STORIA « DEL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO AD USO DELLE SCUOLE ELEMENTARI DELLE PROVINCIE VENETE PARTE SECONDA. PRIMA EDIZIONE. Prezzo Cent. 70. DALLA TIP OCR. AriA DI TRAN CES db ANDRE OLA, CONTINUAZIONE DEL VECCHIO TESTAMENTO D A SAMUELE SINO », I ALLA VENUTA DI GESÙ’ CRISTO ED IL NUOVO TESTAMENTO. ai 5 PARTE SECONDA. CONTINUAZIONE DEL VECCHIO TESTAMENTO. À. dei Al. 2901. MORIE DI ELI, E SAMUELE Eletto dal popolo . Av. G. C. 1153. A nna, madre di Samuele , consacro a Dìo que¬ sto figliuolo subito tolto dalla mammella, in ricono¬ scenza dovutagli, avvegnaché era stato concesso alle di lei preghiere nel tempo di sua vecchiezza. Il gran sacerdote Eli, che Io faceva riposare vicino all’Arca, restò molto sorpreso allora che una notte questo giovinetto tre volte, f una dopo l'altra, an¬ dò a domandargli s’era stato egli che 1* aveva chia¬ mato per nome. Ancora restò maravigliato quando egli stesso comprese essere stata quella la voce di Dìo, che prediceva per mezzo di Samuele, che grandi calamita dovevano accadere sopra tutta la sua famiglia, per I eccessiva indulgenza del gran sa¬ cerdote verso i suoi figliuoli troppo empj e scanda¬ losi. Di fatto pochi giorni dopo L Filistei disfecero ln lina battaglia trentamila Giudei, e seco portaro¬ no 1 Arca. Resto Eli piu addolorato della perdita di quel sacro deposito^ che della morte de’due suoi propri figliuoli Ofni e Fineez, che furono de primi uccisi nella battaglia,, indi lasciatosi cadere all in¬ dietro , si ruppe la testa, essendo in età di noyantot- to anni. La nuora vedova di suo figliuolo Fineez, partorendo fuor di tempo, dal dolore in quell’istan¬ te mori, avendo voluto Dio , che in tal guisa la di¬ scendenza di quel sacerdote restasse estinta. Intan¬ to l’Arca da quegl’ infedeli collocata vicino all’idolo loro Dagon, non potè soffrire la vicinanza di quel simulacro, il quale si trovò la mattina susseguente rovesciato a terra. Lo raddrizzarono i filistei, ma si trovò il giorno dietro nella stessa maniera atter¬ rato, ed in molti pezzi appiè dell’Arca ridotto. Si sentirono poi eglino stessi assaliti da una vergogno¬ sa infermità, ed il toro paese da un gran numero d» topi rimase infetto, cosicché non potendo pm resi¬ stere a tanti mali con cui Dio gli affliggeva, riman¬ darono con decoro a' Giudei l Arca die loro c ^g 10 “ nava tutti que’ ilagclli. I Betsamiti furono tra fedeli i primi a riceverla , ma la curiosità di volerla osser¬ vare troppo da vicino costò la vita a cinquantamila di loro die improvvisamente morirono. Quelli di Cariatiarim andarono a levarla, e la condussero a Gabaa in casa di Abinadabo; per tutto quel tempo che l’Area dimorò appresso questo Israelita, Iddio riempi di benedizioni la sua famiglia. Samuele in¬ tanto essendo stato eletto dal popolo per suo diret¬ tore, avendo fatto da per tutto atterrare gl ido i, tanto operò , che le orazioni, i digiuni, e la peniten¬ za venerale imposta per suo comando mitigarono finalmente l’ira divina. Nel mentre che sisUw m si pietoso esercizio a Masfa, sopravvennero i Filistei 1 per sorprendere all’ improvviso gli Ebrei; ma un pronto olocausso , da quel Profeta immediatamente offerto, fece sì, che gl’ infedeli restassero vigorosa¬ mente rispinti, e tutto in un tempo spaventati da una copiosissima orribile tempesta clic Dio lece ca¬ dere sopra di essi, e che fu la loro intiera prodigio¬ sa rovina. Dopo tutte queste cose , persuadendosi i Giudei che Samuele a cagione di sua vecchiaia non fosse piu abile a governarli, nè tampoco ac¬ consentendo di esser governati dai figliuoli di quel profeta, i quali si erano resi generalmente odiosi al popolo , gli domandarono un re. Quantunque il san¬ to uomo dicesse loro , che Dio disapprovava una ta¬ le condotta, tanto pili eh’essa si opponeva ai loro proprj interessi, tuttavia rimasero costanti nella lo¬ ro domanda. Sanie , figliuolo diCis, ricercando po¬ co dopo in quei contorni alcune asine, che suo pa¬ dre aveva smarrite, si presentò a Samuele, che da tutti era stimato come un oracolo. E^li lo conobbe subito per colui destinato da Dio per essere il re', onde avendolo sui fatto stesso e nel luojo medesimo consacrato con olio, che gli versò sopra il capo, Io lasciò molto stupefatto partire. Saule ritrovando per istrada le sue giumente, ed accidentalmente fer¬ matosi con alcuni profeti incontrati, si sentì ripieno del profetico spirilo che quelli faceva profetizzare; per lo che non ebbe piu dubbio alcuno di sua ele¬ zione. Questa lu ampiamente confermata dalla sor¬ te sopra di lei caduta nell assemblea di tutte le tribù a Masfa, ove intanto Samuele fattolo rico¬ noscere dal popolo, che in lui ammirava non sola¬ mente la presenza e la vantaggiosa statura, ma il 8 modesto rifiuto che pareva facesse della corona, coll’ essere andato a nascondersi nel punto di pre¬ sentargliela, fu da tutti con universale approvazio¬ ne ricevuto per il nuovo re. Dopo di ciò Samuele si ritirò per consacrare alla quiete il rimanente dei giorni suoi. i. Lib . de* re cap . i. a. 5- ec. * Due anni dopo l’incendio di Troja, Enea approdò in Italia, dove Ascanit» suo figliuolo f»ndù la città di Alba , ed ebbe il fratello Silvio per successore. Da un’altra parte Antenore costrusse Padova, e Ulisse dopo vent’anni di continuo pellegrinaggio ritornò al¬ la sua patria. Circa lo stesso tempo leAmazoni incen¬ diarono il tempio di Diana in Efeso. A. del M. 2962. S A U LE, Av. G. C. 1092. E sua condotta da Dio riprovata. due primi anni del suq regno. Saule si mo¬ strò degno dell’elezione fatta di lui non solo per F equità sua verso il popolo , ma per la sua intrepi¬ dezza contra i nemici. Questi si rimasero insieme a Machmas dopo essere stati spesso da lui vinti, e si fecero vedere tremendi piu di quello che per lo in¬ nanzi si fossero fatti stimare. Prima di presentar lo¬ ro la battaglia volle Saule clic si facesse un sacrili- D zio a Dio ; ma avendo lungamente atteso Samuele acciocché lo offerisse, ebbe di se presunzione co¬ tanta , che ardi di far egli le parti di sacerdote c di profeta; quando in quell’ istante sopraggiunto 9 Samuele, fu da lui severamente ripreso dell’atten¬ tato commesso sopra il ministero del sacerdozio. In¬ tanto Gionata figliuolo di Sanie si sottrasse da sè solo col suo scudiere per andar a sorprendere i ne¬ mici; ove sopra rupi inaccessibili avendo sforzati i ripari, portò loro grande spavento, e lece una stra¬ ge nulla minore. Accorse Saule per sostenere il fi¬ gliuolo, c giurò-per sì: stesso e per tutte le (ruppe che lo seguivano , che chiunque si fosse non avesse a prender cibo veruno innanzi la notte sotto pena della vita. Sopravvenne la notte prima clic fosse stato posto in disordine f esercito nemico, onde fu che da tale accidente Saule si persuase che fosse stato violato il suo giuramento. Gionata effettiva¬ mente, nulla sapendo di ciò, nel maggior ardore della battaglia si era ristorato con un poco di mele accidentalmente veduto, nel quale aveva solamente intinta 1* estremiti» della sua verga. Saule era riso¬ luto ostinatamente^di farlo per ciò morire : ma il po¬ polo al di lui sdegno lo sottrasse , non potendo sof¬ frire che dopo essersi tanto segnalato , dovess’ esser punito per aver disubbidito ad un ordine ohe igno¬ rava. Dopo di ciò ebbero molti vantaggi le armi di Salde sopra i Filistei; imperciocché essendosi alla fine rovesciate sopra gli Àmaleciti restarono questi totalmente disfatti. Dio aveva comandato che si uc¬ cidessero tutti senza riserva : ma Saulc sotto prete¬ sto di conservare i loro animali pei sacrifizj, proibì l’esecuzione di tanta strage, e salvò ancora il loro re Agag. Samuele dopo avergli fatto de’ rimproveri per tal sua disubbidienza,intimogìi, che avendolo già Dio rigettato, il suo diadema ben presto s-arcb- fi IO he posto sopra la testa eli un altro re. Dipoi senza acchetarsi alle scuse ili Saule, fattosi condurre a- vanti Agag re d Aro alee, Io fece alla presenza sua trucidare. Qualche tempo dopo prese il profeta il [\ pretesto di andare a Betlemme per fare un sacrifi¬ zio , e fatto a se venire D avidde il più giovine dei ligliuolì d' Isai abitante di quella città, il quale sta¬ va occupato al pascolo della greggia del padre , lo consacrò perchè invece di Saulc in nome dell 1 On¬ nipotente regnasse. Nel punto stesso in cui fu con¬ sacrato, Davidde si senti ripieno dello spirito di Dio, che abbandonò Saule : anzi quel riprovato re fu assalito da uno spirito maligno, pieno di furore e di rabbia, che non cessò in avvenire di continua- mente agitarlo. Essendosi poi rilevato che la sola armonia era quella che Io poteva fare star di buon animo , e saputosi che Davidde sonava a maraviglia bene Tarpa, si lece che andasse appresso di Saule. Da soavità delie sue maniere , c la venustà medesi¬ ma del volto che lo rendeva ancora più amabile, che la virtù del suono, meritò che fosse ascritto nella famiglia reale in qualità di scudiere, o mastro di stalla, c cosi tutte le volte che Saule era preso dai soliti suoi trasporti, Davidde con T armonia dell’ar¬ pa gli restituiva la perduta tranquillità. Lib, de*re cap, n. al 16. Poco innanzi al regno di Saule, gli Eraclidi ( che cosi furono chiamati perchè discendevano da Ercole )* cacciarono dai Peloponneso i discendenti di Oreste, c vi si stabilirono i due regni di Sparta e Corinto. Me- lanto nello stesso tempo si fece dichiarar re degli A- teniesi, c fu padre di Codro. i u A, del M.| 2971. GOLIA, Av. G. G* io85. J? persecuzione di Sanie contro Davidde . tempre pili ardenti eli sdegno i Filistei conil o il Giudaismo , si avanzarono ad accamparsi cosi dnv-, vicino all’esercito ebreo , die Golia, uno di quegli infedeli, il quale per la smisurata statura del corpo passava per un gigante, usci ad insultargli egli so¬ lo molte volte per lo spàzio di quaranta giorni, sfi¬ dando i piu arditi acciò si terminassero le loro dii c- renze con un duello; ma in lutto quel tempo non si trovò alcuno mai del 1 armata giudaica clic osasse di presentarsi al cimento. Il giovanetto Davidde , venuto al campo per recare qualche rinlresco a tic de’suoi fratelli, fu il solo di’ ebbe V ardimento di of¬ ferirsi a questo singolare certame, e ne ottenne, benché con gran ddhcoìtà, ia licenza, avendo signi¬ ficato a S aule, eh’egli era già sperimentato e si¬ curo nell’arte di domare i mostri, giacche a\e\ a ammazzato un orso e un leone, mentre custodi¬ va il suo gregge. Da ciò persuaso il re voleva che delle stesse armi sue il pastorello si ricoprisse; ma trovandosi Davidde piuttosto imbarazzato con que¬ ste, die agile alla pugna, non volle esser arma¬ to d’ altro ohe della sua lionda e del suo basto¬ ne, co’quali andò a presentarsi in guisa tale a Golia. Tosto che il gigante l’ebbe osservato clic a se veniva, ricevutolo con gran dispregio , gU u *a- se: Son io forse un cane, che abbia a temei e ( l ue tuo bastone? Preparati pure di servir tu Messo 1 1 2 pasto agii uccelli ed a’cani. Davjdde gli rispose, di non avere contro di lui bisogno d’ altre armi, che del nome del suo Dio, c fattosegli frettolosamente incontro, con un colpo solo di pietra scagliatagli dalla fionda nel mezzo alla fronte, Io rovesciò mor¬ to a terra, e con la scimitara stessa dell'inimico superbo gli separò la testa dal busto. Un cosi ino¬ pinato successo sparse nel campo nemico ima terri¬ bile costernazione, e si riempi d'immensa gioja quel¬ lo dei Giudei. Il giovinetto vittorioso fu ricondotto in trionfo , portando egli in mano il teschio orribile del gigante, nel mentre che il popolo tutto in folla e principalmente le donne , celebravano questo trionfo con canti di tanto encomio per Davidde, che Saule ne concepì un’estrema gelosia. Il suo fu¬ rore lo trasportò un giorno sino a volerlo uccidere di propria mano, avendogli a tal effetto vibrata cori- tra con tutta forza una lancia. Schivò Davidde il colpo, c conoscendo f affetto che a lui portava Mi- chol, seconda figlia del re, la fece chiedere in ma¬ trimonio, giacche non vedeva clic si parlasse di concedergli la di lei sorella maggiore a lui stata pro¬ messa se abbatteva, come avvenne , Golia. Non as¬ senti Saule a quel matrimonio, se non a condizio¬ ne che Davidde ( il quale si voleva egli pur espor¬ re a nuovi pericoli ) gli recasse segni evidenti del disfacimento di cento Filistei. Pochi giorni dopo gliene reco anzi il doppio ; sicché Michol non potè piu essergli rifiutata, Non cessò con tutto questo la persecuzione di Saulc contro di lui ; anzi avreb¬ be quel re un altro giorno ancora trafitto il gene- ro, s egli non avesse riparato il colpo; e sua mo- / \ ' i3 glie Michol salvollo una notle calandolo da una fi¬ nestra della sua casa , die le guardie del re avt.i ti¬ no investita per farlo prigione. Gloriata figliuolo di Sarde, il quale teneramente amava Davidde, lo consigliò d'allontanarsi dallo sdegno implacabile del padre, che non trascurava occasione alcuna di rovinarlo; orni’ egli parti, e dopo d' aver lungamen¬ te errato , andò a ncovrarsi al line in casa del som¬ mo sacerdote Achimelech, il quale nulla sapendo della disgrazia di Davidde, nò avendo in sua dispo¬ sizione altro pane, gli diede quello olierto a Dio , e la spada di Golia. Il re intorniato di ciò da uno dei suoi ulhziali, chiamato Doegidumeo, lece scanna¬ re il sommo pontefice, c piu di ottanta sacerdoti v e- stiti tutti com" erano degli abiti loro sacri ; e tale scclleraggme lu eseguita da quell Idumeo, poieliò altri non si trovarono che quell infedele, che ardis¬ se di commettere delitto cosi enorme contro perso¬ ne tanto venerabili e sacre. Di là Davidde andò a ri¬ fuggirsi nel palazzo del re Achis, che incontanen¬ te lo avrebbe fatto morire, se non lo avesse deluso fingendosi pazzo. Parimente gli abitanti della selva di Zif, ove pure si era ritirato, avendolo con lrode tradito, lo volevano consegnare a Saule; ma egli liberatosi dalie loro mani, si portò alla fine estre¬ mamente affaticato a dimandar qualche soccorso a Nabal, uomo ricchissimo, che gli negò ogni ben¬ ché picciolo refrigerio. Davidde allora con li quat¬ trocento uomini, che lo seguivano , e si ritrovava¬ no in estremo disagio, si disponeva già a vendicare rifiuto cosi inumano, quando la saggia Abigail mo¬ glie di quello spietato raddolcì la loro iadiguaziont. non tanto con li regali che loro offerse, quanto con la venustà della sua presenza. Era colei di tanto merito, che essendo Nabal pochi giorni dopo venu¬ to a morte, Davidde prese quella virtuosa vedova per moglie, volendo in tal guisa riconoscere le cor¬ tesie del trattamento da lei ricevuto. Lib. de*te cap . 17. 18. ec. Lutino figliuolo e successore di Enea Silvio, fu in questo tempo il quinto re de’ Latini. A. del M. 2977. VISIONE DI SAULE Àv. G. C» 1077. E suo fine infelice. ./^Lvendo Saule inteso che Davidde si tratteneva ancor nascosto nel deserto di Zif, vi si portò con trentamila uomini scelli per investirlo. Posato in quel distretto il campo, una notte, che il re dormi¬ va con tutta sicurezza, Davidde accompagnato da un solo de’ suoi s’introdusse accortamente nel padi¬ glione reale di lui, Abisai, clic lo accompagnava, lo voleva persuadére, giacche Dio gli offeriva sì bella occasione, a non perderla c senza indugio uccider¬ lo. Ma Davidde, avendo in orrore la sola proposizio¬ ne di sì nero attentato, prese solamente la lancia del re, e la preziosa sua coppa, ed uscì dalla tenda sen¬ za fargli altro male, che quello di risvegliarlo, gri¬ dando da lungi per avvertire Abner generale delle truppe di Saule, che un*altra volta dovesse iar mi¬ glior guardia al suo principe. Conobbe allora Saule I i5 lì errare pericolo in cui si era trovato : e latta rifles¬ sione matura, conobbe che Davidde avea mostra¬ to anche allora per la sua persona eguale rispetto a quello, che are agli portato un* altra volta innan¬ zi ? che potendo uccidere impunemente nella caver¬ na d’ Engàddi, si era contentato di tagliargli una sola particella del marito. Parve adunque alquan¬ to 'mitigato il suo sdegno , c si risolse allmc di riconciliarsi col genero. TNla non potcrido David- de fidarsi di uno spirito cosi pernicioso, andò ad assicurarsi nella reggia d Aclns re di Oeth, nel paese de Filistei. Fu da quel re non solamente con ogni umanità ricevuto, ma gli hi data inol¬ tre la città di Sicelog, acciocché ivi si ristabilisse con le sue genti. Stando colà, lece Da ridde coi suoi qualche scorreria sopra gli Amalcciti, c in tal congiuntura s arricchirono 1 suoi delle loro spoglie, c di quelle di alcuni altri inledcli loro vicini. \ er¬ se quel tempo tutt’ i Filistei si collegarono contro Saule, e misero in campagna un potentissimo eser¬ cito. Achis, eh’era stato il rifugio di Davidde, fe- cegli riflettere come le truppe liti stee non potevano ragionevolmente iidarsi delle sue genti, mentre an¬ davano per combattere quelli della stessa dì lui pa¬ tria. Allora Davidde discretamente si ritirò co’ suoi linattanto ohe quella poderosa armata si avanzava verso quella degl* Israeliti per dar loro battaglia. Nel tempo stesso che Davidde si ritirava a Siceleg, venne avvertito, che gli Amaleciti, essendosi ap¬ profittati della sua assenza, aveano sorpresa cd in¬ cendiata quella città, dalla quale, avendola pu¬ ma sacche odiata. conducevano seeo ricche pred^ t D 5) * i6 . con le donne medesime fatte prigioniere. Le genti che seguivano Davidde vedendo di aver perduto o- gni cosa, lagnandosi di lui come cagione di tanto di¬ scapito, erano in procinto di lapidarlo; ma egli aven¬ do fatto ricorso a Dio rimise in buona fede tutti que¬ sti ammutinati, promettendo che il Signore farebbe cadere nelle loro mani que’ ladroni, soltanto che vo¬ lessero inseguirli. Di fatto non fu vana la predizio¬ ne, poiché tutti gli Amaleciti restando presi, furono anche tutti fatti perire col ferro. Non solamente ri¬ presero il bottino, ma si fecero ricchi delle stesse spoglie di que ladri, c queste (urono divise egual¬ mente tanto fra quelli clic si erano a tale' spedizione trovati, quanto fra gli altri ancora, che la stanchez¬ za aveva trattenuti nel viaggio. Dall'altra parte la grande armata de’Filistei s'inoltrò lilialmente ai danni totali del re Saule. Quel reprobo principe consulto con Dio sopra il successo di tal guerra, cd ostinato di volerne sapere l’evento , ebbe Y ardi¬ re di fare che una incantatrice chiamasse dalle con¬ trade di morte l’anima del profeta Samuele, già da due anni estinto. Gli apparve effettivamente l’ombra di Ini , ma per rimproverargli soltanto l’enormi sue infedeltà verso Dio, per predirgli f estrema sua ro¬ vina, e per annunziargli la distruzione di tutta la sua famiglia. Restonne Saulc così spaventato, che pel terrore cadde quasi tramortito, e senza potersi liberare da tale afianuo, vide al fine sopraggiungere 1 ora della fatale battaglia. Fu questa data sopra il monte Gelboe, ove restati gl’ Israeliti totalmente sconfitti, in poche ore vide Saule i suoi piu bravi ufficiali ed i proprj figliuoli sotto agli occhi suoi tra- • *7 cidati. Allora datosi intieramente alla disperazione, non volendo cader vivo nelle mani de suoi nemici, pregò lo scudiere di volerlo trafiggere con la sua spada; ma non avendo potuto ciò impetrare^ lascia¬ tosi cadere da se stesso sopra la punta del proprio ferro si trapasso d petto. 1disici dopo 1 intera dis¬ fatta dell’armata di Saule, avendolo finalmente tra gli ajtri morti riconosciuto, gli tagliarono il capo, c portaronlo seco insieme colle armi sue, le quali appesero come un trofeo della loro vittoria nel tem¬ pio del Dio Astarot. i* Lìb» de’re cap . a3, 24* cc. A. delM. 2 979* DAVIDDE A v* G. C. 1075. Riconosciuto re da tutte le tribù . T -intese Daviddc il tragico fine di Saule con senti¬ menti di eccessivo dolore, ancorché questa morte gli assicurasse il riposo ed il diadema. Un gio¬ vane Amalecita se ne andò frettoloso a Siceleg credendo di dargli una buona nuova, e nel presen¬ targli il diadema di Saule; ricevete, gli disse, que¬ sti segni certi della morte del vostro insidiatore j 10 l’ho ritrovato nel campo tutto pieno di ferite, dalle quali tuttavia stentava a morire, e da lui pregalo ho muto ili ucciderlo di mia mano. Eccovi li suoi ornamenti, i quali dopo di averne spogliato il suo corpo, ho stimato mio dovere di portarli a voi. Tu i8 ' hai dunque avuto l’ardire, o scellerato,(soggiunse pavidde ) di porre le mani sopra la persona sacra dell'Unto del Signore? Che si uccida costui in que¬ sto punto. Subito , senza intervallo, uno delle gen¬ ti di Daviddc fece cadere f Am ale cita morto a’ suoi piedi. Passò Daviddc dopo tali successi nella Giu¬ dea d’ordine espresso di Dio, e fu riconosciuto dal¬ la tribù di Giuda. Le altre tribù, eh’erano sotto la direzione di Àbner, acclamarono dal canto loro ls- boseth figliuolo di Saule, nè vollero altro re se non quello. Qualche tempo dopo due assassini, avendo trucidato quel giovine principe, portarono la sua te¬ sta a Pavidde, dal (piale furono fatti scannare nel¬ lo stesso momento ; cotanto aveva egli in orrore par¬ ricidi cosj abbominevoii, ad onta degli avvantaggi che gli recavano ! Dopo la morte d Isboseth, tulle le tribù riconobbero per re Daviddc, che senza \c- . runa difficoltà marciò alla loro testa per discaccia¬ re gli Jehusei da Gerusalemme, ove fabbrico poi Li cittadella di Sion , e sopra il monte fece costruire un ricco padiglione per collocarvi 1 Arca. Questa era ancora nella casa di Àbinadab, dove andò in persona a levarla, facendola trasportare con tutta la pompa immaginabile. Mentre si faceva quel viag¬ gio, Oza figliuolo del medesimo Àbinadab, osser¬ vando F Àrea vacillare sopra il carro che la porta¬ va, ebbe la presunzione di stender la mano per so¬ stenerla, e Dio lo gastigo col farlo improvvisamen¬ te morire.Tale accidente intimorì di si latta manie¬ ra il popolo, che, sospeso il viaggio, fu lasciata 1 Ar¬ ea in deposito nel soggiorno di Obededon. Per tut- 4 ... > * 19 tempo che ivi dimorò, Dio profuse sopra quel¬ la casa grandi benedizioni; onde fu, che rianimato da questo il popolo, riprese Dàviddc la risoluzione di trasportarla sopra quel santo monté. Fu ella por¬ tata sopra le spalle dei Leviti, e tutto ìl popolo Pac¬ co mp agno , celebrando la gloria di Dio cori cantici c sacriitzj frequenti. Davidde stesso in abito regio c sontuoso andava danzando innanzi l’Àrea, sonan¬ do 1 arpa perche non mancasse alcuna cerimonia in cosi santa funzione. Ma mentre il popolo era rapito dalla pietà del sud re, Michel sua moglie ^ che da ima finestra aveva osservato f ordine di quella pom¬ pa , se nd fece beffe , come se il re avesse fatta una cosa indegna della sua condizione. Il santo monarca, ri volgendo contro di lei i suoi rimproveri, le signifi¬ co, ohe siccome 1* orgoglio di suo padre si era at¬ tirata la maledizione di Dio sopra di lui, e sopra tutta la sua famiglia ^ cosi i principi non devono mai essere stimati pili grandi, sé non quando si rendo* no piti umili è più fedeli intorno il culto del vero Dio. Aveva intenzione di fabbricare un tempio son¬ tuoso in Gerusalemme, ma Dio gli rivelò col mez¬ zo di Natan suo profeta, ohe riserbava quest’onore al successore suo, che sarebbe stato pacilico.Intan¬ to tolse la citta di Getb alli Filistei, si rese tributa¬ ri iMoabiti, riporto grandi vantaggi ^opra gli Ama- leciti e sopra tutti gli altri nemici, e particolarmen¬ te sopra gli Ammoniti, che avevano trattato male gli ambasciatori suoi. Volle il re Davidde ricono-* scere parimente le cortesie che Gionata figliuola di riaule fatte gli avea nel tempo delle sue disgra- zie ? e ciò fu con la regia accoglienza, che fece a. 40 Mifiboseth figliuolo di quel principe, col volerlo sempre alla sua mensa. 2 . Lib. de're cap, 1 . 2 . 5. ec, Codro , ultimo re di Atene , si espone a favore del popolo , e muore in una battaglia contro gli E rat 'idi. Dopo la sua morte gli Arconti assunsero il governo di quella città. A. del M» PECCATO DI DAVIDDE Av. 0 * C« io5fi. E suo ravvedimento. (guanto il popolo Ebreo era a pieno contento per la moderazione colla quale veniva governato, al¬ trettanto Davidde, causa di beni st grandi , reca al suo spirito gravissimi mali. Tranquillo egli godea le delizie della reggia, e Dio sa quante volto richiama¬ va alla memoria le beneficenze dalle quali era rima¬ se ripieno, e le quali il portavano a frequenti ringra¬ ziamenti , ed a teneri sloghi di gratitudine. Per di¬ fetto di timore all* uomo cosi necessario , dovrà questa volta provare gli effetti funesti della colpa di Adamo. Recatosi un giorno sovra una loggia del suo palazzo, in cambio di tener a freno gli occhi, gli schiuse senza ritegno, e disprezzato il perìcolo , reo si fece in appresso di grave peccato. Un eccesso suole per lo piu condurre ad altro eccesso : atim di nascondere il primo delitto passa Davidde ad un secondo, che fu quello dell’omicidio. Ordinò secre- tamente a Gioab ch’esponesse il povero Urla, ma- ili l*ito dì Bei’sabca ad Un si curò pericolo in qualche Occasione, con disegno di levarlo dal mondo. Fa anche troppo prontamente ubbidito ; onde così ve¬ dendosi liberò da Uria senza che in avvenire he so^ spettasse veruna cosa, sposò Bersabea, ed ebbe a suo tempo un figliuolo' maschio. Dio ìntahto, ri¬ guardandolo Con l’occhiò dì sua pietà, gl’ inviò il profeta Natan , perchè lo traesse dall’ infelice stato in cui si trovava. Fìnse il profeta non esser per al¬ tra cagione ivi arrivato, che per chiedergli unica¬ mente giustizia contro un uomo violento, il (piale ; benché ricco e possessore di numeroso gregge , ave* Va involata ad Un poveruomo una pecora, eh’ eia la sola cosa che possedeva, e l’unico oggetto del- 1’ amor suo. Davidde alterate* rispose subito : si fac¬ cia morire 1* autore di tale rapina. Allora soggiunse Natan; dunque4 o signore; voi siete qucltò che do¬ vete morire ; poiché voi siete il reo di questa furto; Dio mi comanda annunziarvelo, c farvi riflettere alle grazie di cui vi ha arricchito, all’ abbondanza d’ ogni cosa in coi vi ha posto; e tuttavia avete ra¬ pita f unica moglie ad Uria; indi congiungendo di pili V omicidio all’adulterio; senza umanità veruna sacrificaste quell’ uomo innocente al furore delle vostre passioni. Attendetevi adunque a proporzione de’ bcnehzj, dei quali Dio vi ha colmato, di ri¬ sentire il peso del braccio suo onnipotente nella sua indegnazione sopra di voi* Davidde punto sen¬ sibilmente da queste parole; coitìe colpitò da un fùlmine , riconobbe subito la sua iniquità $ e sotto¬ mettendosi con tutta umiltà alla voce di Dio, ac¬ consentì senza ripugnanza veruna a’ flagelli che gli % 2 soprastavano. In cosi santa disposizione, con un cuor veramente contrito, offerse a Dio anche la re¬ gia sua vita, purché si conservasse quella del pic¬ colo infante natogli di recente. Ma tutt i di lui di¬ giuni ed orazioni furono inutili per le sue brame. Mori quel bambino , e poco dopo egli sì vide trava¬ gliato da inopinati disòrdini, e da funestissimi acci¬ denti che sopravvennero alla sua famiglia. Àramone, suo figliuolo maggiore, violò Tamar con brutalità non piu intesa, essendo anch'essa figliuola di David* de. Assalonne, fratello uterino della figliuola mede¬ sima, ammazzò quell’indegno in un convito, che aveva imbandito a tutt 9 i suoi fratelli, per lavar col sangue dello stesso Aminone, ivi capitato cogli al¬ tri , il disonore fatto alla sorella, In tal guisa comin¬ ciò Dio a castigare Davidde in quei beni, che gli erano piu cari di quanto possedeva al mondo. As¬ salonne per sottrarsi, dopo quel delitto, all’indigna¬ zione del padre, allontanatosi dalla corte, si rico¬ verò dal re di Gessur, appresso cui dimorò tre an- pi. Gioab intanto gli rese ufiizj così favorevoli, a- vendo adoperato fra le altre cose la disinvoltura di una femmina di Tecua, che alla Ime, essendo stato richiamato, Davidde non dimostrò mai piu di ri¬ cordarsi del suo delitto. 2- j Lib, de re cap, n. j a. 1 5, ec, A. dei 5 009. RIBELLIONE DI ASSALONNE E iniqui consigli di Achitòfel. 23 Av. G. C. 104^. Dopo che Assalonne si ville rimesso interamente nella buona grazia paterna , facendo come figliuole sleale mal uso della clemenza del genitore , non si applicò ad altro, che a frastornare i sudditi dalla re* già ubbidienza con mille artilizj, e sopra tutto met* tendo in pratica compiacenze allettate per rendersi popolare. Quando giudicò che il suo partito fosse assai numeroso, c ben disposto a sostenere le sue macchinazioni, domandò licenza al padre di portar¬ si in Ebron, per ivi sciogliere un voto tatto nel tem¬ po del suo esilio. Fattosi pertanto seguire sotto quel pretesto da tutti quelli che aveva guadagnati, non ritardò punto a farsi acclamar re , e fece marciare contra il padre direttamente il suo esercito. Da rid¬ de costretto per tanta non preveduta sorpresa ad u- scirc da Gerusalemme, passando a piedi il torrente Cedron, per ascendere il monte Oli veto, s.oflrì con ammirabile pazienza gli oltraggi di Semel , che non solamente lo insultò colle maledizioni, ma lo assali colle pietre. Entrò allora Assalonne come trionfan¬ te in Gerusalemme, dove per V iniquo abbonirne- vole consiglio di Achitòfel usò palesemente colle mogli del padre, il quale riguardò quest’oltrag¬ gio come un pubblico castigo dell’ adulterio tenu¬ to celalo, avverandosi in ciò la prolezia di Na¬ tan. Dopo questi successi spronato il giovine usui- 2 Ì patore da Achitòfel sempre a maggiori violenze, vo¬ leva che in ogni luogo, ove il re si trovassefosse anche senza riguardo veruno persegui tato. Si oppo¬ se a questo consiglio Cusai, il quale benché paresse totalmente parziale di Assalonne, era però di buona intelligenza con Davidde ; per lo che avendo lo stes¬ so re il tempo di prendere gli espedienti necessari, Achitòfel andò ad impiccarsi per disperazione. Do¬ po qualche giorno, ritrovandosi i due eserciti in faccia l’uno dell'altro, bisognò assolutamente com¬ battere. Gli uliiziali di Davidde non vollero mai ac¬ consentire eh’ egli vi si trovasse, onde si ritirò do¬ po aver raccomandato espressamente a tutti di ri* sparmiare il sangue di suo figliuolo Assalonne. Fu sanguinosa la battaglia, e cosi pregiudiziale a’ribel¬ li, che avendovi perduti ventimila uomini, non ve¬ dendo Assalonne scampo veruno per le genti del suo partito, si diede a briglia sciolta alla fuga. Nel mentre che inconsideratamente correva , passando sotto una frondosa quercia, rimase appeso coi ca¬ pelli della sua folta chioma ad un ramo della mede¬ sima, c non gli fu mai possibile di svilupparsene. Allora Gioab, sgridati quelli che lo avvertirono di questo accidente perchè non lo avevano ucci¬ so, corse a lui, e Lrahttolo con lancia, lasciò queb Tinfelice sospeso all’albero. Terminata colla di lui morte ogni pugna e timore , i vincitori sonarono la ritirata. Restò per vero dire Davidde vivamente toc¬ co dalla perdita del figlio, c ne rimproverò cosi u- spramente Gioab, che questo generale usci fuori del rispetto dovuto al suo signore ; ina lo stato de- gli affari obbligò il re a dissimular per allora il suo risentimento ; indi, perdonata ai ribelli la loro dis-* ubbidienza , si dimentico di piu della stessa inso¬ lenza di Semel. Mifiboseth , figliuolo di Gionata, chè sedotto dalla perfidia di Siba, di cui seguiva o- gni consiglio , s’era miseramente intruso nel nume-* ro de*sediziosi, capitò aneli*egli a persuadere al re la sua innocenza, e a dolersi del tradimento di quel perfido suo domestico. Davidde gli perdonò, ma gli fece restituire la sola metà dei suoi beni „cbe gli erano stati confiscati; Tu Ita volta di là a qualche tempo le dieci tribù gelose della preferenza che pa j re va darsi da Davidde a quella di Giuda sopra le loro, si sollevarono sotto la condotta del medesimo Siba, Questo ribelle fu perseguitato da Gioab, ehe avendolo rinserrato nella città di Abela $ ridusse gu fluitanti a mandargli la di lui testa^ come sue* 4 cesse col mezzo delie persuasive d’una coraggiosa donna di quel luogo. Avendo Gioab in tal guisa e-> stinto quell’incendio appena acceso y attendeva di esser accolto dal ro come liberatore dello stato : ma pregiudico totalmente alla sua gloria con f assassi¬ nio commesso nella persóna di Amasa, che Davide de avea creato generale dei suoi eserciti, per la ge¬ losia clm lo stesso Gioab ri* avea conócputa. Oltre* ciò il re medesimo' non aveva potuto dimenticarsi la morte elei suo diletto figliuolo Assalonne, e 1* o- micidio diÀbner, principe del sangue di Sauìe, pa¬ rimente trucidato da Gioab contro gli ordini- preci¬ si del re. Questo buon monarca ririijà'diirieno si trattenne per tutto il restante de’giorni suoi dal gas ti gare quel bravo guerriero, per non mostrarsi ingrato ai servigi ricevuti, e differì piuttosto che fosse punito de’ suoi delitti dal suo successore. a. Lib, de’re cap. * 5 . 