto dal Couch nell’ Analytical Synopsis of the Order of Squali, che non conosco e non è neppure citata nella ricchissima Bibliotheca ichthyologica et piscatoria di Mulder Bosgoed, Haarlem 1874.
(2) Some Particulars of the Nat. Hist. of Fishes found in Cornwall, in Trans. Linn. Soc., XIV, 1823, pag. 91. a
Si osservi che qui il Couch non dà alcun nome a questo squalo, ma lo dice sol- tanto di proprietà del sig.W. Rashleigh di Menabilly; mentre poi nell’ Hist. Fish mette in sinonimia uno Squalus Rashleighanus come denominato e descritto
nelle Trans. sucitate, ciò che venne copiato dal Giinther, quantunque erroneo (3) Hist, Fist.. cit., p. 67.
14 P. PAVESI
Eccone la diagnosi: « Un piccolo muso o rostro sporgente, con ampia bocca. Occhi sulla fronte e diretti all’ innanzi. Aperture branchiali larghissime, che giungono fino al collo ».
Il P. Rashleighanus (Rashleigh Shark) ha il rostro piccolo, rivolto all’ insu, manca di anale e della carena alla coda (*).
Il P. macer (Broad-Head Gazer) manca pure della carena alla coda, ha però una pinna anale, rostro sporgente e pun- tuto (anzi piramidale) e manca di spiragli (?).
Il nostro si approssima moltissimo a quest’ ultimo per la forma generale del corpo ed anche per la testa; tuttavia non sarebbe proprio alcuno dei due, giacchè offre un rostro molto più prominente e prismatico, occhi laterali e sulla base di esso, ha spiragli, pinna anale e carena alla coda. i
Profilo della part e anteriore del corpo del P. Rashleighanus.
‘
(1) Ivi, p. 67; figura della testa vista di prospetto a pag. 68; figura dello squalo intero a tav. XV.
(2) Ivi, pag. 68; figura della testa vista dal disopra a pag. 69; figura totale a tav. XV,
SUL GENERE SELACHE
Profilo della parte anteriore del corpo del Polyprosopus macer.
La stessa veduta da sopra.
16 F. PAVESI
Non si ha che a confrontare le figure del nostro squalo (tav. I) e quelle che qui sopra copio dall’ opera di Couch , onde persuadersene (4).
Esso conviene poi quasi in tutto con quello preso vivo dal sig. T. Cornish nelle acque di Penzance in Cornovaglia e da lui stesso descritto (?). La somiglianza è così grande che pare ch’ egli voglia discorrere del nostro squalo, specialmente quando parla del suo profilo, che è massimo intorno alle branchie, le quali costituiscono la parte più straordinaria dell’ intero pesce; della bocca molto larga e del rimarchevo- lissimo muso con una sporgenza beccuta (a beaked projection) all’ estremità. L’ autore lo denominò « Squalus o Cetorhinus rostratus (Snouted Shark) ».
Dovremmo dunque ammettere per questi squali una specie nuova di Polyprosopus, se non fossimo indotti prima a discu- tere il valore dei caratteri generici.
Io fui già in parte prevenuto da altri su tale quistione; tuttavia un'opinione qualunque, benchè emessa da autore- voli naturalisti e quindi da tenersi molto a calcolo, dev'essere esaminata se buona o cattiva.
Il sig. T. Gill (3), in una memoria su di alcune specie dubbie di pesci, scrisse che le differenze tra i Polyprosopus e la Selache non sono reali, ma forse dovuti alla distorzione di parti o ad osservazioni difettose ed imperfette. Riferisco le testuali parole sue che ci interessano:
« Having provisionally adopted the generic name Polypro-
(') Notisi che queste figure sono quelle inserite nel testo del volume citato. 1) Couch ne ha data un’ altra del P. macer nell'Appendice della stessa opera, che sfortunatamente non posso più consultare. So che si trova poi una mi- gliore descrizione dello stesso pesce nelle « Trans. of the Penzance Nat. Hist. and Antiq. Soc. for 1854, p. 234 » in una memoria dello stesso Couch intitolata « On two species of Sharks believed to have been confounded together under the name of ““ The Basking Shark ** ». In essa lV’ autore dice anche che il suo squalo di Rashleigh può essere un esemplare emaciato del P. macer.
(2) On a Shark captured in Mount’s Bay on June 11, 1870, supposed to be identical with the Basking Shark of Pennant and the Broadheaded Gazer of Couch, in Zoologist, II.? serie, n. 59, Agosto 1870, p. 2253.
(3) On the affinities of several doubtful British Fishes, in Proc. Acad. Nat Sc. Philadelphia, 1864, p. 199.
SUL GENERE SELACHE 17
» sopus, proposed by Couch in the “ Analytical Synopsis of » the Order of Squali “, remarking at the same time that » the genus was “ not yet well established “, it seems » advisable now to express my conviction that it belongs to » the genus Celorhinus or Selache, and that the differences » observed are probably due to distortion or defective ob- » servation. I have already stated that “ the absence of caudal » carinae, of spiracles is quite improbable “ and certainly » no scientist could believe in the absence of the anal fin » in such a type » (').
A parte ciò che v'è di vero nelle ultime linee, il resto è affatto gratuito, perchè il Gill non fa che asseverare, con nessun argomento nuovo, quanto già Couch lasciava dubita- tivo; e tanto più che lo studio del nostro squalo ne viene invece a conferma.
Il dottor Gunther poi, senza discutere e soggiunger parola, inscrive 1 Polyprosopus come mostruosità della Selache al re- lativo capitolo (?).
Noi sappiamo che in tutti gli squali si fondano i caratteri generici sulla presenza od assenza di fossette e di carena caudali e di spiragli; sulla posizione e forma delle pinne e lo stato della loro superficie, come su quello della cute in genere; sulla forma della testa, posizione degli occhi, am- piezza delle aperture branchiali; ma sopratutto sulla forma dei denti in entrambe le mascelle e la loro grandezza.
Orbene il Couch non fa che un breve cenno dei denti nella specie P. macer, senza parlarne nei caratteri generici; e li dice piatti, precisamente come nella Raja clavata « The » teeth flat, exactly as in Thornback-Ray or Ray-mouthed » Dogfish » (3). Anzitutto è noto che in questa specie d’arzilla 1 denti sono diversi nel maschio e nella femmina ed in que- st’ ultima tutti piatti, in quello i denti mediani conici. E poi nello squalo di Cornish e nel nostro, senza dubbio ri-
(1) Op. cit., p. 207. (2) Op. e vol. cit., p. 395. (3) Op. cit., p. 69.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat.-Vol. VI. 2
18 P. PAVESI feribili ai Polyprosopus, i denti sono conformati perfetta- mente sul tipo di-quelli della Sedache maxima. Soltanto che il Cornish ne indica tre, ed in alcune parti delle mascelle fin quattro regolari serie.
Lesueur (!) voleva però distinto il suo Squalus elephas dallo Sq. maximus ed altri affini, appunto pei denti; siccome in questi sono detti conici e nello Sy. elephas sarebbero stati bensi piccoli e numerosi, ma più compressi che conici, o meglio compressi quelli di mezzo e subconici puntuti i laterali, curvi e talvolta bifidi e canalicolati. Ma appunto in questi limiti variano 1 denti della Sedache, figurati anche da Cuvier (2), e se n'è concluso con ritenerle sinonimo anche lo Sy. elephas.
Per riguardo alle pinne la quistione si riduce all’ anale.
Vediamo già che fra i Polyprosopus di Couch uno ne è dato come mancante, ma egli soggiunge che gli altri caratteri generici sono così bene definiti da non essere necessario di tener calcolo di tal fatto. « These characters are so well » marked that I have not thought it necessary to take notice » of the anal fin, which exists in the figure of one of the » species, and is absent in the other » (8).
Del resto circa la stessa Sedache troviamo le notizie più co- tradditorie e la massima confusione a questo proposito, non meno che per la presenza degli spiragli, detti anche fori temporali, che esistono nello squalo di Cornish e nel nostro. Anzi, fondandosi su di ciò, il Broussonet (*), seguito dal Gmelin e successivamente da altri, voleva divisi gli squali in tre gruppi, appunto così caratterizzati :
1. pinna anali et foraminibus temporum, 2. pinna anali, nullo foramine temporum, 3. pinna anali nulla, foramine temporum.
(1) Description of a Squalus, of a very large size, which was taken on the coast of New-Jersey, in Journ. of the Acad. Nat. Sc. of Philadelphia, vol. II, parte II, 1822, p. 343.
(2) Regne animal, Poissons, tav. 115, fig. 2.
(3) Op. cit., p. 67.
(4) Mem.sun les differ. espéces de Chiens de mer, in Hist. de l’Acad. roy. des sciences, 1780.
SUL GENERE SELACHE 19
E per questo ancora il Blainville in una memoria speciale (!) dove tende a dimostrare come sotto il nome di Squalus ma- ximus fossero state confuse parecchie specie, ne separa tre:
1. Squalus gunnerianus: Inspiraculis nullis? Pinna anali.
2. Squalus peregrinus: Inspiraculis nullis. Pinna anali nulla.
3. Squalus homianus. Inspiraculis ad oculos. Pinna anali nulla. ‘
Alla prima vorrebbe riferito lo Squalus maximus descritto originariamente dal vescovo Gunner nelle memorie dell’ Ac- cademia norvegica (7); pare che quest’ autore non facesse cenno degli spiragli. Il Blainville crede inoltre che ne sieno sinonimi tutti gli Sy. maximus pubblicati dai naturalisti prima della memoria di Home sullo stesso argomento; giacchè per la maggior parte, compreso Broussonet, Gmelin, Lacepéde, ecc. non hanno fatto che tradurre o copiare Gunner o Pennant. Infatti Ottone Fabricius e Pennant hanno pure osservato lo Squalus maximus.
{1 primo (3) però si astiene dal descriverlo minutamente, dichiarando sufficiente la figura di Gunner, onde non si può ammettere o discutere il dubbio sull’ identità della specie.
Pennant (*) invece ne dà parecchi cenni dettagliati ed io non so comprendere come Blainville voglia riferire allo squalo di Gunner quello di Pennant. Egli non fa quistione che degli spiragli e, supponendo che quello di Gunner non li avesse avuti, i due pesci non sarebbero diversi. Della qual cosa, secondo lui, scrive anche il Walbaum. Ma io osservo che Pennant non parla affatto di pinna anale, anzi mette il suo Basking-Shark fra quelli che ne sono mancanti « without the
(1) Note sur plusieurs espéces de Squales confondues sous le nom de Squalus maximus de Linné, in Nouv. Bull. des Sciences par la Soc. Philom. de Paris, II, n. 38, novembre 1810, pag. 169.
(2) Act. Nidros. o Trondj. Selks. 1765, III, pag. 3°, tav. II; IV, p. 14, tav. IV, fig. 1, 2 (sec. O. Fabricius e Gunther). In Bibl. zool. di Carus ed Engelmann, non che in Bibl. pisc. di Bosgoed è citata invece: Beschr. des Brugden, Sq. maximus, in Dronth. Gesellsch. Schrift. 1767, IV, p. 28; IV, 1770, pag. 13. Se- condo Muller ed Henle la fig. 1 della tav. 4 ne rappresenta i denti
(3) Fauna Groenlandica, 1780, p. 130.
(4) British Zoology, ed. Chester 1769, p. 78
20 P. PAVESI anal fin ». Confesso tuttavia di non essere riuscito a trovare la tavola relativa, che nelle altre edizioni porta i num. 13, o 16; e leggo in Muller ed Henle (‘) che nella tavola di Pennant esiste realmente una pinna anale dietro la seconda dorsale.
La seconda specie di Blainville sarebbe fondata sull’ indi- viduo che si conserva al Museo di Parigi. Egli, nella nota che analizzo ora, vi comprende anche lo Sy. maximus di Shaw (*), quantunque nella sua figura del maschio fosse rappresentata una pinna anale! « Quoique la nageoire anale » quelle présente semble indiquer qu'elle appartient 4 une » espèce différente, mais trés-voisine, l’absence du texte a » l’appui de cette figure a seule determiné M." Blainville a » la rapporter à l’espéce du Squalus peregrinus (3) ». A che valeva allora il carattere: pinna anali nulla?
Ma nella memoria anatomica (+), che pubblicò poco dopo, - dice che il nuovo esemplare da lui esaminato è della mede- sima specie di quello di Shaw e crede di poter stabilire una quarta specie di squali confusi col maximus, che sarebbe distinta da: inspiraculis exiquissimis, pinna anali. Dev’ essere quella che intese chiamare più tardi col nome di Shawianus (3).
(*) Op. cit., p. 72.
(3) General Zoology, V, parte II, 1804, p. 327, tav. 149 >, 150 9.
(3) Mem. cit., p. 171.
(*) Memoire sur le Squale pélerin, in Ann. du Museum d' hist. nat., XVIII, 1811, p. £8, tav. 6.
(5) Prodrome d’une nouvelle distribution systématique du regne animal, in Nouv. Bull. Soc. Phil., vol. 1816, p. 121.
Nelle sinonimie date da J. E. Gray (List of the Specimens of Fishes in the Collection of the British Museum, part 1 Chondropterygii, 1851, p. 61) e da Gunther (Cat. Fish. VIII, pag. 394) si trovano citati « Cetorhinus Gunneri ; C. Homianus e C. Shavianus Blainville, Bull. Soc. Philom. » secondo Gray « vol. 1816, p. 121 » e « vol. 1810, p. 169 » secondo Ginther. Io conosco due periodici della Società Filomatica di Parigi, quasi dello stesso titolo, cioè il Bulletin ed il Nouveau Bulletin. 11 Bulletin usciva a puntate ai tempi della prima Repubblica francese e non credo che abbia continuato dopo il num. 96 dell’anno XIII, Ventoso; del resto non contiene la memoria di Blainville, che passo ora ìn rassegna e che viene sempre citata. Essa è inserita a pag. 169 del vol. 1810 del Nouveau Bull., evidentemente come sunto dell'autore della memoria presentata alla Società il 25 agosto 1810, e forse non mai pubbli- cala per esteso. Ma quì non si fa punto cenno d’ un Cetorhinus Shavianus,
SUL GENERE SELACHE 21
La terza specie si riferisce all’ esemplare descritto ed anato- mizzato dall’ Home ('). Cosi dal suo testo come dalla figura risulta la presenza degli spiragli, ma manca la pinna anale. L’autore per verità parla anzi di due anali, benchè non sieno altro che le ventrali ch'egli colle anali ha scambiate! « The » two anal fins are attached on their upper edge for about » half their extent each to the lower side of a long projecting » body peculiar to the male (?) ». Ma nel supplemento (?) della sua memoria corregge l’ omissione d’ una piccola pinna fra l’ano e la codale, e deplora di aver commesso questo importante errore, che indusse i naturalisti ad ammettere il suo squalo come diversa specie del maximus.
Da questo cumulo di discordanze non si può cavarne altro se non la convinzione che la pinna anale e gli spiragli vi fossero in tutte le supposte specie sopraccennate, e che la loro pretesa assenza fosse dovuta al cattivo stato in cui si osser- varono gli esemplari di siffatti pesci, od al loro esame in- completo. Gli spiragli, comecché piccolissimi, possono facil- mente sfuggire alla vista; la pinna anale poteva mancare casualmente per essersi rotta ecc.
Del resto scrivesi da molti che essa è direttamente sotto la seconda pinna dorsale, mentre poi nello squalo di Pennant,
nè tampoco d’ uno Squalus Shavianus! Questa specie é nominata dal Blain- ville in una tavola analitica delle divisioni del regno animale, annessa al Prodr. sucitato, dove l’autore istituisce il genere Cetorhinus, cambia il nome di Sy. Gunnerianus in quello di C. Gunneri e mette dubbia la specie C. Homianus. La citazione di Gunther discorda dunque affatto per nomencla- tura, ma è giusta per pagina e volume riguardo alla solita memoria di Blain- ville. Quella di Gray si riferisce ad altra memoria, ma in quest’ ultima le specie di Cetorhinus non sono descritte ed inoltre si trovano indicate nel vol.1816 del Nouveau Bull. e non del Bull. Soc. Philom. (Forse il Gray fu con- dotto a far questa citazione, perchè, per errore di stampa, il titolo di questo volume manca casualmente dell’ aggettivo Nouveau).
(1) An Anatomical Account of the Squalus maximus (of Linnaeus) whichin the structure of its stomach forms an intermediate Link in the gradation of animals between the Whale Tribe and cartilaginous Fishes, in Philos. Trans. of the Roy. Soc. of London, 1809, parte I, p. 206, tav. VI-IX.
(2) Ivi, p. 207.
(3) Additions to an Account of the Anatomy of the Squalus maximus, con- tained in a former Paper; with Observations on the Structure of the Bran- chial Artery, in Phil. Trans. 1813, parte I, p. 227 e nota.
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nello Squalus isodus di Macri ('), che giustamente vien rife- rito alla Selache maxima, come in molte figure di quest’ ul- tima, nonchè nello squalo di Cornish e nel nostro, |’ anale ne è posta un po’ al di dietro.
E ritengo col Blainville, con Cuvier, Yarrel e Couch, che questi pesci, i quali raggiungono ‘proporzioni enormi, da emulare quella delle balene, del pari che tutti i giganti del regno animale, sono studiati meno delle piccole specie; come spesso si conosce l’ ultima fibra e la struttura intima di certi organi, mentre non sì sa nemmeno il nome della specie che servi alle ricerche. Egli è bensì vero che pochi naturalisti ebbero la fortuna di esaminare la Se/ache; e non bisogna inoltre dimenticare che 1 Polyprosopus di Couch non furono da lui osservati direttamente, ma descritti in seguito a figure e brevi cenni comunicatigli da persone poco competenti, che non erano naturalisti o per lo meno non ittiologi.
Valga per la fossetta alla base della codale e la carena ai lati della coda quanto ho detto circa gli spiragli e la pinna anale.
Alcuni autori le descrivono nella Sedache, altri le negano. La quale cosa abbiam già visto che fu combattuta come inammissibile da Gill e fu anche fatta osservare da Muller ed Henle, colla seguente annotazione.
« Einige Verschiedenheiten in der Beschreibung eines so » grossen Thieres scheinen von der Schwierigkeit der Beo- » bachtung herzurihren. Bei Shaw ist in der Abbiidung des » Weibchens der Kiel vorhanden, fehlt aber in Shaw’ s Ab- » bildung des Minnchens und in der Abbildung bei Gunner; » hier sind auch die Kiemen zu klein. Lesueur fand kein » Grùbchen an der Schwanzwurzel, aber sein Exemplar war » trocken; dagegen wird von Blainville die Grube oben » und unten angegeben. Der Kiel wird von Home, Lesueur » und Blainville angegeben (?) ».
(1) Osservazioni intorno ad una novella spezie di Squalo, in Atti R. Accad. sc. di Napoli, vol. I, 1839, p. 55, tav. I, fig. Ie tay. II.
(2) Op. cit., p. 72
SUL GENERE SELACHE 23
Invece in entrambi i Polyprosopus di Couch, nonchè nello Sq. rostratus di Cornish, essa dicesi mancante; quest’ultimo scrive però che, a qualche distanza della coda, i lati del corpo pre- sentavano una sostanza fortemente cartilaginea « but I after- » wards found that for some distance from the tail the sides » of the body consisted of strong cartilaginous substance, almost » as close and hard as the main bones of the fish (!) ». E più avanti soggiunge che queste cartilagini potrebbero rappre- sentare un primo stadio della carena esistente negli adulti. « The carinations on either side of the tail, which Pennant » notices in his large specimen may be the result of mature » years, and represent the ultimate form of the strong gristle » which I found in the same place in my specimen;.... (?) ».
Non saprei che cosa possano essere queste cartilagini ossifi- cate!, nè ammetto l'opinione di Cornish circa |’ età, perchè il nostro esemplare, ben poco diverso in grandezza dal suo. ch’ era lungo circa 9 piedi, presenta già bene la carena ai lati della coda. Nel nostro però non fu veduta alcuna fossetta codale, ciò ch'io attribuisco al fatto che, quando fu esa- minato, questa parte del corpo era alquanto guasta, essen- dovi stata attaccata la corda di rimorchio.
Insomma questi sono caratteri di famiglia e non sarebbe un lamnide quello squalo, che realmente non li possedesse.
Lo stato della superficie della cute è pure descritto molto diversamente nella Sedache. Per Lesueur e Blainville è ru- gosa ed elefantina; questi poi dice che nello squalo pel- legrino la cute riesce ruvida in tutti 1 sensi, per essere ricoperta da piccole spine puntute dirette irregolarmente, eccetto che sul muso ed. i genitali, ov’ è liscia. Lo Sy. gunnerianus ed homianus di Blainville hanno la cute quasi liscia. Macrì scrive che il suo Sy. tsodus V ha aspra e ru- vida come la Squatina. Couch che il Polyprosopus macer non l’ ha più ruvida di quella degli altri squali. La maggior parte degli autori I’ indicano ruvida passandovi sopra la mano
(!) Mem. cit (IP 2200.
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dalla coda alla testa e liscia nell’ altro senso, come venne detto dal Cornish pel suo Squalus rostratus e da me per quello di Lerici.
Finalmente |’ ampiezza delle aperture branchiali, che arri- vano fino al disotto del collo, partendo dal dorso, per l'esplicita dichiarazione di Couch e per la descrizione di Cornish e la mia, risulta eguale nei Polyprosopus e nella Se- lache. :
Fin qui dunque nulla di essenzialmente diverso nei due generi; ma una importante differenza comincieremmo a trovare nella posizione degli occhi.
Ognun sa che essa è variabilissima nei pesci. Nelle razze e specialmente nell’ Uranoscopus gli occhi sono volti in alto; talora portati da peduncoli, come nella Zygaena; persino ponno essere entrambi su di una superficie medesima del piatto corpo, come nei pleuronettidi; in generale, compresa la Selache maxima, trovansi ai lati della testa e diretti late- ralmente. Nei Polyprosopus al contrario sarebbero diretti al- l’innanzi, alla base della sporgenza del muso. Ma bisogna convenire col Cornish, attribuendo ad errore di osservazione il posto loro assegnato da Couch e la visuale, che sarebbe stranissima ed affatto peculiare e diversa da quella degli altri squali.
Inoltre osserviamo che quasi tutti gli autori descrivono e figurano l’ occhio della Se/ache vicino all’ estremità del muso, mentre Macri e Couch lo segnano molto più indietro.
Piuttosto la direzione della rima boccale e la sua ampiezza sono caratteri esclusivi al nostro ed all’ esemplare di Cornish, il quale ben dice che non si trovano in nessun altro pesce, eccettuato il Lophius piscatorius. Il Couch schivò di parlare della bocca} nè si capisce cosa alcuna dalle sue figure a questo riguardo. Cornish si spiega ciò, avendo visto nel suo squalo che dopo morte le branchie cadevano flaccide all’ innanzi, nascondendo del tutto la bocca colla loro massa e dando quindi un’ apparenza non dissimile da quella della figura della testa di P. macer.
SUL GENERE SELACHE 25
L’ enorme grossezza del corpo nella regione branchiale e la sporgenza del muso, sono anche caratteri specialmente proprii dei Polyprosopus.
Anzi io credo per ciò di dover ritenere come tale anche lo Squalus rostratus di Macrì (!), che nessuno ricorda benchè egli ne parli nella stessa memoria sullo Sq. ?sodus.
La figura e la descrizione di esso furono mandate prima al Petagna e l’autore così le riporta:
« Figura di un pesce raro preso mezzo istupidito fralle reti » a’ 14 del corrente Maggio 1795, nella marina di Reggio, nel » silo detto il Castello nuovo sotto il giardino del Seminario. » Aveva palmi dieci di lunghezza; la pelle di color di ferro » lavorata a minutissime squame, simile a quella del pesce squadro. » La testa grossa, le fauci larghe, ma disarmate affatto di denti » (benchè nella figura vi sieno) (?). Con un grugno calloso, e » forte, di cui servesi forse per iscavar nel fondo del mare il » suo nudrimento. La sua carne frolla, oleosa, di non ingrato » sapore (3) ».
E poi il Macrì seguita in questo modo: « Io credo esser « questa spezie di pesce anche nuova; e però siami lecito » appellarlo Squalus rostratus, pinna dorsali, una, radiata, » triangulari, ceteris majore, rostro longo, acuto. Questa spezie » sembra avere qualche rapporto collo Squalus massasa del » Forskal. Del resto la figura ci sembra imperfetta per non » essere analoga alla forma degli Squali e per esservi due » pinne all’ ano (*) ».
Noi potevamo ben attenderci una nozione poco precisa di tal pesce, nè ci dobbiamo meravigliare che siensi figurate due pinne anali; forse l’una segnava la seconda dorsale ri- piegata casualmente al disotto. Ma c’ importa sapere che questo squalo aveva testa grossa, bocca larga, forse denti assai
(1) Mem. cit., p. 76, tav. I, fig. II.
(2) È bene sapere invece che in questa figura non si vedono denti, se non sono delle striscie chiare trasversali, che hanno ben poco I aria di esserlo.
(3) Mem. cit., p. 76.
(*) Ivi, p. 77
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piccoli ed un muso sporgente ed anche più lungo di quello dello squalo di Lerici.
Profilo della parte anteriore del corpo dello Squalus rostratus di Macrì.
Credo opportuno di copiare qui sopra la porzione più im- portante della figura di Macrì, onde serva di confronto con le altre precedenti di Polyprosopus e quelle della nostra tavola.
Ed aggiungo anche una figura della Sedache, in cui vediamo una testa piccola, non depressa ed il corpo che va poi ingros- sandosi regolarmente all’ indietro; un muso corto, ottuso e
Lo stesso della Selache maxima
non molto sviluppato e sporgente, cioè in essa è una conti nuazione puntuta della testa come in tanti altri squali, nelle
SUL GENERE SELACHE 27
Lamna, Odontaspis, ecc., ma non n’ è nettamente distinto; la rima orale ampia, come di solito però continuata lateral- mente e non tutta anteriore ossia trasversale.
I sopraccennati distintivi dei Polyprosopus sono essi carat- teri sufficienti per stabilire un genere?
Una risposta affermativa, assoluta, mi pare molto arduo a darsi, perchè tutti gli altri ed anche gli essenziali concordano con quelli del genere Sedache. Però in alcuni casi furono con- siderati di molto valore e persino caratteri di famiglia, come nelle Pristiophoridae; oppure di genere, quando la confor- mazione della testa sia opposta a quella di generi affini. Ve- diamo la Zygaena distinta dagli altri carcaridi per la testa molto sviluppata lateralmente, come fosse un martello, a cui deve anche il suo nome volgare.
D’ altra parte l’ istituire un genere è oggidi quasi sempre una quistione tutta personale e di sentimento; a furia di divi- dere i grandi generi linneani si è abusato e s’ abusa tanto di questo nome che è impossibile definirlo e non se ne ca- pisce più il vero valore.
Sospendendo per ora la quistione, possiamo noi cercare le differenze sudette in altre cause, siamo ridotti a spiegarcele come semplici mostruosità?