16. 17. ce. L’isola di Lesbo , che poi fu detta Metellìno , co¬ minciò ad essere poi popolata circa cjuel tempo . e di là poco i Greci trasferirono in Asia la loro celebre co¬ lonia Jonica. A. del M. 5017, Ed attentato di Adonia. opo così grandi e frequenti agitazioni, goden- % do Davidde finalmente di un gran riposo, ricadde di bel nuovo nella disgrazia del suo Signore. Por un secreto movimento di vanita s indusse a lai la nu¬ merazione esatta di tutt 1 sudditi suoi, pei cosi me¬ glio conoscere la sua potenza. Le persone che im¬ piegò in tale ricerca fecero la relazione in capo a dieci mesi, e dissero che nella sola tribù di Giuda poteva con facilità metter in armi ottocentomilu combattenti, e che ne rimanevano ancora cinque- centomila non atti alla guerra. Dio sdegnato di que¬ sta interna ambizione, di cui il coronato profeta si vanagloriava ( benché quasi subito se ne pentisse ) gli fece intendere per Gad, suo altro profeta, che per riguardo al suo pentimento gli concedeva per grazia particolare lo scegliersi uno de’tre castighi che gli destinava, cioè o una carestia di sette anni, ovvero una guerra di tre mesi,, oppure una peste il flagello, ma sopravvenne poco Uopo un nuovo tu¬ multo. Adonia, eh’ era il maggiore dei figliuoli re* stati a Davidde, vedendo il padre aggravato dalla vecchiezza , pensò di avanzar tempo per prevenire Bersabea madre di Salomone suo fratello minore, la quale non lasciava intentata alcuna cosa per far dichiarare suo figliuolo successore del padre. Im¬ pegnò per tal effetto i piu grandi della corte ne 5 suoi interessi, radunò truppe d’ogni parte, e camminò pubblicamente preceduto da cinquanta guardie. Da¬ vidde non pensava a farlo tener ne’suoi doveri; ma il protota Natan avvisò Bersabea essere ormai tem¬ po che andasse a rappresentare al re, come Ado* ma era in procinto d* essere dichiarato suo succes¬ sore dal partito da lui formato, ad esclusione di Sa¬ lomone, cui il re aveva promessa la preferenza. Ber¬ sabea ubbidì al profeta, ed ambedue rappresenta¬ rono cosi bene a! re 1 attentato di Adonia, il quale in quel punto medesimo faceva godere una gran festa a suoi seguaci, che Davidde ordinò clic sen¬ za intervallo veruno fosse consacrato re Salomo¬ ne. tu eseguito in un istante quell ordine, cd i fa- a8 zionarj, che n ebbero avviso i primi d’ ogni altro a subito da loro stessi si dissiparono.- Adonia abban¬ donato da tutti ^ si rifuggì a canto all’altare per pro¬ curarsi un luogo d’asilo c di sicurezza. Gli fu dal huovo re accordata la grazia, ma a condizione che per 1 avvenire si tenesse ipiieto senza mai pili pen¬ sare a tali sollevazioni. Stabilito in tal guisa Salo^ mone, Davidde 4 che si vedeva al termine de’suoi giorni, gli diede tutti gli ordini ed i precetti che' desiderava fossero osservati tlopo là sua ni or te ^ se¬ guita nell’ anno suo settoagesimo. Sepolto clic fu il padre, Adonia $ formando nuovi disegni $ operò che Bersabca proponesse a Salonioite di dargli in mo¬ glie la giovane Sun ami ta Abisag, ch’era solita a dormire con Davidde itegli anni dcìl’uìtima sua vec¬ chiezza , certamente sapendosi esser ella ancor ver¬ gine. Ma Salomone ^ penetrate le male conseguenze di questa proposizione *, fece morire' Adonia. Indi ^ seguendo 1’ ultima volontà del re suo padre $ spo¬ gliò Abiatar del gran sacerdozio’; fece Uccidere Gioabbo $ che in vano tentò di rifuggirsi all’altare : e Semei avendo mancato ad una condizione, sopra la quale gli era stata salvata la vita^ provò parimen¬ te colla morte il castigo dell’ insolenza commessa contra Davidde nel passaggio del torrente Cedron^ A, del M. 502 I. SALOMONE, I Av. G. C, 1 o53. E la regina Saba. D i tutt’i beni, de’quali Dio diede a Salomone la scelta nel principio del suo .regno in un sogno misterioso, altro esdi non domandò, clic il dono della sapienza per reggere con quella saggiamente i suoi stati. Questi! non solo gli fu concessa, ma di più ancora Dio gli promise di renderlo il più po¬ tente cd il più glorioso di tutt’i prìncipi dell univer¬ so, poiché il dispregio che mostrò per tutti gli altri beni, fu la miglior disposizione che potesse farglieli meritare. Con questa miracolosa sapienza facendosi ben tosto ammirare, sorprese tult’i popoli nel giudi¬ zio dato nella causa di due femmine di mala vita. A- vevano queste poco prima partorito ciascheduna un figliuolo, e dormendo ambedue in un sol letto con i due bambini a canto, una di quelle soffocato il suo dormendo, voleva poi sostenere esser quello eh* era vìvo. Non vi erano altri testimoni che le due parti in¬ teressate, né si poteva prendere d'altre parti prova alcuna maggiore. Il re intanto colla sola penetrazione soprannaturalmente ricevuta per tuli’ i secreti natu¬ rali , in tal guisa tosto questo imbroglio disciolse. Si divida pel mezzo (sentenziò egli) questo viva fanciul¬ lo, e sia cosi la ditte re nza sopita. Subito la falsa ma¬ dre acconsenti 5 ma la vera dichiarò di volere piutto¬ sto cedere il suo figliuolo vivo all* altra, che veder¬ lo sotto gli ocelli proprj cosi barbaramente straziato. Da tale tenerezza essendosi data a conoscere pei 3o hiadrc vera , coni era in fatti, ricuperò il proprio parto, ed il giudizio del re fu acclamato per tutte pai ti del mondo. Me se questo re èra giusto c sa¬ piente, non era meno glorioso per la magnificenza. Vide in poco tempo il suo regno dovizioso (fogni sorta di ricchezze; e la profonda pace, nella quale la sua saggia condotta lo manteneva, rese lotti li sudditi felici a segno che giammai regno non fu più /Ini ido del suo. Allora si risolse di consacrare al- I Autore di cosi grandi vantaggi li suoi più preziosi tesoi i , facendo a sua Divina Maestà fabbricare urt sontuosissimo tempio. La grandezza, la ricchezza, la ni agri ilice nza di quell 1 ammirabile edilizio, il più sontuoso che si sia mai veduto: lo splendore del suo regio palazzo latto dappoi; l'ordine*, 1 opulenza*, e la maestà di tutta la numerosa sua corte, c più d’o- gni altra cosa il merito delle sue virtù, estesero per tutto l’universo la sua fama, ed oltre al rispetto ed amor tenero di tutt’i suoi sudditi, gli attirarono da ogni parte gli applausi*, e l'ammirazione de 1 più lon¬ tani. La regina Saba parti da paesi del mezzogior¬ no per venire in persona a certificarsi della verità di prodigi cosi inauditi, che si pubblicavano sino nelle piu remote nazioni del mondo. Li vide, c con¬ fesso esser molto più di quello che altri potesse a- vcrle narrato; laonde prese congedò dal re, dopo di avere attestato con 1* offerta di ricchi doni, e con esclamazioni continue, qaanto le fosse grato di es¬ sere stata cosi fortunatamente sorpresa. Sino a tan¬ to che il solo buon genio della sapienza occupava il cuore di Salomone, non si trovò chi eguagliasse la sua prosperità^ la possanza, e la gloria. Tutt’ i suoi vicini chiesero la sua amicizia: non sì trovò alcun potentato che ardisse dichiararsi contro le sue in¬ tenzioni per contrastargliele : ogni cosa gli riusciva prosperamente, gli arrideva ìa sorte. Quando poi r amore impudico d’un numero incredibile di don¬ ne infedeli, che da ogn intorno si era fatte condur¬ re contro la legge di Dio, lo avvinse; allora preci¬ pitò nel fine de’ suoi giorni in ogni sorta di abbomi- nazione , c divenne sino idolatra, senza che nessuno si possa assicurare se finalmente sia ritornato in se stesso, per sollevarsi da caduta cosi deplorabile col mezzo di un salutare pentimento. Mori carico di an¬ ni, e fu sepolto co'suoi genitori ridia città di Da- yidde. Riferisce anche la Scrittura , che possedeva una perfetta conoscenza delle virtù delle piante , c delia natura di tutti gli animali; ma non si trova che di questa cognizione abbia lasciata veruna me¬ moria. Ha solamente la Scrittura Sacra conservati i libri de'suoi Proverbj, Y Ecclesiaste, la Cantica de* Cantici, ed i libri dell’ Ecclesiastico, e della Sapienza, che da lui sono pure denomini!. 4 i « | • * * i. Lib. de’re cap, 5. 4 * Alba Silvio, il cui bisavolo fu Enea, era in quel tempo re de' Latini, circa il quale viveano anche Ome¬ ro ed Esiodo» 3 a A. del IV]. 5 o 6 o. ROBOAMO A v. G. C. 994 * Pie di Giuda, e suo disgraziato fine . Eoboamo regnò anni 17. Abia 2. A sa 41. Josafat 25 . /ìe d*Israele in Samaria, Geroboamo anni 17. Nadab i> lì ausa 2i. Eia 2. Aamri giorni 7* Amri anni li* Acabbo 22. Di io aveva predetto a Salomone, poco avanti la di lui morte , che per castigo delle sue prevaricazio¬ ni sarebbero stati divisi gli stali suoi , c che Gero¬ boamo tagliuolo di Nadab ne avrebbe involata la miglior parte a Roboamo suo tagliuolo. Il profeta Abia aveva significato questa predizione a Gcroboa- ino, il (piale non vide si tosto sepolto Salomone , che andò a presentarsi al nuovo re, accompagnato da tutto il popolo, per ottenere qualche sollievo delie eccessive imposizioni che l’opprimevano. Roboamo congregò allora gli antichi consiglieri, de’quaìi si era servilo baromonc, e tutti furono di parere che si a- vesscro ad acquistar que’ malcontenti colla piacevo¬ lezza, facendo loro sperare che si avrebbe riguardo alle loro doglianze. Ma alcuni giovani sfrenati, adu¬ latori del re, di una stessa età, complici nelle sue sregolatezze , Io persuasero a condursi in questo af¬ fare con modo totalmente diverso. Permise Iddio , clic questo incauto principe fosse cosi sconsigliato dì maltrattare que*deputati, persino di minacciarli di usar con essi ancora maggior rigore di quello a- vea verso di loro praticato suo padre, quando per 33 dolersene avevano avuto ardire di capitare alla sua presenza. Cosi mal soddisfatto il popolo si sollevò incontanente, e fu sì terribile la sedizione, che uno de’ principali della corte del re essendosi avanzato tra quella turba irritata per apportarvi qualche or¬ dine, restò lapidato. In quella occasione dieci tribù intere acclamarono Gcrqboamo per loro legittimo I re, ed a Rohoamo non restarono se non quelle di Giuda e di Beniamino. Conobb’egli allora, ma trop¬ po tardi, la cattiva scelta che aveva fatto delle per¬ sone che doveva ascoltare, volendosi disporre a met¬ tere que’ ribelli ne! loro dovere con un esercito che aveva allestito contro di loro di centottantamila com¬ battenti tutti scelti. Dio gli proibì di dar battaglia, poiché questo smembramento era successo per or¬ dine suo divino, per soddisfare a* sacrilegi di suo padre Salomone; e tale fu la cagione della gran separazione de’due regni d’Israele e di Giuda. In tal guisa Geroboamo si vide signore di dieci tribù, e cominciò a stabihrvisi con fabbricar due tempj, i uno a Dan, 1 altro a Betel, per frastornare il po¬ polo dal portarsi all r.dorazione in Gerusalemme, temendo che col frequentare 1 Giudei, non s inspi¬ rasse a suoi sudditi (pia le he pensiero di ritornare ancora verso Roboamo loro principe legittimo. Ma un profeta uer parte di Dio gli rimproverò la sacrilega politica, gli fece orribili minacele, e operò gran pro¬ digi alla sua presenza. Tutto questo però non fu ba¬ stevole a mutar la perfidia di quel pessimo re, che mori alfine nell empietà sua, succedendogli Nadab 'izioso al pari del patire. Ma Baasa. uno de* suoi sudditi, gli commosse contro tatto Israele, e gli le- 3 £ TÒ con la vita anche la corona che per due anni so¬ li avea goduta. DaH’altro cantoRoboamo, avendone reo-nato diciassette in agitazioni continue - lascio il figliuolo Ahi a successore degli stati , e- dell infelice sua condotta : ina essendo costui morto dopo ti'e an¬ ni , Asa suo figliuolo , atterrò tutti gl' idoli del padre e dell’ avo, debellò i suoi nemici in diversi incontri, e principalmente Baasa. Era questi un suddito iibi.l- lc del re u’ Israele Nadab, ciré aveva distrutta tutta la famiglia di Geroboante, e s era fatto acclamare re. Eia suo figliuolo ricevè il medesimo trattamento, dopo due anni che aveva regnato, da Zambri, uno degli udisiali del suo esercito , che lo uccise con tut- t’i suoi figliuoli per meglio assicurarsi la corona. Am ri , altro olfiztale delle medesime troppe , insorse a contrastargliela, ed avendo assediato Zambri nella città di Tersa, lo costrinse ad incendiarsi nel palaz¬ zo con tutta la sua famiglia, piuttosto che rendersi in potere del suo nemico. Antri regno in Samaria dodici anni, ed ebbe per successore il figliuolo A- cabbo. Questo tiranno fu egli solo più empio e più detestabile di quello fossero stati tutt i picdeccsson suoi, e la sua moglie Jezabelc Iti al pari di lui pei- versa; e giammai non si vide trono piu deturpato di quello, per cagion di coppia si abbominevole. 3 . Lìb, de re cap . 12. i 3 . ec. Capete, settimo re de’Latini della stirpe d Enea, ebbe per successore Capjs: e questo ebbe Capoto, a cui successe Tibnino , il quale essendosi annegato 110I- l’Albula, fu cagione con la sua morte , che quel fiu¬ me fosse dappoi chiamato dal suo con il nome di Ti¬ berio o Tevere. A.delM. 5 ( 25 . ELIA, E violenze di Acabbo. 35 Ay. G. G. ‘$31. Re di Giuda . J0saf.1t regnò anni 2 5 . Re d‘ Israele* Acabbo 21, Qcozia 1. \ 7 V iveva Elia santamente nella solitudine del mon¬ te Carmelo nello stesso tempo clic .Tosalat regnava in Gerusalemme , e rempio Acabbo in Samaria. Dio inviò il santo profeta a questo ultimo re ad avvisar¬ lo, clic per punire la di lui empietà voleva lar sof¬ frire al suo popolo una carestia terribile di tre anni continui. Per tutto il tempo di tanta arsura, Dio provvide al suo profeta , sopra le ripe del torrente di Cariti», con inviargli alcuni corvi die gli portavano pane c carne due volte ai giorno. Seccatosi poi quel torrente, convenne ad Elia ritirarsi a Sarepta nella Fenicia in casa di una povera vedova , alla quale pili non restava che un poco d’ olio , e quanta fari¬ na bastava per fare un piccolo pane, il quale con¬ sumato, nè a lei,nè ad un figliuolo suo unico rima¬ neva piu di che alimentarsi. Non ebbero nulladime- no penuria d’alcuna cosa sin tanto che il profetavi soggiornò, perchè non solamente egli moltiplicò la farina c l’olio, ma restituì alla vita quell’unico fi¬ gliuolo di quella buona donna vedova che frattanto era morto. Al terminar de* tre anni, che durò quel¬ la fame, se ne andò il profeta a far riconoscere ftd Acabbo l’impotenza de’suoi falsi Dei alla presenza di 45o de’loro iniqui sacerdoti. Scese il, fuoco dai cielo miracolosamente sopra la vittima ^ch'egli ave- - r + \ 36 va offerta al vero Dio, nel mentre che que’ falsi sa¬ crificatori vanamente sforzavansi «li fare un miraco¬ lo simile, c quel popolo, persuaso da Elia, gli scan¬ nò tutti nel luogo medesimo. Cadde dopo di ciò una pioggia così abbondante che i più increduli furono commossi da così grande prodigio. L'empia Jezabe- le non vi si arrese-pero in modo alcuno, anzi deter¬ minò di vendicare la morte de* suoi sacerdoti con quella del profeta. Lo perseguitò ella dunque così vivamente, che fu costretto di salvarsi nel deserto in cui Dìo si prese la cura di condurlo sicuro, c di farlo alimentare da un Angelo per lo spazio di qua¬ ranta giorni. Venn'cgli dopo a Damasco per ordi¬ ne di Dio, che gli apparve sopra il monte Oreb, ove gli commise di andar a consacrare Azaele in re del- la Siria, e Jehu in re d’Israele. Avendo il profeta trovato nel suo cammino Eliseo, che lavorava nei campi, lo coperse col suo mantello per comunicar¬ gli il suo spirito di profezia. Intanto continuava À- cabbo sempre più le sue violenze, e volendo dilata¬ re i suoi giardini con includervi una vigna che ap¬ parteneva a Nabot,, fece per suggestione della cal¬ dei Jezabele assassinare quell' innocente, perchè ricusava di lasciargliela. Elia predisse ad ambedue che,in vendetta dì così enorme delitto, i cani ben tosto beverebbero il sangue dell’uno, c mungereb¬ bero le carni dell* altra. Così fu, poiché essendo ri¬ ncaso poco dopo ucciso Àcabbo in una battaglia contra il re di Siria, furono veduti alcuni cani lam¬ bire il suo sangue,che gocciolava mentre portavasi il cadavere alla sepoltura. Succedette ad Àcabbo il suo figliuolo OcozÌa,che non tralignò dall’edueazio- .. . h ud A viltà da suoi sacrileghi genitori. Egli aveva re¬ gnato due anni appena, quando cadde da una fine¬ stra con percossa mortale. Avendo inviato a con¬ sultare sopra questo accidente l’idolo Accaron, E- lia mandò per sua parte a rimproverarlo altamente di quella sua superstizione £ ma questo principe osti¬ nato mandò cinquanta uomini armati , perche sor¬ preso il profeta , a lui lo conducessero. Scese il fuo¬ co dal cielo sopra de’ medesimi in queir istante che furono per avvioiiiilrsegli, onde restarono tutti ince¬ neriti. Di lì a poco sopraggiunta una seconda squa¬ dra fu nella stessa maniera del prima ridotta in un momento in cenere. Il comandante della terza, clic Ocozia sempre piu ostinato volle mandare, parlò da lungi al santo profeta con tanto rispetto c sommes- sioue, clic intenerito Elia si lasciò senza resistenza condurre al re infermo. Subito gli predisse che non guarirebbe mai; ma che avendo posta la sua confi¬ denza nel falso dio d’ Accaron con dispregio del Dio de suoi antenati, resterebbe di tanta empietà dalla morte punito. Morì in fatti Ocozia poco do¬ po, ed ebbe per successore il fratello Joram. Do¬ po qualche tempo Elia, passando in diverse contra¬ ile col suo discepolo Eliseo, stese il suo mantello sepia il Giordano, e divise quell’acque che ad am¬ bulile diedero sicuro il passaggio, indi scese dal- 1 alto un carro infuocato, in cui accolto il san¬ to profeta lu trasportato in cielo, nel mentre che il suo discepolo andava esclamando pel trasporto di un prodigio così stupendo. Lasciò Elia ad Eliseo d suo mantello, e gl’impetrò il suo doppio spi- 38 rito , conforme dal suddetto discepolo gli era stato prima con grande istanza richiesto. A. del IVI. 5 i 5 g. A v, G. C» ELISEO E suoi prodigj. He di Giuda . Josafat au. 2 5 . Joram 6, Ooozia 1. Re et Israele. Joram anni 12. J^_i vestito Eliseo del mantello d’Elia passo di nuo* il Giordano a piedi asciutti col medesimo prodi- col f[uale 1 aveva di già valicato in compagnia del suo maestro, non avendo fatto altro che spiega¬ re sul margine del Ialine quel sacro vestimento. Di là trasferitosi a Gemico raddolcì la malignità delle acque di quella città, gettando un poco di sale nella loro sorgente. Passando poi per la città di Betel, una truppa di piccoli fanciulli si mise a persegui¬ tarlo con insolenza di grida cosi importune, che il profeta fu costretto di maledirli, e nello stesso pun¬ to uscendo due orsi da una selva ne divorarono quarantadue. In quel tempo Joram re d’Israele es¬ sendosi collegato con Josafat re di Giuda, condu¬ ceva contro 1 Moabiti un poderoso esercito, nel qua¬ le si trovavano in persona quei due medesimi re. Mar¬ ciando quelle truppe per un deserto sterilissimo, Eliseo lu chiamato, ed egli in riguardo unicamente del re fedele, fece scaturire m virtù di un miracolo, per tutta V ampiezza di que’ luoghi aridi quantità iti ruscelli, che abbondantemente ristorarono quel nu¬ meroso esercito. Questo ridusse a tale estremità il re di Moab, che , assediato nella città sua dominan¬ te , ili propria mano sacribcò il suo primogenito so¬ pra le mura, e questa sì disperata risoluzione pose tanto orrore nell’animo degli assedi aliti, che abban- donarono la piazza. Da un’ altra parte una povera vedova fu liberata dalla persecuzione de’ suoi credi¬ tori col mezzo del caritatevole profeta, che molti¬ plica prodigiosamente un poco ili olio oh'ella aveva in casa,in tanta quantità che potè pagare tult’i suoi debiti con quello che vendè, e col rimanente so¬ stentare per lungo tempo la povera sua famiglia» Un’altra donna Sunamite fu parimente ! borala per mezzo delle preghiere di Eliseo dall obbrobrio del¬ la sua lunga sterilità. Morì poco dopo il figliuolo ot¬ tenuto, ma accorse il profeta a risuscitarlo, essen¬ dosi steso sopra il piccolo corpo del morto fanciul¬ lo , come appunto in simile occasione aveva opera¬ to il buon suo maestro Elia. Fece inoltre che un po¬ co di farina servisse di contravveleno ad una vivan¬ da attossicata da erbe velenose, delia quale aveva¬ no per ignoranza imbandita la mensa de’ figliuoli dei profeti. Moltiplicò venti pani in tanta quantità, che ne avanzò molto dopo essersene una grandissima moltitudine di popolo satollata. Ma fra tutte le me¬ raviglie eh’egìi operò, una delle più cospicue fu sen¬ za dubbio il guarire Naamano dalla lebbra che lo affiggeva. Era questi il generale degli eserciti del re di Siria, che alla fama de* gran prodigi di Eliseo, che da per tutto risuonavano, sincammino eoa pom- 4.o posa comitiva ad implorare il di lui soccorso per es¬ serne liberato. Non volle il profeta ne meno veder¬ lo . ma j;li mandò a dire che bastava eh’ egli andas- se a lavarsi sette volte nel Giordano. Prendendo Naamano come un dispregio questa breve risposta del profeta., voleva senza farne altro., ritornare den¬ tiera partito; quando i suoi piu confidenti avendo¬ lo persuaso d’ubbidire in ogni caso all’ordine clic gli era stato prescritto, non f ebbe sì tosto adem¬ piuto che si trovò perfettamente rimesso nella pri¬ miera salute. Voleva allora quel generale ricono¬ scere con ricchi presenti la grazia ricevuta dal pro¬ feta: ma Gezi servo di Eliseo, vedendo con ram¬ marico come il suo padrone assolutamente li ricusa¬ va, fecesi dare di nascosto una somma considerabi¬ le, e il profeta nel punto medesimo fece passare la lebbra del risanato Naamano sopra Gezi e sopra la sua posterità. Persuaso intanto il re della Siria, che il solo Eliseo attraversava tutte le sue intraprese contra il nemico Joram re d’Israele, inviò alcune truppe por investirlo, e imprigionarlo nella città di Dotan. Queste genti, a cui era sconosciuto il pro¬ feta , si lasciarono da lui medesimo condurre sino in mezzo della città di Samaria, ove si trovarono esposte in tal modo alla discrezione de* loro nemi¬ ci. \ o eva Joram che in quell’istante restassero trucidate, ma oppostosi Eliseo , dopo d’averle fatte lautamente trattare, le rimandò al loro buon viag¬ gio. Il re Iella Siria, in vece di rimaner convinto dal cortese trattamento, ritornò egli stesso alla te¬ sta d un possente esercito, e ridusse a si crude¬ le estremità i Samaritani, che alcune madri per vivere furono costrette a cibarsi delle carni dei loro figliuoli. Si doleva di ciò col profeta il re Joram, ina fu dallo stesso assicurato che l'assedio sarebbe’ ben t ,sto contra ogni apparenza disciolto. Così ap¬ punto seguì, poiché il campo de’nemici fu assalito una notte da terrore tanto grande ed improvviso, che dissipatosi du se stesso abbandonò fuggitivo in- tieramuiLe le Itineee; ondo la mattina seguente gli aiutanti della città di Samaria in quelle trovarono di che arricchirsi colle spoglie siriache. 4* Lib. de’ re cap. 5. 4. 5. ec. U citta di Cartagine fu fabbricata in questo terap# dallH regina Bidone. 1 A. del M. 5 15i. JEZABELE PUNITA E divorata da cani Av, G. C. 900. lie di Giuda. Ocozia anni 1. Atalia 6. He d‘ Israele. Joram anni I2 . J e bu 28. Joacas [6. v, colendosi d santo re Josafat oppresso dalla vec chiezza, lece coronare avanti di morire suo figliuoli Joram, il quale, posti in dimenticanza i pietosiesem pn 1 si uon genitore, si era dato in preda a tutti le superstizioni idolatre ohe dalla moglie Atalia, fi. g' ll 'o a el sacrilego Acabbo, era stato persuaso di • Tacciare. Dopo la sua morte, Ocozia suo figliuo- issendo stato assunto alla monarchia di Giuda fece alleanza con Joram re J Israele suo ?io mater¬ no. Allora Jehu, consacrato re da uno de’discepoli di Eliseo, dovendo per ordine di Dio far perire tut¬ ta la famiglia di Àcabbo, si portò ad investire do¬ ranti, ed il re di Giuda che all’altro si era unito nel¬ la città di Jesracle. Joram , ancorché infermo ìj vo¬ lendo ributtare personalmente il nemico, spintose¬ li innanzi, accompagnato daOcozia, fece seguire il combattimento nel campo medesimo di Nabotb. Joram colpito da una freccia c rimastone ucciso fu gettato a cani. Ocozia parimente, mentre fuggiva, trovò ehi gli diede la morte, e Jehu fece portar il suo cadavere nella città di Gerusalemme. Dopo |?o- sì scanalata vittoria Jehu entrò trionfante inJcsrae- O le che gli aprì volontariamente le porte. L’empia Je- zabele, che quivi era rimasta, lusingandosi ohe le restasse ancora tanta bellezza da allettare gli sguar¬ di del re vittorioso, pomposamente vestita si pose ad una finestra che guardava sopra la strada per o- ve passava Jehu trionfante. Appena febb* egli os¬ servata, che deridendola comandò che fosse getta¬ ta da quella finestra; onde incontanente gli eunuchi della regina medesima ubbidienti nc la precipitaro¬ no sopra la strada, dove il suo corpo fu squarciato in pezzi e calpestato da’cavalli. Ritornarono bensì le genti del re indi a poco a cercarla per darle se¬ poltura in riguardo ai rispetto che Jehu voleva pur rendere al carattere regio nella persona di quella sventurata: ma si trovò che i cani 1*avevano già di¬ vorata, cosicché altro più non restava che l’estre¬ mità de’piedi, delle mani, ed il nudo cranio, co¬ me appunto aveva predetto Elia. Ordinatasi poi 43 da Jehu una esattissima ricerca di tutt’i fìoiiuoli di Acabbo per farli morire, i principali abitanti di Sa* maria ne scannarono di propria mano settanta per compiacere al loro nuovo regnante. Indi fece con¬ vocare tati* i falsi sacerdoti di Baal nel tempio di quel Dio bugiardo. Costoro speravano di ricevere (la Jehu gli stessi buoni trattamenti che avevano ri¬ cevuti per lo innanzi da Jezabelc, per lo che nè pur uno s intìnse di ritrovarvisi, c si lusingavano che la loro religione sarebbe restituita nello splendore in cui era stata sotto il regno precedente. Ma s ingan¬ narono ben altamente, poiché a tutti fu tagliata la lesta per ordine del re, che pareva non avere più altro a cuore che d ristabilimento del culto del ve¬ ro Dio d’Israele. E pure ricadde aneli’egli ben to¬ sto in tutte le profanazioni de’suoi predecessori, e mori poscia nella sua empietà. Dall altra parte la ambiziosa Atalia ^ figliuola di Acabbo, f iniquo re d Israele, vedova di Jorani re di Giuda, e madre di Ocozia ucciso di recente nella battaglia di Josrae- le ) lece morire tutt 1 figliuoli di questo ultimo prin¬ cipe per regnare in luogo loro. Il solo Gioas, piu giovane di tutti, fu salvato da quel terribile macello da Giosaba sua zia paterna, moglie del gran sacer¬ dote Giojada, il quale lo lece nutrire nel tempio. Subito giunto all eia di sette anni,Giojada io mostrò al popolo, clic riconosciutolo per suo legittimo si¬ gnore , lece morire 1 ava sua Atalia per meglio as¬ sicurare la corona a questo infante di lei nipote. A- vendo verso quel tempo il profeta Eliseo terminati i suoi giorni, successe che un corpo morto per avven¬ tura posto nel di lui sepolcro risuscitò subito ch’eb- 44 bc toccate 1 ossa del santo profeta. Quanto al gio¬ cane re Gioas, si applico subito , merce eie'consigli del savio Giojadà, a ristabilire da per lutto la vera religione, cd a risfcaurare cd arricchire il tempio di Gerusalemme ; ma dopo la morte di quel gran sa¬ cerdote, dimenticatosi delle di lui sante istruzioni, passò agli eccessi ed alle profanazioni de'suoi ante¬ nati. Il gran sacerdote Zaccheria, figliuolo e suc¬ cessore di Giojada, noj 4 potè soffrirlo senza farglie- ul le piu amorei oli e salutari ammonizioni t ina fune¬ ste all'opposto lo irritarono a segno, che fece lapi¬ dare il santo pontefice fra il tempio e l'altare. A- vendogli un sacrilegio sì enorme attirata la maledi¬ zione di Dio, Gioas oppresso da ogni sorte di ma¬ lore fu vinto, preso, e così maltrattato da’Siriaci, che dopo aver sofferto per qualche anno dolorosis¬ simi mali, aliine trucidato da due dei suoi domesti¬ ci restò a titolo di somma vergogna anche privato della solita sepoltura de’re. 4* Libi de’re cap . 9, 10. il. ec* A, del M. 3168. GIONA Av. G. C. 886 . E sue ammirabili avventure. Re di Giuda. Gioas anni 40* Amasia 39. Re d’ Israele. Jelm anni *8. Ioaca/. 17. Giuas anni 16. Geroboamo II. 41. V ▼ erso questo tempo Dio comandò al profeta Gio¬ na di andar a predire alla famosa Ninive, metropoli dell’imperio degli Assiri, che voleva distruggere • 4-5 quella loro città per abolire le esecrande abborai- nazioni che in essa si commettevano. Non a^ndo Giona coraggio bastevole ad eseguire un tal ordine leggendo s’imbarcò per andare nella Cilicia; quasi che in tal guisa pensasse di poter sottrarsi alla vista del suo Signore. Il vascello sopra cui navigava fu ben presto agitato da una furiosa burrasca: \ mari¬ nari persuasi che qualche gran reo si ritrovasse tra loro, e cagionasse un cosi improvviso pericolo trassero le sorti, le quali caddero sopra Giona. H profeta conobbe allora quanto fosse vano il persua¬ dersi di poter iscansare l’ordine di Dio: per lo che da se medesimo si offerse di èsser gettato nel mare, come solo colpevole in quel legno della insorta tem¬ pesta. Appena precipitato nel mare, una balena in quell istesso istante sì presentò ad ingojarlo, e su¬ bito successe alla tempesta la calma. Stette Giona tre giorni e tre notti nel ventre dell’orrido mostro, m cui per tutto quel tempo riconoscendo con quan¬ ta bontà Dio prendeva cura di lui, recitato un can¬ tico in rendimento di grazie, finalmente fu vomita¬ to s °pia la spiaggia. Ricevuto poi ancora un secon¬ do ordine che confermava il primo, si trasferì sen¬ za indugio a predicare nella gran piazza di Ninive centra gli eccessi indegni di quegli abitanti, a*qua- i predisse, che nel termine di quaranta giorni pros¬ simi tutta la loro città sarebbe interamente distrut¬ ta. I Nirnviti spaventati dalla minaccia ascoltarono con tutta riverenza la voce del santo profeta, e si orarono di pacificare Io sdegno di Dio con una penitenza pronta c salutare. Fu questa generalmen- 46 te eseguita da’ maggiori sino a’ piu piccoli con un ri¬ goroso universale digiuno, ordinato agli stessi bru¬ ti. Fu primo il re a persuaderli col suo esempio; le lagrime, c le preci di un popolo cosi numeroso riu¬ scirono tanto grate a Dio, che le conobbe sincere, c rivoeò la sentenza della loro distruzione in grazia del pentimento. Ritiratosi intanto il profeta in qual¬ che distanza fuori delle mura della citta, ivi atten¬ dendo l’esito della sua predizione, si era messo al coperto sotto una frascata di foglie da lui costrutta, la (piale da Dìo fu aumentata di un grand’ albero di edera, cresciuto prodigiosamente in una sola not¬ te per ripararlo dal sole ch’era ardentissimo in quel¬ la stagione. Vedendo poi Giona spirati i quaranta giorni, e che la città si manteneva ancora intera nello stato di prima, n 5 ebbe sensibilissimo dispiace¬ re, temendo, che in Nirtive non solo, ma altrove sarebbe per lo innanzi creduto per un falso profeta, a sci* no che ardi dolersi del medesimo Dio. Allora lu, che l’albero che lo copriva, obeso da un piccio¬ lo verme nella radice , si seccò e lasciò Giona . spo¬ sto alla veemenza del sole, il che somma afflizione gli accrebbe. Perchè dunque, o Giona, ( gli disse allora il Signore) devi tu tanto affliggerti per avere veduto seccarsi quell’ edera che non ti è costata fa¬ tica veruna in piantarla e coltivarla? e ti sembrerà poi Liuto strano che io abbia usala clemenza verso un Si gran numero d’innocenti stati in procinto di esser mescolati co' più colpevoli nella distruzione di Ninive? Non sono eglino opera delie mie mani? Giona da ciò couobbe la misericordia di Dio non tl essere inferiore alla sua giustizia ^ allora clic non ce ne rendiamo indegni con la durezza del cuore e con 1 ostinazione nel peccare. Profezia di Giona, cap, j. 2. 