Quasi tutti gli esemplari studiati, che dobbiamo riferire alla Selache maxima, quello di Pennant, di Lesueur, di Home, di Blainville, di Macri, ecc. erano di sesso maschile; anzi Blainville (!) ne diceva sconosciuta la femmina, benchè uno degli esemplari figurati da Shaw fosse tale. L’ altro era ma- schio; ma in entrambi questi non troviamo diversità nella testa e muso e soltanto manca la pinna anale nella femmina. Poi Couch indica femmineo I’ individuo chiamato P. macer , ed il suo muso sporgente non differisce molto da quello del- l’altro, di cui però per verità non dice il sesso. Ma lo squalo di Cornish, similissimo al nostro, che è un maschio, era femmina.
(4) Ann. Mus., p. 131
28 P. PAVESI
Dunque non possiamo basarci su di un dimorfismo sessuale, che pure in certi pesci è notevole. Vediamo allora |’ influenza dell’ età.
Disgraziatamente, mentre ci sono noti i fatti principali del- l’embriologia dei pesci, illustrata con opere classiche di G. Muller, Vogt, De Filippi, Rusconi ed altri, troppo poco sappiamo sulle loro forme di accrescimento, quasi diremmo delle loro metamorfosi prima di giungere allo stato perfetto.
Però è già noto da molto tempo che l’ altezza delle pinne verticali è sempre diversa e generalmente maggiore nei gio- vani in confronto degli adulti. La quale cosa, osservata in molti pesci, venne confermata particolarmente nella Lota elongata dal dott. Ruppel, rinomato autore di opere ittiologi- che sul Mar Rosso, che fece delle comunicazioni interessanti sulle forme dei pesci in diverse età al Congresso italiano del 1845 (!). E così pure nel Lophius piscatorius da Valencien- nes (*) e più recentemente dal dott. Ginther (*), sia per ri- guardo alle pettorali che alle ventrali. Anche lo Xiphias gla- dius ha la dorsale più alta quand’ è giovane; ma inoltre la possiede unica, mentre nell’ adulto scompare la porzione in- termedia e diventano due (*).
Anch'io ho potuto convincermi di fatti di questa natura, del resto già conosciuti. L’Echeneis naucrates, per esempio, ha una caudale che sporge eccessivamente nella porzione mediana quand’ è giovane, mentre questa pinna è appena subcrescente negli adulti. Il Caranx gallus da giovane presenta ventrali lunghissime, molto maggiori delle pettorali, ed allora è il Callichthys major; ma a poco a poco coll’ avanzare dell’ età si accorciano, diventano anzi più brevi delle pettorali e si ha la forma di Scyris éndica. Simili cose ho viste nel Platax tetra. Nello Stromateus niger ho visto poi qualche cosa di più; la diminuzione delle ventrali coll’ età si spinge fino alla com-
(1) Atti della VI. Riunione degli Scienziati italiani, Milano 1845, p. 358.
(2) Cuv. Val., Hist. nat. des Poissons, XII, p. 280.
(3) On the Immature State of the Sca-devilt (Lophius piscatorius). in
Ann. and Magaz. of Nat. Hist., 3.a serie, VII, 1861, p. 190, tav. X, lig. C-E (*) Guy. Val., op. cit., VHI, p. 190 ed altri antori
SUL GENERE SELACHE 29 pleta scomparsa! Pare anzi che I’ atrofizzarsi di queste pinne sia un carattere comune alle specie di scombridi del genere Stromateus.
Questi fatti troverebbero riscontro in altri, osservati dal dott. Fries (!) e dal prof. Canestrini (*). Il primo vide nello stato embrionale del Nerophis lumbriciformis delle pinne pettorali distintissime ed una pinna racchiudente la codale, mentre nello stato adulto quest’ ultima è ridotta ad un avanzo in forma di pinna dorsale e le prime mancano affatto. Il Ca- nestrini ha trovato poi negli embrioni di Hippocampus brevi- rostris (lunghi circa 6 mill.) una pinna caudale, rudimentale ma distinta, e che scompare nei successivi stadì della vita.
Abbiamo detto finora di atrofia delle pinne col progredire dell’ età. Viceversa, lo ‘stesso chiariss. Canestrini (3) dimostrò che nei giovani Dactylopterus le pettorali sono più brevi che negli individui adulti ed allora abbiamo dei Cephalacanthus.
Pare inoltre provato dall’ autore dell’ opera sui pesci del Malabar, il Day (*), ed ammesso anche dal Giinther (5), che parecchi generi di squamipenni passano per uno stadio di Tholichthys, originariamente descritto dal Ginther come ge- nere nuovo e caratterizzato dall’ avere la testa armata da larghe lamine soprascapolari, omerali e preopercolari, le quali poi scompajono.
Chissà quanti generi subiranno la sorte di essere radiati dai quadri zoologici, perchè stabiliti su caratteri giovanili! Senza ripetere i sopradetti, sappiamo dal Ginther (9°) che il
(1) Metamorphos anmdrkt hos Syngnathus lumbriciformis, in K. Vet. Akad. Handl., 1837, p. 59 con tav. (memoria tradotta in diversi giornali tedeschi ed inglesi).
(2) Note zoologiche, II. Intorno ai Lofobranchi adriatici, in Atti R. Istit. Ve- neto Sc. Lett. Art., serie III, XVI, estr. p. 11.
(3) Intorno allo sviluppo del Dactylopterus volitans ed al genere Ce- phalacanthus, in Archivio per la Zool. Anat. Fisiol., serie I, vol. I, fas. I, 1861, p. 45.
(4) On the Fishes of the Andaman Islands, in Proc. Zool. Soc., 1870, p. 687, nota *.
(5) On the Young state of Fishes belonging to the Family of Squamipinnes, in Ann. and Mag. Nat. Hist., 4.a serie, VIII, 1871, p. 318.
(6) Ivi, p. 320.
30 P. PAVESI genere Priacanthichthys è un giovane di Serranus, il Dierotus di Thyrsites, il Nauclerus di Naucrates, il Lampugus di Cory- phaena, lo Stomiasunculus di Stomias, il Porobronchus di Fie- rasfer , l Acanthosoma e meglio I’ Ostracion boops Rich. di Orthagoriscus, ecc. E che sarà facile dimostrare essere il Rhyn- chichthys piuttosto un giovane di Holocentrum, Acronurus e Keris che di Acanthurus o Naseus, ed il Couchia di Motella. Soggiungo che il Arohnius filamentosus Cocco deve pure essere lo stato giovanile di un ofidino (!), ecc.
L’ occhio poi è sempre negli individui giovani relativamente più grande che negli adulti; di che si persuadono facilmente quelli che hanno l’ occasione di esaminare grandi serie di pesci in diverse età. A questo proposito ci risulta anche più interessante di sapere, come tutti sanno, che i pleuronettidi giovanissimi hanno la testa simmetrica e gli occhi bilaterali. Trascurerò pure di riassumere altri fatti, nè parlerò delle notissime metamorfosi dei Petromyzon, che passano per la forma di Ammocoetes, per venir tosto a quelle osservazioni che riguardano lo sviluppo del muso o rostro.
Il dott. Rippel (*) insegnò da molti anni agli ittiologi che i giovani di Sayris Camperi e di Belone acus hanno la mascella superiore brevissima e molto più corta dell’ inferiore, in modo da far prendere quest’ ultimo per un /emzramphus. I Behn aveva già osservato questo fatto in giovani individui del Be- lone vulgaris del Baltico (*). Del resto è noto che nei giovani di tutti i Belone le mascelle non sono prolungate e durante l’ accrescimento l’ inferiore è sempre più avanzata della su- periore. E Malm (*) ha provata I’ identità di diverse specie di Hemiramphus (H. europaeus Yarr., H. obtusus Couch, H. balticus Hornsch., H. Behnii v. d. Hoev.) con lo stesso Belone vulgaris.
(') Canestrini, Fn. d’ Italia - Pesci, p. 192, annot.
(2) Op. cit., p. 358.
(3) Van der Hoeven, Mededeeling over kleine vischjes, waarschijnlijk jonge van Esox belone KL., in Tijdschr. Nat. Gesch., X, 1843, p. 1.
(4) In Ofvers. Vet. Acad. Forhandl., 1852, tav. 3 (sec. Gunther). — Hemiram- phus balticus, in Frorieps Tagesber. 1852 n.0 467, Zool. II, p. 264 (Sec. Bibl Carus Engelm. e Bosgoed).
SUL GENERE SELACHE 6 sl
Anche lo Niphias gladius subisce cambiamenti nella lun- ghezza della spada. Secondo Cuvier e Valenciennes (‘), nei giovani individui la spada ha 3/,) della lunghezza totale del pesce, mentre negli adulti le proporzioni sono minori. Ma re- centemente il dott. Gunther (?) ha ripresa la quistione e di- mostrò che in piccolissimi esemplari (di 2 ‘/, pollici), di cui dà buone figure, non soltanto la mascella superiore è pro- porzionatamente lunga come negli adulti, ma anche la ma- scella inferiore è molto allungata e poco più corta della su- periore, contrariamente a ciò che ha luogo negli adulti.
Inoltre il prof. Canestrini (*) ha visto che gli embrioni di Hippocampus guttulatus non sono forniti del rostro caratteri- stico allungato a guisa di tubo, cosicchè a brevissima di- stanza degli occhi vedesi la bocca collo squarcio diretto obli- quamente in alto. Soltanto in uno stadio embrionale più avan- zato prolungansi quelle ossa, che danno origine al rostro. Forse ciò avviene più o meno presto in tutti gli aulostomidi.
Sappiamo pure che negli Scomberesox, p. e. nello S. saurus, i giovani hanno un muso considerevolmente più breve che negli adulti. Pare che i giovani di tutti questi pesci ossei sieno soggetti ad una simile regola. Il mio amico dott. V. Fatio di Ginevra mi scrive che le sue osservazioni sui pesci nostrali d’acqua dolce la confermano.
Pertanto, se noi ci volessimo fondare sulle comparazioni, dovremmo concludere che, nel nostro squalo, il grande sviluppo del muso non devesi attribuire allo stato giovanile, come al- cuno potrebbe sospettare.
Ma non ci è permesso di trarre nemmeno questa conseguenza, perchè G. Muller (*), principe degli anatomo-comparati, ci ha insegnato che devesi ben distinguere il rostro dei pesci
(4) Op. cit., VIII, p. 18s.
(2) Erster ichthyolog. Beitrag nach Exemplaren aus dem Museum Godeffroy — Jugendzustinde von Schwertfischen, 1873 estr., p. 2.
(3) Note zool. cit., estr. p. 10.
(4) Vergleichende Anatomie der Myzxinoiden, I. Osteol. u. Myol., in Abhandl. d. k. Akad. d. Wissensch. zu Berlin, 1834. Cap. VII. Vor den Schnautzenknor- peln der Knorpelfische, p. 239-31
32 . P. PAVESI cartilaginei da quello dei pesci ossei, poichè le parti che lo costituiscono sono affatto diverse. Il muso dei pesci ossei è un muso mascellare, specialmente formato dagli intermascel- lari e dal vomere; per contrario il muso prolungato dei pesci cartilaginei sta sopra I’ apparato mascellare ed .in esso non può nemmeno entrare l’ osso intermascellare. Siccome poi nei pesci cartilaginei non abbiamo alcun argomento in pro e con- tro circa l’ influenza dell’ età sul prolungamento del muso, non possiamo decidere aleun che sul nostro squalo.
Non trattasi qui eziandio di un esemplare giovanissimo, ma di quasi tre metri, quindi di circa ‘/, della lunghezza massima che raggiunge la Selache. Ed i Polyprosopus descritti dal Couch, distinti dalla Se/ache parimenti per la sporgenza del muso, avevano già da 16 a 29 piedi e 4 pollici di lunghezza.
Non ci resta che vedere se convenga pensare alla causa di mostruosità per spiegare i distintivi dello squalo nostro, ri- pugnando di ricorrere all’ ibridismo, come suol fare sempre il volgo in simili circostanze, quantunque sappiamo che fu dimostrato possibile nei pesci, ottenendo ad arte dei risultati soddisfacenti.
Quest’ idea può sorgere facilmente, in quanto ci è noto che appunto nei plagiostomi le mostruosità sono abbastanza frequenti. Ne conosco anch’ io parecchie negli squali, in par- ticolare della coda; ed il prof. Canestrini (!) sospetta che la Caninoa Chiereghinii Nardo (= Squalus barbarus Chier.) del- l’ Adriatico, fosse una mostruosità « purchè non sia nato errore nel contare le fessure branchiali ». La sporgenza mo- struosa del muso non sarebbe una condizione organica affatto nuova nelle specie di plagiostomi, nei quali noi verifichiamo una tendenza ad avere un muso più o meno prolungato. E si avrebbe il caso di un genere di lamnini, che ripete, anzi esagera come anomalia, il carattere ordinario della Lamna cornubica, la quale appunto più degli altri ha il muso molto sporgente, conico e puntuto.
(1) Fn. Ital., III, Pesci, p. 43, annot
SUL GENERE SELACHE 35
Noi potremmo considerare questo caso quale un’ anomalia semplice, di quel gruppo che Isidoro Geoffroy Saint-Hilaire (‘) chiamava Hemiteriae od altrimenti Vitia conformationis, giac- ché qui lo stato anomalo sarebbe circoscritto all’ aumento della testa ed all’ enorme sviluppo della regione preorale. Le emitterie di volume traggono seco naturalmente quelle di forma, onde le differenze suaccennate.
Ma un caso simile sarebbe nuovo affatto in teratologia, essendo sconosciute le anomalie in aumento della mascella superiore; è già rarissimo che essa non raggiunga le sue di- mensioni normali. Il fatto più comune a verificarsi, e che tutti abbiamo visto, specialmente nelle carpe, è la mopsia, cioè un’ emitteria opposta. È bensi vero che qui non è il ma- scellare propriamente detto, che forma la sporgenza del muso, ma le cose non cambiano.
Io non so se si possa produrre argomento più valido di quello che ho esposto per sostenere la tesi che i Polyprosopus siano una mostruosità della Sedache, ma non lo credo sutti- ciente, perchè affatto ipotetico.
È egli lecito e logico poi di parlare di mostruosità, men- tre appena si conosce la Sedache maxima, per descrizioni spesso discordanti, e senza averne una ricca serie rappresentativa? Forse meno di una ventina di esemplari caddero in mano di naturalisti e parecchi di questi si devono dichiarare mostruos?, quando il fatto della mostruosità come tale non sia evidente e tutti ripetono un tipo press’ a poco nella stessa maniera diverso da quello della specie tipica? Ricordando quanto si è detto circa il Polyprosopus Rashleighanus, io sento di non poter sottoscrivere alla sentenza di Gunther pel P. macer, e quindi pel nostro squalo, benchè 1’ abbia dettata il più illustre it- tiologo vivente.
E, d’ altra parte, non vi sono nemmeno ragioni per iden- tificare uno squalo, somigliantissimo a questi, con la Selache maxima, come vorrebbe lo stesso Ginther. Infatti egli scrisse
(1) Histoire générale et particuliere des anomalies de l’ organisation chez 1’ homme et les animaux, ou Traité de Teratologie, Paris. 1832-36.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Vol. VI.
oo
304 P. PAVESI
in una rivista bibliografica (!) sotto la rubrica Selache maxima: « Th. Cornish describes a Shark apparently of this species, » captured on the coast of Cornwall ». Come s’ è visto, è così grande l’ affinità del Celorhinus rostratus di Cornish coi Poly- prosopus di Couch che non poteva esimersi dal vedere anche esso qualche differenza dalla Se/ache e considerarnelo pure per lo meno una mostruosità.
Tenuto calcolo però che i caratteri essenziali sono identici nella Seluche e nei Polyprosopus, possiamo forse eliminare quest’ ultimo genere dalla scienza, modificando la frase del primo; allora la quistione si semplifica e chiarisce.
Il Cornish ha già ammesso giustamente che il Polyprosopus macer ed il suo pesce siano della stessa specie; ma propen- derebbe per credere che il P. Rashleighanus fosse la Selache maxima e viceversa che lo Squalus maximus di Pennant sia lo stesso che il suo « on the whole, I am inclined to think that » Pennant’s “ basking shark ,, was probably of the species » to which my fish belongs; but if so, then I say that the » basking shark of Pennant is not the basking shark of Yarrel » and of Couch » (?). Ed in fine della memoria conclude: « Couch’s figure of the broadheaded gazer, from the gills » inclusive to the tail, precisely agrees with my fish, and but » for the observed girth of the Rashleigh shark I should be » much inclined to say they are all three of the same spe- » cies of fish; but, as the facts stand, I for myself am incli- » ned to think that the Rashleigh shark was a basking shark » ‘of ‘(Couch and) Yarrel o Re « oveie 9) UO en » Pennant’s basking shark, the broadheaded gazer and my » fish are sharks having aflinities to the basking shark, but » suflicient specific differences to establish them as di- » stinct (3) DIP :
Avremmo dunque due gruppi di forme di Selache o Ceto- rhinus, uno a tipo di S. maxima, l’ altro a tipo di Polypro-
(1) The Zoological Record for 1870, p. 88 (2) Mem. cit., p. 2257. (3) Mem. cit., p: 2259
SUL GENERE SELACHE 35
sopus, ma in cui però io vorrei riuniti lo Squalus rostrutus di Macri, i Polyprosopus di Couch, lo Squalus o Cetorhinus rostratus di Cornish ed il nostro pesce, perchè non mi pare ammissibile l’ opinione di Cornish sullo squalo di Pennant e sul P. Rashleighanus. Quest’ ultimo fu già ritenuto come esem- plare emaciato del macer; lo squalo di Pennant non può con- fondersi con quelli a tipo di Polyprosopus, per le differenze che lo stesso Cornish seppe rinvenire nel profilo del corpo, nel muso e nelle branchie, benchè egli supponga gratuita- mente che la diversità del profilo dipenda in questo caso da imperizia del disegnatore.
Onde io credo che questi due tipi di forme, molto affini ma diverse, si possano e debbano chiamare due specie, riserban- dosi di scomporle in parecchie quando altre osservazioni ne dimostrassero la necessità.
La nuova specie si dovrà dire rostrata per ragione di prio- rità del nome impostole da Macrì, e ridato dal Cornish, igno- rando che fosse già usato, appunto perchè è il distintivo più saliente.
Ecco quali sono delle due specie i caratteri che propongo, non che le rettifiche ed aggiunte a quelli del genere.
SELACIHEK Coy.
(Regne animal, Poissons, p. 365. Dal greco Zekayn, nome comune di tutti gli squali).
Denti piccolissimi, più o meno numerosi, conici, colla punta rivolta indie- tro, senza seghettature o cuspidi laterali.
Aperture branchiali grandissime, che circondano quasi tutto il collo.
Fanoni ossia frangie cornee branchiali.
Spiragli piccoli, sopra I’ angolo della bocca.
Pinna caudale provvista di un piccolo lobo secondario in alto.
Pelle ruvida per spinette rivolte all’ indietro.
30 P. PAVESI
Ss. maxima (GUNN.). S. rostrata (Macni). Testa piccola, normale. Testa larghissima, depressa. Muso corto, ottuso. Muso molto sporgente, distinto e bec-
cuto all’ estremità. Bocca larga, normalmente estesa ai | Bocca ampiissima, non estesa lateral-
lati. mente, ma tutta anteriore e tras- versale. Occhi vicino alla punta del muso. Occhi alla base del muso, molto lontani
dalla sua punta.
A titolo di curiosità, aggiungerò infine i nomi volgari della Selache maxima, che mi sono noti.
Norvegese: Brugde (Gunn., 0. F. Miller); Ry-Bridge, Haar- Mer (0. F. Muller).
Islandese: Ryner, Brim, Haa-Kal (0. F. Muller).
Groenlandese: Auks:0-Aunnioa (Fabr.).
Inglese: Basking Shark (aut.); Sunfish, Hoe-mother (Couch); Common Sailfish (Flemm.); Leviathan o Wonderful Sea-serpent (Lesueur).
Francese: Le trés-grand (chien de mer) (Brouss., Bonn. e aut.). Le Pélerin (squale) (Blainv.).
Portoghese: Petxe-carago (Capello).
Italiano?: Caecchia (Nace., Nardo); Cao-da-oglio (Nace.); Ca- gnia (Ninni, Canestr. ).
Cap. Ill. — DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA.
La Selache maxima è propria dell’ Oceano artico e precisa- mente dei mari di Norvegia, Groenlandia, Islanda (). L’ esem- plare descritto per la prima volta da Gunner fu preso sulle coste scandinave e misurava circa 20 piedi fr. Fabricius la indica della Groenlandia e proprio del profondo golfo di
(1) Oltre le op. cit. di Gunner e Fabricius vedi: Mohrs, Forsog til en Islan-
dschs Natur-Historie, 1786, p. 60 — Faber, Naturg. der Fische Islands , 1829, p. 20 — Nilsson, Prodromus ichthiol. Scandinaviae , 1831, p. 114.
or
SUL GENERE SELACHE od Kakse, nella colonia boreale di Friederichshaab; ma soggiunge che « rarissime conspicitur, nunquam capitur » (1).
Tuttavia essa lascia qualche volta questi mari e si spinge più al sud, onde venne pescata anche nell’ Atlantico setten- trionale americano (?). Inoltre nel mare delle Orcadi (3) « nel mare Irico, ove fu indicata da molti autori inglesi, Pen- nant, Fleming, Home, Couch ece. (*).
Dai racconti di questi zoologi sembra che un tal pesce vi faccia regolari migrazioni nella state e s’ avvicini alle coste. Anzi pare comune alle isole Tory sulla costa del Donegal, e nella Clew-bay è rinomatissimo un luogo, chiamato del Sux- fish (#) o del pesce soleggiante, per la pesca di questo squalo, che suol salire a galla delle acque, quasi si compiacesse di prendere il sole, onde resta fuori l’ enorme pinna dorsale e si vede da lungi. E però si chiama altrimenti Sailfish o pesce vela.
Viene pescato all’ arpone per I’ olio del fegato, chè da uno solo se ne ponno ricavare da 6 ad 8 barili.
Qualcuno fu gettato dai marosi sulle spiaggie della Dani- marca, siccome è catalogato da 0. F. Miller (9) e su quelle di Francia. Infatti nel dicembre 1787 ne venne preso uno a Saint-Cast, presso Saint-Malò, lungo 33 piedi; un altro nel 1802 a Boulogne-sur-mer; quello illustrato da Blainville aveva 29 piedi e 4 pollici di lunghezza, fu preso con due altri in- dividui della medesima specie nel novembre 1810 e rimor- chiato nel porto di Dieppe.
(4) Op. cit., p. 130.
(?) Oltre la mem. cit. di Lesueur, vedi: Mitchell, The fishes of New York descr. and arranged, in Trans. of New York, I, 1815, p. 486 — Richardson, Fauna boreali americana, III, 1836, p. 291 — De Kay, Nat. Hist. of New York, 1842 p. 357, tav. 63, fig. 208 — Foulis, Descriptive details of a large Shark (Squalus maximus L.?), in Proc. Boston Soc. Nat. Hist., IV, 1852, p. 202. — Storer, A history of the Fishes of Massachusetts, in Mem. Amer. Acad., IX, 1867, p- 229, tav. 37, fig. 3.
(3) Low, Fauna Orcadensis, p. 171.
(4) Op. cilate.
(3) È il Couch che dice questo, ma generalmente gl’ inglesi chiamano Sz- fish il nostro pesce luna cioè V Orthagoriscus mola. j
(8) Zoologiae Danicae Prodromus, 1776, p. 38.
38 P. PAVESI
Bocage e Capello (*) ne citano delle coste del Portogallo e ne videro la pelle di un esemplare lungo più di 12 metri a Poyoa de Varzim.
Leggo inoltre in Couch (*) che un certo farmacista Pomet, la indicò anche del Mediterraneo, confondendola, a similitudine di altri autori, coi cetacei; dalle figure risulta essere la Se- lache. Non so in quale lavoro questi ne parli; ad ogni modo non sì capisce perchè essa non venga ordinariamente citata del nostro mare, foss’ anche come accidentale, mentre tutti vi riferiscono a ragione lo Squalus isodus di Macrì, che fu pescato verso la parte settentrionale dell’isola di Capri, alla distanza d’ un miglio e mezzo nel settembre 1810. i
E poi il Naccari (3) dava già nel 1822 lo Squalus maximus come dell’ Adriatico, aggiungendone il nome volgare di Caec- chiu 0 Cao-da-oglio. Riproduceva quest’ indicazione anche il chiar. Nardo (*) senza però alcuna parola esplicativa.
Se non che più tardi il Nardo (*) attribuisce lo stesso nome vernacolo allo Squalus plumbeus, non cita più il maximus e scrive nelle note che lo Squalus glaucus degli antichi sembre- rebbe il maximus, se si escludesse il colore. « Species prima » est Glaucus antiquorum ... si color excludatur qui in exem- » plari nostro vere g/aucus, vel coeruleus apparet, hic piscis » Sq. maximus Bonn. videtur » (°).
Era da supporsi che fosse nato uno scambio nella primiera determinazione del maximus, tanto più che anche nell’ opera: Venezia e le sue lagune (7) non si parla di quest’ ultimo ed il suo nome volgare di Cagnea o Caecchia ha per corrispon-
(!) Apontamentos para a ichthiologia de Portugal, Peix. Plagiost., part. I. Esqualos , 1866, p. 14.
(2) Op. cit., I, p. 65.
(3) Ittiologia Adriatica, ossia Catalogo dei Pesci del golfo e Lagune di Ve- nezia, in Brugnatelli Giorn. di Fisica, dec. II, t. V, p. 416.
(4) Osservazioni ed Aggiunte all’ Adriatica Ittiologia, in Brugn. Giorn. Fis., II, VII, 1824, ps 261.
(©) Prodromus observationum et disquisitionum Adriaticae Ichthiologiae, in Brugn. Giorn. Fis., II, X, 1827, p. 24.
(6) vi, p. 35.
(7) Vol. II, 1847, p. 148.
SUL GENERE SELACHE 39
dente scientifico lo Sjualus plumbeus. Ma invece, con molta meraviglia, viene di nuovo lo stesso Nardo:(') a darci la Selache maxima dell’ Adriatico, sebbene rarissima ed acciden- tale. Il Perugia (?) pure l’inscrive come specie adriatica, senz’ altro cenno che essa è mancante al Museo di Trieste. Ed infine lo ripete il sig. conte A. P. Ninni (3), che dà nelle note il nome volgare, di Cagnia e dice che è molto rara e poco ricercata.
Questi dati però, secondo me, non possono avere alcun valore; evidentemente gli autori suddetti si sono copiati l’ un l’altro la prima notizia del Naccari e nessuno ha conosciuta e vista la vera Selache, ma furono tratti in inganno dalle in- decisioni del Nardo. Il nome poi di Cagnia si dà nell’ Adria- tico veneto e triestino a tutti i lamnidi e ad altri squali indifferentemente.