3 , 4. cc . _ Il Cèlebre Licurgo vivevi ancora in quel tèmpo di Giona. Sardànapalo , che regnava in iNinirc, datosi ad una estrema dissolutezza, verso l'anno 5178, fu co¬ stretto ad abbruciarsi vivo con Je sue concubine per non cadere nelle mani de’suoi sudditi sollevati, il sa¬ crilego A remolo Silvio, detto altramente Allariio, duo¬ decimo re de’Latini cominciando da Enea, si annegò io' I e ve re , 0 il figliuolo Aventino fu suo successore. Carano fu parimente il primo re de'Macedoni, verso gì anni del mondo 0240. Prora, undecimo re degli oant , lascio il regno a Numitore suo figliuolo, che da Arnubo suo fratello gli fu usurpato; e lìhea Silvia figliuola del primo fu obbligata di farsi vestale verso gli anni .12 56 . Ella partorì dopo i due gemelli, che fondarono la città d, «orna. Ifito in quei tempo rista¬ ili 1 giuochi Olimpici, e si cominciarono allora a computare le Olimpiadi. 1 A. del M. 5293. aciiaz. Av. G-C, 761. // più empio de’ re di Giuda . Pie di Giuda . Amasia anni 29. Ozia 40. Joatan 16. Achaz 14. Re d' Israele. Gcroboomo lf. 4,. anno. Zaccheria ma- *’ io. Sellimi mesi Manahcm anni 10. Faccia a. Facea ao. r \ “ °P° Smorte di Gioas re di Giuda successe il J a molo Amasia 9 che fece morire gli uccisori del suo genitore. Vinse egli dipoi gl’Idumei : ma area- I v 4-3 do adorati i loro idoli, fu abbandonato dal Signore che poco dopo lo diede in preda al re d’Israele. Re¬ gnava allora Gioas, il quale attaccato da lui senza ragione, e vintolo a Betsames lo condusse prigio¬ niero nella sua stessa città di Gerusalemme, della quale furono atterrati quattrocento cubiti di mura¬ glia dopo d’averla saccheggiata. Qualche tempo do¬ po fu Amasia ucciso dai proprj sudditi, perche la sua cattiva condotta lo aveva reso odiosissimo, c gli successe il figliuolo Ozia detto altramente Aza¬ ria. Nel principio ilei suo regno fu costui fortunato in tutte le sue intraprese, attesoché non imitava se non i buoni esempi che gli aveva dati il padre quan¬ do temeva Dio, reggendosi inoltre sopra i saggi av¬ visi di buoni consiglieri c dei profeti. Cosi restò vit¬ torioso di tult’i suoi nemici, e riparò le vecchie ro¬ vine che dalle guerre precedenti restavano a Geru¬ salemme: hnattanto che un giorno avendo tentato di usurparsi l* ufficio di sacerdote, e di voler offe¬ rire l’incenso nel tempio, Dio lo punì all'improvvi¬ so con una lebbra schifosa, che non solamente lo allontanò da! commercio degli uomini, ma lo co¬ strinse a ceder il governo a suo figliuolo Gioatan. Questo principe nel progresso del suo governo resse lo stato con molta saviezza e pietà, indi suc¬ ceduta infelicemente la morte di suo padre fu il ter¬ rore de’ nemici, e 1' amore de' popoli per sedici an¬ ni continui del regno suo. Gli successe il figliuolo Acaz, molto però diverso dal padre, non essendo mai stato il regno di Giuda governato da re cosi empio com' era costui. Dall’ altro canto Geroboa- mo, secondo di questo nome, re d*Israele, aveva „ *9 atulo per successore il figliuolo ZapcKeria dopo tm interregno di dodici anni. Ln suddito ribelle nomi¬ nato Selcia gii rapi la corona c la vita dopo sei me- si di regno: ma questo iniquo fu poi parimente tru¬ cidato da un altro ribelle nominato Manahem. il quale regnò da tiranno per dieci anni in Israele. Fa¬ ceta figliuolo di Manahem gli successe; ma Faceo pure altro ribelle, avendo ammazzato Faccja, ot> cupo il suo dominio. L’empio Acaz re di Giuda fó¬ ce guerra contro questo Faceo, e ne restò vinto : e sebbene aveva questo sacrilego sentita la mano di Dio pesante sopra di se per il successo funesto dcl- 1 armi sue contro i Sirj ; non volle giammai rien¬ trar m se stesso per istornare i fulmini che 1’ oppri¬ mevano, e che di peggio ancora lo minacciavano. *aceo gli uccise centoventimila dei suoi sudditi, e ne condusse duecentomila schiavi in Samaria, i aia- li nel principio furono trattali con molta crudeltà ma per le rimostranze del profeta Obed finalmente i vincitori si mitigarono, e rimisero in libertà tutti quei prigionieri. Allora Acaz in vece di ricorrere a J io ricorse agli Assiri, i quali non pensarono ad al- tro che a prevalersi di quest’alleanza per rapir quan¬ to gli restava ancora di ricchezza. Era cosini tanto ciecamente attaccato al falso culto degl’idoli, che dopo d’aver fatto passare anche il proprio figliuolo per il fuoco dell’altare di Moloch, ordinò ohe si chiudesse ,1 tempio del Dio vivente per impedire che alcuno non 1’ adorasse, e fece alzar da per tut- ° altari ai vani suoi simulacri. Pose in loro tutta sua confidenza, malgrado alle riprensioni spes¬ sitegli da Isaia, quel gran profeta, la cui emi- 4 fr° ncnte virtù , c regia nascita dovevano nell’animo di quell’empio inspirar riverenza e cognizione. Persi¬ stendo ostinato sempre jmu nelle enormi sue' scelle—■ ràggini, mori al fine nel colmo delle iniquità dopo un regno di sedici anni.t u allora clic con la molle di quel tiranno il popolo fedele cominciò a respira¬ re mercè' la saggia condotta ili Ezechia suo figliuo¬ lo e successore ° il quale lece che andassero in di¬ menticanza le oppressioni c l’empietà di- Acaz , fa¬ cendo m ogni luogo fiorire la vera religione, c 11 — parando con la prudenza , e con la sua glande equi¬ tà le violenze ed i sacrilegi del padre- 4 . Lìb. de’re cap. iG. ec. Paralipom. Uh, 2 . cap. 28 . In Quel' tempo- Roma fu fondata,- e Romolo fu il pii* mo re. I Lacedemoni , e i Messenj cominciarono una guerra clic durò venti anni, cd Archi* disceso da Er¬ cole fondò la città di Siracusa. A. del M. 53oj. EZECHIA, 1 kv+ G** C»- 745. E il suo fedel ministro Isaia. Rè di Giuda. Ezechia anni 29 . Re d’ Israele, Osea anni 18 ., L li applicazione maggiore di quel grande' e fiuoiv re fu di far demolire tutti gli altari profani e tutti gl’idoli delle false divinità, delle quali i suoi prede¬ cessori avevano riempiuto il regno della Giudea ; per lo che riuscì così caro- il suo» zelcr a Dio, che lo riconobbe con partieolar protezione-, tutta visibile sili dal principio ilei suo regnare. Si liberò egli fe¬ licemente dall’oppressione degli stranieri, e dìi trf- buto solito pagarsi annualmente da’suoi antecesso, ii agli Assiri ^ indi si rese cosi temuto a’suoi confi¬ nanti, che non si trovò chi ardisse più disturbarlo. Osea re di Samaria*, che aveva occupato (pici tro¬ no dopo d’aver ucciso Facea, non lu avventurato come Ezeclna; perche volle ostinarsi nell*idolatria, che i suoi predecessori avevano in Israele iniqua¬ mente introdotta. Salmanassar re degli Assiri, cui Osea rifiutava di pagare il tributo, venne sopra di lm con un torrente d’armati, facendogli soffrire tutte le calamità in un assedio di tre anni ; dopo i quali avendo saccheggiata Samaria, condusse quel re ron tutto il suo popolo’ prigioniero a Ninive, rendendo cosi intieramente distrutto il rc ® Dio, servendosi per norma degli esempli reli¬ giosi di Ezechia suo bisavolo, Nel tempo di questo re Giosia, lu ritrovato il Deuteronomio eh’ci fece leggere a tutto il popolo, c sintanto eh’ egli visse ne restarono adempiute fedelmente tutte le ordinazio¬ ni, Feoe oltre a ciò celebrare una Pasqua, la piu solenne che si fosse dopo Samuele solennizzata 5 ma Giosia avendo qualche tempo dopo condotto in persona un soccorso considerabile al re di Assi ria contro quello di Egitto , rimase ucciso in una bat¬ taglia, e hi da tutto il suo popolo infinitamente com¬ pianto. Suo figliuolo Gioacas regnò poco tempo dopo di Ini, perché fu deposto dal re di Egitto, il quale condottolo seco prigione sostituì in suo luo- Li ;+ 58 go Elia cimo fratello di Gioacas con obbligo clic mutasse nome, e si chiamasse Gioaehim. Questo fu subito attaccato da Nabucodonosor re di Babilonia, che se lo rese tributario; il qual giogo volendo egli scuotere dopo tre anni, fu da ogni parte combattu¬ to, e in Babilonia alla line prigioniero condotto. Geconia fio-liuolo del medesimo Gioaehim, non es- sondo meno perii do del padre, fu anche altrettanto infelice. Nabucodonosor desolò 1 suoi stati, sac¬ cheggiò Gerusalemme, spogliò il tempio, lo cari¬ cò di catene , e fece riconoscere in suo luogo Se- dccia suo zio, non meno empio di quelli che l ave¬ vano preceduto, il santo profeta Geremia si era inu¬ tilmente sforzato di rappresentare cosi a lui, come al suo popolo, che con l’esempio del re commette¬ va ogni sorta di abbominazioni, quanto dovessero temersi i giadizj di Dio, che tanto irritavano. ìjssi però in luogo di profittare di avvertimenti così sa¬ lutari, fecero precipitare il profeta in un pozzo , u onde fu poi estratto ; ma finalmente la loro inirjui- tà li fece arrivare «al colmo delle disavventure. Nel decimo anno dei regno di Sedecia, Nabucodonosor si portò ad assediare Gerusalemme , le fece soffrire per due anni di assedio calamita indicibili, ed al line la superò di assalto. Sedecia si era salvato , ma catturato ben tosto gli le’il vincitore subito trucidare sotto agli ocelli due suoi figliuoli; poi fat- te gli trae le pupille, c carico di catene lo mando in Babilonia. 11 palazzo reale restò ridotto in cene¬ re , il tempio saccheggiato e profanato, e Gerusa¬ lemme interamente sconvolta e distrutta. 11 santo profeta Geremia aveva indarno predette e de pio- rate cotante miserie nelle sue lamentazioni: e Ba¬ rile li di lui discepolo si era parimente senza frutto affaticato di secondare il di lui zelo, mentre già tut¬ to il regno di Giada dovea cosi perire, stante le sue infedeltà verso Dio. Non vi restarono che pochi mi¬ serabili all’intorno delie rovine di Gerusalemme; tutti gli altri Giudei essendo stati condotti in A.ssi- ria cattivi, Godolia ebbe la cura di reggerli, I pro¬ feti Geremia c Baruch rimasero con essi ; ma Go- dofia essendo stato assassinato poco dopo da Ismae¬ le? fuggitosene questi in Egitto, tutù gli altri Giu¬ dei passarono a soggiornare appresso quel tiranno, ed i profeti stessi furono obbligati a seguirli ancor¬ ché loro annunciassero clic ben presto i Babilonesi tratterebbero 1 Egitto come avevano poc’anzi fatto alla Giudea. Intanto Evilmerodach, dopo la morte del re Nabucodonosor suo padre, ebbe compassio¬ ne di Joachimo re de’ Giudei , die languiva da ven- t’anni in prigione; onde gli restituì le insegne della sua dignità , lo fece sedere alla propria mensa, e lo ricolmò di ogni sorta di benelizj. 4. Lib . de* re cap. 21, 22. »3 ec ♦ Aristodemo re de’ Messeri) , uccìsa la propria figliuola per salvar il suo paese, disfi ce i Lacedemoni, e spopolò la loro città, e dopo sei anni dì regno si ammazzò da •sé stesso sopra il sepoloo delia figliuola uccisa. Homo- lo , essendo sparito dopo d’ aver regnalo tre ut’ otto an¬ ni , tu adorato come Dio Sotto nome di Quirino , e ciò per insinuazione di Numa suo successore. Tulio Ostilio successore di ÌVuma riamino i l\> mani alta guena , pre¬ se la citta di Alba , e la distrusse , e nel corso di que^ sta guerra segui d famoso combattimento de^li 1 u-azj. La sibilla Lrofiln fioriva intorno a quei tempo nell’iso¬ la di Sarao, onde fu poi nominata vìa-mia. GIUDITTA A v> 0 * G* 7Ò& Co A. del M. 5V f G. Che recise la testa ad Oloferne . D r opo ili aver vinto Nn buco clono sor, Àrfaxad re de’Medi pose Oloferne alla testa d Alene , . Miteni t tuki bv"° ,nDelro,ld Ji Apollo isti- tuiti in^A ° C U * iv * e l ^ ua ^ c ^ c amia dopo furono isti- m Argo quelli così detti Nenie/. 5 66 Av. G. G* 6t6. E sua innocenza riconosciuta . All* uscir che faceva Daniele appena fuori della infanzia, permise Dio che fra il popolo della sua patria nascesse un memorabile accidente, che die¬ de un gran presagio di ciò che un giorno era per diventare quel giovane profeta. Era in Babilonia un Israelita di buona nascita nominato Joachimo, spo- salo ad una giovane della sua nazione, la cui mo¬ destia e singolare bellezza unitamente traevano il ri¬ spetto comune, e V universale ammirazione. Era il suo, nome Susanna , il cui genitore Helcia aveva a- vuta diligente cura di allevarla ne’sentimenti di o~ nore e di pietà, da’ quali non degenerò mai. Essen¬ do suo marito costituito in grado considerabile, c possedendo gran beni di fortuna , trovavasi giornal¬ mente presso di lui la florida compagnia di onestis- sime genti della sua religione, le quali egli riceveva nella sua casa, che con ogni splendidezza teneva molto in ordine per tal effetto, e che varj deliziosi giardini rendeano ancor piu dilettevole. Due vec¬ chi personaggi distinti per cariche onorevolmente coperte erano troppo assidui alla sua abitazione. L’età non può guarentire veruno. Finche l’uomo e viatore, egli è esposto ad attacchi, cui deve con forza ribattere, e con valore respingere. Non es¬ sendosi opposti ai funesti principi ^ rea p ass io ne ? essa crebbe nei petti loro, ed in appresso diven¬ ne impetuosa ed ardita. Chi però teme Iddio, A. dei M. ?458 f SUSANNA, 6 ? tutto sa vincere, e tutto sa guadagnare. Susanna donna saggia, e grande in pietà fece a tempori' corso al cielo; solo difensore degli umili, e sempre pnnitor dei malvagi. Malgrado prìeghi e minacele, a magnanima ed intrepida rimase ne’suoi propo¬ nimenti ^ermissima, quasi scoglio immoto fra coloi di mare infuriato. Indispettiti i due perfidi seniori, apertamente 1 accusarono di quel delitto che seco portava la pena di morte. La loro astuta finzione, Ja loro costante asseveranza, il loro altissimo credi¬ to poterono dipingere a colori di vero quello che tutto era falso ed iniquo. Ma Iddio che non abban¬ dona giammai quelli che in lui confidano, ebbe cu¬ ra di quella vittima innocente. Nel punto che la conducevano al supplizio, il solo giovane Daniele, per ispirazione del ciclo, preso l’ardire di opporsi a giudizio tanto precipitato, fece in modo che la e- sccuzmiie si sospendesse. Tratti in disparte uno dall altro i due vecchi, e interrogandoli «cparaLa- mente li ridusse a mal partito per le loro deposizio¬ ni discordi, e disvelo pubblicamente l’enormità del¬ la calunnia, e la malizia interessata di que’dtic sup- p antatou. Essendo cosi ampiamente convinti que¬ gl infami furono pel medesimo istante lapidati, e la casta Susanna fu pop ogni onorcvolezza ed applau¬ so alla sua abitazione ricondotta, dove il padre ed manto accolsero con altrettanta gioia quanto era stato amaro ij loro dolore. Triti’ insieme riconob¬ bero la protezione visibile del grande Iddio, e gli tributarono rendimenti di grazie. Daniele do¬ po quel successo fu riguardato da tutti quelli di sua nazione, come il liberatore di una eroina, che 68 faceva la !or gloria maggiore, e che in ogni luogo si era acquistati onori proporzionati al suo merito singolare. Daniele cap. 1 3 . Servio Tullio fu eletto re di Roma dopo V uccisio¬ ne del vecchio Tarquinio. In quel torno dì tempo, Esopo Frigio componeva le sue favole, ed il crudele Falaride tiranneggiava il regno di Sicilia. A. del M. 3498 . DANIELE rinserrato TRA I LEONI Senza lesione alcuna. Av, G. C. 556 . D ario re rie’ Medi impadronitosi di Babilonia do¬ po P uccisione di Baldassare concepì tanto amore e tanta stima per Daniele., che riguardandolo come una persona animata dallo spirito di Dio, volle in¬ nalzarlo alla prima carica del suo stato. Non mancò questo eccessivo onore di far contro di lui insorgere tanti invidiosi, quanti erano i principali della corte, che congiurando alla sua perdizione tentarono nel modo che segue di procurargliela. Prevenuto il re dagli affettati sentimenti loro con indegne adulazio¬ ni, lo persuasero a proibire a tutt’ i suoi sudditi, sotto pena della vita, di non indrizzare le loro pre¬ cider lo spazio di quaranta giorni continui ad alcun altro nume che a lui solo, esclusi per quel tempo fino gli Dei suoi medesimi. Si giunse pertanto, do¬ po questa strana minaccia, a stringer ben tosto Da¬ niele , che veniva osservato tre volte al giorno vol¬ gersi con gran divozione verso Gerusalemme per adorare secondo il costume della nazione Ebrea il Siltì Dio. Essendo adunque in virtù delle leggi del paese tutti gli editti sovrani irrevocabili, bisognò, per quanto grande fosse la ripugnanza del re , che Daniele convinto d’una cosa, di Cui non poteva, se¬ condo il parer de maligni, difendersi, si soggettas¬ se all’ingiusto rigore di quell’idolatra ordinanza, onde fu latto cadere,nel serraglio dei leoni perche fosse da quelli divorato* senza che Dario potesse porvi altro ostacolo che quello d‘inutilmente doler¬ si. Ivi restato il profeta una intiera notte non ricevè alcun danno immaginabile. Allo spuntare del gior¬ no si affacciò impaziente il re all’entrata di quella gioita da esso fatta chiudere e sigillare col proprio suggello per opporsi agli artifizj de’nemici di Da¬ niele, assai più crudeli e inumani delle stesse bestie* avendo faUo spalancare con fretta l’uscio, e veduto «he il santo profeta non aveva risentito alcun de¬ trimento, s inoltro ad abbracciarlo con tutto il cuo¬ io. ÌNel medesimo punto lecci venire nei luogo stesso tutti quegl iniqui accusatori di Daniele, e avendo or- < inalo che fossero gettati a leoni nello stesso serra¬ glio, furono essi in un istante divorati. Intanto i Ba¬ bilonesi tuttavia privi iti senno continuavano ad ido¬ latrare il loro idolo Bel, senza accorgersi delle astu¬ zie maliziose dei sacerdoti di quel falso dio, i quali usurpandosi tutte le offerte ed i doni presentati a quel vano simulacro, facevano credere al popolo che lo stesso dio con quello si alimentasse. Daniele per di¬ singannare quegl’increduli forsennati ordinò che fos¬ sero portate una notte nel tempio-dell’idolo le vivan- < e eh erano preparate per conse orargli, facendo poi con ogni sorta di segretezza seminare di minu- in cenere il pavimento dall’ingresso del tempio fino? all’ idolo. La mattina seguente concorsi al tempio , nè trovandosi le vivande offerte, tutti, non eccet¬ tuato neppure il re medesimo, esclamarono che quel Dio solamente se n era potuto nodrire. Ma il pro¬ feta fece loro osservare patentemente sopra le spar¬ se ceneri le pedate de' falsi sacrificatori, che per en¬ trate segrete erano verniti quella notte con le mo¬ gli e co’ figliuoli a rapirsele per mangiarle alle ca¬ se loro. Cosi essendo quelli convinti dell’iniqua im¬ postura, furono tutti fatti morire; s'infranse Y ido¬ lo, ed il suo tempio fu totalmente distratto. Posero però ben tosto in olddio i Babilonesi un benefizio cosi memora bile, volgendo la loro-superstizione ver¬ so un dragone che adorarono come lor Dio invece dell* idolo Bel. Il santo profeta ottenne dal re, che voleva obbligarlo all’ adorazione di quel mostro in¬ sieme con tutti gli altri suoi sudditi, la permissione di accostarsi al dragone , assicurandolo che invece di riconoscere in quell’animale qualche specie di divinità lo farebbe morire sensi’alcuna difficoltà in sua presenza. In effetto Daniele altro non fe¬ ce, ebe gettare a quella bestia urr boccone di po¬ co pelo intriso in pece ed in saggina, la quale non cosi tosto l’ebbe inghiottito, che crepò su¬ bito alla vista di lutto il popolo.. Quest’ azione , che liberava 1 Babilonesi da un oggetto si pernicio¬ so-, avrebbe dovuto enncibargli la gratitudine uni- Q o versale, e pur ebbe un effetto totalmente contra¬ rio. Fu spinto il profeta per la seconda volta nel serraglio de’ leoni, ove stette sette giorni intieri al¬ la discrezione di quelle belve affamate, alle quali .. . ; % fiori si era dato alcuna cosa à mangiare per metter» le in necessità di averselo a divorare. Ma Dio prese cura di preservarlo cori un altro miracolò. Il profe¬ ta Abàcuc aveva preparato il pranzo per quelli che raccòglievano in campagna là sua mésse. Un Ange¬ lo levatolo di [teso da terra gli fece portare quelle vivande al rinserrato Daniele, cui servirono di mi¬ ti mento per seLté giorni ;> al terminare dei quali fe¬ ce aprire la caverna e trovando, contra T univer¬ sale apparenza e la comune speranza vivo Danie¬ le, ordino che di là losse levato, c che in suo luo¬ go vi fossero gettati ì di lui calunniatori, de’ quali gli affamati leoni in uri moménto si saziarono. Quel gran profeta fra tanfo persecuzioni glorificò sempre' Ì 1 suo Dio, tanto per la confidenza che in lui seiri- pré aveva ^ quanto per la continua assistenza che né provava. Fri perciò F anima sua illuminata di Straordiriarià manièra, mercè le corriuriicazioni fa¬ miliari coll Increata Sapienza, che si cornpiàeeva manifestarsi nelle sue misteriose visioni che dalla Scrittura ci vengono riferite. L’rina delie pili con¬ siderabili fu quella che in una notte sogriarido com¬ prese la mutazione delle quattro grandi monarchie del mondò, sécondo 1 interpretazione che dopo gli e stata applicata. Vide uscire da un tempestoso ma¬ re quattro orribili mostri. Il primo era una leonessa cori ali d aquila. ÌI secondo sembrava uri orso con tre ordini di denti. Il terzo un leopardo con quat¬ tro' teste e altrettante alej e l’ultimo, piu furioso di tutti gli altri, aveva denti di ferro molto lun¬ ghi $ e dieci corna ^ tra mezzo alle quali uno ve o era piu grande degli altri con occhi uiriarii $ éf mia gola con cui sbranava c divorava ogni cosa, er parve che presagisse grandi avvenimenti. Uno de¬ gli spirili beali, che Daniele nello stesso tempo vi¬ de all’intorno del trono di Dio, gli significò che que* quattro animali rappresentavano li quattro re¬ gni che sorgerebbero dalla terra, c che t’ultimo di tutti gli altri tre si renderebbe dominatore. Spie¬ gata questa visione per le quattro monarchie, cioè degli Assiri, de’Persi, de’Greci, e tic’Romani, si conghiettura questo quarto mostro essere la figura dell' Anticristo. Daniele cap. Ciro soggioga Creso re di Lidi*, e dopo si rende soggetta tutta l’Asia., facendosi padrone di Babilonia. Tarquinio il Superbo , avendo fitto ammazzare Servio suo suocero, regnò in -vece sua, e poi fu scacciato da’parcnti di Lucrezia, che Sesto Tarquinio suoiigliuo- ]o avea vini,ita. Ginnici Bruto , principale autore di questa cospirazione, fu eletto consolo di Roma, il cui governo fu cangiato in repubblica negli anni del mondo 5545 , e 244 dopo la fondazione della città. A. del IVI. 5589... Divenuta sposa di Assuero. ESTER Av. G. C. 465 * Eira Ester una giovine donzella giudea, li cui pa¬ renti erano stati condotti prigionieri in Babilonia , per lo che essendo orfana fu allevata da Mardocheo suo zio. Ne prese egli cura così diligente che di¬ venne e la piu-beìla, e la piu perfetta creatura che si potesse desiderare e scegliere nell’accurata ri¬ cerca che da per tutto si faceva di una sposa degna di un si gran monarca $ come era Assuero, ripudia¬ ta ch’egli ebbe la regina Vasti. Mardocheo zio di Ester prudentemente prese il partito di non farsi vedere in tal qualità alla regia corte e la nuova re¬ gina si vide obbligata dal canto suo a non làr sape- le d esser giudea. Intanto Mardocheo scoperse la cospirazione di due eunuchi ufòziali di Assuero ebe insidiavano la vita del re. Ester la fece di ciò con¬ sapevole : ma il re si contentò di riconoscere sola¬ nti, ntc questo servigio col farlo registrare Ira le me— mcne dei suo regno. Si lasciava egli condurre con arbitrio assoluto da un insolente suo favorito , no¬ minato Aman, il quale sollevò a tal ardire la sua ambizione sino ad obbligar tutt’i sudditi dell’impe¬ llo pt.i 01 dine (.lei re riti umiliarsi profondamente in presenza sua ed adorarlo* Come dunque la religio¬ ne di Mardocheo non gli permetteva di far anche egli ciò che facevano gli altri, se ne accorse Aman con grande indignazione; c il rifiuto di quel solo Giudeo pungendogli piò il cuore di quello che la universale venerazione gli desse compiacimento, risolse di trarne memorabile, vendetta, e di ester- minare con Mardocheo tutta la nazione degl’Israe¬ liti. Per incamminar il suo disegno fe’ compren¬ dere al re andarvi dell’ interesse de’ suoi regni ogni qual volta soffrisse genti, la cui legge fos¬ si; totalmente opposta a quella del suo paese , on- ( e sotto questo pretesto ottenne uu* assoluta au- toiità di perseguitarli e distruggerli. La sola Ester sufficiente a far dileguare col suo credito presso. Àssacró questa improvvisa tempesta, ma non ardi¬ va dì presetitargìisi avanti senza esser chiamata ; perche area r cecilie mente fatto pubblicare un edit^ lo, clic proibiva a qual si sia condizione di persone Ìo avvicinarsi ài trono senza suó ordine espresso. Onesto pero non la ritenne ; poiché aninrtata da¬ gli avvisi dì Mardocheo, e mercé di uri digiuno e delle orazioni fatte a Dio per tre giorni, an¬ dò lilialmente ad espórsi al suo evidente penco¬ lo per salvare i fratelli suoi. Presentatasi dunque ài trono del re, subito che In in sua presenza Cad¬ de tramortita; ma quel principe commosso dal ve¬ derla in tale stato , ad essa accórso ; le stese lo scettro per assicurarla come se non avesse latta per lei quella legge clic condannava gli altri. Es¬ sendosi perciò Ester rimessa in quell’ istante, com¬ pari dopo di qùel deliquio agli occhi del regio sposo ancora più vaga di prima , e ottenne da lui che le farebbe f oridre di andar il giorno seguente a pran¬ zo da essa con Amar.. Si fére quel convito sen¬ za che Ester ^scoprisse per anche al suo Signo¬ re il disegno che avea concepii lo , quantunque l’avesse assicurata di concederle tutto ciò che dà lui richiedesse, quando anche si trattasse di divi¬ dere con essa il suo regno. Successe che Àstue- *cf nella notte seguente non potendo prender sonno si lece leggere il giornale delle cose piò memo-' rubili ch'orano accadute da qualche tempo sotto il suo regno. Gli venne' alla mano, per una dispo-' sizione particolare della provvidenza di Dio*> la cospirazione de’ due eunuchi scoperta dà Mardo¬ cheo 9 e fu -a proposito avvertito il re 4 che un serti-' Zio di tale importanza non era stalo ancora in con-* to alcuno ricompensato. Nel punto stesso Aman so¬ pravvenuto chiese licenza di entrare nella stanza del re con disegno di ottener un ordine di far arre¬ stare Mardocheo come sedizioso 5 ina prima che a- prisse la bocca per parlare, Assuero gli domandò di cpial maniera potesse riconoscere co’suoi favori una persona cui desiderava che si rendessero gli * stessi onori che si potessero retribuire alla sua reale persona. Lusingandosi l’insolente' favorito che una tal grazia non potesse cadere se non sopra sb solo, non potendo limitare il suo orgoglio, disse ardita¬ mente, clic bisognava vestirlo di porpora $ e della corona reale, e clic quell’ uomo cosi vestito da so¬ vrano, montato sopra il medesimo cavallo del re , dovrebbe condursi per tutta la città in trionfo per' mano del signore pili grande del regno, il quale te¬ nesse «e redini ilei cavallo medesimo. Andate dun¬ que fissegli Assuero , andate a render tutti questi onori a Mardocheo. Gli convenne obbedire senza dilazione e senza addur alcuna replica, e benché Àman provasse dolori di morte cagionati dallo sde¬ gno e dalla vergogna nel ricevere una notificazione cosi sensibile, 1 ordine fu puntualmente eseguito. Il giorno seguente poi non si mancò d’invitarlo di nuovo aneli esso a pranzo in casa della regina col re medesimo, il quale avendo in quell’incontro solleci¬ tata piu che mai Ester a palesargli ciò che da lui de¬ siderava, lo diss’ella al fine in presenza di Amari medesimo. Avendo dunque anteriormente intenerito ^uel monarca con lagrime e frequenti singulti, ma- mfesto la crudeltà eli quel suo ministro Aman , il ■j 6 quali abusandosi della grazia di un cosi buon si¬ gnore , per autorizzare le sue violenze sopra i sud- dili », e particolarmente nell’ intenzione di distrug¬ gere la nazione de’ Giudei, che fedelissima gli era sempre stata, non escludeva neppure la sua perso¬ na medesima, per esser giudea, da sentenza Cosi crudele c sanguinosa. Assuero sopraffatto dal ram¬ marico, e tutto alterato usci dalla camera, e andò in un boschétto vicino per dissipare la noja. Allora Aman vedendosi rovinato senza rimedio, perde di si fatta manièra il giudizio clic getto ssi sopra il let¬ to medesimo, in cui sedeva a mensa la regina , per supplicarla con tutto lo spirito di volergli ottene¬ re il perdono. Ma in quel punto rientralo il re trovò quel disleale in cosi sfavorevole positura, e sgridandolo come se avesse perduto il rispetto al¬ la regina, con intenzione di passare a qualche vio¬ lenza , comandò ehe nel medesimo istante fosse fat¬ to morire. Ad un ufììzialc venne in pensiero di dire alla maestà sua che Aman aveva già fatta prepara¬ re una forca alta cinquanta cubiti per Mardocheo , onde fu confermato f ordine , che a quel medesimo patibolo restasse quell’ infelice sospeso alla vista di tutto il popolo. Dopo cosi memorabile esecuzio¬ ne il re fece rivocare ed annullare 1’ editto che il crudele Aman aveva carpito: ricolmò delle sue gra¬ zie i Giudei col permetter loro di vendicarsi degli oltraggi ricevuti da tuli’ i loro nemici, ed alzò Mar¬ docheo alle prime cariche della corona. La pieto- r sa regina Ester, che faceva scender dal Cielo tan¬ te benedizioni sopra il popolo di Dio , le vide an¬ che in se stessa accumulate per la grande stima in cui fu sempre appresso il re, e per Y amore e ve¬ nerazione che per lei ebbero continuamente quelli di sua nazione, e tutti gli altri del regno. Lib. di Ester. Non si va molto d accordo nello stabilire il tempo del regno di questo Assuero. Qui si è posto sopra l’autorità di alcuni approvati cronologisti. E’ dunque in questo medesimo tempo che viveano Socrate e Pin¬ daro , e clic Euripide e Sofocle faceano fiorire U poe¬ sia , come Zeusi la pittura. Poco dopo si videro ap¬ parire anche Aristofane e Isocrate: indi Platone, ed Aristotile; questo discepolo di Fiatone, come Fiatone lo era stato di Socrate, A. del M. ESDRA |av. G. C. 5%4. e NEEMIA j 46o. Impegnati per la loro Gerusalemme. lassandosi Ciro reso padrone assoluto di Babilo¬ nia e di tutto I O riente , permise a’ Giudei di ritor¬ narsene alla patria , somministrando loro con regia liberalità quanto occorreva per il viaggio, e fece • loro di più restituire i vasi sacri eh* erano stati per * lo innanzi rapiti al loro tempio. Ebbe Zorobabel la cura di condurli , e il loro numero ascendeva sino a cinquemila quattrocento persone, le quali subito giunte in Gerusalemme fecero un solenne sacrifizio in rendimento di grazie a Dio, seguito dalla pubbli¬ ca celebrazione della festa de’tabernacoli. Due anni dopo gettarono le fondamenta per ergere un nuovo tempio, con sentimenti divisi tra la gioja e la tristezza. Gli uni si consolavano nel veder sorgere quel nuovo 7 » edilìzio, gli altri si affliggevano per la memoria del¬ le rovine del primo i c gli unì e gli altri però si ap¬ plicavano con molto ardore all’opera per terminare cosi santa intrapresa. Fu questa tu Itavi a attraversa¬ ta dai Samaritani loro nimici irreconciliabili, i qua¬ li per gelosia c livore contra quel popolo, inter¬ ruppero quel pio lavoro sino al secondo anno del regno di Dario. Questo re, ancorché idolatra, vol¬ le che si continuasse quel sacro edilizio, onde i Giudei, incoraggiati dall’esortazioni de’loro profeti Aggeo e Zaccheria, e invigoriti per la spesa soste¬ nuta dalla liberalità di Dario, avanzarono l’opera con tale celerilà, che in quattro anni restò perle- lionata. Si celebrò la dedicazione del tempio mede¬ simo con sacrilizj solenni, e con allegrezza incredi¬ bile , e si festeggiò per sette giorni continui la Pa¬ squa. Intanto Esdra, dottoro assai intendente nei misteri della legge, inviato per istruire i suoi fratel¬ li in Gerusalemme, subito diede principio dal lare sciogliere tutt'i matrimoni che si erano incontrati con donne forestiere, le quali non avevano meno corrotto i costumi elle il linguaggio del popolo di Dio. Quella città vedendo in tal guisa gli abitanti suoi governati con le antiche loro leggi, e ristabili¬ to il suo tempio, parve che andasse insensibilmen¬ te riassumendo la forma che aveva avuta avanti la sua prima desolazione. Dall’altro canto un buon israelita chiamato Neemia, eh’ era rimasto alla cor¬ te di Babilonia, servendo di scalco il re Artasersc, da cui era molto considerato, ottenne da quel monarca la permissione di condursi a rivedere la città, di cui era oriondo, e di poter anche riediti- 79 parla e fortificarla, Venne dunque in Gerusalemme pel osservò con dolore le vaste rovine degli antichi suoi edifizj, e in particolare Finterà distruzione dèlie sue mura e delie sue fortificazioni. Dopo di aver quel grand’ uomo ben prese le sue misure per riparar tutte le breecie, fece ragunarc il popolo, e lo esortò con tanta veemenza a secondare il sua lodevole disegno „ che postisi tutti incontanente ad alzar terreno , furono avanzate quelle riparazioni con prodigioso.calore ed inaspettato progresso. Sa-* nabalìat si mise allora alla testa de’nemici che ave* vano i Giudei nelle loro vicinanze, tra i quali era¬ no i Samaritani sempre i piu feroci, e si portò a disturbare quell' opera , rimproverando a que’ di Gerusalemme che non fortificavano la loro città , se non per opprimere i suoi vicini, e per sollevarsi contra il governo presente. Al dispetto però di tuf* t* i loro sforzi ed insulti, Neemia fece sempre conti-, nuare gli operai nel lavoro ; ma per meglio coprirli dagli attacchi de’nemici fece raddoppiare le guar¬ die a tutte le porte, fece schierare con buonissimo ordine le genti d’arme lungo i ripari per difendere e sostenere le maestranze, e arrivò sino a lare che gli operai in una mano tenessero la spatola della calce, e nell’altra la spada per non rimaner sor¬ presi, Questa vigorosa risoluzione fece prender ai nemici, che volevano sturbarli, il partito di riti¬ rarsi. Ma nel mentre che con tanta previdenza si difendevano da’ nemici stranieri, un altra più tre¬ mendo mosse la guerra ai popolo nelle sue stesse f mura. Questo fu una carestia crudele, da cui furono assediati talmente gli abitanti, che si venne sino a 8o proporre se sì dovessero vendere i figliuoli per com¬ prarsi gli alimenti. Provvide anclic a sì gran disor¬ dine il caritatevole Neemia : poiché condannando con 1' esempio suo la crudeltà degli usurai che pro¬ fittavano delle calamità del popolo per accumular denaro, dispensò tutto il suo per sollievo del pub¬ blico, e fece in tal guisa cessare c i lamenti del po¬ polo, e le miserie de’suoi fratelli. Al line, mercè le saggie sue regole, mercè la sua attenzione costan¬ te, la città di Gerusalemme fu rifabbricata , e resa forte in tult* i suoi lati: la polizia, le leggi ripigliaro¬ no il primo vigore, c la religione vide pur anche ri¬ fiorire il culto di Dio nel nuovo suo tempio. lÀb, di Esdra, Ciro ebbe suo figliuolo Cambise per successore^ Il mago Smerdis usurpò la corona clic portò sette so¬ li mesi. Gli fu questa rapita per una cospirazione clic alzò Oarto Istuspe sul trono. Serse figliuolo di Dario a questo successe , e fu sconfitto alle Termopile alla testa di tre milioni di soldati. Suo figliuolo Artaserse Longimano fu apparentemente l’Assuero della Scrittu¬ ra , che sposò Ester. Altri vogliono eh’ ei fosse Dario ìstaspe. Fu appunto sotto di lui che Esdra pervenne nella Giudea verso l’anno 35 q 4 » c Neemia sei anni dopo di lui- Serse figliuolo di Longimano non regnò che due mesi e Dario Noto dopo di lui diciannove anni. Fu egli padre di Artaserse , che dopo quattordi¬ ci anni lasciò la corona al suo figliuolo Artaserse O- cho. Questo fu avvelenato , e Arscz suo figliuolo dopo di 1 ni T e Dario Godo mano che fu vinto da Ài essa udrò fu ultimo re di quella monarchia- Successero in quel tempo grandi rivoluzioni in Roma, dove allora furono creati i Tiiimni militari. Qualche anno dopo i popoli della Gallia * sotto la condotta di Brenne , s'inoltra¬ rono a scorrere furiosamente TUalia , e s'impadroni¬ rono della stessa città di Roma* 4 \ 8.1 SUPPLEMENTO DELLA STORIA DEL VECCHIO TESTAMENTO. A. del M. 3651. a 3867, governo DE’GRAN PONTEFICI, e li settajitndue Interpreti, A v • G* C» 4a3. a 187. Dopo che per l’assistenza di Neemia la città ili Gerusalemme,si ritrovò ripopolata e intieramente ristabilita, per la sua vigilanza anche le le°-gi antiche ripresero il primo vigore, e mercè delfa sua pietà si poteva adorare il vero Dio nel tempio senza disturbo e impedimento veruno. La Scrittura Santa non fa menzione alcuna di tutto ciò che concerne la storia de’Giudei fino a Maccabei, ma siamo Distrutti da altri storici e principalmente da Giuseppe Ebreo, che in questo intervallo i sommi sacerdoti assunsero 1* amministrazione dei pubblici al ari e governarono il popolo sotto gl' imperatori \ L /kSSin f* 1 P nmo ^ q uè’gran Pontefici dono ino. tc di Neemia luGiOjada,bgliuolo e successo* r(i di Eliasib, durante il regno di Dario Noto, di • a non si trova cosa veruna riguardevole per tut* 6 8a feo il tempo del suo reggimento, che fu di quaranta-* quattro anni. Gionathan, ovvero Joan ligliuolo di Giojada, fu dopo di lui gran sacerdote , e governò quarantasette anni sotto l'imperio di Artnéét’se Men- none. Egli fu quello ( siccome scrìve Giuseppe ) che con orrìbile sacrilegio ammazzò nel tempio medesi¬ mo Jesu suo proprio fratello che gli contendeva il pontificato \ il che indusse Bagoa 4 generale' delle armate di Avtascrsc, a profittare di tale disordine per entrate a viva forza nel tempio profanato da quel fratricidio, per aggr avare il popolo con nuove imposizioni. Dopo la morte di Gionathan 4 suo fi¬ gliuolo Geddoa fu gran pontefice sotto Artaserse Ocho, e sotto Dario Codomarto che fu vinto da Alessandro nella battaglia di Àrbelle. Geddoa ave¬ va uri fratello nómi nato Manasse, il quale aveva spo¬ sata la figliuola di Sanabaletb governatore della Sa¬ maria; e perchè questo maritaggio con una donna inledele era un grande scandólo agl* Israeliti, Ma- nasse fu costretto' di ritirarsi appresso il suocero , che lo stabili gran sacrificatore in Samaria 4 e lece fabbricare un soHtuoso tempio ad imitazione di quel¬ lo di Gerusalemme sopra il monte diGarizim. Que¬ sto disordine cagionò uno scisma sr grande fra gli Ebrei, che produsse dappoi funestissimi accidenti* Circa questo tempo il grande Alessandro , cui i*u- niverso cedeva, dopo di avere soggiogato Dario venne parimente in Gerusalemme, dove il gran sa¬ cerdote Geddoa lo ricevè con tutt’ i suoi sacerdoti Vestiti con gli abiti sacerdotali. Li trattò egli tut¬ ti con rispetto ; si portò con essi ad adorare il ve¬ ro Dio nel tempio, ed offerì sacrifizj alla manierai Giudei. Poi alle istanze del gran pontefice me* esimo, concesse loro grandissimi privilegi, e loro P mise di vivere liberamente secondo la loro leg* Dono lTmr i'‘r 6 S ?? getU! a " a ,ua Udienza. ! on * di quel famoso conquistatore, i suoi J ‘ restarono rn preda degenerali del suo esercì. for’te CT*1 tU “ dlvl8,one dalla legge del pii, leucó K gU aUH 0CCU 1 10 l'Asia,Se luico Babilonia, e Tolomeo, figliuolo di tiro' so- pi .innominato Sotero, o sia Salvatore, si rese na- rone di tutto l’Egitto. Onia figliuolo diGeddoa, successo nel'a dignità di sommo pontefice al padre, per diciassette anni l’aveva esercitata, viveva ancora ,n tempo del regno di Tolomeo, il quale aveva sorpreso Gerusalemme in giorno di saldiate nza trovarvi resistenza alcuna, attesoci,!: li Giu- u in tal giorno non avevano ardito di difendersi. die qUe f dÌgnÌU Tentlt,,e a "“G dopo di ie sostituì morendo, Simone suo figlinolo, inc¬ linato li Giusto, perché temeva Dio, e perché a- UZ: tT* ^ “ SH ° W* Èser^tuel- n n ’ • > 101 anm i non essendo suo figliuolo Orna m età d, potergli succedere, Eleazar suo fr ! fie oEti ° ari0a ‘ I ! el tem P° del suo Ponti- _ olomeo Filadelfo, figliuolo e successore di fffo! ronon°- er ° r * d .^ tt0 » e questi dottori, che fu¬ sone poi nominati 1, settantadue interpreti, tradus- cro in greco idioma i libri della sacra Scrittura; e za aversi 1 un 1 altro comunicata la loro fatica si * , varo ”° tutti uniformi nelle loro traduzioni. Co- opera ^marayigliosa fa uno de* pia rari or* 84 - n am enti della famosa biblioteca, cbe quel it raccolta nella citta di Alessandria sotto la direzione e cura di Demetrio Falerco. Dopo di Eieazar, Ma- nasse suo zio paterno fu gran pontefice, c morto questo, Onia II, figliuolo diSimone il Giusto, per¬ venne alla sovrana sacrifieatura, e la esercito'» nove anni. Successo dipoi Tolomeo E vergete a Fiìadel- fo suo padre re di Egitto, fu s't fortemente irritato contro Onia, perchè rifiutava di pagargli il suo tri¬ buto, ch’era in procinto di portarsi a distrugger tutta la Giudea, quando Giuseppe nipote del gran pontefice ne lo distornò, mercè del gran credito che il suo merito si era in quella corte acquistato. To¬ lomeo Filopatore, il quale ammazzò Evcrgete suo padre per regnare in sua vece, ( come scrivono al¬ cuni autori ) dichiaratosi nimico aperto della reli¬ gione de’Giudei, lece ogni sforzo possibile per in¬ trodurre fra loro 1 idolatria. Li perseguito crudel¬ mente in ogni luogo;- ma precisamente nell’Egitto, dove li fece esporre nell’ Ippodromo, acciò fossero calpestati dagli elefanti. Da quell eccidio furono pe¬ rò liberati per mezzo di due Angeli, cbe parimente ridussero quel re in loro favore. SimoneII, figliuo¬ lo di Onia, e suo successore nel pontificato, non fece altro di memorabile che lasciare un figliuolo più capace di lui per sostenere quel ministero tanto importante. Fu questi Onia III, soprannominato il Santo, che nel tempo delle persecuzioni di Tolo¬ meo Filopatore, e di Epifane suo figlie re di Egit¬ to, e di Antioco il grande re di Siria, fortificò i suoi fratelli con lo zelo e con l’esempio, acciò os¬ servassero la legge del Signore, e fossero difensori ni i < 85 ' deUa loro religione, dome ai legge nel libro dei fr ì < UV iudccubch In quei secolo furono ceJebrì per il raro loro vaio¬ lo ^M bm r e C r asihaì ° ? k Atene: Cam],l ° Gin citili flf e Planilo a Roma; Timolcone a Corinto > ed Epa-» Jnmonda a Tebe. X due tiranni Dionigi e Affatoci e re¬ gnarono in quei tempi in Sicilia. Artemisia fabbricò n suo famoso Mausoleo ; il tempio di Diana fu in¬ cendiato in Efeso da Erostrato , e fu costrutto il co* fosso di Rodi. A. del M. 3863 . D, ELIODORO Punito pel suo empio allentato . Av. G. G. 186. opo di essersi ristabilita la città di Gerusalem^* me sotto gli auspicj c la vigilanza di Neemia, non abbiamo ne sacri libri- cosa veruna piu memorabile di quella che occorse nella Giudea > regnando Se- leuco IV, soprannominato Filopatore* Era egli possessore dell Asia, da* suoi predecessori ottenuta in porzione, quando si fece la divisione degli stati del grande Alessandro* Questo re trattando i Giu¬ dei cortesemente mostrava riverenza c rispetto ad Onia loro gran sacerdote in riguardo alla sua rara virtù, e contribuiva persino con regj e ricchi doni alla pompa de’sacrilizj nel tempio di Gerosolima. Intanto un ministro infedele del medesimo tem¬ pio, nominato Simone, della tribù di Beniamino, sacrificò F onore e la quiete della sua patria per vendicarsi della costanza del grau sacerdote, che a >eya scoperta e dissipata una grande congiura dal- 86 Io stesso Simone tramata. And?» costui a ritrovar Apollonio governatore del paese, e lo persuase di far sapere al re, che facilmente potrebbe arricchir¬ si co*gran tesori, che stavano inutilmente nascosti nell’archivio di Gerusalemme, i quali non erano stati giammai posti in uso, nè servivano di decoro al tempio. Sopra tale avviso Eliodoro fu inviato ad Onia per parte di Seleuco, comandandogli che dovesse consegnargli que’ ricchi tesori. Onia per¬ suaso di non poter in tal modo tradire la pubblica ( fede, sotto la quale gli abitanti avevano posto in deposito il pili prezioso dei loro beni in quel luogo santo, come in un inviolabile asilo, c vedendo tut¬ te le sue ragioni e rimostranze inutili verso Eliodo¬ ro , ebbe ricorso a Dio col mezzo di preghiere ar¬ dentissime, e d’un pubblico solenne digiuno. Restò il santo uomo esaudito ; imperciocché, persistendo Eliodoro nell' intenzione di eseguire quanto gli era stato imposto,nel mentre ch’entrava nel tempio per voler egli medesimo portar via quel ricco bottino, vide le sue genti in un istante assalite da gran ter¬ rore, e nehmedesimo tempo si sentì egli stesso cal¬ pestato da un formidabile cavaliere, e percosso a gran colpi di verghe da due giovani personaggi che Io lasciarono semivivo nell ingresso del tempio, fin dove l’avevano spinto. Vedendolo Onia così maltrattato implorare la sua assistenza, n’ebbe fi¬ nalmente pietà ; e temendo che il re prendesse for¬ se per un effetto di risentimento degli Ebrei quel¬ lo che non era stato altro che un segno evidente della protezione del Signore verso il suo santuario, ottenne il santo pontefice con il mezzo di fervida [ • 1 , *3 orazione la pronta «a ule di Eliodoro. Questi non manco al suo ritorno in corte di render al re suo signore esattissimo conto degl’infausti prodigi ac cadutigli, e di fargli comprendere quanto pericoloso c grave sarebbe ogni attentato contra il santuario. Intanto i nemici di Onia, dei quali il p ih perfido era fcmionc, dando spiegazione diversa al fatto . in- sinuarono nell'animo del re impressioni così siniàtre della condotta di quel sant’ uomo, che fu costret- to, per giustificarsi dalle loro calunnie, portarsi al¬ la reggia, ove soffrì molti cattivi trattamenti. Av- venne, cb’essendo stato avvelenato Seduco da E- liodoro, di cui si è poco avanti favellato, succedet¬ te ad esso Antioco suo fratello che prese il nome di pi ane, cioè a dire Illustre. Allora Giasone, fra- te lodai gran sacerdote Onia, tanto operò con gli artiGzj e coi regali, die dal nuovo regnante aven¬ do ottenuto il posto del fratello, nello spazio di re anni, che esercitò quel sacrosanto ministero,lo profanò con sacrilegi enormi ed infinite scelleratez . ze.Menelao fratello dello scelleratoSimone,e com- I ice di tutt 1 misfatti di Giasone,lo traili anch’edi, promise alla corte maggiori avvantaggi di quelli che ella ncevea dal nuovo poptelice, ed usurpò la carica medesima. Giasone tentava di sostenervi col me*, zo d una sedizione da lui eccitata; ma essendo per questa stato scacciato, fu costretto andarsene* in paesi Stranieri miserabilmente vagando. Menelao in ■tal modo vedendosi intieramente stabilito, tralasciò vrana dignità aveva di si fatta maniera pervertiti quei cuori superbi, che si sacrificavano gli uni gli altri, rendendo nello stesso tempo vittime della prò- pria insaziabile cupidigia gl* interessi pubblici della patria, e la santità della religione. Antioco intanto. profittando dì tutte le loro dissensioni, si rese per simili continui disordini di sì fatta maniera assolu¬ to, che non vi fu nè violenza, nè crudeltà;, che im- punemente non Commettesse in Gerusalemme. Par¬ ve che Dio avesse voluto permetterne i presagii con li prodigj che nell’aria per quaranta assidui giorni • P • m - - - * ^ si videro. Apparvero eserciti ordinati in battaglia combattere insieme ed urtarsi per modo, che si li¬ di vano le grida de’combattenti, e lo strepito orri¬ bile delle armi ; per lo che i successi funesti che do¬ po oppressero Gerusalemme pur troppo confer¬ marono quegli spaventosi pronostiei. Ma di tutti .quei mali il maggiore ed il più considcrabil fu quello della profanazione del tempio, e il perni¬ cioso disegno che formò Antioco di abolire in¬ tieramente 1 ’ osservanza della legge Mosaica. Proibito pertanto in ogni luogo l’esercizio 9 <> della medesima, per istabilire iit ina vece f idola* tria fece collocare simulacri profani degli Dei dei Gentili persino nel Santuario, che restò lordato cosi di tutte le prevaricazioni del paganesimo ; e il terrore de pili crudeli sapplizj intimorì a segno tale anche i zelanti fra i Giudei, che non si trovava chi più ardisse confessarsi per tale. Sorse però un santo vecchio, assai generoso per sostenere gloriosamen¬ te la causa di Dio in si universale desolazione, denominato Elcdzaro, il (juale teneva un gran po¬ sto Ira gli Ebrei. Pr efelide vasi di violentarlo a mangiare della carne porcina proibita dalla legge, 6 si tento anche di obbligarlo colla coedizione che egli mangiasse in vece di quella alcun’ultra vivanda permessa, purché tal finzione potesse far apparire, per salvargli la vita, che aveva ubbidito agli ordini del re. Non fu possibile contuttociò d’indurre giam¬ mai l intrepido Eleazaro a compiacimento cosi scru¬ poloso, anzi arditamente gli disse : dunque Dio non mi ha sostenuto in vita sino all’età di più di cento anni se non per cercar di prolungare con astuzia quei pochi giorni che mi rimangono, e per tradire cosi codardamente i suoi interessi ! No, no, non fia vero che io contamini la lunghezza dell’ età mia con tale empietà; non yogho lasciar a miei giovani compatrioti esempio così scanddloso. Quando an¬ che potessi ingannare gli uomini con tale Unzio¬ ne, potrei io mai sottrarmi all’ira di Dìo? M’ha egli impartite troppe grazie, perchè io debba sacri¬ ficarmi in difesa della sua causa. Questa santa riso¬ luzione ebbe tutto 1 effetto che Eleazaro si promet¬ teva, posciachc essendo condotto alla morte, parve 9 * che a lui sopravvivesse il suo gran cuore per anima¬ re i piu timidi, e i piu deboli della nazione. Appre¬ sero la costanza da questo esempio i fanciulli stessi e le dorine, tra le quali una madre con sette figliuo¬ li maschi ebbe forza di resistere vigorosamente agli ordini del tiranno. Ella si chiamava Salome , che ben lungi dal condiscendere in qualche parte alla tenerezza ordinaria di madre, vedendo che si tru¬ cidavano. i giovani suoi figliuoli sotto a suoi occhi con oimi sorta di tormenti, li fortificò con le sue D _ rimostranze a soffrire generosamente quelle pene transitorie, e vide con allegrezza , da non potersi narrare, i sei primi perder volentieri la vita in quei crudeli supplicj per non rinunziare alla religione dei suoi maggiori. Antioco, il quale si trovava presente a spettacolo cosi sanguinoso, procurò di persuadere il minore di quegl’ illustri giovanetti con mille ca«? rezze e lusinghiere speranze, ben accorgendosi che a nulla servivano i supplizj ; ipa quel generoso fan* ciullo in vece di arrendersi a tali obblazioni, corro¬ borato dalla coraggiosa assistenza della sua genitri¬ ce, cominciò a rimproverare al tiranno le detesta¬ bili sue violenze, e minacciandolo della pronta ven¬ detta che Dio farebbe contro di lui pel sangue in¬ nocente che spargeva de* suoi servi fedeli, preferì alla fine a tutte quelle promesse la morte. Fu ella Teramente la piu crudele di quelle di tutti gli altri fratelli ; poiché il tiranno irritato per così intrepida resistenza gli fece soffrire tormenti inauditi ; e per terminare sacrihzio tanto crudele, dopo di avere così scannate le sette innocenti vittime , comandò 'che fosse anche svenata la madre. Fu questo senza 9 * dubbio tirt olocausto di tanta stima e utilità presso a! popolo fedele , quanto fu grato al Signore , es¬ sendogli stato offerto particolarmente in un tempo, in cui il suo tempio era profanato da tutte le abbo-, minazioni degl* idolatri. Maccab. lib. 2 . cnp, 5. 0. ea ,v ^ a ?^° Umilio conquistò la Macedonia , e condussi n Inno tr. Perseo in trionfo a Roma. E cosi quél re- £n° divenne una provincia dipendente dulia Romana A. del Mi 538 7 . AZIONI Magnanime DI MATATIA £ de’ suoi figliuolu -Li martirio di Eleazaro, e quello di Salomc co’zet- te figliuoli suoi, furono seguiti dalla strage di tanti altri ledeli. ohe In veduto il loro sangue scorrer per tutte le strade di Gerusalemme. E ben lungi di stan¬ carsi il furore di Antioco, pàreva sempre più rinvi¬ gorirsi con crudeltà maggiori,perchè restasse inte¬ ramente quell’infelice città desolata. Un saffo-io e pietoso Israelita dell'illustre famiglia degli Asmo- nei, venerabile per feti, e più per il merito, si ri¬ tiro nelle montagne della città di Modin per esser ivi meno esposto alle violenze degli scellerati infe¬ deli. Il suo nome era Matatia, padre di cinque fi¬ gliuoli egualmente bravi c virtuosi, e degni di un tal genitore. Alcuneialtre-famiglie giudee, eoll'esem- pio di questa, aneli elleno rifuggironsi nel medesi- 9 3 rao luogo, e stando unitamente deploravano lo sialo miserabile delle cose correnti, procurando con di¬ giuni e con preghiere continue di mitigare 1 : ira di Dio sopra il suo popolo. Non tardò Antioco a far giungere gli ordini suoi anche in quel luogo , per costringere tutti quelli che vi abitavano a non ado¬ rare ormai altri che gl’ idoli suoi. Prima di passare alla violenza, gli ufli/iali del re nulla volendo lasciar d’intentato per persuadere con offerte vantaggioso que’ Giudei ad ubbidire agli editti regj, tentarono di corrompere Matatia, prima di ogni altro, come il più cospicuo tra loro. Le promesse e le minac¬ ele riuscirono riguardo a lui egualmente inutili, ma non trovarono già la stessa fermezza nella maggior parte di quegli abitanti. Nel mentre che Matatia pro¬ curava di confermare nella legge il resto de’suoi fra¬ telli con vive esortazioni non meno che con l’esem¬ pio, vide fra il gran numero di quegli scellerati, che abbandonavano la loro religione , esservi uno cosi temerario che ardi sa cri beare ad un idolo pubblica¬ mente. Trafitto di dolore a cosi odioso spettacolo, trasportato da vivo zelo corse a quell’ apostata , lo sacrificò appiè dell’idolo, rovesciò l'altare profa¬ no, ed uccise ad uno stesso tempo il regio ultiziale che presiedeva a quella sacrilega cerimonia. Elfet- tuata questa animosa esecuzione, chiamò ad alta voce a se tutti quelli che fossero costanti a dichia¬ rarsi per la causa di Dio contra a’ suoi nemici, e messosi alla loro testa, e guadagnati i siti più van- taggiosi sopra le vicine montagne , pose subito in¬ sieme un piccolo esercito dei più zelanti d’Israele, col quale diede mollo che fare alle truppe infedeli 9 ^ tollero attaccarlo. I cinque figliuoli di quel cofag* gioso padre, (novanni, Simeone, Giuda,Eleazaro, e Gionata si segnalarono tutti in diversi incontri^ hia risaputosi con dolore , che i persecutori aveano sforzato uno de'loro posti per aver quelli, che lo di¬ fendevano, scrupolo d’ impugnar le armi in quel giorno cii era il gabbato , per rispinjgere il nemico, giudicò saggiamente Matatia che tale osservanza male intesa, era di pericolosa conseguenza. Quindi, avendo disingannati i suoi fratelli di quella vana supeì stazione, risolsero tutti di non abbandonare la causa del Signore, non tanto il giorno di riposo quanto gli altri della settimana. Dio benedisse visi¬ bilmente le loro armi con si fortunati eventi^ che da per tutto batterono i nemici, ristabilirono l’Uso della circoncisione, spezzarono gl’idoli ^ ed i loro altari in ogni parte sconvolsero. Dopo principj cosi vantaggiosi, Matatia giunto al line de’suoi giorni, promettendosi che ì suoi figliuoli in sua mancanza seconderebbero il suo zelo, e che Dio col mezzo de medesimi dopo la sua morte compierebbe l’ope¬ ra intrapresa , li lece venire tutti alia sua presenza per rimostrar loro che quanto più i tempi erano av¬ versi pel furore de’ persecutori de’ fedeli ^ tanto maggiori dovevano avere l’ardore e l’intrepidezza pei la difesa della legge divina, Pose loro davanti gli occhi i grandi esempi de’santi patriarchi decorsi. Rammento loro Giuseppe passato da dura schiavitù al governo dell’ Egitto ; Davidde perseguitato da Sanie , poi fatto erede della sua corona J i tre fan¬ ciulli gì Itati nella fornace ardente e preservati dal¬ le fiamme^ e Daniele intatto c sicuro fra gli affama- ti leoni. Così avendoli vivamente esortati a porre ui Dio ogni loro fiducia, cd a proseguire sempre pili costantemente quella sacrosanta impresa , ordinò cbe Simone prendesse P assunto del governo degli affari, e che Giuda ^ di cui era notò il valore n col¬ mami crebbe le truppe guerriere. Tra così saggia e pietosa disposizione morì quel glorioso vecchio san¬ tamente nelle braccia dei suoi amati figliuoli, i qua- Ji colle azioni, che poi seguirono^ corrisposero tut¬ ti fedelmente all'aspettativa e all’educazione d’uà padre così santo e virtuoso. Mliceali Lib. i. cap. a. ec. Prusia - t re di Hi lima } alleato de* Romani, fu ben cevuto 0 Roma in quel tempo. A. del M. 3S8c). ■ * GIUDA MACCABEO kvi G. C. i65. Vittorioso contro i nemici . VJfiùdaij per dar esecuzione alla volontà del pa¬ dre, che morendo gli aveva ordinato che coman¬ dasse 1 esercito fedele, cominciò subito dall’ ango¬ lare tra le sue truppe di que soldati che non fosse¬ ro macchiati delle abbominazioni de Gentili $ e di quelli che 1 attacco a loro averi e famiglie non ren-* desse timidi e inutili. Ne compose un corpo di sei¬ mila, e postosi subito alla loro testa, battè il nume¬ roso esercito di Apollonio, il quale anzi restò ucci- *o di sua mano, e si servì sempre dappoi della spada che aveva tolta a quel generale. Serone ohe s inoltrò con esercito poderoso ad attaccar Giuda dopo Apollonio, non ebbe miglior destino dell’ altro, di maniera che queste due. vittorie ob¬ bligai ono Antioco a lare ogni sforzo per opporsi con le più numerose sue squadre a’ progressi di quel nuovo vincitore, l'u commessa la grande spe¬ dizione a Lisia, principale ministro del re, il qua¬ le mandò conica Giuda un esercito di circa cin¬ quantamila combattenti sotto la condotta di Tolo¬ meo e Gorgia, considerati per li più bravi capita¬ ni di tutta f Assiri». Giuda avendo fatto animo al suo piccolo corpo di soldati, i quali pareva che pa¬ ventassero il gran numero dei nemici, ed avendoli disposti con precedenti digiuni ed orazioni, li con¬ dusse arditamente alla battaglia,' da cui ritornò vit¬ torioso. Nel progresso del poco tempo che la co¬ sternazione degl infedeli gli permise di rimanere in riposo, si applicò alla riparazione delle rovine del¬ la città di Gerusalemme, fece abbattere 1* altare eh era stato profanato, ed in sua vece ne fabbricò un altio nuovo ; scelse sacerdoti degni di assister¬ gli , lece ristabilire ì vasi sacri, ed avendo purifica¬ to il tempio, ordinò che se nc celebrasse la dedica¬ zione con una festa solenne. In tal modo la sua fe¬ deltà verso Dio non cedeva punto al valore con cui combatteva contro ai nemici del suo popolo i c la sua pietà non era minore in sollievo dei suoi (ra¬ teili viventi, di quello (bsse in suffragio deili defun¬ ti, avendo distri lui ite somme considerabili acciò si pregasse Dio per 1 anime loro. Non molto dopo fu¬ rono rispinti in diversi luoghi i nemici che osarono avanzarsi per attaecar le frontiere, e principalmente i Siriaci, de quali fu da Lisia intesa la nuova della seconda rotta con molto dolore c vergogna. Antio¬ co per risarcire le disgrazie delle sue armate, cui era infelicemente riuscita l’impresa della città d* E- limaide , deliberò di condursi in persona a scaricare il suo sdegno sopra i Giudei, e fare di Gerusalem¬ me un esempio spaventevole di vendetta. Ma men¬ tre trasportato dal suo furore viaggiava con sover¬ chia precipitazione, essendosi stravolto il carro clic lo portava, cadde e restò mortalmente ferito. Que¬ sta caduta rinnovò gì’interni dolori che da qualche tempo gli rodevano le viscere, e si videro uscirgli dal corpo tanti vermini, e una marcia cosi fetente, che, non essendovi chi piu se gli volesse acco¬ stare , si ridusse ad essere insopportabile fin a se medesimo. Allora mostrò di riconoscere la mano onnipotente di Dio che lo flagellava, hn a pro¬ mettere di riparare tutte le violenze.commesse, e di abbracciare inoltre la religione giudaica: ma perchè quella sua penitenza era più interessata che sincera, Dio non volle esaudirlo, ma lo lasciò in¬ felicemente morire. Il suo successore Antioco Eu- patore non approfittò punto della sciagura di suo padre, anzi sopra le false impressioni che contro a Giuda furono in lui fatte da alcuni perfidi Israe¬ liti, si accinse a sorprenderlo con un esercito di pui dì cento ventimila combattenti. Era questo da temersi molto per la tanta moltitudine di gente ; ma più ancora in riguardo a trentadue grandissimi eie* fanti, ciascheduno de quali portava sul dorso una torre armata di trentadue soldati che da questa combattevano con vantaggio. Giuda senza punto 7 |S perdersi cVanimo, avendo veduto tutto quell’orgo¬ glioso apparecchio dei nemici del Signore, in lui ri¬ messa tutia la sira confidenza sostenne il loro impe¬ to,, li ruppe e li mise in disordine; e non si vide giammai tunla forza e tanto valore, quanto egli mo¬ strò combattendo in quell occasione. Vi fu tra gli altri un Israelita cosi risoluto ( per nome Eleazaro , apparentemente fratello dello stesso Giuda) che con la spada alla mano, apertasi la via fra i nemici per investire uno di quegli elefanti, il .cui ricchissi¬ mo arnese eli aveva latto credere che il re vi fosse sopra, postosi sotto il ventre di quel lordo animale, tanto lo passò con la spada, che avendolo final¬ mente ucciso, l’elefante nel cader morto a terra schiacciò il suo uccisore Eleazaro, e cosi egli mori gloriosamente sotto il peso della sua stessa vittoria. Giuda dopo questo fatto si ritirò in Gerusalemme, essendosi accordato di qualche tregua con Antioco Eupatore, il quale non tarilo molto a perdere la corona e la vita, che gli fu tolta da Demetrio so- prannomato Sotero. Era questi figliuolo di Seleuco Filopatorc , ed orasi fuggito da Roma, dove suo ■zio Antioco Epifane l’aveva dato in ostaggio per re¬ gnar egli in suo luogo. Questo nuovo re spedì con- tra Giuda due gran corpi d’esercito, i quali non ebbero miglior fortuna di quella de’ suoi predeces¬ sori, proteggendo Dio sempre Giuda, non solo contro la perfìdia ile’suoi falsi fratelli che gli ca¬ gionavano questi nembi, ma ancora con tra ha forza aperta degl infedeli. Con lutto ciò fu spe¬ dito anche Nicànore, e questi procurò a princi¬ pio di sorprender Giuda con ogni sorta d' arliiì- *h ma aven(io veduto che ciò non gli giovava, se n andò a lui con la forza aperta dell’armi# Attaccò il capitano di Dio* il qUale non aveva seco che tre- mila uomini soli, con un esercito di trentacimine mila eppure restarono tutti disfatti* ed ucciso dei primi lo stesso Nicànore. Fu così memorabile que¬ sta rotta, che i Giudei l’hanno dipoi sempre cele¬ brata con festa solenne; ma ella coronò tutte le vittorie di Giuda, poiché restò oppresso qualche tempo dopo in un altro incontro, in cui con otto¬ cento soli nomini, avendo sostenuta un giorno inte¬ ro la furia di numerosissime nemiche falangi, ter¬ minò alfine in quella battaglia con gloriosa morte la sua gloriosissima vita. Aveva egli latto poco pri¬ ma alleanza co’Romani , la fama de quali aveva riempiuta tutta la terra, e potevano sostenere vigo- iosamente il suo partito, siccome fecero dopo con¬ tro a nemici del popolo di Dio. Maccab. lib. t. cap. 5. ec. e lib . a. cap. 5. 