Onde il prof. Canestrini, se si è fondato, come risulta (*), soltanto sulla fede di questi ultimi autori, non aveva ragione di inscriverla quale specie italiana. Da ciò che dissi però essa diede occasionalmente ancne sulle nostre coste.
Home e Blainville, e tutti quelli che li copiarono, credono attribuire alle tempeste ed alla fregola 1’ essersi allontanati questi pesci dalle loro abituali dimore e smarriti altrove. Del resto si sa che l’area abitata, o percorsa casualmente da un pesce, può essere ampiissima; molti sono persino cosmopoliti, specialmente gli eccellenti nuotatori, a cui dobbiamo pure ascrivere gli squali, trascinati dall’ inseguire la preda.
La Selache marima è una sorta di rara avis, di cw molti parlano, ma che non fa guari mostra di sè nei Musei d’ Europa. Non risulta infatti che sia conservato altro esem-
(1) Prospetti sistematici degli animali delle provincie Venete e del Mare Adriatico ecc., in Atti dell’ Istituto veneto, serie III, t. V, 1859-60, p. 787, 813
(2) Catalogo dei pesci dell’ Adriatico, in Continuazione dei Cenni storici pubbl. nel 1863 sul Civico Museo Ferdinando Massimiliano in Trieste, 1866, p. 7, sp. 32.
(3) Enumerazione dei pesci delle lagune e golfo di Venezia con note, in Annuario Soc. Natur. di Modena, V, 1870, p. 66, sp. 29
(4) Fn. Ital. III, Pesci, p. 44
40 P. PAVESI
plare se non quello del Museo di Parigi. Però il mio caro amico prof. Thorell dell’ Università di Upsala m’ informa che ne esiste un altro, giovane della lunghezza di circa 12 piedi, preparato a secco nel Museo di Bergen in Norvegia. Un esem- plare esisteva pure al Museo di Lisbona, ma, secondo Bocage e Capello, s' è guasto e dovette essere gettato via. Ne man- cano persino il Museo Britannico, non essendo indicata dal Gunther, ed il Museo reale di Berlino, come so per mezzo del prof. Peters.
Molti preparati anatomici sonvi nel celebre Museo del R. Col- legio dei Chirurghi di Londra {!), ancora dell’ esemplare di Home e deposti dal conservatore Clift, meno un frammento di cervello che è dell’ Home stesso. Ed inoltre si osservano 1 suoi fanoni branchiali nei musei di Copenaghen, di Kiel, Cristiania e Trondhjem.
Il Museo di storia naturale di Penzance in Cornovaglia e quello dell’ Università di Genova sono gli unici poi che pos- seggano la Selache rostrata, giacchè i due Polyprosopus di Couch e lo Squalus rostratus di Macrì non furono conservati.
Questa specie fu presa finora soltanto a libeccio dell’ In- ghilterra nella Manica, e nel Mediterraneo presso Reggio di Calabria e la Spezia.
Noi abbiamo dello stesso esemplare anche la sostanza del muso, una piccola porzione di branchie, parte dell’ esofago con le papille, gli occhi, il cuore, l’ encefalo e lo scheletro completo coi fanoni branchiali in posto.
Cap. IV. — NOTE ANATOMICHE. -
La sostanza che costituiva il muso, a parte il suo scheletro, è quella stessa che si suol osservare in tutti gli squali.
(1) Descriptive and illustrated Catalogue of the Physiological series of comparative Anatomy contained in the Museum of the R. College of Surgeons in London, 1840, num. 237, 464, 507, 652, 812, 826, 962, 1058, 1311, 1347, 1670, 1803, 2059, 2396.
SUL GENERE SELACHE 4]
Semitrasparente, gelatinosa, con tessuto più o meno lasco, percorso da canali, che vengono a sboccare alla superficie della pelle. La vidi formata da connettivo fibrillare coi canali mucosi o tubi di senso, tanto studiati ed ancora poco noti per la funzione, i quali anche in questi ultimi anni furono oggetto d’ importanti memorie dei chiar. professori Boll e Todaro dell’ Università. di Roma e F. E. Schulze di Gratz.
Intorno alle branchie non vale la pena di fermarsi, perchè non presentano alcun che di notevolmente diverso da quelle degli squali in genere, pure studiatissime.
Né parlerò della struttura degli occhi, essendomi rimasti già aperti e svuotati, onde inservibili allo intento. Del resto per mezzo di Blainville (!) e di Home (?) se ne conoscono già bene i dettagli macroscopici. Dirò soltanto che nel nostro squalo l'occhio è uno sferoide di 40 mill. di diametro, la larghezza della sua cornea è precisamente della metà e la pupilla lineare è lunga circa 9 mill.
Sarebbe pure utile il discorrere sulle stravaganti, papille della mucosa dell’ esofago, se anch’ esse non fossero già de- scritte e figurate dai due anatomici sopradetti (*). Blainville le rassomigliò felicemente ad un cespo di corallo, molle e flessibile; infatti per la maggior parte sono arborescenti, lunghe assai (le maggiori nella nostra preparazione misurano 40 e più mill.) e fluttuanti verso lo stomaco. Ma bisogna con- venire con Home che non tutte sono eguali e ve n’ha di due sorta. Quelle dei primi ranghi non sono suddivise all’ estre- mità, ma terminano in punta sottile e ripiegata, a poco a poco le seguenti si sfrangiano e finiscono per acquistare la ‘sudetta elegantissima forma.
Aggiungerò che il caso di apparato papillare esofageo è abbastanza raro. nei pesci. Tuttavia sappiamo che certe specie di muggini presentano quivi delle considerevoli villosità ; che
(4) Ann. Mus., p. 129, tav. 6, fig. 4.
() Addit., p. 232.
(3) Blainville, Ann. Mus., p. 97, tav. 6, fig. 5 — Nome, Anat. Accownt, p. 210, tav. VII, a. b; Addit., tav. XVII, fig. 2.
42 P. PAVESI negli storioni vi sono delle salienze trasversali, incise al loro margine libero ed allungate in punta ottusa; e che papille esofagee e lunghe si trovano anche in squali del genere Acanthias. Non mai però esse diventano arborescenti come nella Sedache. In altri pesci poi le papille sono coperte da epi- telio corneo, ed acquistano rigidezza, durezza, a simiglianza di quelle notissime delle chelonie, come si trovò in certi rombi, negli Stromateus, Tetragonurus, non che nella Cefa- lottera. Anzi in quest’ ultima alcune papille sono anche com- peste e terminate da più punte, come io ho potuto vedere a Napoli nel preparato in alcool del Gabinetto di Anatomia comparata (1).
Ma io mi fermerò a lungo piuttosto su altri organi non od imperfettamente conosciuti, nella speranza di sciogliere certe interessanti quistioni.
Scheletro.
(Tava Il, fig. 1302, 9504):
Cominciando dallo scheletro, devo anzitutto premettere che la ossificazione delle cartilagini nel nostro squalo era pochis- simo avanzata, certamente per lo stato giovanile, onde nella preparazione a secco sì contrassero e contorsero ed in alcune parti non permettono più uno studio diligente ed una deseri- zione accurata.
Colonna vertebrale. — Ciò si verifica in ispecial modo per la colonna vertebrale, se si eccettuano le vertebre estreme della pinna della coda. In genere posso appena distinguere adesso i corpi delle vertebre, separati dalle cartélagini inter- vertebrali; pare che non vi fossero processi trasversi e non distinguo gli archi vertebrali, nè le cartilagini intercrurali. Ond’ è che rimando alle descrizioni macroscopiche delle ver-
(1) Catalogo sistematico del Gabinetto di Anatomia comparata nella R. Uni-
versità di Napoli, Suppl. I, 1872, per P. Panceri con la collaborazione di P. Pavesi, p. 25, num. 2974.
SUL GENERE SELACHE 43
tebre di questo genere di lamnidi date da Blainville (!), Owen (?) e Queckett (*) e, per riguardo alla fina struttura, a quanto ne scrisse in proposito l’ illustre Kolliker (*).
Dirò soltanto che io ne conto circa 100 fino alla estremità della coda. I corpi delle vertebre della regione anteriore sono i più lunghi, ma al di dietro della prima pinna dorsale co- minciano a decrescere, cosicchè le prime vertebre caudali sono due terzi, e già in corrispondenza della seconda dorsale al più la metà, delle anteriori. Le ultime caudali sono piccole, strette assai nel mezzo del corpo e con orli alla parte anteriore e posteriore.
Osservo inoltre che tutti i corpi delle vertebre fino alla coda presentano, presso la superficie esterna, una calcificazione reticolata, lasciante dei piccoli spazii o lacune irregolari od ovali, molto simili a quelle che descrive e figura il Kéòl- liker per le lamelle concentriche delle vertebre della Se- lache maxima. Ed uno strato identico forma anche il pavi- mento dello speco vertebrale. La superficie interna della vertebra è pure indurita, specialmente presso al vertice del doppio cono.
Il prof. Kolliker ebbe la bontà di confrontarmi una delle vertebre del mio squalo, che gli ho comunicata, con quella della Selache maxima, che ebbe dal Collegio dei Chirurghi di Londra e servi di base alla sua memoria. Egli mi rispose che la struttura della vertebra da me speditagli è i ogni modo diversa dalla sua, perchè in quest’ ultima le lamine ossee sono in comunicazione tra di loro per mezzo di numerosi pi- lastri ossei (s’ intende cartilagini ossificate, Anorpelknochen). Ma che non sì può giudicare quali cangiamenti avrebbero po- tuto subire coll’ avanzare dell’ età queste vertebre d’ individuo
(*) Ann. Mus., p. 127, tav. 6, tig. 6.
(2) Lect. on the comp. Anat. of the vert. animals, part I, Fishes, London 1846, p. 54, fig. 13.
(3) Histol. Catal., 1855, p. 16, tav. I, fig. 15-19; tav. II, fig. 19-23.
(*) Weitere Beobachtungen tiber die Wirbel der Selachier, insbesondere uber die Wirbel der Lamnoidei ecc., in Abhandl. Senckenb. naturf. Gesellsch., vol. V, fasc. J, 1864. Vedi p. 64, § 13, lav. XIV, fig. 10.
44 P. PAVESI giovane, il cui studio ora è reso quasi impossibile essendo allo stato secco.
Cranio. — Il cranio sì può facilmente separare in una sca- tola cranica propriamente detta, prolungata all’ innanzi dal muso ed espansa lateralmente dalla regione nasale, oculare ed otica. In complesso ha molti rapporti specialmente con quello di Carcharias ed attini.
La volta della scatola cranica (fig. 1 e 2, a) è molto pro- nunciata e convessa superiormente, più lunga che larga, cioè ovoidale, ed è precisamente quella che il prof. Molin (!) chiamò eminenza ovoidea od elittica od elissoidica, ben visibile e da lui descritta negli Acanthias, Mustelus, Carcharias ecc. Sulla linea mediana superiore di essa vedesi una leggiera cresta. Al davanti, proprio sul piano inclinato anteriore, offre una fontanella (tig. 1 e 2, 6) ovale od a triangolo sferico col vertice verso la cresta mediana della volta.
Essa mette direttamente nella cavità del cranio e non è ricoperta da membrana di sorta; mentre d’ ordinario raggiunge i padiglioni nasali, nel nostro caso non è così ampia e ne resta molto separata.
Seguendo la cresta della volta, sulla linea trasversale che passa al di dietro delle capsule periotiche, già in una depres- sione o fossetta posteriore all’ eminenza ovoidea, precisamente com’ io vedo nel Carcharodon Rondeletii e Molin ha descritto nel Carcharias e meglio nel Mustelus (7), vi sono due fori (fig. 2, c) molto ravvicinati, divergenti all’ innanzi, separati da una continuazione della suddetta cresta e limitati anche all’ é- sterno da un margine saliente. Essi conducono nella cavità craniale e comunicano cogli organi uditivi, giacchè sono lo sbocco superiore di un condotto, che segue una direzione curva all’ esterno ed all’ avanti.
La regione occipitale si termina tronca e vi s’ infigge in mezzo la colonna vertebrale.
(1) Sullo scheletro degli Squali, in Memorie dell’ Istituto Veneto, vol. VIII, 1860. Vedi estr. p. 15, tav. 1II, fig. 3, E — p. 34, tav. IV, fig. 3, @ — tav. V,
fig. 1, Q — pag. 66, tav. X, fig. 4, a — p. 75, tav. XII, fig. 3, a. (2) Op. cit., p. 34, tav. IV, fig. 3, è — p. 44, tav. V, fig. 3, è
SUL GENERE SELACHE 45
Le regioni otica ed oculare presentano un’ unica cavità (fig. 1, d), la cui volta offre i margini esterni in forma di un x, o meglio di due c assai separati e guardantisi colla convessità, i quali divergono maggiormente all’ indietro, dove appunto abbiamo la massima larghezza del cranio, che è circa la metà .della lunghezza totale.
Però la volta di queste cavità è separata profondamente dall’ eminenza ovoidea o cranica e divisa anche per mezzo di una depressione trasversale obliqua in due parti: una poste- riore maggiore, ovoidea, diretta obliquamente all’ esterno ed all’innanzi ed è la volta della capsula periotica (fig. 1 e 2, e); l'anteriore più piccola, cioè |’ ocwlure (fig. 2, f).
Osservati i margini esterni di entrambi, col cranio di pro- filo, questi figurano un 8 coricato orizzontalmente, siccome anche i margini inferiori seguono l’ andamento dei superiori.
In fondo di questa cavità otica-oculare osservasi una ten- ditura ampia ed irregolare, ed al suo margine interno anteriore sorge uno stiletto cartilagineo, terminato da un disco, per dar attacco al bulbo dell’ occhio.
Appena al davanti delle volte oculari vi sono i padiglioni nasali (fig. 2, 9), che però non si presentano come di solito con due emisferi assai sporgenti; anzi la regione nasale è abbastanza stretta e misura poco più di un quarto della lun- ghezza di tutto il cranio. . A
Le aperture delle narici sono inferiori e viste dal disotto ovali, ristrette all’avanti e profonde; il loro margine in- feriore esterno ha pure delle sporgenze cartilaginee dirette in basso.
Questa regione nasale, com’ ho detto, si prolunga nel muso o rostro (fig. 1 e 2, 4). Esso è formato principalmente da una lamina larga (fig. 1 e.2, 7), che va a poco a poco restrin- gendosi all’ innanzi, nello stesso tempo che si curva ad S prima in basso, poi in alto, e termina in una specie di becco a punta ottusa. Essa comincia veramente al davanti della scatola cranica, poco sotto la fontanella; presenta subito sui lati le escavazioni delle narici, in principio è fatta a volta,
46 P. PAVESI
mentre poi diventa una lamina piatta e più stretta. Al disopra dei margini di questa lamina corrono due liste cartilaginee (fig. 1 e 2, k), le quali prendono origine al davanti dei padiglioni nasali e si dirigono convergendo verso il becco della lamina. Ma, a metà della lunghezza, ciascuna listerella si decompone in due; I’ esterna (fig. 1 e 2, /) si attacca ben presto ai margini laterali del becco, l’ interna (fig. 1 e 2, m) invece s’ unisce alla compagna e forma un’ unica lista (fig. 1 e 2, n), la quale si prolunga sulla linea mediana fino alla punta del becco, dove s’ inserisce.
Queste liste possono assai bene paragonarsi alle briglie di una coppia di cavalli, colla differenza che la briglia interna non s’ incrocia colla compagna, ma si unisce in un’ unica assile.
A tutta prima questo scheletro del muso, il cui sviluppo caratterizza la Selache rostrata, sembrerà essenzialmente diverso da quello degli squali in genere, ma, studiandolo comparati- vamente e con attenzione, non si durerà fatica a persuadersi che la quistione nostra si riduce semplicemente a diversità di forme, e il tipo è lo stesso. Infatti d’ ordinario questo muso è formato da tre brevi rami riuniti in punta, uno mediano inferiore e due superiori laterali. Ciò si dimostra egregia- mente nel Carcharodon Rondeletii ed è anche descritto pei Mustelus, Carcharias, Seyllium ecc. dal Molin (!), che le chiama listerelle o striscie cartilaginee, senza mai occuparsi del loro vero nome, cioè del loro significato nel piano osteologico ge- nerale dei pesci e dei vertebrati. La qual cosa aveva però già fatto G. Muller (?) ed anche Cuvier (3); la mediana inferiore sarebbe un prolungamento del vomere, le superiori laterali della regione etmotdo-frontale 0 meglio, secondo Miller, un prolungamento dei frontali stessi.
Vuol dire che nel nostro caso il ramo vomerino è dilatato in lamina ed i rami frontali sono biforcati all’ avanti. Del
(1) Op. cit., p. 35, tav. IV, fig. 3, bb. cc.— p. 43, tav. V, fig. 3,d.e.f.— p.75, tav. XII, fig. 3, d.
(2) Myxin., I, cap. VII, p. 228. Vedi spec. p. 232.
(3) Legons d’Anatomie comparée, ed. Bruxelles, I, p. 401.
SUL GENERE SELACHE 4T
resto non sempre abbiamo una lista stretta rappresentante il ramo vomerino, e Molin (‘) indica appunto nel cranio di Acanthias vulgaris, invece delle tre solite striscie, una prominenza cartilaginea in forma di cucchiaio colla superficie concava rivolta all’ insu, come continuazione, egli dice, della base del cranio. È un’ altra forma che allude alla nostra lamina inferiore.
Egli è certo che nella Selache maxima devono trovarsi dif- ferenze in questa regione, le quali consisteranno presumibil- mente in una semplice listerella al posto della lamina vome- rina, poichè il suo muso è piccolo e breve.
Con dispiacere non posso fare alcuna osservazione sulla faccia inferiore del cranio, rotta onde estrarne l’ encefalo.
Apparato maxillo-palatino. — Le cartilagini odontoidee sono due lamine cartilaginee superiori (fig. 1, 0), che dal disotto del cranio sporgono nella regione otica, si dirigono lateralmente divaricandosi ad angolo assai ottuso, finchè si articolano con due altre lamine dentigere inferiori (fig. 1, p), che si con- giungono sulla linea mediana ad angolo ottusissimo.
Quanto alla forma, le superiori sono strette sotto il cranio, si dilatano poi per ristringersi di nuovo all’ articolazione colla mascella inferiore. Le cartilagini odontoidee inferiori sono strette sulla linea mediana, ma si allargano assai verso la estremità esterna, ripiegandosi sopra se stesse, come succede in genere. Una differenza però molto degna di essere notata si è che queste mascelle non si curvano all’ indietro in modo da figurare il solito ferro da cavallo e dar quindi alla bocca la forma di un taglio che si estenda lateralmente, ma invece si dirigono perpendicolarmente ai lati della linea mediana, onde il taglio della bocca è anteriore e viste le mascelle aperte segnano i lati d’ un rombo col diametro massimo trasversale, cioè orizzontale.
Non osservo traccia delle così dette cartilagini labiali od accessorie, che del resto furono ricercate invano nei generi
(*) Op. cit., p. 15, tav. III, fig. 3, a.
ds P. PAVESI Pristis e Carcharias dal Miller (‘), come pure nelle Raja, Trygon, Rhynobates, Cephaloptera o Dicerobatis e Myliobates, che, secondo Molin (?), mancano pure nell’ Alopias vulpes e nello Scyl/lium stellare, benchè, secondo Miller, ve ne siano due nello S. catulus. Anch’ io non ne trovo affatto nel Char- charodon Rondeletii, ond’ è che pare manchino sempre nei lamnidi.
All’articolazione delle mascelle s’ unisce la cartilagine qua- drata 0 suspensorium (fig. 1, q), sotto forma di una lamina molto simile al pezzo superiore od epibranchiale degli archi branchiali successivi, e che va ad unirsì col cranio alla regione occipitale. Ma a questa lamina si aggiunge poi inferiormente un altro pezzo cartilagineo più largo, che fa già parte piut- tosto dell’ apparato joideo.
Entrambi questi pezzi portano sul margine esterno tante bacchette o raggi cartilaginei (fig. 1, s) assai lunghi, che arrivano a far fulcro alla cute al davanti della prima fendi- tura branchiale.
Apparato joideo e branchiale. — Com’ ho detto, il pezzo infe- riore del sospensorio rappresenta una parte del joide, preci- samente le corna (fig. 1, 7), e si congiunge alla porzione anteriore di esso.
Nel mio preparato a secco non sono bene riconoscibili gli elementi del joide; certo è che la porzione anteriore o basi- lare si appalesa più larga, spatuliforme, sebbene un po’ ri- stretta all’ avanti. Vuolsi anche dal chiar. Edwards (*) ch’ essa rappresenti l’ osso linguale dei pesci ossei, mentre Rathke (*) aveva già dimostrato che, pel suo posto e la sua congiun- zione, dev’ essere considerata piuttosto la copula del joide.
! seguenti pezzi di coniugazione non mi sono distinguibili l'un dall’altro, quasi fossero una striscia unica, che segua il segmento anteriore e dia attacco agli archi branchiali
(4) Myoin. I, p, 198.
(2) Op. cit., tav. X e XI fig. 1 — tav. XII, fig. 1, 5.
(3) Lecons Phys. et Anat. comp. 11, p., 241, nota 1.
(4) Anatomisch-Philosophische Untersuchunyen tiber den Kiemenapparat und das Zungenbein der Wirbelthiere, Dorpat 1832, p. 22.
SUL GENERE SELACHE 49
(fig. 1, 0). Questi sembrano formati tutti da un sol pezzo, che a metà si pieghi ad angolo, onde seguono come tanti siparii la disposizione delle mascelle, cioè figurano tanti rombi successivi. Il quarto od ultimo ben inteso è il più stretto ed è collegato in alto ed in basso coi faringei inferiori. Ciascun arco branchiale porta al margine esterno numerosi e lunghi raggi cartilaginei cioè i raggi branchiostegi (fig. 1,3 e 4, s) che vanno alla cute, eccetto che su piccola porzione superiore ed inferiore.
Il sistema di coniugazione è continuato al di dietro da una specie di carena irregolare (fig. 1, ) cartilagineo-membranosa, che porta inferiormente alcuni raggi e si collega colla cin- tura toracica.
I faringei inferiori (fig. 1, v) sono due lamine, col piano diretto perpendicolarmente a quello degli archi branchiali, congiunte in basso tra loro ed ai pezzi di coniugazione, poi piegantisi ad arco per dirigersi obliquamente in alto e colle- garsi coll’ ultimo arco branchiale. Questi pezzi faringei limi- tano uno spazio ovale, e sono riuniti altresì laddove formano l’angolo o la maggiore curva, con mezzi membranosi, alle ali superiori della cintura toracica.
Devo inoltre osservare che gli archi branchiali si collegano in alto con tessuto connettivo e placche cartilaginee; e sog- giungere che tutta la superficie superiore dei pezzi basijali e più ancora la superficie posteriore delle corna del joide e degli archi branchiali è cosparsa da minutissimi tubercoletti, che loro danno asprezza al tatto.
Inerenti al sistema branchiale sono certi organi, che fe- cero argomento di un’ erudita e recentissima memoria di Steenstrup ('), cioè apparati di setole, come fossero sottili
(1) Om Gjcellegitteret eller Giwllebarderne hos Brugden (Selachus ma- ximus, Gunn.) in Aftryk Overs. Vidensk. Selsk. Forhandl. 1873 num. 1, p. 47, tav. II.
Unito all’ estratto della memoria vw’ è un breve riassunto francese, con le conclusioni, dal titolo: Sur les appareils tamiseurs ou fanons branchiauxr du Pélerin, riportato dal Bull. de l’Acad. roy. Dan. des Scienc. et d. Lettres, 1873, p. &.
Ann. del Mus, Civ. di St. Na'. Vol. VI. 4
DI) Pr. PAVESI
denti di un pettine, compressi, larghi e faleati alla base, di apparenza cornea. L’ illustre Steenstrup per verità non li ha visti in posto, ma, preoccupandosi assai di questi organi che, isolati e senza sapere di quali animali fossero, si trovano in alcuni musei d’ Europa e furono studiati persino microscopi- camente dal prof. Hannover ('); e, supponendo, per diverse circostanze, che potessero appartenere a grandi squali, ricercò tanto la bibliografia che riuscì a rinvenire dei passi negli autori, che alludono appunto ad essi.
Egli è molto strano che nè Home né Blainville, che seris- sero le monografie zootomiche più volte citate, non ne fac- ciano punto parola.
Steenstrup trovò infatti nella prima pubblicazione sulla Selache, scritta dal Gunner, una descrizione breve ma esatta di questi organi, che, com’ egli disse, somigliano a barbe di penna e ne guerniscono la bocca. Anzi lesse poi in Low che - le branchie di questo squalo sono-frangiate da specie di pic- cole setole, somiglianti per natura all’ osso di balena; in Pennant, in Mitchell lesse le stesse cose; e finalmente in Foulis (?) che ciascuna apertura branchiale è provvista di un apparato pettiniforme («cullender or comb-like apparatus »), evidentemente per trattenere le piccole sostanze, che entrano dalla bocca e passano attraverso le, aperture branchiali con l’acqua.
Onde Steenstrup conclude: che il Brugden (Sedachus ma- ximus (Gunn.)), ha guernito |’ interno della bocca d’ una frangia o graticcio branchiale a’ una particolare natura, che offre I’ ap- parenza di piccoli fanoni, somiglianti a quelli delle balene; questa frangia è situata lungo le enormi fessure branchiali del pesce e funziona come uno staccio per stacciare il suo nu- trimento — che da questa frangia branchiale provengono gli apparecchi studiati e descritti dall’ Hannover — che I’ esistenza di una tale frangia mette fuor di dubbio che questo squalo
(1) Om Bygningen og vavihlingen af Skjcel og Pigge hos Bruskfisk, in
K. D. Vidensk. Selsk. Skrifter, 5.8 serie, VII, 1867, con 4 tay. (?) Vedi per tutti questi autori le citazioni precedenti.
SUL GENERE SELACHE 5I
colossale non si nutra che di animalucci inghiottiti in massa, rigettando l’acqua a traverso la frangia, e non di piccole balene e delfini, come si disse da molti — che i raggi od elementi dei fanoni branchiali, per le ricerche di Hannover, devono essere considerati denti allungati e sottilissimi, la quale cosa dà un carattere generico unico alla Sedache (') —~ che in- fine, per la forma e natura di essi, questo genere esisteva nei mari d’ Europa già al periodo terziario, come lo prova |’ Hanno- vera aurata v. Bened., rinvenuta nel crag belga presso Anversa.
Queste conclusioni sono importantissime e giuste e con esse cade la strana idea di Hannover che questi apparecchi potes- sero essere impiantati esternamente sulla pelle, come le spine di alcune razze. Allo Steenstrup però sono sfuggite le notizie, che dà in proposito anche il Cornish. Questi dice inoltre che un apparecchio elastico o pettine d’osso di balena si attacca al raggio branchiale mediante una flessibile cartilagine e ch’ esso serve ad impedire |’ uscita dall’ apertura branchiale d'ogni cosa che fosse entrata nella bocca, giacchè, quando questa viene aperta, i piccoli pettini cadono indietro ad an- golo retto insieme ai raggi branchiali.
« The gills were very large and fleshy, even considering » the size of the openings and of the fish, and in front of » each, attached by a strong flexible cartilage to the ray, » was a slight elastic apparatus extending the whole length » of the ray, an inch and a half in depth, and which would » be precisely represented by a thin small-toothed comb made » of whalebone. When the mouth was opened during the » life of the fish these gill-rays were seen forming part of » the sides of it, and behind them was the very capacious » swallow, and as the mouth opened the little whalebone » combs involuntarily fell back to a right angle with the » gill-ray, and effectually barred the egress through the gills » of anything except water which might have been taken » into the mouth » (?).
(4) Infatti io l’ ho inscritto nella frase del genere. (3) Mem. cit., p 2255.
52 P. PAVESI
Cionondimeno la quistione del posto preciso di questi organi è ancora quasi vergine. Ma per fortuna io posso stabilirlo e le mie figure spiegheranno più chiaramente lo scritto; anzi ho aggiunto apposta uno spaccato semiteorico di un arco bran- chiale (fig. 1,3 e 4, a). A
Premetto che i fanoni branchiali si trovano fissati sulla faccia posteriore di una membrana cartilaginea continuante il sospen- sorio ed il corno joideo, su entrambe le superficie dei quattro archi branchiali e sulla superficie esterna delle cartilagini faringee inferiori. Ma si continuano, bencliè più piccole, di sotto e di sopra fra un arco e l’altro, in modo che la serie posteriore delle setole di un arco fa seguito non interrotto alla serie anteriore di quelle dell’ arco successivo fino all’ ul- timo; la serie posteriore di questa seguita quella unica dei faringei, come I’ anteriore del primo arco è una continuazione della serie unica del sospensorio o corno joideo.
Queste setole si attaccano alla lamina cartilaginea dell’ arco branchiale su di una linea regolare, che divide circa per metà la sua superficie. Laonde una porzione di esso è denudata, nascosta dai fanoni (fig. 3 e 4, 2) e la porzione esterna fra la linea di questi organi ed il margine libero provvisto dei raggi branchiostegi è tappezzata dalle lamelle branchiali (fig. 3 e 4, y). Le branchie però del 2.°, 3.° e 4.° arco si prolungano in basso anche sulla carena cartilagineo-membra- nosa, che collega la parte posteriore dei pezzi di coniugazione colla cintura toracica.
Ho già detto che la base di ciascuna setola o fanone è ‘ larga e falcata; anzi la falce ha un orlo rilevato all’ an- golo del suo lato anteriore o posteriore ed il lato opposto serve di attacco all’ arco branchiale. Nella porzione filiforme esse si mantengono quasi parallele alla lamina cartilaginea dell’ arco, ma un po’ sollevate ben inteso in causa dell’ in- serzione, e sono dirette verso la cavità della bocca. Le setole sono fittamente avvicinate, quasi aderenti I’ una al- l’altra, e figurano proprio le barbe rigide di una robusta penna remigante, che però avesse le due serie del vessillo
SUL GENERE SELACHE 53
parallele. Gli orli del lato anteriore o posteriore delle falci di tutte le setole di una serie, insieme al lato esterno, for- mano una costola sporgente dall'arco branchiale e perpendi- colare ad esso.
La lunghezza delle setole è variabile a seconda del posto e della larghezza dell’ arco, che coprono in gran parte o dal quale sporgono. Sono molto più brevi m alto ed in basso, e sui faringei, più lunghe sul corno joideo e sospensorio. Le più lunghe nel nostro esemplare di Selache rostrata hanno 40 mill., ma possono giungere fino a 5 e 6 pollici nella S. maxima alulta. Forse ad archi branchiali avvicinati. pos- sono intrecciarsi quelle d’ un arco con quelle dell’ altro e fare un vero staccio.
Hannover avrebbe trovato che questi raggi hanno la mede- sima struttura delle spine dermiche delle razze e degli squali e del pari formate di dentina, da equivalere a veri denti. Anch'io ho visto, con debole ingrandimento, che sono co- stituite da una materia cornea centrale giallo-brunastra e da una specie di smalto esterno, trasparente, screpolato e fragile, che si scioglie con effervescenza negli acidi anche diluiti.
Queste circostanze fecero pensare allo Steenstrup che i suddescritti fanoni alludano alle appendici che si trovano sugli archi branchiali di molti pesci, specialmente di quelli che nutronsi di piccoli animali.
Infatti tutti sanno che gli archi branchiali sono spesso forniti di organi in dipendenza della mucosa, e per tanto aventi origine dalle papille della medesima, aspri, sovente ossificati e sotto forma di tubercoli, di denti, tenaglie, punte, la- melle ecc. Queste appendici, proprie in generale dei pesci ossei, furono viste e figurate dall’ Alessandrini (!) anche nel Notidanus griseus, il quale le presenta sotto forma di grossi tubercoli ottusi; e similmente il chiar. prof. Panceri li ha
(1) Observationes super intima branchiarum structura piscium cariilagt- neorum, in Novi Comment. Acad. Scient. Inst. Bonon., IV, pag. 381, tav PO UE
54 P. PAVESI visti negli Scy/lum, Acanthias ed Exanchus, come pure negli storioni e nelle chimere (1).
Il caso da paragonarsi col nostro è piuttosto quello delle appendici lamelliformi. Ora è noto che i clupeidi in genere hanno,numerosi processi di tale forma sugli archi branchiali, che io ho osservato pure sviluppatissimi nello Seomber brachy- soma, lunghi ma rari nell’ Osteoglossum formosum, brevi e sottili nel Clarias anguillaris ecc. Ma in tutti questi però i processi si trovano sulla concavità dell’ arco branchiale e non sulle faccie laterali di esso, come nel nostro squalo.
L’unico fatto di una simile topografia di appendici di questa natura, che io abbia visto, si verifica nel Pomatomus tele- scopium, e a quanto sappia è nuovo. Esso presenta alla meta delle superficie laterali di ciascun arco branchiale, fra il mar- gine concavo interno, e l’ esterno convesso, occupato dalle lamelle respiratorie, delle appendici rare e robuste. Sulla faccia anteriore od esterna del 4.° arco crescono in lunghezza dal basso in alto, fino all’ angolo dell’ arco, ove raggiungevano persino 25 mill. nell’esemplare adulto da me esaminato, della lunghezza totale di 0",345; e poi decrescono fino all’ unione dell’arco col cranio. Ma, sulla superficie posteriore dello stesso 1.° arco e successivamente su entrambi le superficie degli altri archi branchiali, eccetto la posteriore del 4.° ed ultimo, che n° è sprovvista, queste appendici sono più brevi ed uguali in lunghezza su tutto l'arco. Esse si articolano mobilmente sul- l'arco e sono dirette verso la cavità boccale; la loro estre- mità libera è generalmente ingrossata e portante delle asprezze, che del resto si osservano su tutto il margine interno delle appendici e passano sopra la stessa concavità dell’arco.
Bisogna dunque convenire nel paragone dello Steenstrup, nello stesso tempo che prevengo che queste appendici o fanont branchiali non hanno nulla a che fare colle appendici prebran- chiali di Panceri delle cefalottere, e coi celebri apparecchi accessorii dei labirintiformi, dei Clarius ecc.
(!) Sopra alcuni organi della Cephaloptera Giorna, Mem. di P. Panceri e I. De Sanctis, in Atti Accad. Pontaniana, vol. 1X, 1869, estr. p. 10.
SUL GENERE SELACHE DI
Cinture e pinne. — Per l’anzidetta ragione della poca calci- ficazione delle cartilagini, non posso distintamente vedere le parti delle cinture e pinne.
Però, mi pare che la cintura toracica dev’ essere formata da una piastra mediana (fig. 1, 2) semiovale, colla convessità all’avanti e riunita ai pezzi joidei per la carena posteriore sopradescritta. Lateralmente essa si fonde con una cartilagine principale, prolungata in alto da un’ ala, o corno superiore (fig. 1, 2) compresso e falciforme, che naturalmente non ar- riva alla colonna vertebrale ed in basso forma un angolo sporgente, il quale si unisce, pure indirettamente, all’ arco faringeo inferiore.
Degli elementi cartilaginei della pinna non distinguo nè le cartilagini principali, nè i raggi; il margine posteriore, in cui la lamina è più dilatata, sembra essere curvo a doppia S ed è seguito dalla pinna propriamente detta, la quale è tutta sfrangiata al margine interno, come volle figurare |’ Home (!), senza che però questo fatto abbia qualche importanza o pe- culiarità.
Nello scheletro montato mi manca il pezzo mediano della cintura addominale, cioè a dire la barra trasversale, che rap- presenta proprio le pelvi. Evidentemente però doveva avere all’ esterno una sporgenza articolare doppia, perchè i pezzi laterali offrono due infossature glenoidee.
Ciascuno di questi è disposto longitudinalmente all’ interno della pinna ed in forma di triangolo allungato o di bistori retto. Lungo il lato esterno si attaccano i bastoncini cartila- ginei, rari éd in doppia serie, che qui sono visibili. Il ver- tice posteriore del pezzo triangolare è seguito dalle appendici maschili.
In complesso, questa cintura ed anche un pu’ la toracica ricordano quelle dell’ Alopias vulpes, descritte dal Molin (2).
La seconda pinna dorsale e 1’ anale devono essere certa- mente spurie, cioè mancanti di scheletro; la prima dorsale
(1) Addit.. tav. XVI. (2) Mem. cit., p. 70, 71, tav. XI, fie 2,
oO P. PAVESI invece ha raggi cartilaginei, lunghi, ma non riesco a veder- vene piu d’ una serie.
Finalmente la pinna caudale è naturalmente percorsa dai corpi delle vertebre, che sono 45, e non osservo processi spinosi di sorta.
Encefalo
(tav. II, fig. 6, 7, 8)
Alcuni cenni sul midollo ed i nervi spinali di Blainville (*) e notizie imperfette sull’ encefalo di Home (?) compendiano quello che si sa intorno al sistema nervoso della Selache.
Ma, come appare dalle figure e sì rileva esplicitamente dal testo di Home, l’encefalo da lui studiato era incompleto, mancando di parte degli emisferi cerebrali. Secondo il solito, l’autore si sbriga dal descrivere in dettaglio anche questo organo con rimandare alla brevissima spiegazione delle tavole.
Inoltre egli non ha interpretato bene le parti anteriori dell’ encefalo, che gli rimanevano nel preparato. Dice (3) che sfortunatamente erano distrutti non soltanto i lobi olfatori, ma anche una porzione degli anteriori tubercoli quadrigemini; mentre invece questi appariscono completi nelle figure. Evi- dentemente l’autore mostra di credere a quattro lobi ottici, considerandone come anteriori i veri emisferi, che egli voleva chiamare con Haller, Cuvier ecc. lobi olfatorii. Le quali cose sono confermate nella spiegazione delle tavole (“), dove indica un terzo lobo (« a third tuberculum mutilated ») al davanti dei veri lobi ottici.
L’ anatomico inglese ha pure mal a proposito confrontato il cervello di Se/ache con quello di un’ Acanthias, che è con- formato su di un tipo ben diverso, molto più semplice e vicino alla forma fondamentale embrionale degli encefali dei plagiostomi. (
() Ann. Mus., p. 128, tav. 6, fiz. 8. (2) Aga@tt., p. 280), tay. XIX e XX (9) Ivi, p. 231
(® Ivi, p. 240, tav. XIX, e
SUL GENERE SELACHE 57
Checchè ne sia, le sue figure sono abbastanza buone e po- tranno servirci di confronto colla descrizione e colle figure nostre.
Gli emisferi cerebrali o lobi comuni, risultanti dall’ associa- zione degli emisferi e dei lobi olfatorii, in una parola il cer- vello anteriore (fig. 6, 7 e 8, a) costituisce meno d’ un terzo della totalità dell’ encefalo.
Esso disegna superiormente un ovale breve, quasi tanto lungo che largo. La superficie superiore è convessa e quasi liscia, cioè offre soltanto piccole striature ineguali. Però alla parte anteriore esterna vedesi una breve scissura che separa l’ origine dei tractus olfactori, divelti nel nostro pezzo; sembra che dovessero essere lunghi, giacchè non v’ è indizio d’ in- grossamento in vicinanza del cervello. La scissura però è pa- lese a sinistra superiormente (fig. 6, 2) mentre a destra lo è meglio al disotto (fig. 8, 5).
Sulla linea mediana la massa del cervello anteriore pre- senta anche un solco profondo all’ avanti (fig. 6 e 8, c) ed un altro simile molto più profondo all’ indietro, che, quasi scissura cerebri magna, lo separano in due emisferi; ma la scissura è incompleta e lascia un’ area indivisa nel centro.
Questi emisferi sono abbastanza divaricati all’ indietro da mostrare il terzo ventricolo (fig. 6, e), che era ricoperto dal plesso coroideo e la cui base è formata dai peduncoli del cervello.
Al disotto vedesi di nuovo il solco mediano all’ avanti e sull’emisfero destro quel solco, che ne separa la base del nervo olfattorio.
I peduncoli del cervello sono brevi, grossi e coperti intera- mente dai lobi ottici o cervello intermedio (fig. 6, 7 e 8, f). Questo è formato da due masse subrotonde od olivali, spor- genti ai lati della metà anteriore del cervelletto. Sono quelle dette dall’ Home tubercoli quadrigemini posteriori e figurate in entrambe le sue tavole (!). Essi sono più larghi all’ avanti
(!) Addit., tav. XIX e XX, D. db.
58 | P. PAVESI che all’ indietro, si riuniscono sulla linea mediana anterior- mente, la superficie superiore è concava, l’ anteriore, laterale ed inferiore convesse, quasi liscie o con alcune strie longi- tudinali, che ne seguono la curvatura.
Sotto i lobi ottici vediamo il cervello inferiore con V ipofisi ed i lobi inferiori, limitati al davanti dal chiasma dei nervi ottici.
L’ ipojist 0 corpo pituitario (fig. 7 e 8, g) è postarfra i lobi ottici ed è abbastanza larga e di forma discoidale e piatta, con contorni irregolari.
La metà anteriore de’ suoi margini esterni ed il margine anteriore sono circondati dai lobi inferiori (tig. 7 e 8, A), i quali costituiscono una fascia lobulata, con quattro lobuli da ciascuna parte, depressi e che appariscono compatti, cioè senza ventricolo.
Il chiasma (fig. 8, 7) resta precisamente all’ innanzi del mezzo dei lobi inferiori e corrisponde al profondo solco, che divide il cervello anteriore dall’ intermedio.
Il cervello mediano o cervelletto (fig. 6, 7 e 8, k), ben dise- gnato anche dall’ Home ('), è molto voluminoso relativamente alle altre parti dell’ encefalo e ne costituisce quasi la metà di lunghezza. Sta sopra ai lobi ottici colla sua metà anteriore, fino all’ avanti, come un modello nella sua forma; e colla sua metà posteriore ricopre bensi il cervello posteriore, ma soltanto piccolissima porzione del IV ventricolo o seno rom- boidale.
In complesso ha una forma ovale allungata, è curvo in alto a volta o schiena di mulo, ed un po’ asimmetrico , piegandosi leggermente a sinistra nel mezzo.
Esso presenta il differenziamento più comune ad osservarsi, cioè ha soltanto dei lobetti trasversali successivi, distinti in causa di solchi più o meno discosti l’ un dall’ altro, nella metà anteriore arcuati all’ innanzi, e rivolti colla convessità all'indietro nella metà posteriore. Questi solchi sono abba-
(1) Add@it., tav. XIX e XX, a. a
SUL GENERE SELACHE 59
stanza profondi e si dirigono verso quel prolungamento del cervelletto, che è laterale ed inferiore, cuneiforme e sta fra i lobi ottici ed il midollo allungato. Ma i solchi non giun- gono fin qui in basso, eccetto il più largo e profondo, quello cioè che distingue il cervelletto in una metà anteriore ed una posteriore. Ciascuna è divisa in cinque lobi da quattro solchi trasversali; i due posteriori sono 1 più grossi.
Il cervello posteriore (fig. 6, 2) è, come di solito, una sem- plice benda trasversale, la quale fu bensì figurata dall’ Home (!), ma egli la lascia tutta allo scoperto del cervelletto, mentre ne sporge appena ai lati del suo lobo posteriore, a meno che non sia questa un’ altra differenza specifica fra la Sedache maxima e la rostrata.
Finalmente il retrocervello 0 midollo oblungato (fig. 6, 7 e 8, m) è grande e sviluppato in tutte le sue parti. L’ ampio seno romboidale (fig. 6, n) è scoperto quasi affatto, ovale o piriforme colla base all’ innanzi, dove si amplifica poi lateral- mente. Esso è quivi limitato dai corpi restiformi (fig. 6, 0), indicati pure dall’ Home (?), grossi, che convergono all’ indietro ed in parte proteggono col loro lembo interno i cosidetti lobi del vago (fig. 6, p). Questi non sono che due fascetti bianchi, senza neanche le solite intumescenze rotondeggianti o a mo- nile, ma cilindrici, stretti; e poi vengono coperti affatto dai cosidetti obi del trigemino (fig. 6, q), anch’ essi piccoli, de- pressi e che completano la chiusura del seno rombcidale in questo punto, già in parte fatta dai lobi posteriori del cer- velletto.
I corpi restiformi costituiscono poi alla parte anteriore le solite pieghettature, quali nastri circonvoluti, cioè le cosidette Jimbrie dei corpi restiformi (fig. 6 e 7, r). All’ interno dei lobi del vago corrono ben inteso i due funiculi teretes (fig. 6, s) o fascetti nervosi posti ai lati della linea mediana, dov’ è il tetto del ventricolo del retrocervello, che è una spaccatura longitudinale, la quale arriva fino alla superficie inferiore.
(1) Addit., tav. XX (senza lettera) (Ivi, fav. XX, c.c.
60 P. PAVESI
Di quest’ ultima altre parti non meritano menzione all’ in- fuori delle piramidi (fig. 8, t), che trovansi ai lati della linea mediana.
Segue il midollo spinale (fig. 6,7 e 8, wu). I nervi cranici erano quasi tutti staccati o rotti e non mi restano palesi che il nervo ottico (fig. 7 e 8, v), i nervo trocleare (fig. 6,7 e 8, x) e le radici del vago (fig. 6, 7 e 8, y).
Una descrizione dell’ encefalo della Selache era importante non solo come cognizione isolata, ma per comparazione e onde segnare il giusto posto che gli appartiene fra gli encefali dei pesci e specialmente degli altri plagiostomi.
Alcuni pochi preparati e piuttosto le figure e descrizioni che trovo nei levori pubblicati sull’argomento dal dottor Busch (!) e di recente, con molta dottrina, dal chiar. Mik- lucho-Maclay (?), mi dimostrano che l’encefalo di Selache deve prender posto in un gruppo di forme assai elevate, benchè l’ accentramento delle parti non sia per anco tale da poterlo ascrivere ad una forma affatto superiore.
Infatti pel differenziamento del cervello medio, molto svi luppato e solcato di traverso, ripete press’ a poco quello di Carcharias glaucus (3). Anzitutto l’ encefalo di Selache si av- vicina a questo più che ad ogni altro, sebbene abbia moltis- simi rapporti con quello di Galews canis, di Lamna Spallan- santi (4), di Carcharodon Rondeletii, che ho sott’ occhi “insomma dei lamnidi e quindi deve riferirsi al terzo gruppo di Miklucho- Maclay.
Si avvicina anche molto a quello che l’ autore medesimo de- scrive e figura (*) come appartenente ad uno squalo preso nelle acque sicule e creduto dubitativamente del genere Carcharias. Anzi il noto viaggiatore ed anatomico russo soggiunge (5) che
(1) De Selachiorum et Ganoideorum encephalo, Diss. inaug., Berolini, 1848.
(2) Beitrdge sur vergleichende Neurologie der Wirbelthiere, I. Das Gehirn der Selachier, Leipzig, 1870. s
(3) Busch, tav. III, fig. 4,5 — Mikl. Macl., p. 23, tav. IV, fig. 11, A.
(*) Busch, tav. III, fig. 1, 2 — Mikl. Macl., p. 22, tav. IV, fig. 8; p. 26; tav. V, fig. 3.
5
(5) Mem. cit., p. 24, tav. V, fig. 1 (8) Ivi, p. 24, nota 37
SUL GENERE SELACHE 61 il preparato del cervello di Se/ache conservato al Collegio dei Chirurghi di Londra presenta quasi lo stesso differenziamento nel cervello mediano di quello sconosciuto Carcharias. lo osservo però che in quest’ ultimo il cervelletto è diviso, oltre che dai solchi trasversali, in cinque masse più o meno grandi ed ir- regolari, che non si osservano affatto nelle figure di Home, le quali riproducono quel preparato, nè nel mio sono visibili.
Lo sviluppo poi del retrocervello e la estensione delle sue parti, riuniscono quello di Sedache a quello di Carcharias e dei lamnidi, mentre in quello di Zygaena malleus (') esse sono molto costipate, similmente che nella Dicerobatis o Ce- phaloptera, il cui encefalo fu egregiamente descritto e figu- rato dal mio collega prof. L. De Sanctis (?).
Anzi per l’accentramento di tutte le parti encefaliche mi pare più ragionevole seguire |’ opinione dello stesso De Sanctis e costituire un quarto gruppo a parte per gli encefali di Zy- gaena, Dicerobatis, Myliobates e Trygon, che Miklucho vorrebbe riuniti nel terzo gruppo con quelli di Galeus, Mustelus, Car- charias, lamnini ece.
Pero gli encefali del terzo gruppo sono anche caratterizzati da un impari cervello anteriore, mentre nel nostro vediamo quasi una divisione in emisferi per una grande scissura, quan- tunque incompleta nel mezzo. Un cenno di solco si osserva in parecchi altri cervelli di plagiostomi, ma non mai così profondo. Questo segnerebbe un gradino più basso, se d'altra parte vedessimo pure una separazione in lobi anteriori e po- steriori per un solco trasverso, come nel Carcharias glaucus , o solchi incrociati da farne risaltare quelle eminenze ton- deggianti, che vediamo sul cervello di Ga/eus canis ed altri.
Cuore (tav. III, fig. 1, 2). Il cuore del nostro squalo non devia dal tipo ordinario, ma presenta qualche particolarità degna di nota o differisce da (4) Busch, tav. 11, fig. 5 — Mikl. Macl., p. 25, tav. V, fig. 2. (*) Panceri e De Sanctis, mem. cit., p. 28, tav. II.
62 P. PAVESI
quanto ne dicono e figurano Home (') e Blainville (*) per la Selache maxima; anzi s' allontana assai dal cuore dello squalo di Home e nella forma e nei dettagli.
Del seno di Cuvier (fig. 1, d) mi rimane soltanto però la porzione più prossima all’ orecchietta, quasi un brevissimo e largo tubo con bocca rivolta a destra. L’ adito nell’ orecchietta, è chiuso in gran parte da due grandi valvole semilunari a destra e a sinistra (e, /). Prima della valvola sinistra esiste anche i’ apertura delle vene coronarie, che per poco tratto si riuniscono in una sola, limitata anteriormente ed a destra da una piccola valvola (9), non accennata dal Blainville e che risponderebbe alla valvola del Tebesio.
L’orecchietta (a), contrariamente a ciò che dice Blainville, non è posta a destra, ma piuttosto obliquamente a sinistra, sopra 1 due terzi anteriori del ventricolo ed all’ avanti copre anche quasi tutto il cono arterioso. Essa non è molto grande ed ha la forma generale d’ una piramide, finita all’ avanti in punta ottusa e che alla base sporge con due auricule laterali al seno di Cuvier.
Le sue pareti hanno un aspetto spugnoso. La superficie in- terna è percorsa in tutti i sensi da colonne carnose, le quali partono dalle valvole, che la separano dal seno. Infatti queste inferiormente si avvicinano e danno origine od attacco ad una colonna, che si prolunga direttamente all’ innanzi per scom- porsi in un fascio di fibre e spandersi lateralmente quand’ è quasi giunta all’ apice dell’ orecchietta. Questa colonna fa spor- genza nella cavità e la divide come in due parti ineguali, la sinistra più ampia. Dallo stesso punto, ma al disotto del fascio principale, ne sorge un altro, che si distribuisce a destra e s' intreccia con un terzo, il quale origina dall’ inserzione superiore della valvola corrispondente. Anche a sinistra la su- perficie dell’ orecchietta è percorsa dalle suddivisioni di un fascio proveniente dall’ inserzione superiore della valvola omologa.
(1) Anat. Account, p. 209; Addit., p. 229, tav. XVIII. (2) Ann. Mus., p. 114.
SUL GENERE SELACHE 63
La maggior parte di questi fascetti carnosi sono aderenti per intiero; lasciano però fra loro non poche infossature ro- tondeggianti, dove le pareti dell’ orecchietta sono sottilissime e formerebbero dei bitorzoli sull’ esterno quando fossero iniet- tati di sangue, ma sono sempre visibili (h). La quale cosa ricorderebbe le fovee del ventricolo. del cuore dei batraciani, se lo scopo della loro presenza non fosse affatto diverso e nel caso nostro non fossero inservibili alla nutrizione dell’ organo, che è riempiuto semplicemente da sangue venoso e non è sprovvisto di una speciale rete sanguigna. Anche tuttii fasci muscolari sono percorsi longitudinalmente da vasellini ar- teriosi.
L’orificio auricolo-ventricolare (fig. 2, n) è una lunga fendi- tura, che corrisponde circa ai due terzi posteriori del sacco sinistro dell’ orecchietta, onde riesce anche a sinistra nel ven- tricolo, e non a destra secondo che scrive il Blainville; la commissura anteriore però sì termina infatti a piccola distanza dall’ orificio bulbo-ventricolare.
Dalla parte dell’ orecchietta prendono origine quivi dei fasci carnosi; e, divaricando i margini del foro, si vedono in fondo le valvole che descriverò in appresso.
Il ventricolo (fig. 1, 6) non ha la forma globosa, più larga che lunga, figurata dall’ Home, e manco è conoide, come se- condo Blainville, ma è tetraedrico a spigoli molto tondeg- gianti. Esso cioè ha la forma comunemente presentata dai pesci ossei, mentre nei cartilaginei è d’ ordinario arrotondato e depresso.
Qui la base del cuore sarebbe, a vece della parte più estesa, il vertice del tetraedro, dove un solco profondo separa net- tamente il ventricolo dal bulbo arterioso.
Il ventricolo in posto doveva volgere naturalmente in basso lo spigolo più acuto e più lungo. Opposta a lui trovasi la faccia superiore, ricoperta in parte dall’ orecchietta, e quella, del pari che le laterali, che sono molto più ampie, è trian- golare tronca all’ innanzi. Ma la’ faccia superiore somiglia piuttosto alla posteriore o base del tetraedro, per essere pye-
64 i P. PAVESI fondamente solcata ossia concava. La lunghezza massima at- tuale del ventricolo è di 0", 70, l'altezza maggiore di 0", 50 e minima di 30 mill., come la base del tetraedro ne è larga circa 40.