6. ec. In quel tempo fioriva Tiberio Gracco, console Ro¬ mano , famoso oratore. À. del M. 3894. GIONATA Àv. G. C. 160. E sua prudente condotta. pei dita del generoso Giuda Maccabeo sareb¬ be stata irreparabile al popolo fedele, se Gionata suo fratello non avesse avuto un gran merito per essergli sostituito. Infatti con universale consenti¬ mento a lui fu dato,! onore di succedere xn tutte le sue cariche, ed i suoi primi passi fecero ben tosto conoscere eh’ era capacissimo di sostenere tutta la gloria dell’ illustre suo predecessore nella difesa de¬ gl’interessi di Dio, e della patria. Si vide subito obbligato a trincerarsi nef deserto di Tecue contro gli sforzi di Bacchide generale di Demetrio; nella qual conghiettura avendo spedito Giovanni suo fra¬ tello per andar a chieder soccorso a’Nabatei suoi confederati, intese con sommo dolore che i perhdi figliuoli di Jamhri, usciti da Mataba, lo avevano ammazzato con tutto il suo seguito. Non tardò però molto a trarne una memorabile vendetta. Dopo di che Bacchide restò disfatto, benché Gionata fosse ineguale di forze, e si vide in fine necessitato a pren¬ dere il partito di ritirarsi su la fede di un trattato di pace vantaggioso al capitano Ebreo, il quale pro- httando di quel poco riposo che si era procacciato merce delle sue prime imprese, ristabilì il culto di¬ vino e le leggi antiche a benelicio del suo popolo. Succèssero però alcune strane rivoluzioni, nelle quali participarono molto Gionata e il suo partito; poiché quel Demetrio che aveva spossessato Antio¬ co Eupatore, fu attaccato da Alessandro sopranno- mato Balla, fratello di questo ultimo , il quale era venuto per contendergli la corona. Avendo i due concorrenti preveduto che Gionata sarebbe riuscito di gran soccorso al partito di quello delii due re, del quale abbraccerebbe gl’interessi, fecero tutti gli sforzi possibili per averlo dal canto'loro. Gio¬ nata allora essendosi ricordato degli oltraggi da De¬ metrio inferiti a quelli di sua nazione , si dichiarò per Alessandro, e gli sì rese molto utile nella gran Vittoria che gli assicurò in capo la corona colla mor* te del suo nemico. Quindi Alessandro per mostrare la sua riconoscenza a còsi importante servigio *, ap¬ pena ascese al trono che impartì a Gionata le gra¬ zie sue principali. Stabilì la sua autorità sopra i Giu¬ dei ; accordò loro grandi privilegi a sua contem¬ plazione, e lo, invitò parimente alla solennità delle sue regie nozze. Tolomeo Fiìometore re d’Egitto capitò a Tolemmde accompagnando egli stesso”sua figliuola Cleopatra accordata ad Alessandro. Gio¬ rnata in tal incontro ricevette da que’due principi onori straordinarj. Intanto Demetrio Nicànore, fi¬ gliuolo dì quello die Alessandro aveva spogliato dell’impero, levò un possente esercito per vendica- re la morte del padre, e per procurare di riassumer¬ ne il diadema. Il perfido Tolomeo prese questo pre¬ testo per introdur le sue truppe nelle migliori piazze del generodelle quali alia fine si rese padrone; mdi levatagli la figliuola* e datala a Demetrio, si dichiarò apertamente per questo ultimo principe* ]\el proseguimento di quella guerra restò vinto A- 1 essamiro e morto. Tolomeo di lì a poco ebbe an¬ eli egli la stessa cattiva sorte ; e Demetrio così di¬ vento assoluto e pacifico possessore di tutta la Si¬ ria. Gionata in mezzo a Unte peripezie seppe con¬ dili re gl miei essi del suo partito con tanta pruden¬ za, che guadagnatosi non minor credito appresso il nuovo re di quello s’era acquistato co’precedenti, si rese col suo favore non poco giovevole a’Giu¬ dei, merce delle grandi immunità di cui goderono sin a tanto che Demetrio li giudicò necessarj. Cangiò P^ro poco dopo questo re di condotta, mentre aven- 102 do voluto ridurre tjnel popolo alla condizione degli altri per esigerne i tributi ^ non tardò a pentirsi deU la violata sua lede. Si vide all 1 improvviso minacciato da una possente cospirazione, che Trifone gli ave¬ va tramata contro, acciò fosse riconosciuto per re il giovane Antioco figlinolo di Alessandro Balla , di cui Demetrio occupava gli stati. Questa intrapresa avanzò con tanto vigore , chG Demetrio restò soc¬ combente, e i! suo esercito essendo stato sconfitto, ed egli discacciato, Antioco in sun luogo fu collo¬ cato sul trono. Non andò però molto che Trifone si accinse a spossessamelo per usurparsi il soglio da lui già procacciato al pupillo. Considerò che Giona- ta e gli ardenti suoi compagni erano un possente ostacolo al dis cale suo progetto ; ma, non osando attaccarlo apertamente, gli tese in secreto insidie , le quali aiiche riuscirono a misura dei suoi desiderj,- Gionata essendo passato, su la fede datagli, a To- lemaidè per trovarvi Trifone, quel traditore lo fece arrestare, e dopo d’aver fatto trucidare tin te le gen¬ ti che aveva seco, prosegui il suo disegno con t into vigore , e con tale successo, ohe poco dopo avendo fatto scannare Antioco, godè senza contrasto al¬ cuno il frutto dell' infame suo tradimento. JWaccub, tiù. i. cap. y. io, tic* Roma in quel tempo fra i molti altri suoi capitani vide fiorire i famosi Scipioni, Nasica , l’Asiatico, e i due Africani, da’quali fu conquistata l’Africa, la Spa¬ gna soggiogata; Cartagine, e dopo di essa Su man zia distrutte. L Acaja fu nello stesso tempo assoggettata e Corinto saccheggiato. 11 re Massimssa confederato de’ Romani regnava pure allora nell’Africa, Attalo a Pergamo, e Prusia in Bitinta. Catone, detto Censorio, viveva nello stesso tempo, e Pacuvio poeta tragico. A. del M. 5911. SIMONE io3 Av. G. C. i45. Ed beano suo figliuolo. r ■ Inietto Siraone dal popolo in luogo di Gionata, di cui si era inteso 1 infortunio con estremo dolore, mise le sue pinne applicazioni nel procurare di ri¬ mettere in libertà il suo amato fratello. A questo fi¬ ne lece offerire una somma considerabile per il suo lise atto al perfido Irifone, .e gl* inviò inoltre i due figliuoli del prigioniero in ostaggio, secondo le con¬ venzioni già stabilite. Ricevette 1* indegno tiranno il denaro, ma invece di osservare il tratuto ordinò che si uccidesse il padre insieme co’due figliuoli, ridendosi cosi della promessa data. Sianone, per vendicare la morte de’suoi congiunti, e far cadere sopra il loro carnefice la pena dovuta a tradimento si enorme, deputò ambasciatori a Demetrio, e gli eden la sua alleanza contro l 5 iniquo usurpatore. Demetrio medesimo dopo la morte di Alessandro Balla, da cui era stato spossessato, e dopo di quel¬ la del giovane Antioco figliuolo c successore di A- ìessandro, procurava per ogni via di ricuperare il legno di cui Infoile con diabolici artiiicj s*era impadronito. Al sentirsi dunque offerire dai Giu¬ dei un soccorso, che nella congettura de suoi non poteva essere pin utile e piu a proposito, non solo accolse la loro deputazione con piacere in¬ credibile, e di buon cuore accettò l’offerta al- eanza , ma per impegnarli indispensabilmente ln i su °i interessi, accordò loro una esenzio- io£ ne generale d* ogni tributo. Intanto Simone tratto da un pietosissimo ed altrettanto lodevole zelo ver¬ so la memoria di suo padre Ma tati a e de’ suoi quat¬ tro fratelli, che tutti avevano sostenuto così glorio¬ samente i vantaggi della loro santa religione, fece a tutti cinque innalzare a Modin un sepolcro ma¬ gnifico, la cui sontuosa struttura di un grande or¬ dine di colonne e di portici, di sette alte piramidi, e di altri ornamenti e trofei d’ armi e di navigli ren- devalo quanto si può mai dire pomposo e ricco. A- vendo in tal guisa segnalata la sua pietà , fece espe- rimentarc a’ Sirj il suo valore, cacciandoli dalla cittadella di Sion, e la sua saviezza al popolo , rinovando le antiche confederazioni con Roma e Sparta. Dall'altro canto Demetrio nel proseguire le sue pretensioni contra Trifone era stato attra¬ versato da' Parti e tradito da Àrsace re de’ Medi suo alleato , clic Y aveva fatto prigione, mentre cercando rinforzi di gente passava per li suoi stati. Antioco,fratello di quel principe sfortunato non abbandonò tuttavia il suo disegno, durante la prigionia del fratello;'ma subitamente ricorso a Sìmone, duce e pontefice de* Giudei, rinnovarono insieme un altro trattato d’alleanza che confermò i privilegi da Demetrio già prima conceduti a’Giu¬ dei, li quali da Antioco furono anche molto pih ac¬ cresciuti ed ampliati. Le sue prime imprese contra Trifone gli riuscirono con tale vantaggio, che quell* empio usurpatore in pochissimo tempo fu ri¬ dotto all’ estrema necessità. Persuaso allora Antio¬ co di trovarsi in islato di poter far di meno delle truppe ebree , poste in non caie le prime sue prò- io5 messe, col beffarsi di Simone e del suo parlilo per obbligarlo al tributo da cui lo aveva dispensa’ to^ domandò che gli fossero restituite le piazze di loppe e di Gazara, e la stessa cittadella di Sion; e m fine sopra il rifiuto fatto a tutte le sue domande lece con celerità marciare un potente esercito per costringere i Giudei ad ubbidirlo. Ma quel grande apparecchio fu tagliato a pezzi da’figliuoli di limo¬ ne, cioè Giuda e Giovanni, posti da lui alla testa delle sue truppe, giacché la sua grave età non gli permetteva di combattere personalmente. Il mede¬ simo generale di Antioco dopo la perdita della bat- taglia durò molta fatica a salvarsi. Godendo il buon Simone per qualche tempo dopo questa vitto¬ ria d riposo, s’impegnò con grande applicazione a rivedere le piazze di tutta la Giudea, perché fos¬ sero in buona maniera fortificate. Visitava quella di Gerico, della quale era governatore Tolomeo suo genero, quando fu sorpreso da un indegno tra¬ dimento. Quel governatore indotto dalla perversa ambizione di occupare il posto elevato che teneva il suocero , risoluto di alzaryisi con la sua morte , Io lece trucidare m un convito con due suoi figliuoli nel suo castello di Doch. Dopo si orribile attentato 11 tradltore ,m P Iorò d soccorso di Antioco per so¬ stenere il suo delitto, spedì genti armate da o°-ni parte per sorprendere le piazze piò considerabili ed anche la stessa Gerusalemme , e fece perseguitare icano suo cognato figliuolo di Simone, per trattar- lo con la medesima crudeltà con cui aveva trat- tatì gli altri. Ma questi, eh’ era ancora a Gaza- la 5 latta dar morte agli assassini inviati da Tolo- tòO jneo si condusse a Gerusalemme^ dorè tutto il po«* polo Io riconobbe pei* dace, e per pontefice, che erano le due cariche dall’avo, dal padre, e da’suoi zìi possedute. * ' *• i 1Maccab. lib. i. cap> i3. 14 * *5. ec. Tn quel tempo Appio Claudio si segnalò sopra le Alpi, e Scipiane il Giovane in Africa, dove avendo egli demolito Numanzia , fu soprannominato Numanti- no. Vi fiato, generale dei popoli della Lusitania, diede molto da pensare a’ Romani nella Spagna. Fiorivano Cameade famoso filosofo , ed i poeti Azzìo e Lucilio f Je pui opere erano molto in istima. CONTINUAZIONE DELLA STORIA SINO ALLA VENUTA DI NOSTRO SIGNOR av. g.c, GESÙ CRISTO. l5 «* T • . ■ ' ,;■ ; . j_Ja Sacra Scrittura noi) ci espone pili alcuna cosa di ciò che sopravvenisse nella Giudea dopo la mor¬ ie di Simone Maccabeo. Ma si legge nella storia di Giuseppe particolarmente, che Giovanni suo tagliuo¬ lo (cui fu aggiunto i! soprannome d’Ircano per le imprese fatte in Ireania) si spinse subito ad attac¬ car il perii do Tolomeo per trarre vendetta della morte del padre. Lo strinse cosi fortemente nel ca¬ stello di Dagon , in cui lo aveva assediato, che To¬ lomeo per obbligarlo a ritirarsi ,, fece ascendere la madre e 1 Irate Mi d Ircano sopra i ripari, dove li faceva percuotere crudelmente a colpi di verghe a misura che s’incalzavano gli assalti. Quella corag¬ giosa madre, che osservava intenerirsi il tagliuolo al vederci tormenti ch’ella soffriva, lo animava coi gesti a proseguire sempre più fortemente la sua in¬ trapresa. Successe che la lunghezza dell’assedio fa giovevole a Tolomeo per esser sopraggiunto il seU fcMo anno che i Giudei celebravano con la stessa esattezza del medesimo giorno del sabba lo. Con tale A- del M. 5y20. x o3 occasione sottrattosi quel traditore aH’invasione d’t^ cano, dopo d‘ avere spietatamente trucidata la ma¬ dre con i figliuoli, si ritiro appresso il tiranno diFi- ìadeifo. Di là a poco tempo Antioco Sidette si por¬ to ad attaccaee Ircano in Gerusalemme 5 ma essen¬ dosi poi ritirato , in vigor duri trattato tra di loro se¬ guito^ per andar contra i Parti, Ircano, divenuto di nemico suo nuovo confederato, ve lo accompa¬ gnò , e gli prestò grandi njuti. Intanto Fraatc re dei Parti, vedendosi troppo da vicino incalzato dà An¬ tioco, diede la libertà a Demetrio Nicànore, fra¬ tello e competitore di Antioco, il quale, in breve perduta la Siria, poco tempo sopravvisse* Ircano dal canto suo profittò di tutt’ i loro disordini, riprese molte piazze nella Siria , domò gVIdutnei, e desolò totalmente Samaria; poi avendo posti gli affari delia Giudea in buono e sicuro stato vi morì in pace la¬ sciando cinque figlinoli, il maggiore de’quali fu di lui successore. Nomavasi questi Aristobolo, ed ebbe assai d'ambizione per assumersi il tìtolo di re, e troppo d inumanità per uirenire tiranno de'suoi pre- prj fratelli. Dopo di aver fatto carcerare itre più gio¬ vani, fece morir l’altro nominato Alessandro , il qua¬ le aveva sul principio talmente amato, che se lo era associato al regno; c dopo aver dato il colmo a tut¬ ti gli enormi suoi delitti coll’ aver privata di vita la stessa madre, mori finalmente nel primo anno del- 1 infelice suo regno. La sua moglie restata vedova, nominata Salome, ed Alessandra da Greci, fece liberar di prigione Janneo, il maggiore de’ tre da Aristobolo carcerati, e mediante il credito che ella si aveva acquistalo, il fece regnare dopo di averlo sposato. Questo nuovo re, fatto incontanente scan¬ nare uno de’ suoi fratelli, lasciò l’altro in vita, per¬ chè la sua stupidità non gli cagionava alcuna sorta di gelosia. Il suo regno per il tempo de* venticin¬ que anni che duro fu sanguinoso per inaudite inu¬ manità, frale quali se ne riferisce una molto ese¬ crabile. Dopo aver ridotto alla sua divozione la cit¬ tà di Gerusalemme, volle dar una gran festa al¬ le sue concubine ; e nei mentre che le stava rega¬ lando sopra un eminenza, lece crocifiggere sotto ' a loro sguardi ottocento Giudei di qualità, c truci¬ dare appiè delle loro erbei, avanti che spirasse¬ ro ne 5 suppìicj, tutte le mogli e i figliuoli dì que' mi¬ serabili. Salome vedova di quel tiranno gli succes¬ se o come regina, o come reggente durante l’età tenera de due suoi figliuoli Ircano ed Àristobolo. Si guadagnò costei subito ( cosi consigliata dal mo¬ ribondo marito ) la setta de Farisei, i quali essen¬ dosi separati dal comune de Giudei facevano pro¬ fessione d’ una esattezza particolare circa 1* osser¬ vanza della legge , quantunque in verità non fosse¬ ro se non ipocriti, interessati, vendicativi, e so- piattutto estremamente ambiziosi. La regina veden¬ dogli in (.cito modo assoluti fra il popolo, se nc servi per istabilire il figliuolo Ircano nel pontifi¬ cato, ma non 1 ottenne se non col sacrificare i loro nemici eh'erano stati i pili fedeli servidori del re, e col confidare alle loro creature la custodia delle piazze piu importanti. Mori alla fine questa regi¬ na dopo aver governato undici anni, lasciandolo stato alla disposizione d’Ircano, c di Aristobolo suoi figliuoli. Questo secondo, volendo profittare «iella debolezza del fratello maggiore, si fece aper¬ tamente inchinar per re: (piando un signore princi¬ pale dell’Iddioea, nominato Àntipa, o Antipatro, Egualmente ardito * potente, e di molta abilità «, ope¬ rò che si desse ajuto ad Ircano da Àreta re degli Arabi, che andò ad investire Àristobolo alla testa di cinquantamila uomini, e lo sforzò sino dentro al tempio dì Gerusalemme. Tutto il popolo si era di¬ chiarato per Ircano, ma i Romani soccorsero Ari- stobolo, fecero levar l’assedio, e disfecero le trup¬ pe di Areta nella loro ritirata. Sopravvenuto in quel tempo Pompeo nella Siria bassa, Antipatro s’inge¬ gnò di persuaderlo a favore degl' interessi d* Irca¬ no; e Àristobolo parimente procurava di guadagnar¬ selo al suo partito, mediante l’obblazionc magnifi¬ ca d una deliziosissima vigna, che veniva apprez¬ zata cinquecento talenti, ina quel famoso Promano , non mostrandosi parziale nè dell’uno nè dell’altro, si appigliò al solo partito di aggiustare le loro dif¬ ferenze. La perfidia tuttavia di Àristobolo obbligò poco dopo Pompeo a muovergli guerra, ad asse¬ diare ed invadere il tempio, ed a condor seco pri¬ gioniero a Roma questo principe coi suoi figliuoli. Alessandro, ch’era il maggiore di questi, essendo¬ sene di là a poco fuggito, tornò a sollevare tutta la Giudea, ma fu battuto in diversi incontri da Gabi- nio generale de* Romani ; il quale avendo conferma¬ to Ircano nella carica di gran pontefice, ridusse la Giudea in governo aristocratico. Àristobolo pure trovò il modo di sottrarsi da’Romani con Antigono suo figliuolo; ma quel medesimo generale lo fece di nuovo arrestare, e rimandatolo alla sua prigione fini Ili di di strugger interamente Alessandro. Dopo di ciò Gabinio essendo richiamato a Roma, Gracco suo successore prese e saccheggiò il tempio. Cesare irt quel tempo fatto padrone di Roma liberò Àristobo- lo dalla sua prigionia per valersi del di lui partito 4 che si manteneva nella Giudea ; ma questo re non cosi tosto vi fa giunto , che i partigiani di Pompeo lo avvelenarono, c Scipipnc fece di piu tagliar la te¬ sta a suo figliuolo Aristobolo in Antiochia. Dopo la morte di Pompeo, tutta la fortuna dichiarandosi per Cesare, Antipatico che gli aveva resi de’grandi ser¬ vigi * n Egitto, lo ridusse a confermare Ircano nella sua dignità, ed a permettergli di fabbricare le mu¬ ra di Gerusalemme, di’ erano state da Pompeo at¬ terrate. Antipatro dopo questi successi profittando della debolezza d’Ircano per i sta bili re i suoi figliuo¬ li, fece dare il governo di Gerusalemme a Pascilo suo primogenito, e quello della Galilea al minore ch’era Erode, il quale non aveva che- venticinque anni. Questo secondo dopo la morte del padre, che era stato avvelenato , servì cosi bene Ircano contra Antigono iigliuolo di Aristobolo, da cui era stata invasa la Giudea, che Ircano Io regalò dì una co¬ rona d’oro. MaPacoro re de’Parli avanzatosi ben¬ tosto ad istabilirc Antigono nel pontificato fece an¬ che ammazzare Fascilo. Ircano , dopo essere stato deposto, e dopo essergli state tagliate le orecchie perchè fosse incapace del pontificato, fu condotto prigioniero nel paese eie’Parti. Erode allora si por¬ to a far la sua corte a Roma appresso Antonio, °ve facendo dichiarare Antigono per nemico del popolo romano, ottenne il nome di re de’Giudei; Ili dopo ritornato nella Giudea tinse Antigono, il qua¬ le condotto cattivo in Antiochia lasciò qualche me¬ se dopo la testa sopra un palco. Stante la morte di questo principe. Erode che aveva sposataMarianne nipote d’Ircano,non vide altri più che il giovine A- ristobolo iratello di questa regina, che per ragione della sua nascita potesse disputargli la corona. Le sollecitazioni di Marianne fi avevano sforzato di conferire a questo principe, in età allora di quindi¬ ci anni, la carica di grande sacrificatore; ma egli lo fece bentosto con iscaltrezza annegare , mentre era nel bagno. Poco dopo aggiunse a questa morte quella d’Ircano vecchio d'ottant’anni, che aveva saputo ritirare dalle mani de’Parli; avendo final¬ mente fatte morire e la suocera e la propria moglie, fece dopo strangolare auchc i proprj figliuòli ; e ciò fu r anno stesso, clic per ubbidire all’ editto dei- fi Imperatore Augusto, la Santissima VERGINE andò in Betlemme, dove nacque il SALVATORE. ui. annunziazione Dell’ Angelo alla Vergine Maria. -I-jssendo giunto il tempo, che l’Eterno Padre in^ nanzitutt’i secoli aveva prefisso per 1* Incarnazio¬ ne del Verbo, fu inviato i Angelo Gabriele vèrso Zaccaria ( regnando Erode nella Giudea ) per an¬ nunziai gli la nascita d un figliuolo, che doveva preparare le vie al Redentore degli uomini. Trova¬ rsi Zaccaria occupato nel tempio al servizio divi¬ no, che gli toccata di lare in (jueVgiorni, secondo 1 oidmc delia sua tribù ^ (piando 1 Angelo gh signi¬ ficò* come il figliuolo, che Dio gli concedeva col¬ tra ogni sua aspettazione ( polche Elisabetta sua mo¬ glie era sterile ) sarebbe un frutto di benedizione per tutto d suo popolo. Sei mesi dopo, lo stesso glorioso é felicissimo Spirito fu mandato a Nazareth m Galilea alla Vergine Maria* la quale, di consen¬ so coi suo sposo Giuseppe, seco viveva* come con un castissimo fratello, in una purità senza esempio. L‘ uria e l’altro usciti dalla tribù di Giuda discen¬ devano dal re Davidde * dalla cui stirpe era nelle predizioni * che nascerebbe il Messia. Apparso 1*An¬ gelo alla Santa \ ergine, mentr ella nel suo ritiro stava intenta all’orazione, dopo d’averla salutata le disse, èsser ella piena di grazia * che il Signore stava con Iei^ e eh era benedetta tra tutte le don¬ rie. fole apparizione , e più ancora tali parole di maniera la turbarono, che l'Angelo per assicurarla -’g nifi e olle, aver ella incontrata la grazia dell oìj- 116 nipotente Iddio, onde era stata scelta per concepi¬ re e partorire Gesù figliuolo dell’ Altissimo , il qua¬ le riascendendo un giorno sopra il trono del suo padre Davidde, doveva regnarvi sino alla consu¬ mazione de secoli. Ma in che modo , rispose Maria , gì potrà Mai ciò accordare con lo stato di vergini¬ tà, in cui sono impegnata ? Lo Spirito Santo (sog¬ giunse 1* Angelo) formerà egli solo nel vostro seno quel Frutto divino, di cui non sarete madre , che per T operazione dell’ Onnipotente. Ha ben saputo edi render feconda Elisabetta vostra cugina, che passando per isterile è nondimeno gravida da sei mesi, in età molto avanzata, giacche non e ve¬ runa cosa impossibile a Dio. Allora la Vergine Santa, umilmente sottomettendosi agli ordini su¬ perni, replicò : Io sono la serva del Signore , e acconsento, che la vostra parola in me sia com¬ piuta. L’Angelo dopo di ciò si parti, cd ella s’in¬ camminò senza indugio per portarsi a visitare sua cugina Elisabetta nelle montagne di Galilea, ove trovò quella sua santa congiunta nella casa del ma¬ rito Zaccaria. Appena fu dalla Vergine salutata, i che al risuonare della sua voce, il piccolo infante, di cui Elisabetta era gravida, si mosse con violen¬ za di gioja nelle viscere della madre , il che obbli¬ gò quella santa donna , dopo di aver esclamato con giubbilo grande, ad umiliarsi profondamente alla presenza di Maria, come avanti alla Madre del suo Sovrano Signore. Maria dal canto suo tanto mag¬ giormente s umiliò verso Dio, quanto più si vede¬ va distinta fra tutte le genti, alle quali dovendo partorir e il Salvatore, rjferì all’Altissimo tutta .la g'oria della sua divina maternità, con il cantico ammirabile che dall'Evangelista ci è riferito* Si trat¬ tenne tre mesi in circa in casa di sua cugina, c partì poco prima che Elisabetta partorisse, come fe¬ ce felicemente giuntoli suo termine* Fu questo il¬ lustre figliuolo nominato Giovanni dalla stessa ma-* dre , quando fu dopo gli otto giorni della nascita circonciso ; ed il padre suo Zaccaria, eh* et*a mu¬ to , ricuperò allora la parola per imporgli lo stesso nome, e per benedire D io nel medesimo tempo con un gran cantico in cui,animato dallo Spirito San¬ to , profetizzò 1’ arrivo del Messia, così lungo tem¬ po da tutte le nazioni aspettato. Questo felicissimo fanciullo, la Cui nascita cagionò tanto contento a tutto il mondo , crebbe fortificato nello spirito , e soggiorno ne’deserti, per abilitarsi col mezzo del¬ la penitenza e dell’ orazione a predicare agl’ Israeli¬ ti, come fece a suo tempo, la venuta di Cristo, e 1 adempimento delle profezìe* i*. NATIVITÀ' Di Gesù. Cristo Salvatore del Mondo . Siccome la concezione del Verbo Eterno nel se¬ no di una Vergine era un Mistero, di cui Dio vo¬ leva agli uomini tutti nascondere la conoscenza, 1 umiltà di Maria 1 aveva tenuta celata lino al pro¬ prio suo sposo. Al ritorno di Maria dalla visita di Elisabetta, Giuseppe chiaramente si accorse della Sua gravidanza, cosicché più non ne dubitava ; on¬ de si ritrovò in un’ agitazione di spirito tanto [pii* i *8 Violenta, quanto ch’essendò egli troppo giusto , per non aver il minimo sospetto della virtù della sua castissima Sposa, non sapeva come accordare in ciò la sua ragione coi sensi. In cosi tormentosa perplessità giudicò di non poter appigliarsi a piu discreto partito, quanto a quello di segretamen¬ te allontanarsi da Maria, per non disonorarla in modo veruno con pubblico ripudio. Tale e tanta era lu stima in cui Giuseppe la teneva, che pose freno a quel risentimento, cui lo stimolava la gelo¬ sia , che secondo tutte le apparenze mostrava di es¬ sere ben fondata. Era in procinto di eseguire tale violenta risoluzione, quando un Angelo, essendo¬ gli apparso in sogno, gli significò che restasse sen¬ za ripugnanza veruna colla sua pudicissima Sposa, poiché nell’ utero suo benedetto si racchiudeva il Figliuolo di bio, formato miracolosamente dallo Spirito Santo. Aggiunse, che quel divinissimo Fan¬ ciullo, che doveva nascere per esser un giorno il Salvatore del genere umauo, liberandolo dalla ti¬ rannia del peccato, sarebbe nominato Gesù, Allora Giuseppe, lortiheato da queste parole, usci incon¬ tanente di ogni sospetto, nè gli restò piò veruna sorta di dubbio intorno un cosi alto mistero, sicco¬ me lo vide compiersi a suo tempo nella nascita di Gesù Cristo. Era questa vicina di pochi giorni, quando Iddio,, che aveva fatto predire dagli ora¬ coli de profeti che il Messia doveva nascere nel¬ la città di Betlemme nella Giudea, permise che ivi capitasse la Vergine con il suo sposo, a ciò obbligati in virtù di un editto dell’imperatore Au¬ gusto, che facendo numerare in quel tempo tot- 119 te le famiglie dell' impero, obbligava altresì i capi a radunarsi nelle città e luoghi della loro origine. Quella di Betlemme fu in luogo, in cui dovendo Giuseppe comparire come discendente della regia casa di Davidde, vi s’incamminò colia sua santa spo¬ sa, per larvisi registrare olla prima numerazione, sot¬ to Quirino governatore della Siria. Il concorso di gente per tale occasione moltiplicò a tal segno in (jueìla picciola città, che, tutte le osterie e i pubblici alberghi essendo pieni, Maria e Giuseppe, da ogni luogo rifiutati, sì videro in necessità di mettersi al coperto in una povera stalla. L’ora del parto essen¬ do finalmente giunta, la Santissima Vergine non tro¬ vò luogo più conveniente per riporre il nato Bambi¬ no, dopo di averlo involto in poveri pannilini, se non la mangiato]a di quella medesima staila già per ani¬ mali disposta.Comparvc nello stesso momento unAn* gelo ad alcuni pastori, che di là poco lontani custo¬ divano le loro greggie, il quale con uno splendore di cielo, che d’ogni intorno lo circondava, li rese tutti ammirabilmente sorpresi. Dopo di avergli affida¬ ti con la felice novella,che loro diede della nascita del Messia tanto lungamente aspettato, gli avvertì, che lo ritroverebbono nella città di Davidde , in una miserabile mangiatoja collocato, e poveramente in¬ volto. Queste parole furono seguite da un soave con¬ certo di Spiriti angelici, che nel loro celeste cantico, •rendendo a Dio la gloria dovuta ad un mistero sì gran¬ de , annunziavano pace a tutta la terra, e perfetta fe¬ licità a tutto il genere umano. Si affrettarono quei fortunati pastori,dopo sì ammirabile apparizione,di portarsi a Betlemme,ove ritrovarono il Divino infan- 120 Sn quel luogo nel mezzo di Maria e di Giuseppe, com’ erano stati avvisati dall' Angelo, con tutta umil¬ tà lo adorarono, e con la sincerità de’loro cuori gli ollerirono i più semplici, ma però i più rispettosi tributi. La Santa Vergine allora ascoltando con grande attenzione, c con piacere eguale aita tene¬ rezza , che aveva per il suo caro Bambino , tutte le meraviglie , che quei pastori le annunziarono, non perdette una sola delle loro parole, riferendole nel suo cuore a tutto ciò che Dio le aveva già rivelato. Partite poi quelle buone genti glorificando Dio, giunse Y ottavo giorno dopo il parto di Maria, in cui il Fanciullo fu circonciso secondo la le;rge , e fa nominato Gestii ch’era il nome dall’Angelo impo¬ stogli prima di essere stato concetto. TRE RE ADORATORI E Del Verbo Incarnato. ssendo stato predetto dai profeti, che non ver¬ rebbe il Figliuolo di Dio nel mondo solamente per salvare il popolo Giudeo, ma che la sua Grazia si doveva stendere sopra i Gentili, successe che po¬ chi giorni dopo la nascita di Gesù Cristo, i Magi dell Oriente pervennero a Gerusalemme. Non fu¬ rono cosi tosto entrati in quella città, che diman¬ darono d esser instruiti del luogo ov’ era nato il re de Giudei 5 perche dicevano che una stella prodi¬ giosa apparsa sopra i loro paesi aveva loro an¬ nunziato esser egli nato di iresco, ed essere sta¬ ti dalla medesima obbligati a mettersi in viaggio per cercar dove fosse, e per rendergli ogni sor¬ ta di omaggio, e per offerirgli que’ varj doni che 12 1 seco portavano. Il vecchio Erode, che allora tiran¬ nicamente regnava nella Giudea, apprese con tur¬ bamento sensibile la venuta d’ un re legittimo. Do¬ po re de’ Giu¬ dei, che temeva non lo facesse un giorno discen¬ dere da quel trono, che ingiustamente occupava. Fu però totalmente inutile quella crudele politica, poiché la sua inumanità, universalmente detestata, non ebbe per luì altro successo, che quello di au¬ mentare sempre più le sue inquietezze c la sua sma¬ nia, per non essergli riuscito il colpo che si era proposto. Nel medesimo tempo che Tempio Erode meditava nel pensiero la diabolica intrapresa di pre.n- Ì24 fiere ì infante Gesti, un Angelo per parte di Dio fece avvertito in sogno Giuseppe delia perfidia di quel tiranno, egli ordinò di partire allo spuntare del giorno vicino ih conlpagnia della madre e del figliuolo per comi urli sicuri in Egitto. Sottratto in questa guisa il Figliuolo di Dio dalla persecuzione di quello spietato, soggiornò sconosciuto nel mez¬ zo agli Egizj infedeli, sinché Giuseppe fu di nuovo avvertito dall’ Angelo di ritornare nel suo paese , poiché quelli che cercavano il tenero infante per toglierlo di vita, l’avevano eglino Stessi perduta. Su¬ bitamente a quell ordine 1’ ubbidiente Giusep*- pe ritornò con Gesto e con Maria nella terra di Israele , dove avendo inteso, che Archelao regna¬ va nella Giudea in luogo dell’ estinto Erode suo padre, ebbe occasione di temere, che il nuovo ti¬ ranno non potesse aver diségno di esaminare i fu-* nesti progetti del suo predecessore. Cosi Giusep¬ pe , sopra un nuovo avviso avuto dormendo, si ri¬ tiro nella Galilea, nella'citta di Nazaret, perchè si desse compimento a quanto predicevano le profezie, che il Messia sarebbe nominato Nazareno. Avendo in quel piccolo luogo Gesto Cristo passata segreta¬ mente tutta l infanzia, f Evangelio non ci fa sapere da quel tempo sino al battesimo , se non una sola delle sue azioni 5 e fu allora che si nascose nell’ età di do ilici anni per restare nel tempio. Erano soliti Maria e Giuseppe di portarsi ogni anno dal loro soggiorno di Nazaret a celebrare la Pasqua in Ge¬ rusalemme per ubbidire alla legge. Condottovi quel¬ la volta ri giovanetto Gesto, passata che fu la festa, ripigliando la strada per restituirsi a casa, s ac cor- 125 sero sul tramontar del primo giorno, che il loro a- mato figliuolo non era ni; tornato con loro, nè coi suoi parenti, nè con altre persone di conoscenza. Necessitati pertanto la mattina seguente di tornare indietro per ricercarlo in Gerusalemme, lo ritro¬ varono al line, dopo tre giorn?, nel tempio occu¬ pato nel mezzo dei dottori che lo ascoltavano con attenzione, e che interrogati da lui co*n grande in¬ gegno, rimanevano tutti rapiti di ammirazione so¬ pra i discorsi che loro faceva. Quanto restò la sua santissima Madre sopraffatta dalla gioja nel rive¬ derlo, altrettanto ella lo fu dallo stupore nel ritro¬ varlo in quell’ azióne. E perchè dunque, a lui dis¬ fi 5 ella, o mio figliuolo, vi siete assentato da noi in questo modo, dandoci tanta inquietezza nel deside¬ rarvi, e tanta pena nel cercarvi? Ma, e voi per qual causa mi cercavate? soggiunse loroG«sh.Non sapete ancora, che io mi devo trovare in tutti quei luoghi ove mi chiamano gl* interessi del Padre mio? Ridette qui 1 * Evangelio che nè Giuseppe, nè Ma¬ ria compresero il senso di queste parole: soggiuu- gendo, che Gesù ritornò con loro a Nazaret, ove visse ubbidendo loro in ogni cosa, crescendo in sa¬ viezza, in età, ed in grazia avanti Dio e avanti gli uomini;ina però non trascurava intanto la sua San¬ ta Madre di conservare nel cuore tutte le di lui parole. / ✓ 126 I 1 BATTESIMO DI GESÙ* CRISTO Conferito dal Precursore Giovanni, (^orreva l’anno (iccimoquinto dclFmpério di Ti- ° bcrio Cesare; Erode regnava nella Galilea; Pilato avea il governo della Giudea, ed Anna e Caifa e- l’ano gran Sacerdoti della legge, allora che S. Gio- vanni usci dal deserto dov’era vissuto come un An¬ gelo vestito di corpo umano, non ricoprendosi di altro che di pelli di cammello, e nutrendosi solo di ineie selvatico e di locuste. Comparve sulle rive del Giordano questo degno Precursore del Figliuolo di Dio predicando la penitenza, molto piu con 1 * esem¬ pio dell’ austerità della vita , che con la forza de’ suoi discorsi, per preparare le vie del Signore , e per di¬ sporre gl’israeliti, lavandosi eoli’acque del suo Bat¬ tesimo, a ricevere degnamente il Messia colla puri¬ tà de’ lor animi. Non puotero questi scorger in lui tanta santità senza concepirne della stima, ne sóla¬ mente quella avuta per tutti gli altri Profeti $ ma quella ancora che faceva credere lui essere il Messia; tanta era l’autorità che dava il merito della sua vir¬ tù alla doLtrìna che predicava. Ma 1 umile servo di Dio, non lasciandosi punto abbagliare $ s’adoperò anzi al possibile per disingannar!