Lo spessore delle pareti del ventricolo è enorme, da 15 a 25 mill., specialmente all’ indietro, in modo che la cavità (fig. 2, 4), nel cadavere ben inteso, è ridotta ai minimi termini; tanto più che è percorsa da una grossa colonna carnosa a destra e da altre minori, tutte aderenti, che lasciano fra loro dei vacuoli o fovee ovali o rotonde, figurate anche dall’ Home. Parecchie colonne si attaccano all’ orifizio bulbo-ventricolare. lo ho rappresentato l’ interno del cuore, aperto con un ta- gliente che passò per lo spigolo maggiore, anche per mostrare queste parti.
Per poco che si esamini la superficie di sezione, vedesi distintamente che le pareti del ventricolo sono costituite da due strati muscolari, uno esterno o corticale (a) e l’ altro profondo (4) più grosso e con fibre dirette in diversi sensi. Nel superficiale le fibre sono tutte dirette obliquamente dal- l'alto in basso e verso l’indietro. I due strati muscolari sembrano essere molto lascamente uniti, da lasciar quasi una cavità frammezzo, la quale mi si è fatta molto palese per uno stravaso dall’ iniezione venosa della faccia sinistra. Questo fatto non è nuovo, anzi fu già osservato in molti pesci (‘), e si crede dovuto piuttosto ad un’ alterazione cadaverica che ad altro.
L’ orificio auricolo-ventricolare presenta, dalla parte del ventricolo, due valvole triangolari assai larghe e robuste, che ho figurate tese (c, d), ma che, a ventricolo chiuso, stanno piegate in due metà pure triangolari, le quali appariscono sporgenti con la costa nel fondo dell’ orifizio, visto dalla parte dell’ orecchietta. À
Home non ne figura che una sola (*), caso che sarebbe
(1) Milne Edwards, Legons sur la physiol. et Vanat. comp. , III, p. 320, nota 1. (2) Addit., tav. XVIII, c.
SUL GENERE SELACHE 65
stato ammesso come generale negli squali da Cuvier (!), ripe- tuto dall’ Edwards (?), mentre poi invece sono due nei plagio- stomi in genere e precisamente due furono descritte dal Blainville anche nella Sedache maxima. Se non che, oltre queste valvole maggiori, io osservo nel cuore della S. rostrata due altre valvole, accessorie (e, f). Nessuno fa parola di esse e credo che un fatto simile non siasi mai verificato finora che nell’ Orthagoriscus (3); ma, a parte la diversità del posto, mi ricordano anche le piccole valvole accessorie, che trovansi fra le due maggiori all’ ostium arteriosum del cuore dello Xiphias gladius (*).
Le valvole maggiori hanno il margine libero che forma una perpendicolare colla direzione dell’ orifizio auricolo-ventricolare, e negli attacchi esterni restano un po’ distanti l’una dall’ altra, onde un piccolo spazio non sarebbe chiuso nella sistole del ventricolo. Orbene questo non succede, poichè da ciascun lato si trova una delle valvolette accessorie, compresa fra le mag- giori e fatta a saccoccia, col fondo cieco volto verso l’ orificio auricolo-ventricolare ed il margine libero verso la cavità del ventricolo, rispondendo ad una profonda fovea ovale. I lembi di queste valvole si prolungano fino a congiungersi quasi a quelli delle valvole maggiori.
Il bulbo o cono arterioso (fig. 1, c) (5) è lungo circa 35 mill., ha pareti muscolari e spesse, da 2 a 4 mill. Esso pre- senta nell’ interno i tre verticilli di valvole sigmoidee, cia- scuno composto di tre, ben descritte dal Blainville e figurate dall’ Home (9). i
Le valvole del verticillo superiore (fig. 2, 9) sono le mag-
(1) Anat. comp. , VI, p. 341 (ed. Bruxelles III, p. 109).
(2) Legons, III, p. 319, nota 1.
(3) Wellenberg, Observ. anat. de Orthagorisco mola, fig. 4 (citat. in Edwards, Lecons, ivi.
(4) J. Muller, Ueber den Bau und die Grenzen der Ganoiden, tav. V, fig. 5, v.o., in Abhandl. k. Akad. d. Wissensch. zu Berlin, 1844.
(5) Gegenbaur (Grundsiige d. vergl. Anatomie, ed. 2., p. 8:9) vuol riserbare il nome di conus arteriosus soltanto al bulbo del cuore dei plagiostomi, che presenta uno strato robusto di fibre muscolari striate.
(§) Addit., tav. XVIII, e.e. e.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Vol. VI. 5
66 P. PAVESI giori e libere al margine; mentre quelle dei verticilli infe- riori (4, 7) sono più piccole ed a margine fornito di brigliette, che le legano anche in alto alle pareti del bulbo. Queste brigliette però sono variamente numerose per ciascuna val- vola, e non soltanto quattro come scrive Blainville.
Pel numero, la disposizione e le brigliette queste valvole sono identiche a quelle del cono arterioso della Lamna cor- nubica, figurata da G. Muller ('). Pel numero del resto con- cordano con quelle di Zygaena, Mustelus, Acanthias, Alopias ece.; la loro disposizione poi pare un caso comune, giacché Panceri l’ha pure verificata nella Cefalottera (?). Inoltre, le valvole del verticillo superiore sono alquanto sottili, eccetto nel mezzo, dove vengono rinforzate da un prolungamento delle colonne elastiche del bulbo.
L’ endocardio, che costituisce colle sue ripiegature queste valvole, si fa palese fino nel ventricolo ad un centimetro sotto il bulbo.
Il bulbo è continuato poi dall'arteria branchiale (fig. 1, è), di cui nel mio pezzo anatomico ho un breve tratto prima di ogni sua suddivisione.
La vascolarizzazione propria del cuore fu accennata con brevi parole dal Blainville, ma merita di essere descritta e figurata per la sua ricchezza.
Due sono le arterie coronarie ed anch’ io non posso studiarle alla loro origine, ma già sull’ arteria branchiale, che seguono longitudinalmente. Una è inferiore, |’ altra superiore.
Esse si comportano nello stesso modo, riguardo alle loro divisioni, che succedono all’ origine dell’ arteria branchiale sopra il bulbo, e poi al solco bulbo-ventricolare, dove si di- cotomizzano per ramificarsi in seguito sul ventricolo. I tronchi primarii prima di giungere su questo, danno molti rami al bulbo e l’orecchietta è irrorata da rami della coronaria superiore.
(1) Ganoid., tav. V, fig. 4, a.d.e. (?) Panceri e De Sanctis, mem. cit. p. 14, tav. I, fig. IV.
SUL GENERE SELACHE 67
La coronaria inferiore (4), avanti di giungere sul bulbo, ad un centimetro circa sopra le interne valvole sigmoidee maggiori, si divide in tre rami principali. Il mediano (2) si dirige in basso e dopo pochi millimetri manda un ramo late- rale a destra, il quale si scosta sempre più e finisce sulla metà anteriore della faccia destra del ventricolo, mentre anche contribuisce a formare la copiosa rete arteriosa del bulbo. Poi questo ramo mediano della coronaria inferiore si continua quasi rettilineo fin presso il solco bulbo-ventricolare, ove di nuovo si divide in due rami; quello di destra, più sottile, prolungasi tortuoso ed arriva fino all’ angolo solido inferiore del ventricolo ed alla faccia pusteriore; quello di sinistra è più grosso e dividesi poi in tre, due dei quali si distribuiscono sulla faccia sinistra del ventricolo, specialmente verso |’ angolo solido inferiore, e l’altro ne segue invece lo spigolo cor- rispondente.
Il ramo destro (m) di questa coronaria si dirige molto obli- quamente all’ indietro ed in alto, mandando quasi subito un discreto ramoscello che si scompone nel bulbo. Poi forma un angolo assai ottuso e si dirige rettilineo all’ indietro. Al solco bulbo-ventricolare dividesi in due, il superiore dei quali è molto più grosso ed entrambi irrorano la metà anteriore della faccia destra del ventricolo, l’ angolo solido superiore destro ed anche un po’ delle faccie superiore e posteriore.
Il ramo sinistro della coronaria inferiore dà origine subito ad un ramoscello, che forma la rete del bulbo ; quindi si conti- nua ramificandosi sulla parte anteriore del ventricolo, essendosi diviso in due rami principali prima del solco bulbo-ventricclare.
La coronaria superiore (2) resta indivisa fino in corrispon- denza delle valvole sigmoidee maggiori, cioè comincia a ramificarsi più in basso della coronaria inferiore. Però manda già da sinistra i soliti ramoscelli al bulbo; quindi si dicotomizza.
Il ramo sinistro (0) è quasi sulla stessa linea della coro- naria primitiva, dividesi a sua volta in due prima del ven- tricolo e ne va ad irrorare a sinistra la faccia superiore, non che l’ inferiore dell’ orecchietta.
68 P. PAVESI
Il ramo destro (p) della coronaria primitiva piega per pochi millimetri obliquamente a destra, poi forma angolo ottuso, discende parallelamente al ramo destro della coronaria infe- riore, dividendosi al solco bulbo-ventricolare nei soliti due rami secondarii. Essi tengonsi poco discosti l’ un dall’ altro, coperti dall’ orecchietta, seguono la depressione della faccia superiore del ventricolo e finiscono per nutrirne in alto la faccia posteriore.
Questo ramo destro della coronaria superiore, là dove forma l'angolo, sì anastomizza mediante un grosso arco, od arteria comunicante (q), col ramo destro della coronaria inferiore. Sulla convessità dell’ arco, volta all’ innanzi, sorge un ramoscello, ricorrente sull’ arteria branchiale.
La superficie superiore dell’ orecchietta è nutrita da un’ ar- teriuzza (7), che proviene dalle estreme diramazioni del ramo destro della coronaria superiore, attraversa le pareti del seno di Cuvier e, seguendo il margine aderente delle valvole, per- fora in alto la parete dell’ orecchietta, per suddividersi ‘in moltissimi ramoscelli.
Com’ ho detto, le vene coronarie confluiscono in una sola (s), la quale sbocca nel seno, appena prima dell’ orecchietta. Il sistema venoso è certamente più sviluppato sulla faccia si- nistra che destra del cuore. Quattro sono i vasi principali e le loro diramazioni si mantengono quasi sempre satelliti delle arterie 0 vi passano sotto.
Le vene della metà superiore o anteriore del ventricolo e le venuzze, che completano la rete vascolare del bulbo, si congiungono in un vaso (fig. 2, 2), il quale segue il solco bulbo-ventricolare ai lati dell’ orecchietta.
Sulla tavola (fig. 1) sono visibili a destra i due rami ve- nosi principali della base del ventricolo. Il primo (4) sta fra il ramo destro dell’ arteria coronaria inferiore ed il ramoscello laterale destro del suo ramo mediano; |’ altro (w) fra il ramo destro del mediano e lo spigolare.
Le vene della parte posteriore del ventricolo confluiscono in due grossi alberi (fig. 1, v, x; fig. 2, m), le cui rami-
SUL GENERE SELACHE 69
ficazioni sono distese sulle faccie laterali di esso, specialmente lungo gli spigoli posteriori, concentransi agli angoli solidi su- periori e piegano e convergono per sboccare insieme alle altre vene suddescritte. L’ albero di sinistra è maggiore dell’ omo- logo di destra e comincia già, con le sue estreme diramazioni, sull’ angolo solido inferiore del ventricolo, arrivando persino sulla faccia destra; un ramo maggiore poi deriva dal centro della faccia sinistra.
Le venuzze dell’ orecchietta confluiscono in un vasellino, che traversa, in linea obliqua verso sinistra, le pareti della coronaria estrema e sì apre vicinissimo al suo sbocco.
Genova, 1 Agosto 1874.
SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE
Tver
Pig. 1. Squalo di Lerici [Sedache rostrata (Macri)| veduto di profilo, da una fotografia del preparato a secco, esistente nel- l’ Università di Genova, ridotto a circa '/,, grand. nat.
Fig. 2. Lo stesso veduto da sopra.
a. Spiragli. b. Spinette del muso, coi piccoli solchi trasversali nudi, in cul sì vedono i fori od aperture dei canali mucosi.
Pig. 5. Lo stesso veduto da sotto.
Tav. II.
Fig. 4. Scheletro della testa, dell’ apparato maxillo-palatino e joideo-branchiale, con la cintura toracica, veduto dal lato sinistro e ridotto a circa !/, grand. nat.
70)
Fig. 2. Cranio veduto da sopra, !/
TP. PAVESI
4
circa grand. nat.
Fig. 5. Arco branchiale con lamelle respiratorie e fanoni. Fig. 4. Sezione di un arco branchiale.
Le lettere delle figure precedenti hanno lo stesso significato :
a. Scatola cranica od eminenza ovoidea:
b. Fontanella del cranio.
c. Fori che conducono nella cavità del cranio.
d. Cavità otico-oculare.
e. Volta della capsula periotica.
Jj. Volta oculare.
y. Padiglioni nasali.
h. Rostro.
i. Lamina vomerina del rostro.
k. Listerelle o rami frontali.
I. Listerella esterna.
m. Listerella interna.
n. Lista mediana,
fusione delle due precedenti.
c. Cartilagini odontoidee superiori.
p. Cartilagini odontoidee inferiori.
q. Suspensorium.
r. Corna del joide
o lamina inferiore del sospensorio.
s. Raggi cartilaginei branchiostegi.
t. Lamina cartilaginea dell’ arco branchiale.
wu. Carena che continua all’ indietro i pezzi di coniugazione
del joide.
v. Faringei inferiori.
x. Fanon branchiali.
y. Branchie.
3. Piastra mediana della cintura toracica.
È
Sua ala superiore.
cv. Colonna vertebrale.
Fig. 5. Denti di Fig. 6. Encefalo Fig. 7. Encefalo Fig. 8. Encefalo
diverse forme, al triplo grand. nat. veduto dalla superficie dorsale. veduto dal lato sinistro.
veduto dalla base.
SUL GENERE SELACHE 71 Le fig. 6, 7 e 8 sono in grandezza naturale ed hanno le stesse lettere esplicative. u. Cervello anteriore od emisferi cerebrali. b. Scissura all’ origine dei tractus olfactori. c. Soleo anteriore del cervello. d. Solco posteriore del cervello. e. Terzo ventricolo. Jj. Cervello intermedio e lobi ottici. g. Ipofisi o corpo pituitario. h. Lobi inferiori. 7. Chiasma dei nervi ottici. k. Cervello mediano o cervelletto. I. Cervello posteriore. in. Retrocervello o midollo oblungato. n. Seno romboidale. o. Corpi restiformi. p. Lobi del nervo X o vago. q. Lobi del nervo V o trigemino. ‘y. Fimbrie dei corpi restitormi. s. Funiculi teretes. t. Piramidi. uw. Midollo spinale. v. Nervo ottico. x. Nervo trocleare. y. Radici del vago.
Tav. III.
. Fig. 1. Cuore in posizione obliqua, ridotto a */, grand. nat.
a. Orecchietta.
b. Ventricolo, del quale si vedono la faccia destra, la poste- riore e parte della superiore.
c. Bulbo arterioso.
d. Seno di Cuvier.
e. f. Valvole semilunari allo sbocco del seno di Cuyier ‘nel- l’orecchietta.
T2 P. PAVESI
g. Valvola del Tebesio.
h. Sporgenze corrispondenti alle fovee dell’ orecchietta.
î. Arteria branchiale.
k. Arteria coronaria inferiore.
/. Ramo mediano dell’ arteria coronaria inferiore.
m.Ramo destro dell’ arteria coronaria inferiore.
n. Arteria coronaria superiore.
o. Ramo sinistro dell’ arteria coronaria superiore.
p. Ramo destro dell’ arteria coronaria superiore.
q. Arteria comunicante della coronaria superiore colla inferiore.
r. Arteriuzza della superficie superiore dell’ orecchietta.
s. Sbocco delle vene coronarie nel seno di Cuvier.
t.u. Rami venosi della faccia destra del ventricolo, che sboc- cano nella vena bulbo-ventricolare.
v.x. Vene della parte posteriore del ventricolo.
Fig. 2. Cuore diviso per metà dallo spigolo inferiore, */, grand. nat.
a. Strato carnoso corticale del ventricolo.
6. Strato profondo.
c.d. Vaivole maggiori dell’orificio auricolo-ventricolare, ante- riore e posteriore, tese per |’ allontanamento delle due metà del ventricolo.
e. f. Valvole accessorie semilunari, destra e sinistra.
g- Verticillo superiore delle valvole del bulbo arterioso.
h. i. Verticilli inferiori delle valvole del bulbo arterioso, colle loro briglie al margine.
lk. Cavità del ventricolo.
I. Vena del solco bulbo-ventricolare.
m. Vena posteriore del ventricolo.
n. Orificio auricolo-ventricolare, veduto dall’ interno del ven-
tricolo.
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Annali del Museo Civico VolVI 1874
Fig 4.
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NUOVE. SPECIE DI UCCELLI DELLE ISOLE ARU E KEI
RACCOLTE DA PpoarDo PECCARI E DESCRITTE DA
] ommaso SALVADOR!
Il Wallace ed il Rosenberg hanno fatto molto jer la co- noscenza degli animali delle Isole Aru, e delle Kei; tuttavia molto resta da fare. Recentemente anche il Beccari ha visitato queile isole e le sue collezioni ricchissime sono splendido or- namento del Museo Civico di Genova. La raccolta ornitologica, fatta dal Beccari, consta di circa 1000 individui appartenenti a circa 160 specie. Essa sarà argomento di un lavoro speciale, che mi propongo di fare in seguito; per ora mi limito a de- scrivere alcune specie, che mi paiono nuove.
Cychlopsitta aruensis, n. sp.
Psittacula diophthalmus (!), G. R. Gr., P. Z. S. 1858, p. 195 (partim).
Psittacula diophthalma, G. R. Gr. (nec Hombr.& Jacq.), List Sp. B. Brit. Mus. III, 2, Psittacidae, p. 90 (1859). — Id., Cat. B. New Guin. pp, 42, 60 (partim) (1859). — Id., P. Z. S. 1861, p. 437. — Schleg., Mus. P. B. Psittaci, p. 75 (partim) (1864). — Id., Ned. Tijdschr. v. Dierk. III, p. 231 (parti) (1866). — Finsch, Die Papag. II, p. 628 (partim) (1568). 5
Opopsitta diophthalma, Rosenb., Journ. f. Orn. 1862, p. 65. — Id., Na- turl. Tijdschr. v. Nederl. Ind. 1863, p. 226 (parti)
74 T. SALVADORI
Mas. Mauri C. pioputuALMAR sdmillimus, sed colore rubro ca- pis pallidiore; vertice vie flavicante ; macula cyanea anteocu- lari minori et pallidiori; macula azurea subgenali magis antice protracta.
Form. Deset omnino ruber color capitis; fronte et regione suboculari cyaneis ; gents griseis, sublus azureo-circumdatis.
Long. tot. 0", 160; al. 0", 088; caud. 0", 050; rostr. 0", 015; tarsi 0”, 010. i
Maschio. Color dominante verde, volgente un poco al giallo sulle parti inferiori; sincipite, redini, gote e regione auricolare di color rosso; sul vertice, presso il confine del rosso, una traccia di giallo; al disopra ed al davanti degli occhi una macchia azzurro-oltremare; sotto il rosso delle gote una macchia a guisa di largo margine azzurro, che si estende fin sul mento;» fianchi gialli; 1° remigante nera, le altre bruno-nere, col pogonio esterno azzurro; le secondarie hanno una macchia gialla presso la base del pogonio interno; le terziarie sono verdi e le ultime hanno il pogonio interno rosso; cuopritrici superiori delle ali verdi; le inferiori di color verde, volgente al giallo, tranne le maggiori, che sono nericcie, con una mac- chia gialla sul pogonio interno; coda verde; piume del sotto- coda verdi, coi margini volgenti al giallo.
Femmina. Differisce dal maschio pel colorito della testa, sulla quale non v’ ha traccia di rosso. Sincipite, redini e una stria, che si estende fin sulle piume auricolari, azzurro-oltre- mare chiaro; gote grigie, marginate inferiormente da una larga fascia azzurra, come nel maschio (!).
“Hab. Isole Aru (Wallace, von Rosenberg, Beccari).
Lo Schlegel ha fatto già notare che gl’ individui femmine delle Isole Aru, riferiti finora alla C. diophthalma, differiscono da quelli di Mysol e di altre regioni, per vari caratteri, e specialmente per la mancanza di color rosso sulla testa. Il Beccari ha inviato due soli individui di Lutor nelle Isole Aru;
(@) Il becco, tanto del maschio, quanto della femmina, è bianchiceio colla punta scura, ma probabilmente per causa del disseccamento.
NUOVE SPECIE D' UCCELLI 75 essi sono maschio e femmina, e confermano l'osservazione dello Schlegel, per cui non ho esitato a considerarli come appar- tenenti ad una specie distinta, rappresentante nelle Isole Aru la C. diophthalma della Nuova Guinea, di Mysol e di Salawatty.
La costante mancanza di color rosso sulla testa delle fem- mine di Aru toglie ogni valore alla supposizione del Finsch che gl’ individui cosifatti siano giovani.
lo ho potuto confrontare i due individui suddetti con sei altri della C. diophthalma, cioè con un maschio giovane di Putat presso Andai nella Nuova Guinea, con due maschi ed una femmina di Mysol, con una femmina di Kavijave (?) (Coll. Turati) e finalmente con un maschio di località ignota: 1 tre maschi adulti sono affatto simili tra loro, e differiscono dal maschio delle Isole Aru pei caratteri sopra indicati, le due femmine differiscono dai maschi per avere una sottile stria rossa, che dalle redini passando sotto | occhio si estende fino nella regione auricolare, e per le gote grigie, leggermente giallognole, o rossigne, e marginate inferiormente dalla fascia azzurra, come nei maschi ('); finalmente l’individuo di Putat, raccolto dal signor D’ Albertis, segnato 7, è similissimo alle femmine pel colorito; esso è un giovane, come si scorge facil- mente per le sue dimensioni molto minori, per la smarginatura del becco, nella quale si distende una membrana secca, e finalmente per la superficie del suo becco, specialmente della mandibola inferiore, affatto liscia, senza strie di sorta. Questo è l'individuo menzionato dallo Sclater (P. Z. S. 1873, p. 697). Esso è assai interessante in quanto che dimostra che 1 gio- vani della C. diophthalma non mancano di rosso sulla testa, come ha supposto il Finsch.
Graucalus pollens, n. sp. Saturate plumbeus ; subalaribus concoloribus ; remigibus nigri- cantibus, inferius canescentibus; tectricibus alurum inferioribus ma- (1) GV individui cosifatti sono stati creduti giovani e non femmine adulte dal Finsch (Papag. II, p. 629), ma il Meyer recentemente ha dimostrato come
essi siano in realtà femmine adulte (Sitzh. der hk. Akad. der Wissensch. 1, AUth. Marz. Heft, 1874).
76 T. SALVADORI joribus canis, apice subtiliter nigro-marginatis ; cauda nigra, rectrice extima utrinque apice nonnihil pallente ; iride, rostro, pedibusque nigris.
Mas. Margine frontali, capitis lateribus guttureque nigris, sed non circumscripte, nitore nonnullo virescente coracino.
Form. Vix pallidior ; fere unicolor, loris obscurioribus.
Long. tot. 0", 340-0", 355; al. 0", 183-0", 175; caud. 0", 165- 0", 160; rostr. 0", 030-0", 028; tarsi 0", 030-0", 028.
Hab. Isole Kei (D’ Albertis); Kei Bandan (Beccard); Kei Ralan (Beccar?).
a. 4. Dicembre 1872. Iride, becco e piedi neri (D’ Albertis).
Fronte, lati della testa e gola nero lucente, con riflessi verdi.
b. 593. 2? Kei Bandan 29 Luglio 1873.
Simile al precedente.
c. 594. 9. Kei Bandan 29 Luglio 1873.
Differisce dal maschio pei caratteri sopra indicati.
d. 595. 9. Kei Bandan 29 Luglio 1873.
Simile al precedente, ma le remiganti hanno un sottilissimo margine chiaro.
e. 703. 7? Tual, Piccola Kei, Agosto 1873.
f. 2. Kei Ralan 18 Settembre 1873.
gy. ®. Kei Ralan 24 Settembre 1873. h. 9. Kei Ralan 2 Ottobre 1873.
Questi tre ultimi individui sono perfettamente simili alla femmina n.° 594.
Gl’individui n.° 593 e 703 differiscono da tutti gli altri della collezione Beccari per avere, come si è detto, la fronte, i lati della testa e la gola di color nero lucente, con riflessi verdi; essi sono segnati femmine come tutti gli altri; ma temo che ciò sia avvenuto per errore, mentre quel carattere evidentemente è proprio dei maschi; inoltre essi sono similis- simi all'individuo raccolto dal D’ Albertis, che è indicato come maschio.
Questa specie appartiene al gruppo di quelle a piume di color plumbeo, e sembra la più grande di esse. Le due specie
TSI
NUOVE SPECIE D’ UCCELLI vi cui più si avvicina sono il Graucalus personatus (Mull.) ed il G. larvatus (Mull.). Il primo ha circa 11 pollici di lunghezza totale, ed il secondo soltanto 10, mentre la mia nuova specie ne ha circa 13; inoltre il G. personatus ha le cuopritrici infe- riori delle ali bianche, mentre il mio G. poddens le ha plumbee, come le piume delle altre parti del corpo, tranne le maggiori, che volgono al cenerino e sono sottilmente marginate di nero all’ apice; il G. darvatus, ha dimensioni molto minori, ed inoltre sembra che differisca per le cuopritrici inferiori delle
ali di color cenerino. Chalcostetha chlorolaema, n. sp.
Nigra; pileo aureo-viridi; gula, uropygio, supracaudalibus , tectricibus alarum minoribus et mediis , scapularibusque splendide viridibus.
Colorito generale nero-azzurro-vellutato; pileo verde-dorato splendente; gola, "groppone, sopraccoda, piccole e medie cuo- ‘pritrici delle ali e scapolari di un bel verde splendente; le cuopritrici esterne delle remiganti primarie, e le timoniere marginate di verde splendente, con riflessi azzurri; becco e piedi neri.
Lungh. tot. 0", 125 circa; al. 0",060; cod. 0", 042; becco 0”, 019-0", 020; tarso 0", 016.
Hab. Isole Kei (Beccari).
Il Beccari ha inviato quattro individui maschi di questa bella specie; due di Kei Ralan, raccolti il 28 Settembre ed il 5 Ottobre 1873, un terzo di Kei Bandan, ucciso il 21 Luglio 1873, ed un quarto finalmente senz’ altra indicazione che quella d’ Isole Kei.
Questa specie è perfettamente distinta pel bellissimo colore verde splendente puro della gola, diverso dal verde dorato del pileo, ed ugualissimo a quello del groppone, del soprac- coda e delle cuopritrici delle ali.