^ e lece loro com¬ prendere , esser egli un niente in paragone di quel¬ lo di cui annunziava la venuta., e che non conosce¬ vano, benché dimorasse fra loro. Che quanto a lui li battezzava, e vero, coni' acqua, ina che uno senza comparazione maggiore di lui , verrebbe a battezzarli con il fuoco dello Spirito Santo. Non tar- 13 ^ dò in fatti molto a venite Gesù a mescolarsi tra la fre¬ quenza del popolo, che concorreva alle rive del Gior¬ dano, c per essere,come gli altri, ancor egli con quelle acqne battezzato da S. Giovanni. Ma adendolo Gio¬ vanni a prima vista conosciuto nel vederlo umiliarsi tra la folla de’ peccatori, tocco da profondo, rispet¬ to ricusò di battezzarlo. Gesù però obbligollo ad esercitar il santo suo ministero sopra la sua perso* na,mentre iit tal guisa doveva adempiere a tutte le parti della giustizia; ed appena la cerimonia fu ter¬ minata^ che i Cieli si aprirono sopra il Salvatore; discese visibilmente lo Spirito Santo in forma di co¬ lomba a posarsi sopra il di lui capo divino, e nel- l’istante medesimo s'intese una voce dall’alto che proferiva: Questo è il mio diletto Figliuolo > ed il caro oggetto della mia compiacenza. Dopo di ciò Gesù allora in età di treni’ anni in circa si ritirò per ispirazione dello Spirito Santo nel deserto, do¬ ve passò quaranta giorni, ed altrettante notti senza prendere venni alimento. Nel terminare d’un cosi rigoroso digiuno, per cui f Umanità santissima si trovava assai indebolita, ebbe lo spirito maligno P audacia di tentarlo in tali sensi: Se voi sie¬ te il Figliuolo di Dio, comandate a queste pietre di cangiarsi in pane. Gli rispose Gesù con quel pas¬ so della Scrittura: che il parie solo non è Y alimen¬ to necessario all’ uomo , ma che debbe nodrirsi del¬ la parola di Dio. Di là il demonio ebbe la baldan¬ za di portarlo sul pinnacolo del tempio, e voleva persuaderlo a precipìtarvisi sul fondamento , che es¬ sendo egli il figliuolo di Dio, stava scritto, che gli An¬ geli avrebbero dovuto sostenerlo con le proprie Ior i i8 mani, perchè non urtasse contro la pietra. Sta scrii* to ancora, gli rispose Gesù, non tenterai in modo alcuno il tuo Dio. In fine il diavolo, non perdendo¬ si punto d’animo, di là trasportollo sopra un’altis¬ sima montagna, donde additandogli tntt’i regni dell universo nella loro magnificenza, lo assicurò, che tutti sarebbero suoi, e Io renderebbe di essi assoluto padrone , a condizione che volesse inchi¬ narsi e adorarlo. Il Figliuolo di Dio gli disse al line, non volendo piu soffrire tanta insolenza : Ritirati- Satanasso , poiché sta scritto : Adorerai il Signore Dio tuo, ed a lui solo servirai. Posero queste uiti- nfe parole in fuga precipitosa il tentatore, e gli An¬ geli in quell’ istante s’ accostarono a Gesù Cristo per servirlo. NOZZE DI CANA, Oe da Gesù Cristo fu V acqua cangiata in vino. TT scendo dal deserto il buon Gesh dopo il di¬ giuno, e dopo le tentazioni, ritornò soprale rive del Giordano, dove il santo Precursore continuava il suo ministero. Non 1’ ebbe Giovanni si tosto da lungi conosciuto, che lo mostrò a suoi discepoli, co¬ me 1 Agnello di Dio, che portava e toglieva i peccati del mondo. Tra quei discepoli ve n erano due, l’uno i ei Andrea, che, sopra la testimonianza di 5 an Giovanni, vennero a vedere Gesh Cri¬ sto, come Messia , ed Andrea gli condusse poi Si- mone suo fratello, a cui Gesh predisse, che sareb- 12 9 be stato nominato Pietro. Altri ancora comparvero ivi dopo di questi, tra quali Filippo e Natanaele furono dei primi, e i! numero de’ discepoli di Ge¬ sù crebbe a poco a poco sulla voce della sua stabilita riputazione. Ma ciò che la fece risplendere d’ av¬ vantaggio , fu il primo miracolo, col quale il Sal¬ vatore volle forti li e are la fede , che la predicazione e gli esempi suoi avevano cominciato a far germoglia¬ re nei cuori di quelli che lo ascoltavano. Si appre¬ stava un gran convito per nozze nella citta di Cana in Galilea , al quale fu invitata la Madre di Gesù , ed egli stesso vi andò co’suoi discepoli. Successe, che venendo in quel banchetto a mancare il vino , la Santa Vergine ne avvertì il figliuolo,di cui ella conosceva e la bontà, c l'onnipotenza, alfine si ri¬ sparmiasse ne’ convitali la confusione ed il rosso¬ re. Parve sul fatto che il Salvatore non volesse in¬ gerirsi in tal sorta d‘ interessi ; con tutto ciò la sua caritatevole Madre, non perdendosi punto di animo per quell'apparente rifiuto, avvertì coloro che ser¬ vivano alla mensa, che non mancassero già di ub¬ bidire puntualmente a tutto ciò che loro fosse dal suo figliuolo ordinato. Gesù adunque avendo co¬ mandato a quelli di riempiere d’acqua sei grandi ur¬ ne che ivi erano, capaci ciascheduna di due o tre •'misure , le quali servivano alla purificazione degli Ebrei, le fece presentare allo scalco, perchè le as- saggiassc. Non così tosto ebbe costui gustato di quel liquore, dal Figliuolo di Dio in quel punto medesimo d aequa in vino miracolosamente can¬ giato, che si accosto allo sposo, per riprenderlo dì aver fatto bere , male a proposito, il cattivo vino 9 / sul principio, e di aver riserbato il migliore , con- tra l'uso degli altri, nella line del banchetto, (pian¬ do non si ha più il gusto cosi delicato. Questo pri¬ mo miracolo di Gesù, essendosi divulgato per tut¬ ta la Giudea, fu cagione ohe a lui accorressero non solamente i popolani ,, ma un gran numero an¬ cora di p i sone di qualità e di qonsiderazione . de¬ siderose di udirlo parlare. T)a Cana il Salvatore passò a Cafarnao con la Madre, e co’ suoi discepo¬ li; ed indi capitato a Gerusalemme per la solenni¬ tà della Pasqua , avendo trovato nel tempio molte, persone, che vendevano animali di ogni sorta, ed assisi ai tavolini i banchieri che trafficavano di mo¬ nete , di scalei ò egli tutti coloro a colpi di flagel¬ lo, dicendo, che non dovevano ridurre la casa del Padre suo in luogo di negozio - e di scandaloso commercio. Vedendo ciò li Giudei, gli dimandaro¬ no con quale fondamento si usurpava egli simile au¬ torità , e che dovesse almeno confermarla con (pud- che miracolo. Gesù rispose, che quando desse lo¬ ro animo di abbattere quel tempio , egli in tre gior¬ ni lo riedificherebbe. Parlava il Salvatore del tem¬ pio del suo santissimo Corpo, che li Giudei inten¬ dendo per quel grand* edilizio , alla cui struttura si erano-spesi quarantanni disollecitudine,non com¬ presero il senso di quella profezia, della quale nep¬ pure gli stessi discepoli suoi non conobbero V adem¬ pimento, se non dopo la sua gloriosissima resurre¬ zione. 1 ra quelli che procurarono di essere dal Fi¬ gliuolo di Dio illuminati, un Fariseo qualificalo , di nome Nicodemo, per dar occasione agl invidiosi di^sparlare del nuovo .profeta, sottrattosi da loro i i B i in tempo di notte$ gli si accostò, rapito non tanto dalla sua'dottrina, quanto dallo splendore dei suoi miracoli, e in tale disposizióne lo supplicò di esse¬ re instrutto. La prima cosa, che il Salvatore gli disse, fu di fargli conoscere, che non si poteva a- ver parte nel suo regno , se non si nasceva una se¬ conda volta. Nicodemo, interpretando quel senso secondo il signilicato delle parole, dimandò al Mes¬ sia, se si poteva dare, che un uomo, com’egli era, attempato, potesse tornare a rinascere nel ventre materno. Ma il Salvatore gli fece comprendere la cecità di sua ignoranza, benché fosse un gran dot¬ tore, poiché stava attaccato grossolanamente al senso delle parole, in vece di alzar il pensiero alle operazioni soprannaturali dello Spìrito Santo, da cui l’uomo doveva essere rigenerato. Indi gli signi¬ ficò quanto Dio aveva amato quell’uomo medesi¬ mo, poiché aveva dato l'unigenito suo Figliuolo per salvarlo ; e terminò quella conferenza salutare , istruendolo circa il lume della venta, che doveva condurre gli uomini a Dio, come a loro unico c ve¬ ro principio. LA SAMARITANA Riconosce il Messia, Uscito dopo di ciò Gesù dalla città di Geru¬ salemme, passò per molti luoghi della Giudea coi suoi discepoli, che in di lui nome predicavano e battezzavano. Quindi avvenne , che li battezzati dal santo precursore ne avessero gelosia, e se ne do- i3 a lessero eoo lui come a suo maestro; ma egli si val¬ se appunto di questa occasione per far loro cono¬ scere che Gesti era il vero Messia. Avendo poco dopo inteso il Salvatore, che Erode avea fatto car¬ cerare Giovanni per gli artifizj dei Farisei , i qua¬ li niente meno contea lui medesimo erano inviperi¬ ti, (pianto contra quel santo Precursore, risoluto di sottrarsi al loro furore, si ritirò nella Galilea. Attraversando nel viaggio la Samaria , ben vicino alla città di Sichar, si fermò per riposarsi sulla sponda della fontana di Giacobbe nell’ora del me¬ riggio , e vide accostarsi una donna Samaritana, la quale venuta per acqua tu dal Salvatore pregato d’impartirgliene per rinfrescarsi. Siete pure, disse ella 5 Giudeo, e non sapete, che quelli della vostra nazione non possono aver commercio veruno con quelli della nostra ? Riprese a dire Gesù (prenden¬ do r occasione per istruirla), che s’ ella conosces¬ se la grazia che Dio le concedeva, e sapesse chi era quello che a lei chiedeva un poco d’acqua, el¬ la medesima a lui ne avrebbe chiesta, poiché po¬ teva distribuire di quell’ acqua viva che sola ha la qualità di dissetare per sempre quelli che ne bevo¬ no. Datemi dunque, o Signore, soggiunse la don¬ na, dell’acqua di cui parlate. Volentieri, disse il Signore , ma prima andate a chiamare vostro ma¬ rito. Mio marito? ella ripreselo nonhomarito. Di¬ te il vero, replicò ilFigliuolo di Dio, poiché di cinque che ne avete avuti, quello che ora é creduto esserlo non é vostro marito. Ah! Signore, soggiunse ella ad alta voce: per quanto da voi comprendo, cono- eco che,siete profeta. Per grazia istruitemi, se si 133 devo in Samaria, o in Ore fu s ale m me adorar Dio, poiché i nostri padri non sono in ciò concordi. Non è oramai piu necessario, sorgiti rise Gesù, nè 1* li¬ no, nè F altro di questi due tempj, di cui mi par¬ late , poiché è giunto il tempo , che essendo Dio spirito , non vuole più essere, e non sarò per F av¬ venire adorato, che in ispirilo e verità. II Messia, ripigliò quella donna, deve insegnarci un giorno tutte queste cose. E vero,rispose Gesù,cd appun¬ to io che vi parlo , sono quello che dite. Sorpresa la Samaritana da ciò che aveva udito, lasciò ivi il vaso dell’ acqua, per correr in citta a riferir novel¬ la cosi prodigiosa. Intanto li discepoli eh’ erano andati per ritrovare qualche cosa, onde il loro maestro si ristorasse , J sopraggiunsero ivi, molto maravigliati di vederlo in conversazione con quella donna, benché nessuno di loro non facesse parola, ma solamente la sollecitassero tutti a cibarsi. Ge¬ sù allora fece loro comprender, esser egli assai più stimolato da un’altra fame, che essi non con¬ cepivano ; che questa era di adempire la volontà di quello che quaggiù l’aveva spedito, essendo or¬ mai tempo di fare la gran raccolta, per cui era ve¬ nuto al mondo , e eh’ eglino stessi erano chiamati nel più scelto numero dei suoi operai. Nel mentre cUe pronunziava in tal guisa i suoi oracoli il Salva¬ tore, una folta squadra di gente, uscita di Sama¬ ria con la donna, che loro annunziate aveva tanta meraviglie , venne a supplicarlo di voler onorare fa loro citta eoa la sua presenza. Acconsentendo egli alla loro istanza, dimorò con essi due giorni, c gli mstruì in questo tempo così bene, che confessaro- 134 - no aver eglino da loro stessi inteso cose clic sopra¬ vanzavano molto più tutto ciò che quella donna a- veva loro narrato , onde riconobbero esser egli ve¬ ramente il Redentore del mondo. IL PARALITICO RISANATO E prodigj del Redentore in Cafarnao. .A-vcndo il Salvatore sparsi d’ogn intorno segni evidenti della sua onnipotenza co’miracoli, c pro¬ vata la sua Divinità non meno non la dottrina e con le virtù, che per tanti prodigj operati, se ne ritor¬ nò a Cana, ove sanò il figliuolo di un uomo di qua¬ lità, che stava moribondo in Cafarnao, senza però entrarerin quella città ov’era 1 *infermo, essendosi in tal occasione servito della sola virtù della sua santa parola. Dopo 4 qualche tempo conoscendo che la stessa citta di Cafarnao, in riguardo all* affluen¬ za di molti popoli, ivi dal commercio invitati, era molto a proposito per predicare la sua divina dot¬ trina, risolvè dimorarvi, lira quella situata, ed ave¬ va un gran porto sopra la laguna di Genezarct, che altrimenti era nominato il maro di Tiberiade, in riguardo di una città delio stesso nome che Ti¬ berio vi aveva fabbricata. Un giorno osservando il Salvatore , che Pietro e Andrea pescavano , secon¬ do 1 uso loro, d intorno a quelle rive, li chiamò per la seconda volta al suo s rvizio. Non tarilo di¬ poi la medesima grazia a due altri fratelli figliuo¬ li di Zebedeo, nominati Giacomo e Giovanni, che stavano nella medesima occupazione impiegati, 135 i quali abbandonarono quanto avevano, per riusci¬ re», di poveri pescatori eh’erano, li sovrani dispen¬ sieri de* tesori destinati alla salute delle anime. Con questa comitiva rientrò dunque il Salvatore in Ca¬ farnao, dove, dopo d’avere liberato un indemonia¬ to , risanò anche da una febbre ardente b suocera di Simon Pietro. Tutto il suo soggiorno in quella città non fu se non una continua produzione il’ in¬ finiti prodigi, che gli attirarono una moltitudine in¬ credibile di popolo, di cui volendo Gesù liberarsi se ne sottrasse col ripassar il mare. Successe, che essendosi addormente lo in quel passaggio, il navi¬ glio in cui era fu agitato da sì furiosa tempesta, che i discepoli tutti spaventati lo svegliarono, non ope¬ rando la loro salvezza, se non che da qualcheduno di quei miracoli eh era solito tare. Allora , dopo di averli rimproverati di poca lede, ierino con un so¬ lo itilo la violenza de ilutlyed il furore dei venti, e rese al mare la sua primiera calma. L’ autorità che egli mostrò d’avere sopra gli elementi, aveva per dir vero sorpresi di maraviglia tutti gli astanti , ma * il dominio suo sopra i dernonj feceli ben d’avvan¬ taggio stupire, scacciandoli con impero assoluto da tutti i corpi che possedevano : cosicché un giorno fece passare una leg one intera di quegli spiriti im¬ puri nei corpi di duemila porci, i quali corsero su¬ bito a precipitarsi nelle acque, nel paese dei Ge¬ riscili dirimpetto alla Galitea . Indi, ripassato di nuovo il mare , si condusse a Cafarnao, dove il po¬ polo accorse in così grande moltitudine per rive¬ derlo, che alcune persone venute ivi a bella posta per presentargli un paralitico, acciò lo guarisse , A 136 furono necessitate di farlo discendere dal tetto del¬ la camera, or’era Gesù Cristo, da essi a tal efìet^ to in un istante discoperto. Avendo ammirata il Sal¬ vatore la loro fede , assicurò l’infermo che i suoi peccati gli erano stati in quel punto medesimo per¬ donati. Questa espressione parve molto strana agli Scribi ed ai F arisei, onde allora, assai turbati , susurrarono dicendo, che Dio solo avea l’autori¬ tà di perdonare i peccati. Ma il Salvatore volle al¬ lora persuaderli della sua potestà ; poiché risanò in¬ teramente il paralitico, e per la salute miracolosa ienduta al di lui corpo, fece conoscere che gli ave¬ va prima guariti! 1 anima. Questo prodigio trasse per allora dalla bocca de’ nemici stessi di Gesù Cristo la confessione della sua indubitabile divini¬ tà, e freno per qualche tempo le bestemmie degli increduli della sua onnipotenza. LA VOCAZIONE DI MATTEO, Etd il Centurione. on solamente la parola del Salvatore liberava i coipi infermi, ma la sua virtù passava più avanti, e liberava le anime stesse operando miracoli più di quelli ammirabili, e che facevano stupire li più osti¬ nati. La vocazione dì Matteo fu uno di questi pro- d*’&j; poiché avendolo Gesù osservato sedente al banco del suo negozio, non ebbe bisogno se non di un solo dei suoi sguardi divini per formare di un peccatore e di un pubblicano un Apostolo prodi¬ gioso. Questo nuovo convertito, per rendere al suo > 3 ? liberatore qualche atto di riconoscenza, lo pregò di entrare a cibarsi in sua casa. Molti pubblicani di antica sua conoscenza si ritrovarono a quel convito, ed i Farisei si scandalezzarono , che il Redentore avesse tollerati in sua compagnia quegli abbomine- voli peccatori. Allora egli si contentò di rappresen¬ tare a quegl’ipocriti scandalezzati eh’ essendo il me¬ dico degli uomini, si applicava piu volentieri, sen¬ za aver riguardo alle professioni, a quelli che più umilmente confessavano le loro infermità. Un prin¬ cipe della Sinagoga, nominato Giairo, Io supplicò di andare alla sua casa per dar salute alla sua mori-* bonda figliuola. Incamrainatovisi guari per istrada una povera donna da un flusso di sangue , che I* af¬ fliggeva per lo spazio di dodici anni; indi arrivato alla casa di Giairo, ritornò in vita la sua figliuola che in quell istante era morta. Restituì parimente la vista a: due ciechi, che lo incontrarono per cam¬ mino, e scacciò un demonio muto dal corpo d 1 un miserabile ossesso. ]Xel tempo vicino alla Pasqua ri¬ condottosi a Gerusalemme guarì un paralitico, che languiva dopo trentott’anni sulla sponda del bagno, in cui si purificavano le vittime. Ivi soleva venire un Angelo ad agitare quell’ acqua per restituir la j_ salute agl’ inferrai che vi gettavano; ma quell’in¬ felice non avendo per tanti anni trovato chi lo 'get¬ tasse dentro , Gesù con una sola parola ’a quella sua lunga travagliosa paralisìa lo sottrasse. Fece egli tal miracolo in giorno di sabbato, ed ìn simii giorno ad altra persona guari anche la mano inari¬ dita; per lo che presa occasione i Farisei di nuova¬ mente calunniarlo passarono a tal furore contro dii ■ J N 138 luì, che per liberarsene il Salvatore, montato sopra una piccola barca, da quella per lungo tempo pre¬ dico ad una moltitudine mhnita di gente che lo se¬ guivo. f u allora che lece la scelta delle dodici per¬ sone che nominò suoi Apostoli , con li quali, dopo aver atteso all orazione sopra un erto monte, di¬ scese per lare al popolo quel celebre sermone, in¬ titolato del Monte. Fulte le regolo della inorale cri¬ stiana, e dell’evangelica perfezione furono in qu'eì- lo prescritte: e da un discorso tale si apprende ciò ^che può veramente rendere gli nomini per sempre beati. Appena poi disceso ne! piano, un lebbroso riconoscendolo pel vero Messia, gli dimandò di es¬ ser guarito , ma con tanta fede c rassegnazione , che resto esaudito da Gesù nel punto medesimo , cosicché latta dal suo corpo cadere totalmente fa lebbra„ indirizzolìo a’sacerdoti, ed altempio, per¬ chè ivi a Dio rendesse le grazie dovute per benefi¬ zio si grande. Giunto poi di bel nuovo in Cafarnao, fu pregato per parte di un centurione da alcuni Giudei, a quali aveva fatto fabbricare una sinago¬ ga, ih compiacersi di andare con loro sino all'al¬ bergo di quell ufìiziale . per risanarvi un suo servo eh era infermo, che molto amava. Vi si era istra¬ dato il Salvatore , quando il centurione dopo d’ ave¬ re mandato innanzi a supplicarlo di non inoltrarsi d avvantaggio, egli medesimo si avanzò ad atte¬ stargli cne non era degno di ricevere un tal ospite in casa sua, ben sapendo che la menoma di lui pa¬ iola poteva rendere la salute al suo servo. I\eslò Gesù cosi soddisfatto e della lede, e della sonmnes- sionc di quell ufficiale, che si protestò di non aver- he ritrovata altrettanta in tatto Israele, quanta in quel solo Gentile ; e quindi rese la salute immanti¬ nente .al suo domestico. Nello stesso tempo lece comprendere a discepoli d’Àbramo e d’Israele, che perciò non avevano più azione alcuna nella lo¬ ro eredità, e che per l’avvenire non essendo fede¬ li , com'erano stati i loro illustri antecessori, Dio estrarrebbe dal fondo della Gentilità i veri credi che occuperebbero nel regno de' Cieli il luogo dei hgiìuoli che si fossero resi indegni della successione dei loro padri. IL MORTO DI N.4IM Da Gesù risuscitato. Xì Salvatore seguito da’suoi Apostoli, da’suoi Di¬ scepoli, e da una moltitudine di popolo che sempre cresceva in riguardo de'suoi frequenti miracoli che d’ora in ora si moltiplicavano, s’incamminava ver¬ so Naim, quando giunto vicino alle porte della cit¬ tà vide uscirne ima funebre comitiva, che conduce¬ va alla sepoltura l’unico ligi»uolo di un’afflittissima vedova. Quella povera e sconsolata madre accom¬ pagnava con altre donne il cadavere, ma si distin¬ gueva dalle altre pe'singulti, e per le sue lamen¬ tevoli grida, dimodoché intenerito il buòn Gesù le si avvicinò per consolarla. Nello stesso tempo che le ordinò di asciugar le lagrime, fatti arresta¬ re quelli che portavano la bara del morto, uni al tocco della mano queste semplici parole: giovane, lavali su , son io che te lo comande . A quella / voce oimipotente si vide in un momento risorger quel defunto dalla bara medesima, e messosi ad al* temente favellare, si accostò ad abbracciare la sua genitrice, cui Gesù Io aveva restituito* Giammai stupore fu simile a quello, che sopravvenne a testi¬ moni ammiratori di spettacolo cosi prodigioso* Tut¬ ti ad una voce ne diedero lodi a Dio, altamen¬ te pubblicando, che un profeta operatore di tali meraviglie non poteva essere altri che il Messia ve¬ nuto a visitare il popolo eletto. Essendosi al line la fama di si incredibili successi sparsa da ogn’ intor¬ no , giunse sino alla carcere in cui gemeva Gio¬ vanni sotto la tirannìa di Erode. Quel santo precur¬ sore di Gesù si valse di tale occasione per indiriz¬ zargli due suoi discepoli, i quali ebbero ordine di pregarlo, in nome del loro maestro , a non piu ce¬ lare s’egli veramente era il vero Messia , accioc¬ ché un altro inutilmente non se n aspettasse. Gesù senza far loro lunga perorazione , per persuaderli con modo piu convincente, sotto gli occhi loro ri¬ mise in salute tutti gl’infermi che ivi erano stali condotti : tra’ quali liberò alcuni indemoniati, e re¬ stituì la vista a molti ciechi. Io, soggiunse loro, dopo questi miracoli non ho sopra la vostra diman- * a l tra risposta da fare al vostro maestro , se non che riferirgli quanto voi stessi avete veduto. Il de¬ monio, le malattie, la morte medesima non ardisco¬ no disubbidirmi. Ritirati che furono que’ discepoli del Precursore , prese occasione il Salvatore di lo¬ dare, alla vista di tutto il popolo, le virili del loro maestro Giovanni Batista. Lodò principalmente la fermezza mostrata da Giovanni, non debole come l£t ima canna al cospetto di Erode, ma fedelissimo al¬ ia vocazione di Dio, per ordine del quale era vis¬ suto come un Angelo nel deserto coll’ austerità del¬ la vita, e come un gran profeta alla corte di quel- f empio con l’intrepidezza del cuore. Intanto tutti questi documenti e gli stessi prodigj, clic in tante occorrenze operava il Salvatore, non raddolcirono di modo alcuno il mal animo de’Farisei e de’Dot¬ tori della legge. Quindi b che si pose a rampogna¬ re giustamente Y ingiustizia de’ loro rimproveri. In¬ tanto non volendo eglino acconsentire, nh al modo della sua vita, con cui conversava famigliar mente con gli uomini, ne alli digiuni e solitudini di Sari Giovanni, che non mangiava, ne beeva nel suo de¬ serto, fu lilialmente costretto di lasciarli in preda della loro ostinazione malnata. * • *— " ‘ ' — LA PECCATRICE PENITENTE In casa del Fariseo . j^^on fu mai bastante tutta la malizia de’Farisei ad alterare in parte alcuna la bontà di Gesù , a segno che uno di essi nominato Simone, avendolo pregato un giorno di portarsi a mangiar seco, non fece dif¬ ficoltà alcuna di accordargli questa grazia. Nel men¬ tre che si stava alla mensa, sopraggiunse una don¬ na, la cui bellezza fu molto applaudita. Questa, portando in mano un vaso di odorifero e preziosis¬ simo unguento, si accostò al Redentore, e gettata¬ si a’piedi suoi tutta liquefatta in pianto di dolore , sparse sopra di tsù il ricco suo balsamo, ed intan- i4a to bagnandoli con le sue lagrime, baciandoli e ri¬ baciandoli con somma tenerezza, sii asciugava coi suoi capelli. Quésta {unzione parve assai strana al Farisèo, e frase* stesso diceva, che s’ egli fosse un cosi gran profeta come veniva stimato , avreb¬ be avuto notìzia della scandalosa vita di (juclla fem¬ mina: e non avrebbe acconsentito, ch’ella cosi fa¬ cilmente gli si fosse avvicinala. Gesù , che penetra¬ va nel fondo dell’anima sua: Simonie,gli disse, non giudichereste voi, che un debitore, cui il creditore avesse rimessa una somma considerabile, gli aves¬ se obbligo maggiore di quello che un altro debi¬ tore dovrebbe avere a colui che non gli avesse fat¬ to se non un rilascio molto inferiore ? Senza diffi¬ coltà, rispose il Fariseo. Adunque per la stessa ra¬ gione , soggiunse Gesù, l’amore di questa donna è maggiore di quanto sieno i peccati che le vengono rimessi, benché sieno enormi. Questa donna che ve¬ dete , supplisce al vostro mancamento, rendendomi tutte le cortesie della vera ospitalità, che voi ave¬ te trascurato d impartirmi. Ella bagna i mici piedi con le sue lagrime 9 egli asciuga co’ suoi capelli: mentre toccava a voi, secondo il costume, lavar¬ meli. \ oi non mi avetfr dato nemmeno un bacio, c questa donna ne dà mille a mici piedi. Voi non mi avete asperso il capo con profumi odoriferi, come vedete aver ella fatto con tanta generosità con quel¬ li che a bella posta lm seco recati in quel vaso. So¬ no in questo punto molte offese a lei rimesse, poi¬ ché ella ha molto amato ; usando io per essa la re¬ missione a misura dell’ amore. Indi volgendosi verso quella dorma: andate iti pace, il Salvatore le sog' i0 giunse, clìe vi sono rimessi tuttT vostri peccati, poiché la vostra fede vi ha fatta salva. Di lì a poco tempo liberò ancora un indemoniato ch'era cieco e mutolo. Tuttavolta la perfidia de’Farisei per «ereditarlo verso il popolo, che allettato da¬ tanti Continui miracoli io seguitava, s’ingegnò di atti ilmire l littorio alla intelligenza ch’egli avesse col demonio. Ma rien durò latita il Salvatore a dissipare una calunnia cosi lontana dal vero: men¬ tre da ciò prese occasione di fare un discorso tanto celeste, che una donna alzando la voce per mezzo a quell’uditorio, esclamò: Beate essere le * viscere, che l'avevano partorito, ed il seno che V aveva allattato. Dite di più, ripigliò Gesù, che beati sono quelli che intendono la parola di Dio, e fedelmente la custodiscono. Sopra tal proposito espose ancora al popolo diverse parabole ( cioè comparazioni) e tra le altre sopra quella del se¬ minatore molto si estese. Comparò egli la parola di Dio al grano sparso dal seminatore, che spes¬ so cade inori del campo sopra il cammino conti¬ guo, di maniera eh’è'calpestato dai passeggeri, e gli uccelli se lo mangiano, ovvero cadendo in qualche sito sassoso, dove non può radicarsi. Tiene dal sole consunto; oppure, che vien fretta¬ to Ira le siepi spinose, che lo soffocano, e lo im¬ pediscono di crescere: ma quello però di’è get¬ tato in terieno buono, germoglia e profitta a prò* p'Hzione di quanto alla sua bontà può corrispon¬ dere la diligente coltura» >44 MORTE DI SAN GIOVANNI Voluta da Erodiade» r jPutta ìa Giudea applaudiva alla fama delle azio- ni e della dottrina di Gesù Cristo. Solo gli abitan¬ ti di Nazaret, dov’egli aveva per la maggior par- te soggiornato, presero occasione di dì sprezzarlo a cagione dell’apparente bassezza de'suoi natali, e della professione meccanica de’suoi parenti, di sor¬ te che talmente furono accecati dalla propria ge¬ losia, che si videro quasi soli non restare illumina¬ ti da’ raggi divini, che ampiamente' diffondeva in ogni altra, benché remota parte; e li suoi compa¬ trioti, eh’erano tenuti ad amarlo più degli altri, furono quelli che più apertamente si dichiararono contro di lui, cosicché un giorno dopo di avere il Salvatore insistito per vincere la loro ostinazione, fu finalmente necessitato di rimproverarli, dicendo loro, che nessun profeta era ben veduto nel suo paese. Eglino ad ogni modo si lasciarono trasporta¬ re contro diluì sino a tal segno di risentimento, che avendolo cacciato dalla loro città, lo condussero so¬ pra la cima della montagna, appiè della quale era si¬ tuata Nazaret, per precipitamelo. Ma siccome l’ora di Gesù Cristo non era ancor giunta, essendo fuggi¬ to dalle lor mani, senza che se ne avvedessero, gli abbdndonò per trasferirsi in altre parti ad esercita¬ re la sua divina missione. Intanto que’prodigiosi av¬ venimenti, che da per tutto di lui si raccontavano, pervenuti ben presto alle orecchie diErode il Te¬ trarca, non potè intenderli senza essere assalito da r I * intenderli senza essere assalito da estremo terro¬ re , e sino a figurarsi, col pensiere, che quel nuovo e cosi nominato profeta potesse essere io stesso Giovanni, da lui poco prima fatto morire, il quale fosse nella persona di Gesù Cristo risuscitato. La morte adunque di S. Giovanni derivò dal seguente motivo. Avendo usurpata Erode a Filippo suo (ra¬ teilo Erodiade sua moglie, viveva pubblicamente con lei in iscandolosissimo incesto. S, Giovanni, non essendosi potuto trattenere di fargli una ripren¬ sione corrispondente alF enormità della colpa, a tal segno irritò il tiranno, che se non fosse stato il ri¬ flesso al gran credito dal precursore acquistatosi fra li Giudei, il solo timore non Pavrebbe impedi¬ to di eseguire co atra la sua vita qualche funesto progetto. Non si trattenne però di farlo subito ar¬ restare, poiché il furore di Erodiade, che lo fomen¬ tava singolarmente a tali violenze, non potè per allora spuntare altro che di farlo chiudere in un or¬ rido carcere ASuccesse intanto , che celebrandosi il giorno natalizio di Erode nel suo palazzo con ec¬ cessi di allegrezza, la figliuola di Erodiade danzò in tal incontro con grazia e leggiadria così singo¬ lare , che si guadagnò tutti gli applausi della flori¬ da e numerosa assemblea spettatrice in quel luogo adunata. Il principi.; stesso mostrò di esserne così soddisfatto, che sollecito a fargli qualunque do¬ manda le piacesse, impegnandosi allora con giura¬ mento di concederle tutto quello che avesse chie¬ sto, quando anche si trattasse deila metà del suo regno. Quella giovine baldanzosa non tardò molto per ordine della madre crudele , con cui aveva so¬ lo i£6 pra di ciò consultato, a chiedere al re i! capo del prigioniero Giovanni. Mostrò, a dir vero, Erode di esser alili Ilo, e molto sorpreso a tal dimanda £ ma forse sotto il falso pretesto di non poter viola¬ re il giuramento che aveva l'atto, o per cieca e in¬ degna compiacenza, ch’egli aveva per Erodiade, non seppe rifiutare quanto gli si domandava. Si vi¬ de con estremo orrore di là a pochi momenti la le¬ sta di S. Giovanni portata sopra un bacino da una delle guardie del re $ che la consegnò tra le mani della figliuola di Erodiade, e questa sul fatto stesso corse a regalarne la barbarsi madre* Morì in tal gui¬ sa quel gran profeta, e fu presa cura dai suoi • sconsolati discepoli di condurlo al sepolcro, e di av¬ vertire il Salvatore di quella tirannica motte. MOLTIPLICAZIONE DE’PANI E ritiro di Gesù nel monte vicino* -Non solamente da sò medesimo Gesù Cristo ope¬ rava tante maraviglie, ma ne aveva concessa una potestà quasi uguale aìiì dodici suoi Apostoli, che essendosi sparsi a predicare per molti paesi il re¬ gno di Dio, cacciavano li demonj, c risanavano ogni sorta d’infermità. Aveva loro imposto il Si¬ gnore di non preparare alcuna cosa per fa comodi¬ tà de loro viaggi, e senza aver riguardo: a chi si fosse, di il m lar veruna provigione, non solamente di cose appartenenti al vitto e vestito-, ma neppu¬ re di qualsivoglia danaro. Andavano eglino pertan¬ to di città in città, e di porta in porta arricchendo , . . ili fucili che li ricevevano delle grazie del loro mini¬ stero ; ed all’incontro, scotendo la polvere da’lo¬ ie piedi nell uscire dai luòghi che si rifiatavano d* intenderli e di riceverli, in segno della loro ri¬ provazione. Finalmente ri trovami osi tutti di ritor¬ no dalle loro missioni, resero esatto conto al loro divino Maestro, che volendoli seco*> si ritirò insie¬ me con loro in un luogo solitario vicino alla città di Betsaida , acciò ivi si riposassero dopo le loro lunghe fatiche ; imperciocché la frequenza del po¬ polo, che continuamente li seguitava, appena per¬ metteva loro un breve tempo di ristorarsi col cibo. Invano però pretesero essi di avanzarsi segretamen¬ te verso la detta solitudine, benché si fossero a tal Ime imbarcati , poiché il popolo accortosi clic par¬ tivano di nascosto, radunatosi in gran moltitudine passo al deserto con tale! celerità, che prevenne gli stessi Apostoli. Gresil nell’ uscire dalla barca non po¬ tè rimirare, senza essere tocco di compassione^ tanta frequenza di gente, che a guisa di numerosis¬ sima greggia di pecorelle in lui cercava il legìtti¬ mo suo pastore^ In tale qualità dùnque cominciò a cibarli con la sua santa parola 5 indi sapendo essere tre giorni intieri eh eglino lo seguivano, senza aver in tale spazio dì tempo preso nodfimento veruno , parve che avesse di loro pietà 5 per lo che interroga¬ to Filippo , uno dei suoi Apostoli $ se si poteva ri¬ trovare di che alimentar quella turba: egli rispo¬ se > che non solo in quei deserto sterile , e lontano da ogni sorta di commercio, non v’ era di che ci¬ barsi, ma che inoltre molto danaro vi vorrebbe per saziar tanta gente. Allora il Signore ordinò che $i t il » * * i<8 distribuisse al popolo ciò ohe i suoi discepoli ave¬ vano seco portato per reficiarsi. Soggiunsero essi,, che tutta la prò visione consisteva in due pesci e cinque pani d’orzo, conservati da un piccolo fan¬ ciullo, presentato allora al Salvatore dall’Apostolo Andrea; ma quel popolo ascendeva ai numero di cinquemila persone, senza le donne ed i loio figliuo¬ li. Comandò egli pertanto che si mettesse subita¬ mente in ordinanza tutta quella gente, e che si fa¬ cesse sedere in diverse truppe sull’ erba : indi aven¬ do presi nelle santissime sue mani que’ pochi pani e pesci, e levati gli occhi al cielo, Benedetti, e spez¬ zati, andavali compartendo a’suoi discepoli acciò li distribuissero al popolo. Accadde in somma, che a misura di quanto se ne dispensava , quella vivanda moltiplicava cosi prodigiosamente nelle mani del Salvatore, che tutto quel gran numero restò non solo abbondantemente satollalo, ma tanta ne so¬ pravanzo, che de frammenti, li quali Gesù fece raccogliere, furono riempiute dodici corbe. Allora tutti quelli eh’erano stati miracolosamente saziati, esclamarono ad una voce, che Gesù era veramente il Messìa, e volevano in quell'istante riconoscerlo per vero re, ma egli sottrattosene per isfuggir quel- 1 onore che volevano fargli, si ritirò solo nel mon¬ te vicino. * GESÙ 5 E S. PIETRO Che camminano sopra le acque . entre il Salvatore si ritrovava sul monte in ora¬ zione, i suoi discepoli discesero dal luogo ov’era . , . 14-c) Seguito il grim miracolo della moltiplicazione del pane, e verso la sera del medesimo giorno condot¬ tisi alla riva del marcavi Rimbarcarono alla volta di Calarono, e di Betsaida. Di già inoltrati nell’al¬ to , od avanzatasi molto la notte, si levò un vento contrario, che furiosamente sollevando i flotti po- se la loro barchetta in pericolo di naufragio. Olian¬ do hi sullo spuntare del giórno videro il Salvatore alla loro volta indirizzato, il quale camminando so* pral onde con tanta franchezza, come avrebbe fatto sulla terra stabile , s avvicinava pian piano alla loro barca. II terrore /! 5 . , ' , : acciò potesse camminare e muoversi liberamente come gli altri viventi. Non c cosa tanto dìfii- cile di figurarsi qual fosse la 'sorpresa di tutti quelli che videro spettacolo così grande ; ma de¬ ve bensì recare stupore e meraviglia a ciasche¬ duno f ostinazione dei nemici di Gesù Cristo, che tainto piu anche dopo di questo rimasero perti¬ naci, Determinarono pertanto que’perfidi la sua perdizione, e nelle loro radunanze Dio permise che Caifa, uno dei piu inviperiti tra tutti loro, pro¬ fetizzasse , essendo in quell’anno pontefice, che per salvar tutti bisognava che un uomo solo moris¬ se. fi Salvatore che sapeva ogni loro disegno, lo rese inutile sin o^ al tempo destinato alia sua passio¬ ne, ha quale avendo ai suoi discepoli anticipatamen¬ te accennata , si mise in cammino per condursi ad adempirla in Gesusalemmc. INGRESSO DI GESÙ’ IN GERUSALExMME a Nella Domenica delle Palme . ^^Lvendo il Salvatore palesata ai discepoli la vici¬ na sua morte, e la gloriosa risurrezione che poco dopo doveva succedere, la madre dei figliuoli diZe- bedeo si portò con due di loro a supplicarlo di non volersi dimenticare di conferir loro le principali ca¬ riche ilei regno di cui doveva in breve prender possesso. Riprese il Salvatore V ambizione di quel¬ la donna e dei suoi figliuoli, con dir loro che non sapevano ciò che domandavano, facendo in quel » in omento conoscere a tutti i suoi discepoli clic ne! regno del Cielo i più umili erano i maggiori. Indi avvicinandosi alla città di Gerico, nella folla'del popolo che andava ad incontrarlo, vide il capo ed il più ricco dei pubblicani, nominato Zaccheo, il quale, essendo di statura assai picciola, per meglio vede¬ re il Signore era asceso sopra di un arbore. Fatto¬ lo da colà discendere, e chiamatolo a se gli disse, avere scelta la sua casa per alloggiarvi. Quel pec¬ catore penitente, umiliandosi con molto giubbilo alla grazia che Gesù gf impartiva, per rendersene meno indegno, si esibì subito di dare in elemosina la metà del suo avere, e quanto aveva ingiustamen¬ te guadagnato promise di quadro pacatamente re¬ stituirlo a chi Io aveva usurpato.Lodata così santa disposizione, il Figliuolo, di Dio lo assicuro che m quel giorno era entrata la salute in sua casa; promulgando essere Zaccheo un vero figliuolo di Abramo, in grazia della sua fede clic ne lo rende¬ va degno , al contrario dei Farisei che degenerava¬ no per la durezza del loro cuore. Uscendo di Ge¬ rico rese per istrada la vista a due ciechi, da’ qua¬ li era seguito insieme con la folla del popolo che lo accompagnava in ogni luogo ove andava, ecf. arrivò a Betania sei giorni avanti la Pasqua- Fu ricevuto in casa di Simeone il lebbroso, e Lazzaro stesso già da lui risuscitalo si ritrovava con lui a mensa, quando Maria nel mentre che sua sorella Marta lo serviva , accostandosi ad esso, sparse so¬ pra di lui un vaso di prezioso ed odorifero unguen¬ to. Quest’ azione diede soggetto di mormorare a f pteIU clic la osservarono, fra’quali Giuda con sen- 1 2 limonio di avarizia coperta sotto il manto di carità si prese V ardire di biasimarla più apertamente di ogni altro, dicendo: potersi il prezzo di si raro pro¬ fumo impiegarsi nel sollevare molti poveri dalla mi¬ seria. Gcsii intanto i, lodato lo zelo di Msria, e ap- provata la di lei azione, fece comprendere agli al¬ tri l’ingiustizia della censura del falso Apostolo. Al¬ la fama subitamente sparsasi della venuta di Gesù , e clic quell’ uomo da lui richiamato in vita aveva seco mangiato , accorsero tante genti a quell’alber¬ go, che i principi dei sacerdoti, temendo gli effetti di quel concorso, risolsero di prevenirli non solo colla perdita di Lazzaro, ma di quello stesso che poco prima aveagli resa la vita. Allora Gesù, con¬ sapevole che poco lontano era il tempo della sua morte, inviò due de’ suoi discepoli da Betfagc, do- v* era , ad un castello vicino , con ordine di condur¬ gli un asina , ed il suo puledro. Puntualmente ub¬ bidirono , ed avendo coperta quella giumenta medesima co’ loro mantelli, Gesù montatovi so¬ pra, giunse in questa guisa alle porte di Gerusa¬ lemme, la quale non potè mirare senza versar mol¬ te lagrime, predicendo la sua desolazione. Lra al¬ lora quella città piena di popolo quasi innumerabi¬ le, concorso da molte parti alla celebrazione della Pasqua. All’ avviso sparsosi d’ ogni intorno della venuta del Messia, fu veduta in un momento rima¬ ner mezza vota di genti, correndo esse come un torrente fuori delle porte per incontrarlo. Gli uni coprivano di rami la strada per dove passava, gli altri stendevano sino le proprie vesti, e tenendo tutti de’rami di palma in mano lo accompagnavano m con acclamazioni di giubbilo, incessantemente escl&< mando: Salute e gloria al Figliuolo di,Davidde 9 benedetto sia quello che viene in nome del Si¬ gnore : salute e gloria nel più alto de 3 Cieli . Al¬ cuni Farisei, a caso mescolati fra quella folta mol¬ titudine, non potendo per malignità soffrire quei trasporti di allegrezza, dissero a Gesù che facesse tacere prima degli altri i suoi discepoli ; ma egli ri¬ spose loro, che quando anche gli uomini tacesse¬ ro , le pietre medesime diventerebbero parlanti per dargli lode. Questa risposta irritò maggiormente contro di lui quegl’ipocriti. PROFANATORI DEL TEMPIO Scacciati da Gesù . (Quando entrò Gesù in Gerusalemme, tutta la cit¬ tà restò commossa ; ognuno domandava chi fosse quegli ch’era entrato con quella solennità e con tanto applauso. Il Figliuolo di Dio fece abbondan¬ temente conoscere a tutti chi egli era, col rendere miracolosamente la salute ad un numero inlinito di infermi nell’ entrare nel tempio ; ma principalmen¬ te ciò apparve allora che trasportato da uri santo zelo si mise a cacciare per la seconda volta quelli che profanavano quel sacro luogo col traffico che vi facevano delle loro mercanzie. Rovesciò tutte le tavole de’ negozianti, con le gabbie de’ venditori di colombe , e fece uscire i portatori de’vasi e di altre suppellettili insieme con i temerarj compratori, av¬ vegnaché , diceva loro : Sapete pure che sta scritto ìBo che la mìa casa dehb essere riverita per casa di o- razione da tutte le nazioni del mondo , e voi la fate intanto divfintare una spelonca di ladronecci e di usu¬ re ? I primi de’sacerdoti, e i dottori della legge re¬ starono offesi maggiormente di quella santa libertà che si prese Gesù Cristo, e molto più ancora, perche continuava ogni giorno ad istruire la gente nel tempio. Si accostarono dunque a domandar¬ gli da dove si prendeva tanta autorità. Ma egli ri¬ chiese loro con quale autorità Giovanni aveva bat¬ tezzato nel deserto? Non ebbero ardire di rispon¬ dere; poichò siccome essi non avevano ricevuto il Battesimo, non sapevano, con qual animo appro¬ varlo; c se l’avessero biasimato, sarebbero incorsi nell universale indignazione. Avendo dunque cosi il Salvatore chiusa loro la bocca, si avanzò a dino¬ tare la falsa condotta dei Farisei con la parabola dei due fanciulli, 1 uno dei quali avendo dapprinci¬ pio ricusato di ubbidire a suo padre, esegui però dipoi gli ordini suoi, il che non fece l'altro, ben¬ ché avesse prontamente promesso di eseguirli. Cori questa parabola fece loro intendere che i Gentili convertendosi sarebbero nliìne preferiti a quei di Israele. Applico nel medesimo sentimento 1’ altra degli aihttuali d una vigna, i quali non solo nega¬ rono 1 allilto, ma uccisero anche i servii c il figliuo¬ lo del loto stesso padrone (adombrando con ciò e il martino de suoi profeti, e la sua passione); ma il padione medesimo fatti perire quegli scellerati, diede la sua eredità ad altri operai, ohe furono più fedeli de’primi. A queste allegorie aggiunse il Sal¬ vatore quella d na convito di nozze, a cui bob so- 18 i lamento gV invitati ricusarono di. ritrovai si, ma tri£ cidarono con barbara ingratitudine i messi, di mo¬ do che convenendo ricever altri non prima invita¬ ti, occuparono i secondi il luogo dei primi. Quei dottori, quantunque malgrado loro applicassero tutti questi rimproveri a se stessi, non ardivano pe¬ rò di farne apparire il risentimento per timor della plebe, ma studiavano bensì di confonderlo con ma¬ liziose questioni per aver soggetto di screditarlo. Gli dimandarono pertanto s era convenevole il pur¬ gar il tributo a Cesare, sapendo che le imposizioni sono sempre odiose a popoli. Al che rispose breve¬ mente il Signore, che giacché asserivano che le monete erano coniate coll’impronto dell’ imagine di Cesare, bisognava render al principe quello che gli apparteneva, e a Dio ancora ciò che gli era do¬ vuto, Confuse «lessamente i Saducei circa la risur¬ rezione dei morti che non credevano, come pure i dottori sopra il primo comandamento della leg¬ ge, ed avendoli Gesù interrogati da qual padre doveva nascere Cristo, non seppero che rispon¬ dere; per lo che li costrinse a tacere e confessare la loro ignoranza. Dopo di ciò avvertili suo au¬ ditorio, che quanto piu erano obbligati di ascol¬ tare, e di eseguire la dottrina dei libri da quei dottori spiegati, tanto maggiormente ancora do¬ vevano star avvertiti di non imitare le loro azio¬ ni corrotte dall’ambizione e dalla ipocrisìa. Indi predisse la distruzione del tempio, e la rovina di Gerusalemme, che gli trasse di nuovo le la¬ grime per compassione; e con diverse parabole spiegò lilialmente tutto l’apparato terribile del- l8a I ultima sua comparsa nella consumazione dei secoli. -CENA DI GESÙ’ Con gli Appostoli. edendo il Figliuolo di Dio che finalmente si j approssimava l’ora della sua passione, ed avendo impiegato tutto il tempo dopo di cgser entrato ul¬ timamente in Gerusalemme ad istruire il popolo con le sue predicazioni, ordinò ai suoi discepoli, due giorni avanti la Pasqua .> di preparare tutte le cose necessarie per celebrarla con loro. Intanto es¬ sendosi radunati i principi de’ sacerdoti nelle stanze del sommo pontefice, dove si concluse la perdita di Gesù Cristo , consultavano qual modo si potesse tenere in eseguirla senza far nascere verun tumulto npl popolo, che da per tutto lo seguitava come un Profeta mandato da Dio. Allora Giuda Iscariote, uno de’dodici Apostoli, s’introdusse sfacciatamen¬ te ad offerirsi per tale effetto a que’ perfidi, e pro¬ mise di dar loro nelle mani il suo Maestro per il prezzo di trenta monete d argento. Dall’ altro can¬ to, essendo stata disposta ogni cosa dai discepoli dì Gesù per la cena che dovevano fare insieme, entrò oon essi la sera in un salone ben addobbato, e assi- curandolLprima dì tutto dell ardentissimo desiderio che sempre aveva avuto di celebrare quella festa con loro, cominciarono unitamente a mangiare l’a¬ gnello con le solite cerimonie dalla legge ordinate ; dopo di che levatosi dalla mensa il Salvatore, pose 183 , % giu il suo mantello, si cinse attorno un panno di li¬ no , e portando in inano un bacino pieno di acqua si gettò ai piedi dei suoi Apostoli per lavarglieli. San Pietro non potè vedersi avanti in tale stato il suo Maestro, senza esclamare : che fate , o Signo¬ re ! Voi ! Voi lavarmi i piedi ? Ma invano volle persi¬ stere nella sua ripugnanza, che Gesù 1*obbligò ad acconsentire ad un tale ufficio, c successivamente le¬ ce con gli altri lo stesso. Dopo un tale esempio eli umiltà, Gesù dimostrò loro aver egli voluto abbas¬ sarsi in tale maniera alla loro presenza, acciò gli uni agli altri fra loro stessi facessero ciò eh’ egli a- vea voluto fare. Questa funzione compita, ripiglian¬ do i suoi vestimenti, si rimise a tavola, ove disse, che uno di loro lo doveva tradire. Rimasero eglino cosi contristati, che per liberarli da tale affanno in¬ dicò loro il traditore, mostrando esser quello che in quel punto poneva le mani nel piatto con lui 5 spiegandosi poi anche piu precisamente con il me¬ desimo che sfortunatamente ardi domandarglielo, siccome avevano gli altri fatto. Indi Gesù avendo preso in mano dei pane lo ben e di, lo spezzò , e ne diede a tutti dicendo : Prendete e mangiate , que¬ sto è il mio Corpo. Prese indi il calice, ed avendo rese grazie: bevetene tutti,lor disse, poiché que¬ sto è il mio Sangue , il quale sarà sparso per la re¬ missione de’ peccati: lo stesso farete voi altri in mia memoria. Poi soggiunse : la mano di colui, che mi tradisce, è con me a questa mensa. Nel terrore che cagionò un tale discorso a tutti gli astanti, quello fra i dodici Apostoli il pili caro a Gesù, che allora sì riposava sopra il suo seno, gli domandò chi losse i8.i •]Ucll infelice. E quello, rispose il Figliuolo dlllio, a cui io presento questo intinto boccone. Avendo ciò detto Io diede a Giuda, il quale nello stesso tempo che 1 ebbe inghiottito entratogli Satanasso nell anima, usci di notte per andare ad eseguire 1 abbonirnevole suo disegno. Accadde una cosa strana , mentre fra gli Apostoli con 1’ occasione del dubbio in cui erano circa il traditore , si eccitò li¬ na contesa di vanità per sapere quale della loro compagnia doveva essere considerato maggiore de¬ gli altri. Gesìi a loro disse, che il maggiore sareb¬ be il minimo, poiché i piu umili nel suo regno , al contrario della polìtica del mondo , divengono i piu innalzati. Fmalmente-con un discorso assai lungo Gesù parlò a* suoi Apostoli dopo la Cena per me¬ glio prepararli allo spettacolo atroce della dolorosa sua morte, e per animare loro stessi ancora contro le persecuzioni, le quali erano per arrivare a tutt’ i fedeli. GESÙ’ È PRESO _ Nell* Orto di Getsemani. T X ra le cose particolari delle quali parlò il Salva¬ tore a J suoi discepoli dopo la Cena, disse loro, che si disponeva a lasciarli ed a partire. S. Pietro gli domandò, in qual luogo dunque intendeva di anda¬ re! e Gesù gli rispose, che dove andava egli non poterà allora seguirlo. Io , Signore, replicò Pie¬ tro , saro con voi da per tutto anche sino alla mol¬ te.- Sino alla morte ? ripigliò il Salvatore: ed io ti tas » ti assicuro, che prima òhe il gallo Canti tu mi neghe¬ rai in questa stessa notte tre volte. S. Pietro co=* stante più che mai s’impegnava nelle proteste del¬ la sua fedeltà, e tutti gli altri dicevano le medesi¬ me cose, le quali poi non mantennero. Dopo di ciò avendo Gesù passato il torrente Cedron se n’an¬ dò secondo il suo solito al monte delle Olive se^ui- o to da’ suoi Discepoli. Avendo pertanto ordinato.che si fermassero nel Getsemani, seco non prese altri che Pietro Giovanni e Giacomo, co’quali si riti¬ rò nel vicino giardino a fare le accostumate sue preci. Quivi manifestò a que’ tre la mortale tristez¬ za che 1' opprimeva, esortandogli a vegliare e ad orare in sua compagnia. Poi facendosi alquanto in disparte si pose in ginocchio, e steso con la faccia verso terra: mio Padre, diceva egli, s è possibile, fate che questo calice passi e si allontani da me ; tuttavolta sia fatto ciò che voi volete, utm già quel¬ lo che io voglio. Indi ritornato ai suoi Discepoli, e trovandoli addormentati: Cosi dunque, disse a San Pietro, tu non hai potuto vegliare un’ora? Veglia¬ te, e pregate per timore dì non entrare in tentazio¬ ne. Dopo tali parole tornò di nuovo a pregare, ed avendo compita la sua orazione tornò un’ altra vol¬ ta verso i Discepoli oppressi già la seconda fiata dal sonno. Fece loro un nuovo rimprovero, e parti la terza volta per lare le medesime preci cd orare. Al¬ lora un Angelo gli apparve per confortarlo, perchè essendo caduto in agonia gli usciva dal sacrosanto suo Corpo in tanta abbondanza sudore di Sangue che scorreva sopra la terra. Quindi levatosi, e ris¬ tornato a’suoi Discepoli adisse loro: dormite ormai. i86 riposatevi, 1* ora e giunta, e il Figliuol dell* uomo dcbb’ essere dato nelle mani de peccatori : quellf che mi tradisce già si avvicina. Appena terminò queste parole , che Giuda comparve alla testa di u- na truppa di genti armate , datagli dai principi dei sacerdoti perchè potesse eseguire il suo tradimen¬ to. Quell'empio avendo dato a coloro per segno che quello che bacierebbe dovevano prendere, si addrizzò subito a Gesù Cristo , e gli disse : Vi sa¬ luto, o Maestro, e ciò detto ebbe la sfacciataggine di baciarlo. Il Figliuolo di Dio gli disse queste sole parole: amico, qual disegno qui ti condusse? Tu dunque, o Giulia, perr la via di un bacio tradisci il Figliuolo dell’uomo? Poi avanzandosi verso quella masnada di scellerati : chi e , disse loro, quegli che voi cercate? j\ T oi cerchiamo, risposero coloro, Ge¬ sù Nazareno: Son io , soggiunse Gesù ; ed a questa parola tutti caddero rovescioni: ma avendoli dap¬ poi rassicurati, si diede spontaneamente nelle loro mani, solamente chiedeudo che lasciassero in liber¬ tà i suoi discepoli. S. Pietro allora sguainando un arma che aveva , tagliò un orecchio a Malco, servo del pontelìce. Ma Gesù biasimando tal violenza, lo risanò in quell’istante medesimo, e disse a Pietro ed agli altri, che se avesse votato liberarsi con la forza da quelle genti, il Padre suo gli avrebbe in¬ viate le intere legioni di Angeli che lo difendesse¬ ro. Rivolto poi a que’ soldati, soggiunse: Perchè non mi avete voi arrestato nel tempio , dove io nu trovava ogni giorno con voi, invece di venirmi a sorprendere come se io fossi un ladro nel modo che avete ora fatto ? Sappiate però che tutto ciò avvita ne, perche si adempiano le Scritture, e per esser questa 1* ora vostra, c la possanza delle tenebre. FLAGELLAZIONE DI GESÙ’ 1 Alla colonna. {Quelle schiere che poco prima avevano preso Gesù Io condussero nella casa di Anna, suocero di Caifa, sommo sacerdote. Anna nel punto mede¬ simo lo mandò legato al genero , appresso al quale i principi de’ sacerdoti, i dottori della legge, e i senatori si erano radunati per far eseguire la morte di Gesh Cristo. Essendosi pertanto messo Caifa ad interrogarlo circa la sua dottrina, e circa i suoi di¬ scepoli, rispose egli che avendo sempre parlato pub¬ blicamente , poteva informarsi da tutti qnclti che F avevano udito. Allora un ufiizialc dì corte scari¬ catagli una guanciata gli disse: Così dunque rispon¬ di al gran pontefice ? e Gesù tollerando quell’ ol¬ traggio, solamente rispose, che non avendo parla¬ to male, nessuna ragione voleva che così villana¬ mente lo percuotesse. Intanto S. Pietro, che se¬ guiva il Salvatore da lontano , si era fermato a ri¬ scaldarsi nel mezzo della corte, dove una serva lo riconobbe per uno dei discepoli del prigioniero, il che l’Apostolo alla presenza di tutti negò. Un’altra pure gli sostenne nell’atrio lo stesso che avea deb- to la prima serva , ond’ egh di nuovo protestò con giuramento di non sapere chi fosse quel fu omo. Fi¬ nalmente altri di coloro assicurarono d’averlo ve- *38 tlulo noirOrto dell’Olive con lui^ e che la pronun> zia lo manifestava bastantemente per Galileo. Allo¬ ra fu elle cominciò a protestare, c a giurare che non sapeva di chi parlassero; ma venendo in quel mentre il gallo a cantare , e gli sguardi del Salva¬ tore che si era a lui rivolto in quel punto , incon¬ tratisi con quelli di S. Pietro , si senti quell’ Apo¬ stolo subito toccato da un pentimento del suo fallo cosi vivo, che uscì di là in quell'istante per anda¬ re a lavarlo con un torrente di lagrime* D* al¬ tra parte non avendo nè il gran sacerdote, nè i dottori del suo consiglio potuto soddisfarsi , al dispetto di tutte le accuse imposte a Gesù, Caifa aitine risolse di scongiurarlo a dirgli, s egli era Cristo figliuolo di Dio vivente. Lo sono per ap¬ punto , replicò il Salvatore. A queste parole il gran pontefice stracciatasi la veste gridò : ha bestemmia* to , che altro bisogno abbiamo di testimoni dopo ciò eh’ egli ha pronunziato con la sua bocca mede¬ sima ? Tutti ad una voce esclamarono, che avendo bestemmiato meritava la morte ; ond’ è che trovan¬ dosi il Redentore in tal guisa in preda all’insolenza di quelle guardie, incontanente fu caricato di colpi c di oltraggi ; gli sputarono in faccia , gli ben¬ darono gli occhi, e percuotendolo gli dicevano per ischerno che indovinasse chi l’avea percosso; final¬ mente fino i più vili serventi non si ritennero daìl’*in- s aitarlo. Avendo in tale maniera passata la notte, il Figliuolo di'Dio fu condotto la mattina seguente al palazzo di Pilato , per esser ivi condannato alla morte, secondo le formalità consuete. Quel presi¬ dente trovando eli’ era maggior la calunnia che U I l8 9" fondamento delle accuse prodotte in quel tribunale contro a quel famoso reo, voleva che i Giudei lo giudicassero eglino stessi secondo la legge loro ; giacche si trattava della sua medesima religione 5 ma a ciò risposero , trattarsi ben piu dell’ interesse di stato, poichò era tanto sedizioso che asseriva es¬ ser re de Giudei. Pdalo intanto avendo saputo che Gesù era Galileo, per sottrarsene lo mandò ad Ero¬ de re della Gahlca, che allora si ritrovava in Ge¬ ni sa lem me. Lo vide quel principe con piacere come un uomo , la cui fan^a gli faceva sapere che avreb¬ be operato in sua presenza qualche miracolo gran¬ de. Ma vedendo delusa la sua curiosità, fattolo ve¬ stire, come se fosse stato un pazzo, d' una bianca veste, lo rimando a Pdato. Questi si appigliò a tal pretesto per rappresentare agli Ebrei che quell’ uo¬ mo col testimonio di Erode medesimo era innocen¬ te : ma quando vide che nessuna rimostranza potè- , va rimuoverli dalla loro ostinazione di voler la di lui morte , s’immaginò di propor loro, in ordine all uso de governatori della Giudea, che liberava¬ no dal supplizio un criminale nelle feste di Pasqua, esser egli disposto a concedere alla loro volontà , o Gesù, ovvero il famoso ladro Barabba. Quegli a r- 1 abbiati senza consultar altro, gridarono tutti che liberasse pur Barabba, e che Cristo si crocifiggcs- ftC. Di maniera che Pdato, per acchetare la sedizio¬ ne clic sempre piu si andava eccitando, lavatesi le mani m atto di protestarsi innocente del sangue di quel giusto, f abbandonò alla rabbia di que’ carne¬ fici, i quali avendolo spogliato ignudo, lo squarcia- 1 ono a forza di flagelli, e d* innumerabiii battitore. igo CROCIFISSIONE DI GESU^m # n Sul Calvario. IV^Ientre il Salvatore veniva così barbaramente trattato^ il perfido discepolo che ì’avea dato in pre¬ da a suoi nemici, vedendo gli effetti funesti del suo delitto, ne concepì un orrore sì grande, che corse a restituire a’ Giudei il prezzo del suo tradimento , dichiarandosi che avea tradito un innocente : e per¬ chè eglino ricusarono di ripigliare quel denaro, lo getto nel mezzo del tempio , e si andò ad impicca¬ re da disperato. Era intanto esposto il Salvatore al¬ la volontà di que malvagi* che in vece di sentire compassione deilo stato miserabile in cui ì’ avevano ridotto, aggiungendo le belle alla crudeltà, Io stra¬ scinarono nel pretorio. Q uivi postogli sul dorso uno straccio di porpora , una canna nelle mani, ed una corona di spine, che a forza gli facevano penetrar nel sacrosanto suo capo 4 come se gli avessero da¬ to il diadema, lo scettro e il manto reale del nuo¬ vo re de’ Giudei ^ se gli posero ginocchioni avanti, e lo salutarono per tale con dargli pesanti guancia¬ te gii uni dopo gli altri. Pilato, che lo vide in istato così deplorabile, tanto per suo proprio movimento, quanto perle sollecitazioni delia moglie, desiderando di liberarlo , si persuase ebe il popolo ne restereb¬ be intenerito se glielo avesse fatto vedere così sfi¬ gurato. Espostolo dunque in tal forma alla vista di tutti, con dirgli, Ecco l'Uomo: tutto quel popolo, dopo i principi de’sacerdoti ed i dottori, ad una vo¬ ce si pose piu ostinatamente a gridare che lo faces- 1 9 I àè morire sopra una croce. Il governatore pertan¬ to vedendo che costoro meditavano di farlo