738 T. SALVADORI Chalcosietha chlorocephala, n. sp.
Nigro-cyanea,; pileo obscure aeneo-viridi; tectricibus alarum minoribus et mediis , scapularibus , uropygio, supracoudalibus rectricumque marginibus splendide viridi-cyaneis ; jugulo splendide purpureo, superius cyanescente ; iride , rostro, pedibusque nigris.
Colorito generale nero-azzurro-vellutato; pileo verde-scuro splendente; piccole e medie cuopritrici delle ali, scapolari, groppone, sopraccoda e margine delle timoniere color verde splendente, con rifllessi azzurri; gola violetta, volgente al- l'azzurro sui lati del mento.
Lungh. tot. 0”, 115 circa; al. 0", 063; cod. 0", 038; becco 0”, 0183 circ. (!); tarso 0", 14.
Hab. Wokan, Isole Aru (Beccari).
Il Beccari ha raccolto un solo individuo maschio di questa specie (*), la quale sembra affine alla C. porphyrolaema (Wall.)
(P. Z. S. 1865, p. 479) di Macassar, avendo com’ essa la gola di un bel color violetto splendente, ma sembra differirne pel colore del pileo verde splendente scuro, mentre è verde do- rato nella C. porphyrolaema.
Zosterops uropygialis, n. sp.
Supra viridi-Nlava , pileo fusco-tinclo ; uropygio et gastraeo flavis.
Pileo olivastro-nereggiante (*); derso ed ali color giallo- verdognolo, che sul groppone volge più decisamente al giallo; parti inferiori di un bel giallo, più vivo sul sottocoda; remi- ganti e timoniere scure, marginate di verde-giallo; cuopritrici inferiori delle ali giallo chiaro; margine interno delle remi- ganti bianchiccio; becco nero; piedi plumbei.
(4) Il becco manca della punta.
(2) N. 416, 28 Maggio 1863.
(3) Sul mezzo della fronte v’ è una bella piuma gialla, ma sembra acci- dentale
NUOVE SPECIE D' UCCELLI 19 Lungh. tot. 0", 116; al. 0",065; cod. 0", 046; becco 0", 013; tarso 0", 018. Hab. Piccola Kei (Beccari). Il Beccari ha raccolto un solo individuo di questa specie; esso manca delle piume perioculari (!).
Sericornis beccarii, n. sp.
Fronte nigricante, utrinque albo-maculata ; loris genisque nigri- cantibus; maculis supra et infra oculos albis; notaeo fusco-olivaceo; gastraeo albicante ; gula nigro-punctulata ; lateribus albo-flavidis ; alis fuscis , albo-bifasciatis.
Fronte, redini e regione infraoculare nericcie; sui lati della fronte due macchie bianche, prolungate posteriormente ; sopra e sotto gli occhi altre due macchie bianche; pileo bruno, coi margini delle piume tinti di nericcio, onde si produce un di- segno a squame; dorso bruno-olivastro uniforme, un po’ ros- signo verso il sopraccoda; parti inferiori bianchiccie, con pic- cole macchiuzze nere sulla gola; fianchi bianco-giallognoli sudici; sottocoda bruno-chiaro; remiganti brune; cuopritrici delle ali nere, con macchie bianche all’ estremità delle medie e delle grandi, onde le ali appaiono attraversate da due fascie bianche; coda bruna; iride cinnabarina: becco e piedi bruni.
Lungh. tot. 0", 120; ala 0", 062; cod. 0", 046; becco 0", 013; tarso 0", 021.
(!) Aggiungo la descrizione di un’ altra specie di Zosterops di Seram-Laut: Zosterops rufifrons, n. sp.
Viridi-flava; gastraeo medio fluvo; margine frontali, mentoque rufis.
Maschio. Color generale verde-giallognolo, un po’ più chiaro inferiormente; parti inferiori lungo il mezzo della gola, del petto e del ventre giallo puro; fronte e mento color bruno-rossigno; piume perioculari bianche; una macchia nericcia avanti e sotto l’ occhio; remiganti e timoniere scure, marginate di verde-giallo, come le parti superiori; cuopritrici inferiori delle ali e margine interno delle remiganti bianco-giallognolo; becco scuro, colla base della mandibola chiara; piedi plumbei ?
Lungh. tot. 0”, 120; al. 0", 063; cod. 0”, 042; becco 0,013; tarso 0”, 018.
Hab. Gesser, Seram Laut (Beccari).
Non conosco altra specie che come questa abbia la fronte ed il mento di color bruno-rossigno.
SO T. SALVADORI
a. 2. Wokan, Isole Aru, 7 Aprile 1873. Iride cinnabarina (Beccari). b. 2. Giabu-Lengan, Isole Aru, 23 Maggio 1873.
L’ individuo di Giabu-Lengan sembra piuttosto giovane; esso ha la fronte e i lati della testa meno neri del primo, le parti inferiori più sudicie, e quasi senza tinta giallognola, le macchie all’ estremità delle cuopritrici delle ali più piccole.
Questa specie somiglia alquanto alla S. citreogularis, Gould ed alla S. humilis, Gould, ma è ben distinta da ambedue.
Torino, 4 Agosto 1874.
ALTRE NUOVE SPECIE DI UCCELLI DELLA NUOVA GUINEA E DI GORAM
RACCOLTE DAL SIGNOR
È. NM. P' ALBERTIS
E DESCRITTE
DA
Tommaso p ALVADORI
Nei Proceedings della Società Zoologica di Londra dell’ anno decorso lo Sclater pubblicò due Note relative ad uccelli della Nuova Guinea, raccolti dal Sig. L. M. D’ Albertis. Nella prima sono menzionate sei specie di Uccelli del Paradiso ed una rara Colomba (Otidiphaps nobilis); due degli Uccelli di Para- diso erano nuovi (Drepanornis albertisii e Paradisea raggiana); tuite queste specie vennero illustrate con interessanti osser- vazioni dello stesso Sig. D'Albertis intorno ai loro costumi. Nella seconda Nota lo Sclater descrisse come nuove altre quattordici specie (!) e dette la lista completa delle cinquan- tatre specie, costituenti la collezione ricevuta in comunicazione.
(!) 1. Eupetes leucostictus. 8. Climacteris placens. 2. Monarcha frater. 9. Ptilotis cinerea. 3. Leucophantes brachyurus. 10. » melanophrys. 4. Rectes bennetti (= R. nigre- ll. Melidectes torquatus.
scens, Schleg.). 12. Melipotes gymnops.
5. Pachycephala rufinucha. 13. Aegotheles albertisii. 6. » soror. 14. Ptilonopus bellus. 7. Campephaga aurulenta (= C.
sloeti, Schleg.).
82 T. SALVADORI
Giunto in Europa il Sig. D’ Alberus, il governo Italiano faceva acquisto delle sue collezioni e la ornitologica è stata aflidata ai miei studi. Soltanto quella fatta alla Nuova Guinea consta di circa 650 individui appartenenti a circa 190 specie.
Un primo esame mi mostrò immediatamente che sebbene ne fosse stato tolto il fiore, giacchè le specie più notevoli ed interessanti erano state già descritte dallo Sclater, tuttavia essa conteneva ancora parecchie specie nuove, che ora mi affretto a pubblicare, riserbandomi di dare un Catalogo com- pleto dell'intera collezione a miglior agio e quando l’abbia convenientemente studiata.
Chrysococeyx meyerii, SALVAD.
Chrysococcyx splendidus, Meyer (nec Cuculus splendidus, G.R. Gr., Gen. B. I, p. 463, n. 15; Chrysococcyx splendidus, G. R. Gr., Hand-List, II, p. 218, sp. 9084), Sitzb. der k. Akad. der Wissensch, LXIX (1874).
@. Atam 16 Settembre 41872. Iride nera; becco nero; piedi cenerini (D’ Albertis).
Quest’ individuo fu ucciso nella stessa località nella quale posteriormente il Meyer uccideva il tipo del suo C. splendidus.
L'individuo della collezione d’Albertis differisce dalla de- scrizione del Meyer pel colorito del pileo che spicca su quello
delle altre parti superiori per essere rosso-castagno lucente, puro, senza traccia di verde.
Monachella saxicolina, gen. et sp. nov.
Monachella, nov. gen. ex fam. Muscicapidarum. Rostro me- diocri , depresso , basi dilatato , apice uncinato, setis paucis armato ; alis longis, remige prima breviuscula, tertia, quarta et quinta longissimis , fere subaequalibus , secunda sextae subaequali ; cauda mediocri, fere quadrata, rectricibus cxtimis utrinque reliquis viz brevioribus ; tarsis graciliusculis, brevibus.
NUOVE SPECIE D’ UCCELLI 83
Monachella saxicolina, n. sp.
Pileo, loris, alis, caudaque nigris; dorso canescente ; corpore reliquo albo.
Pileo e redini di color nero; sui lati del sincipite, tra il nero del pileo e delle redini, una grande macchia bianca, formata da piume alquanto erette e fittamente addossate; dorso di color grigio-chiaro; groppone, sopraccoda e tutte le parti in- feriori di color bianco candido; ali nere; ascellari bianche; coda nera; becco e piedi neri.
Lungh. tot. 0, 150; al. 0”, 098; coda 0",061; becco 0",012; tarso 0", 016.
Hab. Atam, Nuova Guinea (D’ Albertis).
Un individuo giovane ha il dorso grigio sudicio, con piccole macchie chiare, poco distinte all’ estremita delle piume; le piume del pileo hanno piccole macchie bianche all’ estremita e così pure le cuopritrici delle ali, le remiganti terziarie e le timoniere.
Il Sig. D’ Albertis ha portato nello spirito cinque indi- vidui di questa nuova specie; tranne il giovane, essi non differiscono sensibilmente fra loro. Dice il D’ Albertis che essi si posavano, come le nostre Sassicole, sulle pietre dei torrenti che discendono dai Monti Arfak; egli l’ insegui per un pezzo credendo di aver che fare con vere Saxicolae ; alla fine stanchi di essere inseguiti andavano a posarsi sugli alberi che fian- cheggiano i torrenti.
Io non ho potuto riferire questa specie a nessuno dei generi conosciuti; il suo becco si avvicina alquanto a quello delle specie del genere Za/4ge, ma è un poco più largo; le piume dei lati della fronte alquanto rigide ed addossate contro i lati della fronte le danno un aspetto affatto peculiare.
Myiolestes? pluto, n. sp.
Nigro-schistaceus ; gastraeo vix pallidiore; alis fusco-nigris ; rostro-nigro ; pedibus plumbeis; iride castanea.
84 T. SALVADORI
Long. tot. 0", 235; al. 0", 128; caud. 0”, 095; tarsi 0”, 031; rostri 0", O24.
a. 7. Atam 19 Settembre 1872. Becco nero; occhi castagni; piedi color piombo (D’ Albertis).
Questa specie è notevole per le sue grandi dimensioni e pel suo becco assai robusto, con grande uncino terminale, pre- ceduto da profonda insenatura.
Questa e le due specie seguenti ho provvisoriamente rife- rito al genere Myiolestes, Mull. (nec Cab.).
Myiolestes ? bimaculatus, n. sp.
Mas. Nigerrimus s pectore utrinque macula alba magna ornato ; supracaudalibus , abdomine et subcaudalibus albis ; rostro, pedi busque nigris.
Long. tot. 0", 160; al. 0", 092; caud. 0", 056; tarsi 0”, 025; rostri Om, 016.
Hab. Putat, Nuova Guinea (D’ Albertis).
lo ho esaminato un solo individuo di questa specie; essa è così ben distinta da non poterla confondere con nessun'altra dello stesso genere.
Myiolestes ? ecyanus, n. sp.
Corpore obscure cyaneo, gastraeo pallidiore, alis caudaque nigriss tectricibus alarum, remigibus secundaris rectricibusque parte basali obsolete cyanco-marginatis ; iride , rostro , pedibusque nigris.
Long. tot. 0", 150; al. 0", 085; caud. 0",061; rostri culm. 0%, 014; rostr. hiat. 0”, 020; tarsi 6",024; dig. med. cum ung. 0”, 021; dig. post. cum ung. 0", 019.
Hab. Atam, Nuova Guinea.
a. ~. Atam, 13 Settembre 1872.
Becco, occhi e piedi neri (D’ A/dertis).
Questa specie ha il becco meno compresso del M. bimacwlatus.
NUOVE SPECIE D’ UCCELLI 85 Chalcostetha goramensis, n. sp.
Chalcostetha C. AspASsIAL similis, sed major; rostro longiore ; pileo minus aurato; gula purius aeneo-cyanea , minime purpu- rascente ; tectricibus alarum minoribus et mediis, scapularibus uropygioque splendide viridibus , sed distinete cyanescentibus ; rec- lricibus exlerius aeneo-cyaneo-marginatis; iride, rostro, pedi busque nigris.
Long. tot. 0", 125; al. 0", 064; caud. 0», 046; rostr. 0", 018; tarsi 0", 017
Hab. Goram.
Il signor D’ Albertis ha ucciso un solo individuo (n. 46) di questa specie nell’ Isola di Goram, nell’ Aprile del 1872.
Ho confrontato |’ individuo suddetto con uno della C. aspusia di Sorong e ne differisce pei caratteri sopra indicati. Non è improbabile che esso debba riferirsi alla N. aspasioides , G. R. Gr. di Amboina (P. Z. S. 1860, p. 348); ma in tal caso non potrei convenire con Lord Walden (/bis, 1870, p. 46) che afferma essere cosa dubbia se la N. aspasioides sia veramente diversa dalla C. aspasia. Il Gray (Hand-List, I, p. 110, sp. 1356) dice che la N. aspasioides è propria anche di Bouru.
Munia, sp.?
Fusco-brunnea; macula uropygiali flavo-mellina ; supracauda- libus nigris.
Maschio. Parti superiori e lati della testa bruno-castagni, con sottile stria chiara lungo il mezzo di ciascuna piuma; dorso grigio-scuro, coi margini delle piume bruno-castagni; parte superiore del groppone bruno-scura, parte inferiore, con una grande macchia color giallo miele, alquanto dorato; cuo- pritrici superiori della coda bruno-nere; gola bruno-nera; piume dei lati del petto bruno-nere, coi margini bruno-castagni; parte inferiore del petto, addome e sottocoda bruno-neri; re- miganti bruno-nere; le grandi e le medie cuopritrici grigio-
86 T. SALVADORI
brune, coll’ estremità bruno-castagne, che danno |’ apparenza di due fascie sull’ ala; cuopritrici inferiori, ascellari, e mar- gine interno delle remiganti di color giallognolo; coda bruno- nera; iride castagna; becco cenerino; piedi color piombo chiaro.
La femmina differisce pochissimo dal maschio.
Lungh. tot. 0", 102; al. 0",050; cod. 0",038; becco 0,011; tarso 0", 014.
Questa specie sembra somigliare per alcuni caratteri alla Munia tristissima, Wall., anch’ essa della Nuova Guinea, ma ne differisce per la bella macchia gialla sul groppone e per non avere le cuopritrici superiori delle ali sottilmente terminate di bianchiccio; tuttavia non è improbabile che la M. tristissima sia il giovane di questa specie. Il Meyer recen- temente (Std. k. Akad. Wissensch. 1874. Nr. XVI) si propone di descrivere l’ abito perfeito della M. tristissima, e forse è quello degl’ individui da me descritti.
Quattro individui, due dei quali in spirito, sono stati rac- colti dal Sig. d’ Albertis, che afferma essere questa specie molto comune in Andai.
Gymnophaps albertisii, gen. et sp. nov.
Gymnophaps gen. nov. Columbarum, vel potius Carpophaga- rum; naribus conspicue fornicatis ; regione periophthalmica late nuda usque ad angulum oris.
La nuova specie, che io considero come tipo di questo ge- nere, somiglia per molti rispetti a quelle del genere Car- pophaga, ma ne differisce notevolmente per le narici coperte da una volta cornea (fornix) molto sviluppata e per la re- gione perioculare nuda per grande estensione, per modo che anche le redini sono compiutamente nude.
Gymnophaps albertisii, n. sp. Capite , collo et crisso cinereis; mento, abdomineque castanco- purpureis; pectore albido-ametistino , inferius intense ametistino ;
dorso, alis caudaque obscure plumbeis, viridi-nitentibus ; cauda fascia apicali cinerea.
NUOVE SPECIE D’ UCCELLI 87
Maschio. Testa e collo di color cenerino; pelle nuda della regione perioculare, ossia dei lati della testa e delle redini, di color rosso-carmino; dorso, groppone e ‘sopraccoda di color plumbeo, con riflessi verdi; le piume di queste parti hanno i margini più scuri; mento di color castagno porporino, che si estende fin sulla regione auricolare; sotto il mento una fascia cenerina che si estende lateralmente confondendosi col color cenerino della cervice; petto superiormente bianco ametistino, con sottilissima punteggiatura di color cenerino; la tinta ame- tistina diventa inferiormente più intensa e si sfuma nel color castagno-porporino dell’ addome; tibie e sottocoda cenerini; ali del colore del dorso, e le piccole e le medie cuopritrici supe- riori delle ali marginate egualmente di scuro; cuopritrici in- feriori cenerine; coda scura, con qualche riflesso verde e con una fascia cenerina larga 0",020 all’ estremità; becco rosso, coll’apice nero; iride e piedi rosso-carmino.
Femm. Differisce dal maschio soltanto per non avere la fina punteggiatura cenerina sul petto. Mi pare probabile che questa differenza non sia sessuale, ma derivante dall’ eta o dalla muta più o meno perfetta. La fascia cenerina all’ estre- mità della coda è un po’ meno larga.
Lungh. tot. 0", 340; al. 0", 205; cod. 0", 150; becco 0”, 019; tarsoROFA0 2A
Hab. Andai (N. Guinea) (D’ Albertis).
Le dimensioni di questa specie sono inferiori a quelle della comune delle Carpofage, e sono un poco minori anche di quelle della Ptelocolpa griseipectus.
La collezione del signor D’ Albertis contiene due soli indi- vidui di questa specie.
Carpophaga chalconota, n. sp.
Carpophaga C. RUFIGASTRAE affinis, sed crassitie majore ; capite, cervice et lateribus colli cinereis; gula, jugulo et pectore rosaceis concoloribus; abdomine et subcaudalibus rufo-cinnamomeis ; uro- pygio splendide cupreo prorsus diversa.
88 T. SALVADORI
Pileo, lati della testa, cervice e lati del collo cenerini; dorso, groppone e sopraccoda rosso rameico, con riflessi por- porini; le piume più lunghe del sopraccoda verde rameico splendente; mento, gola e parte superiore del petto color isabellino rosaceo uniforme, che passa gradatamente nel color rossiccio-cannella dell’ addome; piume del sottocoda dello stesso colore dell’ addome, ma più chiaro, e bruniccie nel mezzo; ali verdi splendenti, con riflessi rameici; remiganti primarie nero-azzurrognole, le secondarie dello stesso colore, ma coi margini esterni verdi; cuopritrici inferiori dell’ ala rosso-cannella, come l’ addome; coda nero-azzurrognola supe- riormente, grigia inferiormente, e con una fascia grigia al- l'estremità, più scura superiormente che non inferiormente, larga circa 2 centimetri; piedi rossi; becco scuro; iride carmino.
Lungh. tot. 0", 410; al. 0", 190; cod. 0", 150; becco 0", 022; tarso 0", 025.
Hab. Atam, Nuova Guinea,
Questa specie va in uno stesso gruppo colla C. rufigastra (Q. & G.) e colla C. basilica, Sund.; essa somiglia più alla prima, che non alla seconda; dalla prima differisce pei se- guenti caratteri:
1.° pel colore cenerino della testa, della cervice e dei lati del collo.
2.° pel colore rosaceo uniforme della gola e del petto, che nella C. rufigastra è rossiccio-cannella ;
3.° pel colore rossiccio-cannella dell’ addome, e del sotto- coda, che nella C. rufigastra sono invece di color rossiccio chiaro;
A.” per diversa colorazione del groppone e del sopraccoda;
5.° finalmente per dimensioni maggiori.
Un solo individuo di questa specie è stato ucciso in Atam dal Sig. D'Albertis il 27 Settembre 1872.
Torino, 4 Agosto 1874.
CATALOGO Di TENEBRIONITI DELLA FAUNA EUROPEA E CIRCUMMEDITERRANEA
APPARTENENTI ALLE COLLEZIONI DEL
MUSEO CIVICO DI GENOVA
PER
FLAMINIO PAUDI
PARTE PRIMA.
Zophosini.
Zophosis abbreviata Sol. Egitto (Reiche, Ghiliani). Z. punctata Br. Siria (Rezche). var. ovata Latr. Persia settentrionale Tauris, meridionale Shiraz, Ghermesir, (Viaggio del Marchese Giacomo Doria), Cipro (Baudî). var. Vescoi Deyr. Antilibano (acq. Deyrolle).
Z. osmanlis Deyr. Djebel-scheik (acq. Deyrolle).
Z. orientalis Deyr. Siria (Reiche) confusa con esemplari della punctata; parmi si debba riferire a quella non a questa, per conformità di forma e di caratteri specifici coll’esemplare tipico della raccolta del Museo di Torino, che dalla punetata diffe- risce pel corpo un poco più allungato, quasi opaco, metalle- scente e per la punteggiatura meno densa e più superficiale.
90 F. BAUDI
Z. Faldermanni Deyr. var. Un es. trovato dal march. Doria nella Persia settentr. sembrami convenire alla descrizione di questa specie, non ostante la sua statura assai più grossa; identica al tipo del Museo di Torino è la forma sagomale del corpo, alquanto meno convesso, la punteggiatura delle elitre qualche poco più rada; differisce essenzialmente dalle prece- denti per le sue antenne più corte, alquanto però più ro- buste che nell’ es. tipico, più fortemente compresse massime negli articoli basali, de’ quali il secondo è di poco più lungo che largo, il terzo e quarto sono alquanto meno larghi, questo d’uguale lunghezza del secondo: gli occhi sono relativamente più grossi che nelle specie affini, più marcato il seno genale dinanzi ad essi; l’ appendice del prosterno è più acuminata che nelle precedenti specie, e sia in questo che nell’ es. tipico vi osservo una leggera infossatura verso la metà della sua lunghezza: il metasterno ha la stessa forma e scultura; l’ ad- dome ha qualche punto impresso qua e là: le gambe infine sono in entrambi meno densamente spinose che nella punctata ed affini.
z. ovata Br. Kr. Cipro (Baud).
Z. asiatica Mill. Persia merid. Ghermesir (Viag. Doria). Va- riabile di grossezza.
Z. puncticeps Baudi n. sp. Persia merid. e settentr. (Viag. Doria). Ob-ovalis, nigra, nitida, sat convera, capite crebre thoraceque minus dense subtiliter punctatis, elytris margine la- terali fortius ante apicem sinuato , minus crebre, fortiter punc- tatis, subrugosis; abdomine parce, minus subtiliter punctato. Long. 4-44/, lin.
Di forma consimile alla asiatica Miller, assai più piccola, più convessa, distinta principalmente dalle congeneri per la punteggiatura forte e profonda delle elitre.
Vedi più diffusa descrizione nella Berl. Ent. Zeitschrift 1875, 1." disp., fra i Tenebrioniti di Cipro, ove è descritta sopra esemplari dell’ Asia minore dati dal Peyron a Truqui.
Però questo es. persiano differisce da quelli descritti del- l’ Asia minore pel capo un tantino più convesso, le lineette
TENEBRIONITI 91
fra gli occhi ben impresse, arcate e la linea impressa sul vertice piu forte in forma di solco longitudinale; le antenne un poco più gracili; il torace ancor più nitido, più sottil- mente punteggiato; le elitre pure meno fortemente, l’ addome più sottilmente punteggiati. Forse queste differenze son proprie del sesso maschile. Anormale poi parmi l’ aver desso l’ appen- dice del prosterno assai largamente arrotondata all’ apice.
Z. complanata Sol. Piramidi d’ Egitto (Doria), Egitto (Baud).
Z. pulverulenta Sol. Persia mer. Ghermesir (Doria).
Z. carinata Sol. var. B. De y r. Egitto (G/iliani nom. Germari).
Z. plana Fabr. Egitto (Resche nom. 4-costata), (Ghiliani nom. elevata Dej.).
Z. orbiculata Latr. Siria (esche).
Z. suborbicularis Sol. Siria (Reiche).
Z. minuta Latr. Andalusia (Ghiliani, Rosenhauer).
Erodiini.
Arthrodes syriacus Kr. Cipro (Ghiliani e Baudi).
Erodius bicostatus Sol. Algeria, Biskra (Zenon, De Marseul).
E. costatus Sol. Egitto (Reiche) Piramidi d’ Egitto (Dorza).
E. rugosus All. Algeria, Biskra ed Ouargla (De Marseul).
E. Servillei Sol. Beyrouth (Acq. Deyrolle). l
E. puncticollis Sol. var. contractus Reiche, Piramidi d’ Egitto (Doria).
E. Fabricii Sol. Cipro (Baudî).
Varietà 9 differisce per visibile leggera traccia della costa dorsale sulle elitre: mandato dal sig. Ragusa col nome di siculus, come di Palermo. (Fea).
E. Dejeanii Sol. Siria (Reiche), Beyrouth (acq. Deyrolle).
E. Boyeri Sol. varietà in cui sono apparenti le coste dorsali delle elitre: isola Milo dell’ arcipelago greco (Dorva).
E. orientalis Br. Sicilia (Baud).
E. brevicostatus Sol. Grecia (Baud?).
E. carinatus Sol. Spagna (Ghiliani) v. latus Sol. Q Andalusia (Baudr).
92 F. BAUDI
E. tibialis Lin., ewropeus Sol. e varietà, Spagna (Reiche, Ghiliani, Baud?). E. nitidicollis Sol. Ravenna e Roma (Baud). E. Emondi Sol. e var. Mittret Sol. Barberia (Ghiliani). E. neapolitanus Sol. Napoli (Emery), Malta (/sse2). v. siculus Sol. Napoli (Emery), Palermo (Fea). v. vicinus Sol. Napoli e Calabria (Baud). v. rotundatus Kr. Spagna (Reiche) col nome di europeus. v. Peirolerit Sol. Sardegna (Gestro, Gennari, Ghiliani). Amnodeis grandis Mill. Persia settentr. 7. (Viaggio Dora). A. giganteus Reiche, 7 Baalbeck, (acq. Deyrolle).
Adesmini.
Adesmia monilis Kl., dubia Sol. Egitto e Siria (Baudi). reticulata K1. Siria (Baud).
A. ulcerosa K1. Siria (77409).
A. perplexa Schaum, reticulata Sol. Damasco (acq. Deyrolle).
A. microcephala Sol. Algeria (Ghiliani, Fairmaire, Haag), Sahara (Tarnier).
A. Solieri Lucas, 79, Algeria, Biskra (Henon).
A. tenebrosa Sol. Persia settentr. Teheran e Sihin-kalè (Viag- gio Doria).
Var. 7 minore di statura, elitre con tubercoli alquanto più distinti e staccati fra loro, meno angolate al loro lembo superiore marginale. Schahrud (Dohrn. nom. Karelini); quelle
“così nominate nella coll. Dej. appartengono ad altra specie della seconda suddivisione stabilita dal Solier nella sua prima divisione, a motivo della forma dell’ appendice prosternale, prossima alla Dejeanii ed alla pulcherrima Fald. (nec Sol.).
A. Fagergreeni Doria in coll. n. sp. Nigra, nitida, oblongo- ovata; capite subtiliter , vertice parce punctato , triimpresso ; tho- race transverso , breviusculo, inequali, angulis anticis sat pro- minulis, basin versus latiore, utrinque incomplete marginato , inaqualiter sat fortiter punetato ; elytris basi emarginatis , humeris porrectis, parum converis, subaqualiter tuberculoso-corrugatis ,
TENEBRIONITI 93 punclis parvis intermixtis, costa marginali in utroque sexu an- gulosa, simplici, lateribus in mare verticalibus , in femina leviter rolundatis, punctato-rugatis , tuberculorum serie postica: prosterni processu parum producto, retrorsum dentiformi ; pedibus modice elongatis, tibiis posticis leniter compressis, subtillime spinulosis. Persia merid. Shiraz e Ghermesir. (Viaggio Doria).
Questa specie è dedicata al D.° Fagergreen, svedese, me- dico in capo della Provincia di Fars, che fu largo al Doria d’ ogni specie d’ aiuti durante il suo soggiorno in Shiraz nella primavera del 1863.
Per la struttura del torace e smarginatura delle elitre alla base, prossima alla clathrata Sol., come in essa gli angoli omerali s’ avanzano a sorpiombare sul torace; ha però le elitre meno piane sul dorso, la loro scultura è ben diversa e le tibie posteriori sono assai più gracili.
Var. A: punteggiatura del capo e del torace assai più fina, di quello il vertice è quasi liscio, di questo il dorso è meno ineguale, la sua punteggiatura è ben anco più dispersa, anteriormente è alquanto solcato per lungo, lateralmente lo è pure di traverso; i lati sono completamente marginati.
Più vicina, anche d’ aspetto, è questa varietà all’ A. tene- brosa, ma ne va distinta pella struttura del torace la cui superficie è sempre ineguale, che è men rotondato ai lati, su questi la punteggiatura conservasi più forte, infine per la struttura delle elitre; gli omeri di queste nella tenebrosa sono rientranti, nè s avanzano sul torace, alla base sono tronche trasversalmente quasi in linea retta.
Var. B. 7. di statura minore, più angustata, torace più compresso ai lati, immarginato, elitre più spianate sul dorso, assai più angolose al loro margine laterale, tubercoli più grossi e più radi, sovente meno elevati, obsoleti verso la estremità. Il suo aspetto è alquanto diverso, ma dal complesso dei suoi caratteri non parmi possa staccarsi da questa specie, massime per la struttura del torace e forma delle elitre alla base: ha I’ appendice del prosterno alquanto più dentata, il me- sosterno più tumido alla base, quasi come nella Servi/lei Sol.
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Di Schahrud, data dal sig. Dohrn col nome di A. strophium Motsch., questa però secondo Reiche, Ann. Soc. Ent. de France 1857, sarebbe sinonima della Maillei Sol. la quale dalla descrizione dell’ autore è ben diversa, massime pella struttura della costa marginale, che designa come composta di triplice serie di tubercoli, nonchè per la forma dell’ ap- pendice prosternale semplice, a motivo della quale la Mazlleé vien collocata da Solier nella sua prima divisione.
A. Servillei Sol. Persia merid. Ispahan (Viaggio Doria, rac- colta in quantità).
A. biskrensis Luc. Algeria, Biskra (Henon e Leprieur).
A. parallela Mill. Siria (Baud).
A. anthracina Klug, Oriente (GAiliani), Gerusalemme col nome di clathrata Sol. (acq. Deyrolle).
A. cancellata Kl. Siria (Resche).
A. arca Reiche, Palestina (Baudî).
A. procera Mill. Damasco (acq. Deyrolle, col nome di an- thracina Klug.), Siria (Baud?).
A. dilatata K1. Egitto (77449).
A. carinata Sol. Persia mer. Shiraz (Viaggio Doria), Palestina (Reiche), Siria (acq. Deyrolle).
var. elevata? Sol. Siria (Reiche col nome di sinuata Sol.).
A. pulcherrima Sol. (Fischer?) (nec Fuld.) raccolta copiosamente nella Persia merid., a Ispahan ed alcune nella Persia settentr. Hanno quasi tutte una bella tinta bronzata, più o meno lu- cente, ma variabili assai per la scultura delle loro elitre, nelle quali le costole sono più o meno elevate, i tubercoli degli intervalli più o meno numerosi o distinti, in tutte ri- scontrai i caratteri dati per questa specie dal Solier; quan- tunque questi la designi di color nero, (tale esiste nella coll. del Museo di Torino fra le wgrota Dej.) tuttavia per la lun- ghezza e gracilità delle antenne, per la struttura del torace e forma generale del corpo, a quella onninamente convengono. Alle femmine di questa specie, che hanno il corpo più arro- tondato, credo debba riferirsi l’ A. enea Redt.
In molte, fra gli esemplari esaminati, le elitre hanno la
TENEBRIONITI 95
costa dorsale più o meno obliterata, quella laterale alquanto elevata, l'intervallo fra questa e la marginale. coperto di più densi e numerosi tubercoli; desse combinano meglio alla (var.) egrota della coll. Dejean.
Il corpo in un altro individuo è d’ una tinta metallica più lucente; le elitre hanno quasi la costa laterale, assai elevata a filo acuto, gli intervalli appena se appaiono tubercolati , piuttosto sottilmente rugosi. A questa, del pari che ad alcuni esemplari delle collezioni del Museo di Torino, credetti do- versi riferire la (var.) Ville Osculati, Persia merid. (Doria).
Var. polita: con questo nome distinsi alcuni pochi indi- vidui di color metallico più brillante, alquanto meno arro- tondati, ne’ quali le elitre hanno pure solo la costa laterale elevata, ma i loro intervalli appena presentano leggiere ine- guaglianze od increspature. Persia merid. (Dorza).
A. bicarinata Kl. Siria (Baud).
A. metallica KI. var. syriaca Baudi, Siria (Reiche nom. me- tallica): nera, brillante, quasi senza tinta metallica, intervalli delle elitre cosparsi di tubercoli più grossi e meno distinti, spesso confusi lateralmente colle costole stesse, gli intervalli fra i tubercoli più profondi, presentano talora |’ aspetto di piccole fossette, alla discesa posteriore delle elitre queste son quasi levigate.
A. Faremonti Luc. Algeria (Baudt).
Megagenini. Megagenius Frioli Sol. Algeria (G/iliani). - Tentyrini. Capnisa pygmea Fisch. Persia settentr. (Viaggio Doria). Gnathosia laticollis Bess. Armenia russa (Viaggio Doria), Grecia (Ghiliani, col nome di Anatolica caraboides Sol.) Smirne (Haag).
var. caraboides Sol. Kurdistan (Baudî). var. variabilis Sol. Isola Milo (Doria).
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G. crenata Reiche, Cipro (Baudi).
Anatolica angustata Ste v. Dauria. (?) confusa colla v. abbreviata.
A. subquadrata Tausch. Sarepta (?) (ed Haag). ;
var. abbreviata Gebl. Dauria (?).
Calyptopsis amaroides n. sp. Persia settentr. (Doria): ovata, pa- rum convexa, capite crebre thoraceque modice subtiliter punctatis ; epistomate apice rotundato, haud incrassato ; antennis validiu- sculis ; thorace transversim subquadrato, lateribus modice, an- terius magis rotundato , angulis posticis obtusis , basi obsoletissime bisinuato , undique tenuissime marginato; elytris bast latis, me- dium circa amplioribus, subtillime parce punctulatis. Long. 4-44/, lin.
Affine alla C. caraboides, meno convessa e men nitida, più corta, capo e torace meno densamente punteggiati, sulle elitre i punti sono sparsi e fini. Differisce dalla pudchella Fald. anche per molto minore nitidezza, corpo più largo, per le carene del capo al disopra degli occhi più brevi, pel torace a margini più sottili, infine per la struttura del prosterno che è assai acuminato.
C. harpaloides n. sp. Persia settentr. (Doria): atra, subnitida, oblongo-ovata, capite thoraceque minus subtiliter , profunde punc- tatis; epistomate antice rotundato, huud incrassato ; antennis tenuibus, longiusculis ; thorace subcordato , modice convexo, bast leniter bisinuato , tenuiter marginato , angulis posticis rectis ; ely- tris oblongis, pone medium amplioribus , longitudinaliter ad su- turam planiusculis, subtillime sparsim punctatis. Long. 5 - 4/, lin.
Per Ll aspetto s’ avvicina alla pudchella Fald., ma è più al- lungata, meno larga, ha le antenne più lunghe e più gracili ed è distinta per la struttura del torace e per le elitre più allungate, depresse lungo la sutura.
var.? punctiventris , forse maschio della stessa specie: più allungata, capo, massime sull’ epistoma, più densamente pun- teggiato, i punti longitudinalmente condensati sui lati di esso; antenne ancor più lunghe; torace relativamente più stretto, di poco più largo che lungo, a punteggiatura più densa ed uniforme; elitre più anguste, più acuminate all’ estremità;
TENEBRIONITI 97
nella parte inferiore il metasterno e |’ addome sono distinta- mente punteggiati nel mezzo, i punti son più grossi ai fianchi; le tibie anteriori son più gracili, internamente alquanto fles- suose ed incurvate.
Taschkend (Dohrn col nome di Anatolica subquadrata).
Var.? armeniaca: corpo egualmente allungato, nitida;
maschio (?) più nitido, della metà più piccolo che la fem- mina (?); antenne e piedi meno gracili; addome nel maschio finamente granoso, nella femmina parcamente e superficial- mente punteggiato: nel maschio il torace ha uno spazio lon- gitudinale sottilissimo levigato. Armenia russa (Doria).
Pachychila hispanica Sol., bwtica Ramb. Andalusia (Ghiliani)
P. Steveni Sol. Algeria, Bona (Leprieur).
P. Dejeani Sol. Sicilia (Fea, Baudi); subovata Dej. Cat. (Ghiliani).
P. Kunzei Sol. Algeria, (Griliani col nome di brevicollis Buquet).
P. impressifrons Sol. Andalusia (Ghi/iani) confusa colla hispanica.
P. glabella Herbst, Andalusia (Baudî).
P. Servillei Sol. Corsica (Baudz).
Var. pygmea Gené Sardegna, Cabras, Porto corallo,
S. Vito nel Sarrabus (Gestro).
P. Germari Sol., difida Ram. Rosenh. Spagna merid. (Baudt).
P. sardea Kr. Sardegna, Cagliari, (Gestro) Sicilia (Ghiliant) col nome di Germari.
P. Frioli Sol. Barberia (GAilani), Algeria, Bona (Leprieur) col nome di excavata Sol.
Microdera campestris Steven. Persia merid. e settentr. (Doria).
M. marginata n. sp. Persia mer. (Doria): nigra, oblongo-ovalis , purum convexa, capite thoraceque subtiliter, profunde, parum
crebre punctatis , illo ulrinque supra oculos rotundatos carinato anteriusque foveolato , epistomate medio fortiter dentato ; thorace subrotundato , basi apiceque truncato , ad illam crasse marginato, angulis posticis subrectis ; elytris elongato-ovatis, basi subtiliter complete marginatis, dorso deplanatis, parce subtillimeque sub- seriatim punctatis ; sulco gulari utrinque profundo , pleuris pros- ternoque parce punctatis ; abdomine fere levi. Long. 5 */, lin. Ann. del Mus, Civ. di St. Na!. Vol. VI. 7
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D’ aspetto somigliante alla campestris, più grossa, più de- pressa e più allungata, distinta da tutte le congeneri pel margine basale completo fino allo scudetto.
Tentyria mucronata Stev. Francia merid. (Baudz).
. elongata Waltl. var. rugosostriata Sol. Andalusia (Ghiliani). . emarginata Kr. Cartagena (Baudt). . ligurica Sol. Sardegna (Ghiliani, Gennari, David). . maroccana Sol. Malaga (Baud). . Ramburii Sol. Corsica (Baud). . Floresii Gené, Sardegna, Cabras (Gestro). var. monticola Gené, Sardegna (Ghiliani). T. rugosa Gené, Sardegna (Baudî). T. interrupta Latr. Francia mer. (Baudì). T. orbiculata Fabr., @gyptiaca Sol. Egitto (Reiche, Ghiliam).
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T. Sauleyi Reiche, Beyrouth (acq. Deyrolle): un esemplare trovavasi unito con altro della 7. rotundata segnati di Grecia, senza indicazione dell’ Entomologo che |’ abbia dato; m’ è assai sospetta d’ errore questa indicazione di patria.
Var. herculeana Reiche, Siria col nome di Sauleyi = Solier? Reiche olim (?).
T. discicollis Reiche Gerusalemme (acq. Deyrolle) e Siria (Reiche).
T. laticollis Kr. Giaffa (acq. DeyroZle) è il solo esemplare che abbia visto di questa specie.
T. Thunbergi Stev. dipunciata Sol. Algeria, Biskra (Zenon) col nome di Buqueti.
T. puncticeps Mill. Hidjaneck (acq. Deyrolle).
var. persica Baudi, Persia settentr. (Doria); di statura più forte, elitre più allungate, torace meno «lepresso, più atte- nuato verso la base, alquanto cordiforme, punteggiato più fortemente, ma con uniformità ai lati; epistoma leggermente incrassato, apice delle antenne concolore: il solco golare è più largamente interrotto nel suo lembo posteriore, nella metà è liscio e vi appaiono due piccoli denti depressi, diver- genti anteriormente.
T. parallela n. sp. Persia settentr. (Doria): elongata, nigra,
TENEBRIONITI 99 subnitida, capite thoraceque minus crebre, distincte punctatis ; oculis prominulis ; thorace transversim subquadrato, lateribus rotundato, basi subrecte truncato; elytris elongato-ovatis, basi subrecte truncatis, marginatis, lateribus parum rotundatis , brevius apice attenuatis, subtiliter, parum crebre punctatis; sulco gu- lari transverso, profundo; prosterni processu reclinato. Long. 7!/,-8 lin.
Variat elytris tenuissime subsulcatis , punctura in sulculis con- densata, minor.
Variat elytris obsolete transversim plicato-corrugatis , punctura minus conspicua , plerumque major.
S’ avvicina per la forma ad alcune varietà della gigas Fald., pel corpo allungato prossima alla puncticeps Mill., da questa distinta per l’ epistoma piano, capo e torace più sottilmente punteggiati, questo meno attenuato verso la base, il margine posteriore della base leggermente d’ ambo i lati sinuoso, le elitre più ottuse all’ estremità; prosterno più ricurvo dietro le gambe anteriori.
T. Sommieri n. sp. Isola Linosa (Sommier): Nigra, capite tho- raceque nitidis , elytris elongato-ovatis, opacis, rugulosis ; antennis capite cum thorace brevioribus, illo subtiliter, hoc subtillime , disco obsolete, punetatis ; thorace subrotundato, angulis anticis deflexis, lateribus subtilius, basi tenuiter marginato obsoleteque utrinque sinuato; sulco gulari profundo, recto. Long. 7 lin.
D’ aspetto singolare in questo genere pel corpo più ristretto nella metà; per la forma del torace s’ avvicina alla glabra Sol., per quella delle elitre qualche poco alla orbiculata F abr. Ha il capo ed il torace levigati e lucenti; le elitre opache, assai allungate, direi quasi un poco fusiformi, sono legger- mente rugose, senza punti.
Questa specie è dedicata al distinto botanico Stefano Sommier.
T. italica Sol. Calabria (Baud) e varietà più nitida, Corneto (Baudt).
T. cylindrica Sol., acwminata Reiche, Cipro (Baud).
T. cypria Kr. Cipro (Baudi ed acq. Deyrolle).
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T. collatina Reiche, Siria (Reiche), Libano (acq. Deyrolle).
T. taurica Tausch. Russia mer. (Baud). :
T. sardea Sol. Kr. Sardegna (Ghiliant, Fea, Gennari), Ca- gliari, S. Gilla (Gestro).
T. grossa Bess., sicula Sol. Sicilia (Ghiliani), Sardegna (Gestro).
Var. punctiventris Baudi, Persia settentr. (Doria). Non ostante la grande distanza e disparità di patria, avuto ri- guardo al complesso delle forme e dei dati caratteristici, credetti dover riferire alla grossa come varietà alcuni esem- plari, che a prima vista hanno I’ aspetto della 7. gigas var. levicollis, ma per la struttura del torace, forma delle elitre e punteggiatura assai ne differiscono. Distinguonsi dalla specie siciliana pel corpo alquanto più allungato e torace un poco più trasversale; principalmente poi per la punteggiatura delle parti inferiori del corpo, che è forte ai lati inferiori del capo, fina e ben distinta sull’ addome.
T. levigata Stev. Kr. Sicilia (Baudo).
Var. Leachit Sol. in litt. Isola di Malta (/ssed) erronea- mente designata 7. Ramburi.
T. nomas Pall. Russia mer. (Baudi).
. rotundata Br. 7 Grecia (Reiche).
. Peiroleri Sol. Spagna (Dieck).
. sublevis Kr. Andalusia (Ghiliani). levis Sol. Andalusia (Ghiliani).
T. platyceps Stev. Goudotii Sol. e var. modesta Rosenh. Spagna (Ghiliani) col nome di glabrata 111. Dej., col nome di Goudotiî Sol. (Retiche).
T. scabriuscula Ol. excavata Sol. Algeria (Baud).
T. scabripennis Sol. Persia settentr. raccolta copiosamente dal March. Doria.
Var. alpina Redt. Persia settentr. (Doria).
T. tessulata Tausch. Russia mer. (Ghiliani), Shahrud (Dohrn) Armenia e Georgia russa (Doria): un es. di Baku sulle rive del Caspio raccolto dal Prof. De Filippi varia per la punteg- giatura del torace più fina.
AAA A
TENEBRIONITI 101
Stegastopsis persica n. sp. Persia mer. Shiraz in quantita, alcuni es. nella Persia settentr. (Doria): oblonga, parum con- vera, nigra, nitidula, capite thoraceque minus crebre , distincte punctatis , illo tenuiter supra oculos carinato ; thorace longitudine latiore, retrorsum angustato, lateribus rotundatis, breviter ante basin sinuatis, apice truncato, basi subbisinuato ; elytris sub- striatis, subtiliter, parum dense, dorso subseriatim punctatis Long. 3 3/, lin.
Molto attine alla St. babylonica Kr., ma oltre la punteggia- tura del capo e torace alquanto più forte e meno densa, ne differisce per le antenne più gracili, il torace più largo, cogli angoli posteriori non prominenti, nonchè per la pun- teggiatura delle elitre più forte ove è addensata nelle serie longitudinali.
St. crassicornis n. sp. Persia settentr. (Doria): minor, oblonga, capite thoraceque crebre, profundius punctatis , illo tenuiter supra oculos carinato, antennis crassiusculis, subeylindricis ; thorace transverso , lateribus modice rotundato , retrorsum parum angu- stato, basi apiceque truncato; elytris substriatis, parum dense, dorso subseriatim punctatis. Long. 3 '/, lin.
Affine alla precedente; più piccola, distinta sopratutto per le sue antenne più robuste, capo e torace meno nitidi, più densamente punteggiati.
Mesostena levicollis Sol. Egitto (Baud).
M. punctipennis Sol. Egitto (Ghiliant e Baudî).
M. puncticollis Sol. Egitto (Ghzliand) Persia merid. e settentr. (Doria).
M. brachonytidis La Brulérie, Hidjaneck. (acq. Deyrolle).
M. parvula Reiche, Siria, col nome di punctipennis Sol. (Reiche).
Mesostenopa major n. sp. Persia mer. (Doria): oblonga, nigro- picea, parum nitida, capite utrinque fortiter , disco thoraceque subtiliter punctatis; hoc subeordato , basi crasse marginato , sub- recte truncato 5 elytris modice convexis, fortiter seriatim punctatis, abdomine punctato. Long. 5 ‘/, lin.
Prossima alla M. longicornis Kr., più grossa ed assai più
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robusta che la picca el’ habessinica Kr. capo e torace alquanto nitidi, elitre opache, fortemente impresse da serie di grossi punti. Nella femmina (?) il capo e torace sono meno nitidi, la loro punteggiatura è alquanto più forte, le elitre sono un po’ più convesse sul dorso, più brevemente attenuate verso l’ estremità.
M. dentrix n. sp. oblonga, nigra, subnitida, capite thoraceque minus subtiliter, equaliter punctatis; thorace oblongo, basin versus angustato, basi subbisinuato, angulis posticis acutis; elytris oblongis, subtilius, parum dense punctatis, substriatis ; episto- mate triangulariter producto. Long. 5 lin. Persia mer. (Doria).
Più piccola della precedente, per la forma delle elitre si avvicina alla picea Kr., però più grossa e più robusta, distinta fra tutte per l’ epistoma quasi triangolare, il suo apice forma un grosso dente un po’ rivolto a destra.
Micipsa persica (Doria in coll.) n. sp. Persia mer. Bender Abbas (Doria): migra vel nigro-picea, pedibus piceis vel ferru- gineis ; antennis articulo tertio valde elongato ; capite crebre punc- tato; epistomate utrinque sat emarginato, thorace transverso vel sub transverso, longitudinaliter crebre strigoso; elytris ovalibus vel .ob-ovatis, opacis. Variat, immatura, plus minusve ferru- ginea. Long. 4- 64/, lin.
Il maschio è d’ ordinario alquanto più allungato col corpo più parallelo ai lati, le tibie anteriori più gracili, maggior- mente curve che nella femmina, la quale per solito è più corta e d’ aspetto più globuloso.
M. philistina Reiche, Palestina e Siria (Rezche).
Oxycara levigata Reiche, Siria (Reiche) col nome di Melan- chrus levigatus.
Hyperops Dorie n. sp. Persia merid. (Viaggio Doria) rac- colta in quantita: nigro-picea, convexa, nitida, capite thora- ceque minus crebre, distincte punctatis, hoc latitudine vix lon- giore, subcordato ; elytris elongato-ovalibus, striato-punctatis , interstitiis uniseriatim subtillime punctulatis, antennis parum crassis, articulis secundo tertioque subequalibus. Long. 2 '/a -
23/, lin.
TENEBRIONITI 103
Della metà più angusta che il Psammocryptus minutus ; pare le convengano le poche linee di diagnosi che dà il Red- tenbacher della pygmea, però la credo distinta per avere il capo e torace non densamente, ma solo con mediocre o poca densità punteggiati, questo in tutti gli esemplari esaminati non ha traccia di fossetta impressa presso la base davanti allo scudetto.
Psammocryptus minutus Tauscher, Russia mer. (Baud).
Epitragini.
Himatismus villosus (Dej. Cat.) Haag, Siria (Rezehe), Egitto (Ghiliani), Beyrouth (acq. Deyrolle) col nome di variegatus Fabr.
H. forticornis n. sp. Persia merid. (Doria): elongatus , nigro- brunneus, albido-pilosus, capite thoraceque medio minus crebre , utrinque confertim, fortiter punctatis; antennis brevibus, arti- culis duobus primis incrassatis ; elytris convexiusculis , punctato- substriats , plagis in mlerstitus alternis denudatis. Long. 5 lin.
Somigliantissimo al vé/losus, alquanto più nitido; la sua villosità biancastra è più fina e più lunga, meno densa, sulle elitre non agglomerata a guisa di piccole macchie, ma piut- tosto solo qua e là mancante: da tutte quelle descritte dal- l’Haag (Harold. Col. Hefte VI, VII) distinto massime per la struttura delle antenne.
Adelostomini.
Adelostoma sulcatum Duponchel, Spagna mer. (Ghiliani), Al- geria, Cipro (Baud?).
A. carinatum Sol. Cipro (acq. Deyrolle) col nome di paralle- lum Reiche, Gerusalemme (acq. Deyrolle) confuso col cor- datum.
A. cordatum Sol. Gerusalemme (acq. Deyrolle), Palestina e Siria (Reiche) col nome di ovatum,
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Stenosini.
Stenosis sardoa Kuster, Sardegna e Sicilia (Ghiliani e Fea), Cagliari ed Iglesias (Gestro): comune in Sardegna, non rara in Sicilia.
S. angustata Herbst, Sardegna, Tacquisara (Gestro), Sicilia (Fea), Francia mer. (Bonvouloir).
S. pilifera Sol. Isola w Elba (Beccari), dintorni di Roma (Said); varietà ad elitre più ampliate, Silivria, Coste di Mar- mara (Doria).
S. intermedia Sol. Savona (David), Bari (Baudi): varietà col torace longitudinalmente solcato nella metà, elitre talvolta più fortemente striate, Savona (David).
S. brenthoides Rossi, étadica Kr. Livorno (Gestro), Narni (Said).
S. Frili Sol. Algeria, Bone (Leprieur).
S. angusticollis Reiche, Sardegna, Talana (Gestro).
S. pubescens Sol. Siria (Reiche), varietà col torace meno ri- stretto, corpo più oscuro a villosità meno densa e meno irta sulle elitre che negli esemplari egiziani.
S. canaliculata Mill. Siria (Baudî).
S. sulcata Mill. Cipro e Siria (acq. Deyrolle); quelli di Siria col nome di comata Reiche.
S. orientalis Br. greca Sol. Beyrouth (Baudi), varietà colle elitre profondamente striate.
S. hesperica Sol. Spagna mer. (Baud).
S. obliterata Sol. Algeria, Bona (Leprieur).
S. tenuicornis n. sp. Persia merid. (Doria): nigra, gracilis, sub- nitida, capite thoraceque crebre, profunde punctatis, illo antice late rotundato, oculis prominulis, sublus confertim punctato; hoc oblongo-ovato , angulis omnibus rotundatis, marginato ; elytris. basi arcuatim emarginatis, humeris porrectis, profunde striatis, strits integris, dense punctatis, calernis basin versus carinefor- mibusz pedibus antennisque rufis, hisce gracilibus, articulo secundo tertioque subequalibus. Long. 2 */, lin.
- TENEBRIONITI 105
Distinta fra le congeneri non solo per la proporzione dei primi articoli delle antenne, ma anche pel torace ovale, cogli angoli posteriori rotondati, marginato anche alla base, opaco e densamente punteggiato: inoltre le strie delle elitre comin- ciano affatto dalla base; perla punteggiatura densa della pa- gina inferiore del capo s’ avvicina alla canaliculata Miller, di cui è molto più piccola e di ben diverse forme.
S. hispanica Sol., cylindrica Dej. Cat. Malaga (Baudt).
S. smyrnensis Sol. Beyrouth e Siria (acq. Deyrolle).
Dichillus leviusculus Kr. Algeria, Bona (Leprieur).
D. minutus Sol. Oneglia (Meda), Capo di Noli (Gestro), Bor- zoli presso Genova (Doria).
D. subtilis Kr. Sicilia, Palermo (Baud).
D. corsicus Sol. Sardegna sui Monti di Gennargentu e Tacqui- sara (Gestro).
D. pumilus Gené Sol. Sardegna, Sarrabus e Talana (Gestro).
Dichillus ? rugatus n. sp. Persia settentr. (Doria): obscure ferru- gineus, subnitidus, capite ad antennas sat dilatato, vertice cari- nulato thoraceque confertim confuse punctatis; hoc oblongo-sub- quadrato, medio longitudinaliter tenue carinato , utrinque plicato; elytris substriato-punctatis, interstitio marginali carinwformi ; antennis subeylindricis, validis pedibusque fortiter punctatis. Long. 2 lin.
Per la struttura delle sue antenne cilindriche, ad articoli combacianti fra loro, distintamente punteggiati s’ approssima alquanto al Microtelus asiaticus Sol., però dal complesso delle sue forme e dal modo con cui sono striate le elitre, nonché dalle parti della bocca, parmi poco dissimile dai Diéehillus; però è distinto fra tutti per le due rughe longitudinali sul capo, frammezzo alle quali se ne scorgono altre tre più brevi, una fra le due prime, più una per lato accosto ad esse; inoltre il torace porta una carena tenue lunghesso la sua metà, accompagnata ai lati da due forti rughe un po’ arcate.
Microtelus careniceps Reiche, Siria (Reiche), Gerusalemme (acq. Deyrolle),
106 F. BAUDI | M. persis n. sp. Persia merid. (Doria): ferrugineus, capite thoraceque tricarinatis, crebre punctatis , illo carinis lateralibus antice abbreviatis, sinuosis, epistomate denticulato ; antennis tho- racis longitudine, minus validis, articulo secundo brevi, tertio sequentium duorum longitudinem fere superante; thorace postice angustato , elytris ovatis, ante apicem utrinque leviter sinuatis , quadricarinatis, interstittis medio uniseriatim tuberculatis, utrinque grosse punclatis, carinis prima tertiaque integr is, secunda quar-- taque abbreviatis, hac illa longiore. Long. 2. 4/, lin.
A primo aspetto rassomiglia perfettamente al seguente, però è più rossigno, le sue elitre sono leggermente più am- pliate verso il loro terzo posteriore; si distingue essenzialmente per le antenne un po’ più lunghe, il cui secondo articolo però è più corto, il terzo invece maggiormente allungato, meno però che nel careniceps, dal quale va distinto per avere come il Lethierryi solo tre carene erette sul capo. Si riconosce inoltre per la punteggiatura del capo e del torace più forte, densa bensi, ma non rugosa; per gli intervalli fra le strie delle elitre, che oltre alle serie di grossi punti presso i fianchi delle costole elevate, portano ancora nel mezzo una piccola serie di minuti tubercoli, mentre gli stessi intervalli nel Lethierryi sono disordinatamente cosparsi di minutissimi grani, nell’ asiaticus e careniceps gli stessi sono levigati.
M. Lethierryi Reiche, Tunisia, Kairouan (Kern), trovato in buon numero.
Oogaster Doriae n. sp. Persia settentr. Tauris (Doria): cono- scendo dell’ unica specie, sulla quale fu fondato questo genere, solo la breve diagnosi del Ménétries, e pei caratteri generici con pochi specifici quanto ne riferisce Lacordaire, (Genera V. p. 108) deggio limitarmi a riferire i dati più salienti, che mi fanno presumere questo distinto dal piceus Mén. Menetriesi Fald. Ha il capo e torace piuttosto densamente punteggiati, la punteggiatura è alquanto oblunga, talvolta longitudinal- mente confusa, ma non possono dirsi coperti di piccole strie; gli occhi sono bensi infossati, quanto alla loro metà supe- riore, ma l’ inferiore, quantunque assai piccola e lineare è
TENEBRIONITI 107
.
sufficientemente visibile; le antenne son bensi cilindriche, ma il loro primo articolo è ben di poco più grosso degli altri, il secondo appena più che il terzo: il torace è fortemente cor- diforme, i suoi margini laterali sono appena visibilmente crenulati e finissimamente nella loro metà posteriore; le elitre hanno strie finissime, le quali tutte, a differenza di ciò che scorgesi per lo più nelle elitre striate di questa famiglia, vanno una ad una posteriormente decrescendo di lunghezza, ciascuna terminando all’ incontro d’ una forte carena laterale, questa del pari che un’ altra, ad essa parallela, marginale assai argute, la marginale fortemente denticolata: i piedi sono mediocri, le tibie lineari, pochissimo dilatate verso la estremità, i tarsi d’ un terzo appena più corti che le tibie. Esso è tutto rossigno, assai nitido, di forma elegante.
Leptodini.
Tapinopsis costatus Sol. Persia settentr. (Doria): dalla descri- zione del Solier parmi a questo debbasi rapportare, non ostante che l’autore dica che le antenne hanno solo dieci articoli, forse perchè attesa la densa villosità di cui sono coperte, riesce difficile scorgerne il minuto undecimo ultimo articolo, nascosto fra i lunghi peli ed una certa squamosità cretacea che lo nasconde: alcune altre differenze nelle propor- .zioni degli articoli delle stesse e nella forma delle tibie an- teriori forse non saranno che differenze sessuali.
Helenophorini. Helenophorus collaris Fabr. Napoli (Fea), Sardegna (Baud). Akisini.
Morica planata Fabr. Andalusia (Baud?).
M. Favieri Lucas, Tangeri (Fairmaire).
M. Jevinii Lucas, Algeri e Sahara algerino (Fairmaire e Tarnier).
108 F. BAUDI
M. hybrida Charp., obtusa Latr. Cartagena (Dieck).
M. grossa Lin., octocostata Sol. Algeria (Ghiliani).
Akis reflexa Fabr. Egitto (Reiche e Baudi).
A. punctata Thunb. Cagliari e Cabras (Gestro), Nizza (Ghi- tiani), Tivoli e Subiaco (Baudi).
Var. tuberculata Kr. Sardegna, Tacquisara (Gestro).
A. subterranea Sol. Malta (Bawdî).
A. acuminata Fa br. Malaga (Dieck),- Andalusia (Baudî).
A. algeriane Sol. Algeria (Ghiliani) e Spagna? (Fea).
A. spinosa Lin. Sardegna (Ghiliani e Gennari), Cagliari e Cabras (Gestro), Napoli (Fea).
Var. Olivieri Sol. Napoli (Arciduca Luigi di Lorena).
A. granulifera Sol. var. Genci Sol. Spagna (Resche) nom. spinosa.
A. italica Sol. Italia mer. (Ghiliani), Firenze (Marcucci), Ti- voli, grotta di Nettuno (Baudî).
A. Latreillei Sol. Siria (Rezche).
A. (Cyphogenia) lucifuga Adams, Armenia russa e Persia set- tentr. Tauris (Doria).
A. (Cyphogenia) gibba Fisch. sec. Morawitz, varietà più ni- tida, più spianata ed allungata nelle elitre, Schahrud (Dohrn) nom. aurita Pallas?
Var. persica Baudi, Persia merid. ed anche settentr. (Doria) differisce dalla vera gibba, quale è descritta da Mo- rawitz (Horce Soc. Ent. Rossicce II, pag. 34) pel torace più sinuato ai lati inferiormente alla metà, le elitre a costa mar- ginale superiore posta piuttosto sul dorso che sui fianchi delle stesse e più distante che nella gibba dalla marginale infe- riore, per solito terminata posteriormente in modo più tronco e susseguita spesso da alcune piccole granulazioni serialmente disposte; ha il mento più piano e più trasversale, alquanto arrotondato ai lati, spesso largamente smarginato all’ apice invece d’ averlo intagliato a triangolo acuto; prosterno col- l’appendice non convessa nella sua parte posteriore, alla sua estremità tagliata ad angolo retto non proeminente, quindi tronca verticalmente sino alla base del torace stesso e ciò in ambo i sessi.
TENEBRIONITI 109
Varia di rado per la costola superiore delle elitre più volte nella sua lunghezza interrotta, posteriormente più abbreviata e seguita da maggior numero di granulosità; in questa va- rietà ambe le costole sono meno elevate.
Scaurini.
Scaurus tristis Ol. Francia mer. (Ghiliani). var. giganteus Kùst. Sardegna (Ghiliani, Fea) Cagliari (Gestro).
S. egyptiacus Sol. Egitto (Reiche), Sardegna, Cagliari (Gestro).
S. vicinus Sol. Spagna (esche).
S. puncticollis Sol. rugicol/is Reiche, Siria (Rezche) col nome di barbarus Sol. Qui |’ esimio autore parmi abbia preso ab- baglio nel rapportare gli esemplari raccolti in Siria al bar- barus Sol. specie assai diversa, poco conosciuta e della quale sinora vidi solo autentici esemplari di Tripoli.
S. rugulosus Sol. Spagna, Cartagena (Baud?).
S. uncinus Fòrst., hespericus Sol. Spagna merid. (Baudî).
S. striatus Fabr. Sardegna, (Gennari, Ghiliani, Fea) , Cagliari (Gestro), Napoli (Fea).
S. punctatus Herbst, Fabr.? (stieticus Gem m. Harold. Cat.) Spagna (Rezche), Cartagena (Dieck), Andalusia (Tarnier).
S. atratus Fabr. Sardegna (Ghiliani), Cagliari e San Vito (Gestro), Italia centrale? (Fea).
Cephalostenus elegans Br., Dejeanz Sol. Grecia. e Siria (Ghiliani), Siria (Reiche).
C. orbicollis Mén., Dejeanzi Sol. Isola Milo (Doria).
Blapsini.
Petrobius spinimanus Pall. Russia mer. (Ghiliani), Malakoff (Tarmer).
Blaps (Prosodes Esch.) obtusa Fabr. 7 Russia merid. (Baud).
B. (Prosodes) levigata n. sp.? swbcylindrica, levis, capite parce, thorace disco vie, lateribus sensim densius, subliliter punctatis ,
110 F. BAUDI
hoe anterius parum rotundato, lateribus alte marginato; elytris levigatis, vix punctatis ; antennis brevibus, crassiusculis. Long. 9 lin.
Più stretta e più cilindrica che 1’ obtusa, massime il torace che è assai poco più largo anteriormente che alla base, quasi tutto il suo corpo è levigato, il torace nel mezzo del dorso è quasi senza punteggiatura, questa appare sempre più sen- sibile e densa verso i lati, ma assai fina; le elitre son meno attenuate verso |’ estremità che è assai ottusa, su esse non vedesi sensibile punteggiatura, sole alcune depressioni in forma di grossi punti, ma assai superficiali: le sue antenne son piuttosto corte. La credo un maschio a motivo della sua statura sottile, e per la forma delle tibie anteriori, che in- grossano sensibilmente sin oltre la metà, quindi si restringono per forte smarginatura nel loro lato interno, esse sono arcate, senza denticolazioni all’ esterno, i tarsi sono solo mediocre- mente compressi, le tibie posteriori non sono spianate sul loro dorso esteriore.
Mandata dal Sig. Dohrn col nome di obtusa 7, proveniente da Schahkuh, Persia.
B. (Prosodes) cribrella n. sp.? Elongata, parum nitida, capite parum subtiliter, thorace lateribus valde rotundato fortiter punc- tatis, hoc plaga discoidali laevi; elytris elongatis, fere opacis , suluram secus lateribusque subseriatim impressis parceque granu- latis; infra nitida , abdomine parce punctato , tibiis dorso planatis. Long. 10 lin. ;
D’ aspetto vicina alla obtusa, ma per la forma delle tibie posteriori entra nella divisione dell’ angustata Zubk.: da tutte le congeneri a me note distinguesi principalmente per la punteggiatura del torace assai grossa, poco avvicinata nella meta del disco, ove lascia un largo spazio irregolare affatto liscio e levigato, come levigati son pure gl’ intervalli dei punti; questi verso i lati van sempre vieppiù avvicinandosi, sinchè presso il margine laterale insieme si confondono e la superficie del torace ne riesce opaca, e quasi impressa: le elitre non hanno nitidezza, ma son quasi senza punteggiatura,
TENEBRIONITI Ill
meno alcune grosse impressioni disposte longitudinalmente più visibili lungo la sutura ed i lati, alcune poche nel mezzo, molte di queste sono accompagnate da alcune granulosità elevate. Il corpo al disotto è levigato, i piedi piuttosto al- lungati, le tibie anteriori sono senza denti al difuori, leg- germente curve ed alquanto smarginate verso |’ estremità.
Mandata pure dal Sig. Dohrn da Schahkuh col nome di angustata 9: a me pare ben diversa e distinta specie, e dal corpo ristretto e dal complesso delle sue forme la eredo in- vece un maschio.
B. (Dineria Motsch.) confusa Mén. 77, Russia mer. (Baud).
B. (Blapisa Motsch.) mucronata Latr., Chevrolati Sol. Pie- monte (Fea ed /sse/), Sardegna (Gennari).
Var. striolata Kùst. Cagliari (Gestro) Piemonte (Fea).
B. abbreviata Mén. Siria (esche).
B. indagator Reiche, Palestina (Reiche).
B. scabiosa Dohrn in litt. Taschkend. n. sp. oblonga, fere parallela, capite, disco levi, subtiliter thoraceque profunde et sat fortiter punctatis; hoc subquadrato, anterius latissimo, an- gulis posticis rectis; scutello magno, fulvo-piloso ; elytris parum convexis , valide mucronatis , crebre granulatis, asperatis , antennis pedibusque gracilibus; mas abdomine haud penicillato. Long. 10 lin.
B. (Uroblaps Motsch.) producta Cast. Andalusia (Baudz).
(B. Platyblaps Motsch.) deplanata Mén. var. curvipes Baudi, Persia merid. (Doria): differisce pel torace più stretto relati- vamente all’ ampiezza delle elitre, a margini laterali più sot- tili, perle tibie posteriori assai incurvate all’ infuori; l’ unico esemplare quantunque maschio, ha tuttavia l’ appendice cau- dale delle elitre piuttosto breve, ma sembra ciò dipendere dal non essersi questa normalmente sviluppata, dacchè è tutta a rughe e pieghe nella sua lunghezza.
B. (Agroblaps Motsch.) similis Latr., fatidica St. Sol. Sar- degna, Lanusei (Gestro), Serravalle-Scrivia (Ferrari), Liguria (Doria), Piemonte (Fea).
B. gibba Cast., australis Sol. Piemonte (Fea), Spezia (Kerim), Napoli (Fea).
12: F. BAUDI
Var. italica Baudi, Napoli e Piemonte (fea) Liguria (Doria).
B. anthracina Fald. Armenia russa (Dorza).
Var. Georgia russa (Doria) Q meno opaca, capo e torace a punteggiatura più fina e più superficiale, quella delle elitre meno profonda, ma più disposta per serie, cosicchè paiono quasi lineate.
B. luctuosa? Mén. Persia settentr. (Doria), una sola femmina d’ aspetto simile alla rugosa Gebl. col torace corto, piccolo in proporzione delle elitre che sono assai globose, quasi qua- drato alla base, a punteggiatura densa, angoli posteriori piuttosto acuti, ma non prolungati all’ indietro; elitre assai sottilmente rugose, non granulate, appendice terminale corto: antenne piuttosto brevi, relativamente grosse, massime agli articoli esterni ecc. (V. Berl. Ent. Zeit. 1875). La descrizione data dal Ménétries, Cat. rais. p. 201, è così concisa che non potei farmi un criterio se veramente appartenga a questa specie.
B. (Blaps in sp. Motsch.) mortisaga Lin. Ungheria (Baudo).
B. elongata Mén. Persia settentr. (Dora).
B. (Lithoblaps Motsch.) Emondi Sol. Finale marina (/sse/), Barberia (Ghiliant).
B. hispanica Sol. Andalusia (Baud7).
B. gigas Lin. gages Fabr. Sol. Malta (/ssed), Cagliari (Gestro), Rosignano presso Livorno (U27e/0).
B. teniolata Mén. wgypliaca Sol. Persia merid. e settentr. (Doria) in quantità; come le congeneri di questo gruppo, assai variabile di statura.
B. lineata Sol. polychresta Forsk. sec. Reiche, Algeria (Ghiliani).
var. A. Sol. Cagliari (Gestro); varietà a costole delle elitre meno distinte, Sardegna (Gennari). i
B. sulcata Fabr. Siria (Resche).
B. prodigiosa Er., multicosta Sol. Persia mer. Doria: Solier descrive questa specie su un individuo 7 della collezione del Museo di Parigi, che presume proveniente dal Bengala; in
TENEBRIONITI 113 quella del Museo di Torino vidi un esemplare delle Indie orientali, non nominato, che al pari di quelli raccolti dal March. Doria in Persia, s’ adatta pei caratteri essenziali alla descrizione del Solier. Le femmine son d’ ordinario più grosse e più ampie d'’ elitre; su queste talvolta gli intervalli alterni sono alquanto elevati e disuguali in larghezza da quelli più bassi; conserva però sempre le sue tipiche forme, per le quali, massime per quella del torace, facilmente si riconosce dalle specie affini.
B. nitens Cast. stygia Er. 9, Siria (Reiche).
B. (Rhizoblaps Motsch.) brachyura Kust., abbreviata Sol. Car- tagena (Dieck).
B. judeorum Mill. Siria (/aag), Siria (Reiche col nome di cordicollis Sol., e collo stesso nome, Beyrouth (acq. Deyrolle). sull’ ultimo anello addominale in ambo i sessi osservai uno spazio arrotondato, portante un ciuffo di peli fulvi e ferru- ginei; di questa particolarità propria a questa specie non trovo fatta menzione da alcun autore; ora gli esemplari in- viati dall’ Aaag son dati come tipici di Miller; quelli dati dal Reiche col nome di cordicollis e quelli acquistati dai Deyrolle che possiede la collezione del Solier parmi abbiano probabilità di esser pure esatti, da ciò ne verrebbe la conclusione che la judeorum Mill. dovrebbe esser sinonima della cordicollis Sol. Conservai però il primo nome, perchè tutti gli esem- plari esaminati mi sembra concordino meglio colla descrizione di Miller che non quella di Solier.
B. parvicollis Zubk. Russia mer. (GAz/iani).
Asidini.
Asida sabulosa Gietze, grisca Ol. Sol. Piemonte (Fea), Apen- nino ligure (Ferrari), Liguria (Doria), Toscana (Beccari).
A. helvetica Sol. 7 9 Piemonte, Serra Canavese (Doria).
A. Duftschmidti Gemming., morbillosa Duft. All. 79, To- scana (Baud).
A. Dejeanii Sol. Mentone (Deck).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Vol. V1.
vi
114 F. BAUDI
A. ruiicornis Sol. Alicante (Dieck Q col nome di Perez); non mi pare specificamente possa distinguersi dalla ruficornis.
A. lutosa Sol. 9 Caucaso (Ghiliani).
A. morbillosa Fabr., fascicularis Germ. All. 7 Dalmazia (Bandi ).
A. Bajardi Sol. Sicilia (Baudî).
A. Gory! Sol. var. australis Baudi 7 Sardegna (Baudi).
A. longicollis Sol. Livorno (Gestro), Firenze (Aerim), Toscana (Piccioli).
A. hesperica Sol. Spagna, Granata (Dieck).
A. corsica Lap. Sardegna 79 (Baudi).
A. Genei Sol. Sardegna 7 Sarrabus (Gestro), var. 7 col to- race più arrotondato ai lati, Tertenia (Gestro); 9 Sardegna (Baudi); var. minore, angoli del torace più prominenti ed acuti 9 Porto corallo (Gestro).
A. Combe Gené, 7 9 Sardegna, Sarrabus (Gestro).
A. rustica Gené, 7 9 Sardegna, Monti della Gallura (Baud/).
Var. exculpla Baudi, 7 Sardegna, M. Nuovo (Gestro).
A. giacialis Gené, Q Gennargentu (Gesiro), Sardegna (Ghi- Hane).
A. carinata Sol. Corsica (Baudz).
A. Jurinei Sol. «2 Piemonte (fea), Casella, Apennino ligure (Denegri e Ferrari, Liguria (Gestro e Dori).
Var. Mahonis Boield. Minorca (Deck) col nome di de pressa A Q.
A. Pirazzolii All. 7 varietà, Abruzzi presso Subiaco, (Baud?).
A. Marmottani Bris. 7 Pirenei or. (Dieck).
A. sericea Ol. Spagna (Baud).
A. sinuatocollis Sol. Algeria (Ghiliani) col nome di reflera Dej.
Var. Q minore, più corta e più arrotondata, Cartagena (Dick) col nome di Bonvouloirit Al). A. cincta Ramb. Malaga (Ghiliant e Dicck). . curta Fairm. Algeria, Costantina (//enon). . Dieckii All. Barcellona (Dieck). . holosericea Germ. 7 Andalusia ( Towrnier).
rrp »
. Chauveneti Sol- 9 Barberia (Ghilian’).
TENEBRIONITI 115
A. silphoides Linn. #9 Algeria (Ghiliani), la 9 col nome di Luxerti Buq.
A. dissimilis All. Algeria, Batna (Henon) 79 col nome di silphoides Lin.
A. Servillei Sol. 7 Algeria, (Ghilianz).
A. Goudoti Sol. var. ventricosa Sol. 9 Andalusia (Ghiliani).
A. depressa Sol. Isole balear (Haag) ° col nome di brevi- costa Sol., (Reiche) 7 2 con quello di Mahonis Boield.
A. sicula Sol. Sicilia (Fea) 79.
A. syriaca All. Malta (/sse/) 7.
Torino, 15 Agosto 1874.
HEMIPTERA AGRI LIGUSTICI
HUCUSQUE LECTA
P. M. FERRARI M. Pp,
ENUMERAT
Quae in praesenti opusculo enumero insecta, agri Ligustici in plagis diversis reperta sunt, regionis nempe ultra-apen- ninae (Stazzano, Serravalle-Scrivia, Novi-Ligure), genuensis, littoralis orientalis(Spezia) et occidentalis (Voltri, Albenga, Andora, Diano). Harum prima accuratius per me explorata, magis agrestis, cultura minus apta, arborum cespitumque detritu divitior non tantum Rhynchotorum sed et Coleopterorum et Arachnidum species non ubique obvias obtulit. Prope Genuam etsi plurima et notabilia inveniantur, non sine difficultate, parva fit collectio; arva enim et nemora aperta quotidie recedunt; aedes, opificia extramurana pedeten- tim circumundique consurgunt, ardua ceterum et petrosa sunt juga, valleculae parum irriguae, vegetatio cito arescens. Vix per uberrimi Albingauni vicinia et per pulchram Oleandris sponte crescentibus vallem Andorae cursitavi: parvam hemi- pterorum copiam in olivetis agri Dianensis captavi. Finitima Spetiae a D. March. Jacopo Doria commode et accurate explo- ‘ata prae ceteris locis littoralibus insectis ditissima demon- strant Musaei Civici Genuensis collectiones enthomologicae, quibus specimina haec mea hemipterorum libenter addo. —
RHYNCHOTA HEMIPTERA LIGURIAE 117
Specierum vernalium aestivarum lacustrium exiguam, ut facile vides, enumeratio haec praebet copiam ex eo quod Li- guriae fines longe lateque numquam peragravi, feriisque autumnalibus exceptis, reliquo anni tempore aliis occupatio- nibus domi sum detentus; nihilotamen secius Genera 205 et Species 361 invenies hemipterorum, e quibus nonnullae novae sunt aut in fauna Italica nondum recensitae.
Praestantissimis Viris Comiti Carolo Arborio Mella, Equiti Antonio Garbiglietti a quibus Italiae borealis insecta plurima accepi, Clarissimo D. Augusto Puton qui mihi et hemiptera et consilia optima, benignitate fraterna elargivit, grates per- solvo. Quomodo vero D. March. Jacopum Doria qui scientificam suppellectilem maxima liberalitate mihi concessit et ad studia haec perficienda impulsit, grata memoria prosequar, verbis haud consequi posse fateor.
Genuae 12 Octobris 1874.
Ordo RHYNCHOTA Far.
Sub-ordo HEMIPTERA Lisy.
Sectio II GEODROMICA FieB.
Tribus I. PIEN'TA FTOMIDA KOoLENATI.
Fam. I. SCUTELLERIDA Mutts. et Rey.
Gen. 1. Coptosomia. Laporte, Essai d’ une classification des Hemiptéres, in Magaz. zool. 1832, pag. 73.
(I) C. globus Fabr. (Cimex) Entom. Syst. IV. pag. 88.
36. — Fieber, Die Europaischen Hemiptera pag. 380 (Copto- soma). — Mulsant et Rey Scutellerides (1865) p. 9.
Wolff, Abbildungen der Wanzen fig. 3. — Hahn, Die Wan- zenartigen, Insect. fig. 117. Genuae et Serravalle Scrivia in plantis oleraceis.
Gen. 2. Odontoscelis.
Lap. Magaz. de Zool. 1833, p. 74.
(2) O. fuliginosus Linn. (Cimex) Faun. Suec. pag. 246. 914. — Fieb. Eur. Hl. p. 378 (Odontoscelis). — Muls. R. l. e., pag. 13.
a. Var. B. è Muls. R. ibid. p. 19.
Albenga Augusto, ad caudices Oleae europeae.
RHYNCHOTA HEMIPTERA LIGURIAE 119
b. Var. C. x. Muls. R. ibid. p. 20.
Genuae , Terrapieni sopra il Borgo Incrociati.
c. Var. Praecedenti proxima, a qua differt linea media scutellari flava tenui, in medio interrupta, postice lunulis nigris haud marginata. Albenga.
d. Var. C. A Muls. R. l. c. p. 21. — Ursocoris dorsulis Wz. |. fig. 144. — Fieb. O. dorsalis 1. c. pag. 378. 1. — Spezia J. Doria.
e. Var. D. Muls. R. l. c. p. 21. Pronotum lineis 2 praeter mediam,-tlavis. Serravalle Scrivia.
(3) O. dorsalis Fabr. (Tetyra) Syst. Rhyng. p. 139. 54. — Muls. R. Var. C. pag. 26 et 27.
O. plagiatus Fieb. 1. c. p. 379. 3. — Wz. I. fig. 487. — Stazzano.
Gen. 8. Odontotarsus. Laport. Essai etc. l. c. p. 68. (4) O. grammicus Linn. (Cimer) Syst. Nat. edit. MI. Teper “abe Var. « lutescens Fieb. l. c. p. 377. 1. — Serravalle Scrivia in detritu sub cespitibus Plantaginis Cynopis. Var. 8 rubescens Fieb. |. c. Genuac.
Gen. 4. Eurygastler. Lap. l. c. (5) E. maurus Fab. (Tetyra) |. ce. pag. 136. n. 36. — Muls. R. (Euryg.) 1. c. p. 59. Var. a, communis Fieb. l. c. p. 369.
» B pictus » » » Genuae et Stazzano. » ò signa Cus » » » » » » * mnotatus: Ochraceo-fulvus, macula V-formi