cadere irt delitto di Stato , perché Gesti si qualificava re de’ Giudei contro le ragioni di Cesare, pronunzia¬ ta finalmente contro di lui la sentenza di morte , lascio loro in preda Gesìi, quantunque lo avesse dichiarato innocente, acciocché ne facessero tut¬ to ciò che loro fosse piaciuto. Allora senza inter¬ vallo alcuno fecero che Gesù caricato d’ una gran croce s incamminasse a drittura al luogo d€Ì sup¬ plizio, ed incontrato nel viaggio un uomo Cireneo, chiamato Simonc, lo costrinsero a portare la stessa croce dietro a Gesù, essendosi accorti che egli non poteva piti reggere a tanto peso. Tra la nume¬ rosa calca del popolo che lo seguiva, Gesù osservò alcune donne che piangevano per tenerezza e per compassione , c lord disse : Che dovevano piutto¬ sto affliggerti de’ mali da cui erano minacciate, che delle pene eh’ egli soffriva ; poiché , disse loro : Se cosi si fa del leguo verde , che si farà del secco ? Giunto che fu al Calvario, gli volevano dare una be¬ vanda di vino mirrato, della quale non volle bere , dopo di averla assaggiata. Indi lo crocifissero sopra la croce, la quale alzarono in mezzo di due ladri, condannati al medesimo supplizio, verso V ora sesta della mattina. Allora que’ soldati gettarono la sorte sopra la sua veste, per vedere a chi dovesse tocca¬ re , mentreché ad esempio de’ sacerdoti $ e de’ prin¬ cipali tra* Giudei, tutto il rimanente degli spettato¬ ri faceva a gara di accrescere anche d’avvantaggio i suoi tormenti con le ingiurie più atroci e colle * 9 2 ' bestemmie. Tu, dicevano essi, clic ti davi il vanto di poter distruggere il tempio, e di ristabilirlo in tre giorni, salva, se puoi, te stesso , come bai sal¬ vato gli altri, e discendi da quella croce se vera¬ mente sei il Figliuolo di Dio, e dopo che tu abbia ciò fatto siamo tutti disposti a volerti credere. Nem¬ meno i ladri che stavano per morire a suoi lati non si ritenevamo di fargli simili rimproveri; ma intanto che uno di essi lo bestemmiava, 1 altro si convelli in un momento, e riprendendo il suo compagno 1i- conobbe la divinità di Gesù, il (piale lo assicuro clic lo farebbe entrare in quel giorno stesso nel pa¬ radiso. Pilato aveva fatta affiggere sull alto della Croce di sopra il capo del Salvatore un iscrizione, che in tre lingue signilicava esser quello Gesù Na¬ zareno re de Giudei ; c non ostante che gli empj •sacerdoti procurassero di persuaderlo a mutare quella qualità di /ìe, volle il governatore che re¬ stasse som'era scritto. Allora Gesù, mosso da com* passione per quegli stessi che ne avevano cosi poca •per lui, pregò istantemente il suo eterno Padre di perdonar loro la sua propria morto, perche non sa¬ pevano ciò che si facessero. Poi vedendo^ appiè della croce Maria sua Madre, come pure l amato suo Discepolo, li raccomandò vicendevolmente V uno all* altro, ed alzando una gran voce, disse: mio Dio , perche mi avete voi abbandonato ? Era 1 ’ ora del mezzo giorno, e per tre ore continue tut¬ ta la terra fu coperta di tenebre. Al fine il Figliuo - io di Dio, conoscendo di aver adempite le profe¬ zie , preso un poco di aceto che gli fu posto alla ? V bocca in una spugna sulla cima d* mia canna comandata l’anima sua al Padre abbassò il * % 193 , rac- capo e RISURREZIONE Gloriosa del Redentore. ]N|"el punto stesso che mori il Redentore del mon¬ do , si ecclissò il sole, il gran velo del tempio restò pel mezzo in due parti diviso , la terra si ^cosse, si spezzarono gli scogli e i dirupi, da’ sepolcri repen¬ tinamente spalancati uscirono morti risuscitati che si fecero vedere in Gerusalemme. Alla vista di tan¬ ti prodigi, lì soldati che avevano crocifisso Gesù, e il Centurione medesimo che li dirigeva in cpiell 1 ese¬ cuzione , furono costretti di confessare, che quegli era veramente un uomo giusto, e il vero Figliuoli Dio, e tutto quell'iniquo popolo che poco dianzi lo aveva crudelmente insultato, se ne ritornava pieno di spavento , battendosi ognuno il petto; tanto era convinto dall’ orrore di delitto sì grande. Del resto non potendo soffrire i Giudei che quei corpi restas¬ sero esposti sopra il patibolo in giorno dì Pasqua , andarono d'ordine di Pilato a distaccarli dalle lo¬ ro croci, ma essendosi trovati i due ladri esser an¬ cor in vita , ne infransero le coscie : ed in quanto a Gesù eh era morto, altro non fu operato, se non Cle un soldato gh trafisse il lato destro con un col¬ po di lancia , donde vide uscire sangue ed acqua. n tanto Ira i molti conoscenti del Salvatore vi fu- rono alcune donne che da Galilea i avcvano*e- 13 \ unitalo , c particolarmente Maria Maddalena , ]\la- na madre di Giacomo c di Gioseffo, e Maria Saloni e, che vollero trovarsi presenti a quel fu¬ nesto spettacolo, osservandolo da lontano. Verso la sera un senatore di qualità, chiamato Giusep¬ pe, della città di Àrimatea, ottenne da Pilato la permissione di levare il corpo di Gesù Cristo, di cui era discepolo ^ bciiclic secreto coni eia p**n- mente Nicodemo , che seco si uni per render al lo¬ ro buon maestro gli estremi doveri della sepoltura. Imbalsamarono eglino quel sacro corpo, 1 involse¬ ro in un sudario , o sia lenzuolo sottile e netto, e lo posero in un sepolcro, che di recente era stato in¬ cavato nel sasso del monte, dove non era per an¬ che veruno stato riposto; poi chiusane Ventrata con una gran pietra alla presenza di molti assisten¬ ti , ognuno se ne andò, eccettuate Maria Madda¬ lena * e 1* altra Maria , che stabilirono d’ivi fermarsi mettendosi a sedere da presso al sepolcro. Poco dopo andarono 1 Giudei a chieder a Pilato che la- cesse metter delle guardie ali intorno di quel se¬ polcro, poiché quell’ impostore ( che con tal nome chiamavano Gesù ) essendosi vantato , dicean essi, che risusciterebbe tre giorni dopo la morte, abbia¬ mo ragione di temere che i>suoi discepoli non levi¬ no quel corpo di là, e non facciano poi creder al popolo che sia risuscitato, diventando cosi questo ultimo errore peggior del primo. Pilato vi accon¬ senti , di maniera che non solo posero guardie d o- gn intorno al sepolcro , ma per maggior sicurezza ancora sigillarono il sasso che ne otturava Y entra¬ ta. Tante precauzioni però non servirono che a fa*' risplendere Sempre piu la risurrezione di nostro Si* gnore., poiché nel terzo giorno successe all’ improv¬ viso un gran terremoto, e Y Angelo del Signore di¬ scese dal Cielo, rovesciò la pietra che chiudeva la tomba, vi si assise sopra, e sparse tanto splendore dalla faccia scintillante come un baleno , e dalle sue vesti candide coinè la neve, che le guardie tut¬ te spaventate caddero quasi morte a terra; essendo¬ si poscia rimesse in piedi, corsero immantinente a Gerusalemme per ivi riferire tutto ciò che aveano veduto. Quando i principi de* sacerdoti ed i dottori della legge ebbero inteso cose tanto contrarie alle loro voghe, non seppero trovare spediente piu op¬ portuno che di corrompere le medesime guardie, obbligandole col mezzo del danaro, che loro diede¬ ro , a pubblicare, che mentre dormivano, i disce¬ poli del morto avevano involato il corpo. Ma resta- 1 ono facilmente scoperti tutt i loro artihcj , impera ciocché le apparizioni di Gesù furono tali, e cosi frequenti, che non si potè piu metter in dubbio che non fosse veramente risuscitato. APPARIZIONE DI GESÙ* Sotto la figura di Ortolano cc. primo apparire del gioì no della seguente seti lituana, Maria Maddalena se ne andò al sepolcro con le altre sante donne, portando seco varj profu- mi pep il corpo del Salvatore. Erano esse in qual¬ che attenzióne per trovare qualcheduno che lor procurasse 1 ingresso nel sepolcro, col rimuovere il i 1.96 gran sasso che Io teneva chiuso, quando avendolo osservato totalmente aperto, non vi trovarono pili dentro il corpo che cercavano. Corse subito Mad¬ dalena a darne avviso agli Appostoli, e in fatti es¬ sendo andati Pietro e Giovanni primi degli altri al¬ la sepoltura, non vi trovarono altri che il solo len¬ zuolo, in cui era stato involto il corpo di Gesù. In¬ tanto quell,» santa penitente non volendo abbando¬ nare il sepolcro cfyfc bagnava di continue lagrime , vide due Angeli che posavano sul sasso di quel sa¬ cro deposito, da’ quali fu interrogata della cagione clic la faceva cotanto piangere. Ella disse loro che cercava il corpo del suo buon Maestro. Poscia vol¬ gendosi vide Gesù medesimo, ma senza conoscer¬ lo , poiché aveva presa la figura di un ortolano. Tut¬ tavia avendola egli chiamata per il suo nome, vole¬ va ella gettarglisi a piedi per abbracciarli e baciar¬ li: ma avendole proibito di toccarlo, le comando di andare ad assicurare i suoi discepoli di quanto - ella aveva veduto. Si manifestò egli ancora alle san¬ te donne, le quali per ordine degli Angeli loro ave¬ vano annunziato la sua gloriosa risurrezione, ed an¬ davano ad avvertirne i santi Apostoli, i quali non lasciarono di crederle inventrici di sogni, Vi furo¬ no in quel medesimo giorno due discepoli, che da Gerusalemme andavano al castello di Emaus, da cola nove sole miglia discosto. Essendosi il Salva- 3D tore messo sotto la forma di un viandante a cam¬ minare seco loro, senza farsi conoscere , e avendo chiesto il soggetto del loro discorso, e la ragione della loro tristezza, uno di essi gli rispose: parer¬ gli molto strano, che venendo allora da Gerusalem- * nic, y egli solo potesse ignorare ciò che in quella cit¬ tà era succeduto di Gesù , quel gran profeta, che li sacerdoti avevano sacrificato alla propria Ior gelo¬ sia. Intanto noi speravamo esser egli quello che do¬ vesse liberar Israele, ed è pur questo tuttavia il terzo giorno dopo la di lui morte. Viene però rife¬ rito da molti dei nostri che non si ritrovava più il suo corpo nel sepolcro, c che vi si erano veduti de¬ gli Angeli, che avevano assicurato che quel Gesù era risuscitato. O increduli, disse loro il Figliuolo di Dio , non hanno dunque tutti i profeti predetto, che bisognava che Cristo entrasse cosi per mezza delle sofferenze nella sua gloria?Indi spiegando lo¬ ro ampiamente tutte le Scritture sopra tal materia gli accompagno imo ad fjinaus, dove giunti che fu¬ rono verso la sera, e ben tardi, lo pregarono di volersi fermare seco loro. Vi acconsenti il ‘Reden¬ tore , e subito che si furono posti a sedere a tavo- prese il pane, Io benedì, loro il porse, e con ciò si diede a conoscere, e disparve nel medesimo punto, I u cosi grande allora la meraviglia di quei due discepoli, che s interrogavano f un 1* al¬ tro , se non era veramente il loro cuore in quel viaggio tulio infiammato , quando sentivano a spie¬ garsi con tanta virtù le scritture ? Dopo di ciò ri¬ tornarono a Gerusalemme per dare avviso agli un¬ dici Apostoli di quanto era loro accaduto. ]Von an¬ dò molto che Gesù comparve nel mezzo di loro, dov era entrato, benché fossero chiuse le porte j e pei che li vide tutti sorpresi come se avessero vedu- to qualche lantasma, gli assicurò dando loro la sua pace, e mostrando le proprie mani e i piedi pernii- i 9 8 se ue ì medesimi che hanno sepolto poco fa tuo ma- 1 *to, attendono anche te per il medesimo uflìzio, ìoG dovendo subitamente condurti ad esser sotterrata* Cadde in quel punto Sallira morta a suoi piedi, e fu sepolta a canto al marito. Questo accidente mise spaveuto a tyU i fedeli^ e se nc sparse il tenoie tutto ab’ intorno. All operarsi dagli Apostoli tanti miracoli, cresceva sempre più il numero de con¬ vertiti , e da tutte le città c luoghi vicini a Gerusa¬ lemme ciascheduno portava gl’ interini, esponendoli sopra le strade per dove passava S. X^ictro , siculi che appena ricoperti della di lui $$nbru restavano incontanente risanati. s. Stefano pr oro Martire Dai Giudei lapidato. Caifa il gran sacerdote, e tutti quelli eh’erano co¬ me lui della setta de’ Saducei, avevano fatto ritene¬ re irli Apostoli che si custodivano nella pubblica carcere, sperando in tal guisa d’impedire i progres¬ si di tal dottrina che dava loro molto fastidio. Ma restarono totalmente sorpresi allora che volendo in¬ terrogare due* prigionieri, li ministri che dovevano condurli gli assicurarono, eh’ essendo andati per le¬ varli dalla prigione 1 avevano veramente trovata ben chiusa, ben custodita, ma che dentro non vi era alcuna persona; anziché gii Apostoli che vi si ©creavano erano dal principio del giorno predican¬ do nel tempio. Effettivamente, disceso V Angelo del Signore la notte stessa a liberarli, commise lo¬ ro che dal buon mattino predicassero in quel santo luoo’o la dottrina della vita. Andarono dunque a 20 7 chiamarli, ma ciò segui senza violenza alcuna, te¬ mendo di qualche sedizione; e la costanza degli Apostoli nelle risposte che diedero a epici magistrati, fu sempre degna dello Spirito Divino che gli ani¬ mava. Quei perlìdi giudici ne restarono ancor mag¬ giormente esacerbati, e la maggior parte de’voti loro erano per farli morire. Ma insorse Gama li e le, uno dei piu considerabili di quella compagnia, ri¬ guardo al suo inerito e qualità, e loro lece con bel modo sospendere tal sentenza, rappresentando che essi medesimi avevano nei giorni loro veduto piu di un seduttore, le cui sette si erano distrutte ap¬ pena nate ; onde se quella di Gesh era opera uma¬ na cadrebbe da sò stessa come le altre; ma se de¬ rivava da Dio, sarebbe stato molto malagevole il farvi resistenza. Sopra rimostranza cosi saggia si mutò il parere e la condanna, e si contentarono di proibire agli Apostoli, dopo d’averli però fatti aspramente percuòtere a colpi di verghe, il parlare d’utUra avanti mai di Gesù. Questi però ben lungi dall’ ubbidirli , se ne andarono a proseguire infati¬ cabilmente il loro santo ministero , gloriandosi da per tutto degli obbrobrj che- avevano incominciato a soffrire per il nome sacrosanto del loro Maestro. Allora fu che per accordare una differenza ch’era insorta nella Chiesa a cagione del ministero che vi rendevano le vedove degli Ebrei e quelle dei Greci, iurono scelte sette persone , alle quali fu dato il ti¬ tolo di Diaconi, accio gli Appostoli potessero ripo¬ sarsi sopra di loro, e attendere ad altre incomben¬ ze , dandosi particolarmente all’ esercizio della pre¬ dicazione. Stefano fu uno di quei diaconi, che con I molti prodigi dando stabilimento alla Fede si mo¬ strò più colmato d'ogni altro di (pie sette dello Spirito di Dio, che con la sua voce parlava in ogni luogo, e confondeva tulli quelli che resistergli pre¬ tendevano. Vi Si trovarono principalmente alcuni della sinagoga degli Affrancati, cd altri di qualche nazione dell’Asia, che per via di falsi testimoni l'ac¬ cusarono pubblicamente d’ aver proferite molte be¬ stemmie. Non solo il santo diacono si giustificò di tale calunnia alla presenza di tutti iGiudei, a’(pia¬ li presiedeva il gran sacerdote, ma con chiaro ed esteso discorso avendo rimproverata I’ ostinazione pertinace de Giudei, che avevano trucidati tanti profeti, li convinse precisamente sopra la divinità di quel Gesù che avevano fatto morire sopra la croce. A tali parole furono veduti, in vece di ri¬ sposta, fremere contro di lui come cani arrabbiati, intanto che il buon diacono diceva ad alta voce, le¬ vando le mani in alto : Io vedo i Cicli aperti, e Ge¬ sù il figliuolo dell’uomo, che stanila destra di Dio. Non vi bisognò d’avvantaggio per quegli scellerati, che turandosi allora 1*orecchie, cd altamente ad una voce gridando si gettarono sopra di lui, io strascinarono fuori della citta, e con grandissima crudeltà lo lapidarono ; cd egli in mezzo del suo supplizio, dopo d’aver invocato il nome-di Gesù, raccomandandogli X anima sua, si prostrò e disse: Signore, non vogliate imputar loro questo pecca¬ lo : c terminando tali parole spirò 1 anima santa. Presero cura i fedeli di seppellire il suo corpo, di- mostrando col gran lutto che spiegarono ne suol In¬ cerali la stima che facevano della sua rara virtù. Mentre dunque lo lapidavano i ministri di quella esecuzione, avevano dati i loro vestimenti in custo¬ dia ad un uomo di fresca età nominato Saulo, che era d accordo con loro, Costui non si contentò di assistere a quell’ occasione contro ì fedeli, poiché nel progresso della persecuzione che suscitò contro la Chiesa in Gerusalemme, e che, eccettuati gli Apostoli, disperse tutti gli altri per la Giudea ,°e per la Samaria, Saulo fu il principale di tutti i ne¬ mici della! Chiesa nascente, e che inferì piu mali ai servi di Gesù Cristo, ma questi però non lascia' vano di annunziare la di lui santa parola in tutt’i luoghi dove andavano. L EUNUCO DELLA REGINA CANDACE, E conversione di S. Paolo . c CJuccessc in que’ giorni che la città di Samaria , dove San Filippo predicava V Evangelio, si riempì di stupore per le maravigliose guarigioni clic vi fa¬ ceva; di maniera che Simone, quel celebre mago , che per li suoi sortilegi aveva sedotto quel popolo troppo credulo, vedendo tutt’i suoi falsi prestigi venire discreditati datanti miracoli che gl’involava¬ no i suoi ingannati discepoli, e ch’essi facevano bat¬ tezzarsi a truppe intere dopo d’averlo abbandona¬ to, prese risoluzione di chiedere anch’egli il batte¬ simo. Ricorse adunque a Filippo; e siccome qualche tempo dopo osservò, che S. Pietro e S. Giovanni giunti a Samaria facevano discendere lo Spìrito I biq Santo sopra i fedeli, su’ quali stendevano le mani 5 Simonc si avanzò a supplicarli, offerendo loro da¬ nari , di conferirgli la medesima facoltà, acciocché quelli, sopra i quali avesse imposte le mani, potè*- sero parimente ricevere pel suo ministero io Spiri¬ to Santo. Che il tuo danaro possa con te perire, 1 disse gli adirato S. Pietro, tu, che ti sei persuaso che il dono di Dio sia da noi così posto all* incanto, Il tuo cuore non è sincero alla presenza di Dio. Procura di mitigare con una pronta penitenza la collera diDio sdegnato,perche io, che penetro nei sentimenti del tuo cuore, ti vedo in un assai deplo¬ rabile stato. L’infelice Si mone, spaventato datali parole, prego il Santo Apostolo clic volesse placa¬ re il Signore con 1‘ efficacia di sue preghiere. Dopo dì ciò S. Pietro e S, Giovanni ritornarono a Ge¬ rusalemme , lasciando gli abitanti di Samaria c di quelle vicinanze pienamente istruiti con le loro pre¬ dicazioni, e consolati della loro visita. Allora Filip¬ po , avvertito da un Angelo , prese il cammino da Gerusalemme verso il mezzogiorno a Gaza, c sco¬ prendo un Carro ben adornato , il quale faceva la slessa strada, ebbe ordine dall Angelo di acco-. starvisi. Dentro quel carro v era un eunuco diCan- dace regina d’Etiopia, il quale ritornando dall’a* do razione di Gerusalemme , leggeva nel viaggio la profezia d’Isaia. Filippo gli si avvicinò nel mentre appunto ebe l’eunuco leggeva quel passo del Prole , ta, ove parlando del Messia, dice, che doveva es¬ ser condotto al macello senza dolersene come se fosse stato un agnello. Il santo Apostolo prenden¬ do occasione di spiegarglielo nella persona di Gesù 21 1 Cristo , lo fece con tanta verità, e con tanta forza, che Veunuco lo sollecitò, subito eh’ ebbero trova¬ to dell acqua nel loro «animino, di conferirgli il battesimo. Filippo dopo di avere da lui ricevu¬ ta la confessione della fede, si vide trasportato dallo spirito del Signore ad Azoto, e di là s'incam¬ minò a visitare tutte le città sino a Cesarea, dove si fermò predicando X Evangelio, siccome aveva fatto int ogni altro luogo. Intanto Sauìo si dimostrava sempre più incollerito contro a*fedeli, e le sue con¬ tinue minacele davano abbastanza a divedere die non aveva altra sete, die del loro sangue. Aveva egli ottenuto lettere dal gran sacerdote dirette alle sinagoghe di Damasco, per fare de*medesimi cri¬ stiani un esatta ricerca, e senza distinzione ne di sesso, nò di età, nòdi condizione, di condnrìi tutti prigioni a Gerusalemme. Ma mentre si avvicinava con così crudele disposizione alle porte della città! di Damasco, un folgore improvviso avendolo cir¬ condato lo rovescio a terra, ed udì nel medesimo istante una voce dal cielo che gli diceva : Saulo, Saùlo, perchè mi perseguiti? Egli incqntanente ri¬ spose. chi siete voi» o Signore? Io sono, ripudiò la voce, quel Gesù appunto che tn perseguitir ma ora indarno tu ricalcitri contro allo stimolo. Si¬ gnore, replicò Saulo tutto spaventato, che volete dunque che io faccia? Levati, dissegli il Signore, entra in quella eitta, ivi saprai la mia volontà. Quelli che lo accompagnavano intendevano bensì la voce che gli parlava , ma siccome non vedevano chi la proferisse, restarono tutti sorpresi, ed aven¬ do sollevato Saulo, che nulla vedeva, benché apris- 212 \ se gli occhi , lo condussero a mano sino a Dama¬ sco , ove si trattenne tre giorni senza vedere, sen¬ za mangiare, nè bere. Intanto Anania, uno dei discepoli eh* erano in Damasco, andò a ritrovare Saulo dov’ era alloggiato, a nome del Signore, clic lo aveva avvertito che quel crudelissimo perse¬ cutore della sua Chiesa era un vaso di elezione eh’ egli aveva scelto per dilatar il suo santo Nome per tutta la terra. Appena il Discepolo ebbe impo¬ ste le mani sopra l’infermo, che gli restituì la vista, e lo riempi di Spirito Santo. Nel punto medesimo gli caddero dagli occhi alcune piccole scaglie, e sor¬ gendo ricevè il battesimo, riprese le forze, e si mi¬ se a predicare nelle sinagoghe la Divinità di Gesù. Cambiamento cosi improvviso e impensato sor¬ prese tutta la città, e li Giudei che restavano con¬ fusi dalle predicazioni di Saulo, avevano già stabi¬ lito di ucciderlo. Li Discepoli ad ogni modo lo tol¬ sero al loro furore, cosicché avendolo fatto scende¬ re in tempo di notte dalle mura di Damasco in una cesta potè andare ad unirsi a fedeli di Gerusalem¬ me. Questi però credendo di non potersi di lui fi¬ dare, Barnaba venne in suo soccorso , lo presentò agli Apostoli, e loro fece sapere le maraviglie delta sua conversione. Dopo di ciò Saulo si mise a pre¬ dicare in Gerusalemme con lo stesso zelo che ave¬ va fatto in Damasco, ma ivi pure corse gli stessi pericoli, e fu costretto di fuggirsene a Cesarea, e di là a Tarso. Avendo mutato poi nome fu detto Paolo. ; j CORNELIO CENTURIONE »l3 Istruito da S. Pietro. er il merito della conversione di S. Paolo si ri¬ trovò la Chiesa in riposo, e venne stabilita nella Giudea e in tutte le sue vicinanze. Per questa ra¬ gione S. Pietro visitava tutt* i fedeli di città in cit¬ ta , e ritrovandosi in quella di Lidda risanò il cele¬ bre paralitico Enea, e risanò in Joppe la caritate¬ vole vedova Tabita. Nel medesimo tempo Corne¬ lio , centurione d’ una coorte della legione italiana, il quale per la sua pietà, e per le sue elemosine , era di raro esempio nella città di Cesarea, facen¬ do le sue preghiere verso l’ora di nona, vide chia¬ ramente un Angelo , che Io avvertì come Dio gli comandava d’inviare a Joppe a chiamare un uomo che si nominava Pietro, il quale doveva significar¬ gli tutto ciò che il Signore desiderava da lui. Il centurione senza dimora mandò tre de 5 suoi, che il giorno seguente si ritrovarono sull’ ora del mezzo giorno vicino a Joppe, e S. Pietro nello stesso tem¬ po pregando Dio nella più alta parte del suo allog¬ gio si senti assalito da un’ estrema fame. Vide allo¬ ra discendere dal cielo una tovaglia coperta di ogni sorta di animali, ed udì una voce che gli ordinava di ammazzarli e mangiarli. Rispose che in sua vita non s’era mai cibato di vivande impure; ma repìieò la voce, che ciò che Dio aveva purificato, non do¬ veva più dirsi impuro; e queste parole essendo state replicate sino a tre volte , disparve la tovaglia e si alzò al cielo , lasciando 1’ Apostolo nell’ ammiralo- ì li ne di ciò che potesse significar quel mistero. Li de¬ putati del centurione entrarono in quell' istante per supplicarlo di andar con essi a visitare il loro pa¬ drone , e S. Pietro , cosi avvisato da un Angelo , gli accolse con ogni onesta, e parti la mattina se¬ guente con loro , e con alcuni fedeli di Joppe, ed avvicinandosi a Cesarea (rovo il centurione che veniva ad incontrarlo. Quell’ ufficiale si presentò al santo Apostolo per adorarlo , ma egli lo rialzò assicurandolo eh’ era un uomo simile a lui. Gli si¬ gnificò poi, che per venirlo a visitare aveva la¬ sciate da parte tutte le difficoltà clic impedivano i Giudei di ritrovarsi co' Gentili. Lo istruì piena¬ mente (le* misteri della nuova legge, ed essendo allora disceso lo Spirito Santo sopra tutti quelli che ascoltavano il santo Apostolo , conferì loro il battesimo, e si trattenne alcuni giorni ancora con loro. Intanto parve strano ai nuovi convertiti Giu¬ dei ciò che S. Pietro operò allora nelle persone di quei Gentili ; ma avendoli pienamente persuasi, gli indusse a glorificare Dio, ed a riconoscere l’effusio¬ ne della divina sua grazia nella vocazione dei Gen¬ tili medesimi. Ora dopo la persecuzione di S. Ste¬ fano, i fedeli dispersi nella Fenicia, in Cipro, e in Antiochia convertirono buon numero di genti, di maniera che essendone pervenuto l’avviso a J fedeli di Gerusalemme, fu mandato Barnaba in Antio¬ chia , il quale stabilì nella fede i nuovamente con¬ vertiti, indi si trasferì a Tarsi? per ricercar Paolo con cui ritornò in Antiochia, ove dimorò un anno con lui , e fu in quella città che ,i discepoli lurono per la prima volta chiamati cristiani. In quel tempo zi5 , stesso un profeta nominato Agabbo predisse unri gran carestia sotto l'impero di Claudio, e i disce¬ poli peE prevenirla inviarono ai fedeli della Giudea provvisioni sufficiènti onde sussistessero, e le fecero distribuire per le mani di Paolo e di Barnaba. In¬ tanto il re Erode vedendo che gii Ebrei molto se gli affezionavano per aver fatto decapitare S. Gia¬ como. risolse p.vr maggiormente compiacerli di far morire anche $. Pietro. A tal line l’avea fatto cerca¬ re nella festa di Pasqua, èd aveva determinato di farlo uccidere pubblicamente dopo F ottavo. Ma le ardenti preghiere di tutta la Chiesa lo liberarono dalle mani di quel tiranno, poiché la notte prece¬ dente al giorno eh’ era destinato al suo supplizio , un Angelo che illuminò tutta \À prigione cori im¬ provviso splendore, lo trasse dalla custodia di due soldati che vi erano assistenti * fece che gli cadesse¬ ro le catene dalle mani, e sollecitandolo a vestirsi, lo condusse per mezzo a due corpi di guardia sino ad una porta di ferro che si spalancò da se stessa. In questa maniera FApostolo ch’era in dubbio se fosse un sogno ciò che vedeva, si trovò in mezzo alla strada totalmente liberò, e disparve ad im momento il suo liberatore. Allora ritornato in se , dopo una cosi miracolosa liberazione , rese gra¬ zie a Dio di tanto benefìzio ^ e andò a picchiare alla porta della casa di Maria madre di Marco , do¬ ve F assemblea de’ fedeli passava le notti in orazio¬ ni. Una giovane figliuola intese la di lui voce, e rie fu cosi maravigliata, che in vece di aprirgli corse tìd avvisai* i fedeli che Pietro batteva alla porta* ISon era loro ehi lo credesse $ ma alla fine essendo £ l6 S. Pietro entrato fece a tutti intendere la maniera affatto miracolosa con cui era stato dall’Angelo li¬ berato ; ed avendo loro raccomandato di darne in¬ tera notizia a (jiacomo ed agli altri fratelli, si ritirò da Gerusalemme. Erode, avendo saputo la mattina seguente che quel prigione era fuggito, faUo.cade¬ re il suo risentimento sopra a’soldati che l’avevano in guardia, li fecte morire. L Apostolo andò nella Giudea, e soggiornò qualche tempo in Cesarea, ove similmente ritrovandosi Erode sdegnato con i popoli di liro e di Sidone, questi gl inviarono cer¬ ti deputali per domandargli umilmente la pace. Fu¬ rono ricevuti con gran superbia e con gran pompa dal tiranno : ina mentre parlava loro con tutto l'or¬ dinario suo orgoglio, fu invisibilmente colpito dal- f Angelo del Signore, e morì pieno di rabbia , e divorato dai vermi: SAN PAOLO Preso per un Dio a Listrn. .A-vendo Iddio fatto conoscere agli Apostoli che aveva destinato Saulo e Barnaba per predicare ai Gentili, furono sopra di loro imposte le mani, e se nc andarono a Seleucia, in Cipro, a Salamina, e a Pafo. Incontrarono in questa ultima citta un Giu¬ deo, mago famoso, e falso profeta, che attraversa¬ va il pietoso disegno di Sergio Paolo proconsole , ch’era di farsi cristiano. Ma Saulo, che sempre poi e chiamato Paolo, riguardò quell’iniquo, che si nominava Ehma, con occhio di sdegno, e renden- dolo cieco nel punto medesimo , fece ricever col mezzo di tal prodigio al proconsole il lume della fe¬ de c della grazia, e cosi ei credette in Gesù Cristo. Di là s’incamminarono li santi Apostoli verso la Panliìia, e giunsero in Antiochia, dove sono stati cosi mal ricevuti dalli Giudei, che furono necessi¬ tati di ritirarsi a Icona. Benché gl’ Iconj fossero stati poco prima convinti, mercé dei continui mira¬ coli dei fedeli, e delle verità soprannaturali che loro si predicavano, non lasciarono però di solle¬ varsi per opera delle sollecitazioni dei Giudei con- tra gli Apostoli, sino a volerli lapidare, il che anche gli obbligò di partire, e andarsene in Licaonia nel¬ la città eli Listra. Ivi S. Paolo guari uno storpiato senza fargli altro che comandargli di camminare, c questo miracolo tanto improvviso sorprese così for¬ temente quelli che vi erano presenti, che riguar¬ dando S. Paolo e S. Barnaba come Dei visibili si misero in istato di adorarli, di sorte che il pontehee di quel luogo si fece lóro innanzi con tutto T appa¬ recchio di ciò eh’ era necessario per sacrificare vit¬ time in loro onore , come a Giove e a Mercurio, se¬ condo il costume de’ Gentili. Ma allora gli umili ser¬ vi di Dio si stracciarono dal dolore le vesti d’at¬ torno , e facendo conoscere a quegl’ idolatri l’er¬ rore in cui erano, presero la congiuntura di an¬ nunziar loro la vera religione di Gesù Cristo. Intanto alcuni Giudei, da Antiochia e da Icona arrivati in quel luogo ..stimolarono quegli abitanti a sollevarsi contro al santo Apostolo, inducendogli ad inseguirlo a furia di sassi. Avendolo dunque scac¬ ciato dalla città, lo lasciarono per morto fuori del- s 1$ le mura delia medesima. Fu nulla dimeno tanto ii suo zelo, malgrado tutti q uè’mali trattamenti, che ritornò ancora in Listra, in Icona, e in Antiochia 4 * m 4 J-m * in compagnia ui S. Barnaba per conservare in fede gli amati fratelli suoi. Ivi ordinarono preti, istitui¬ rono digiuni e preci in tutte qnelle Chiese, ed a- rendo traversata la Pisidia, la Panfilia, c 1* Acaja, ritornarono in Antiochia, e resero eonto a tntfi fe¬ deli della loro missione. Successe in quel mentre che i Giudei convertiti pretesero che i Gentili do¬ vessero assoggettarsi all osservazione delia fcg.^c ■ questo cagionò che San Paolo e San Barnaba si trasferissero a Gerusalemme per far decidere tal questione nella piena assemblea degli Apostoli. Si radunò il concilio, e fu stabilito che ne la circon¬ cisione , ne le cerimonie legali erano necessarie al* la salute delle anime. San Paolo fece circoncidere Timoteo suo discepolo, ch’era figliuolo d’una Giu¬ dea fedele, c d’un padre Gentile; raccomandando in ogni luogo che le ordinarie degli Apostoli fosse¬ ro esattamente osservate. Dopo ciò gli fu proibito dallo Spirito Santo di predicare nell’Asia e nella Bitinta, c avvertito da una visione passò nella Ma¬ cedonia con Sila; dove avendo convertito la mer¬ cantessa Lidia nella città di Filippi, cacciò dal cor¬ po di una fanciulla uno spirito impuro che faceva 1 indovino. Quelli che si dilettavano di applaudire alla sciocca credulità delle genti, cui quella pitones¬ sa piedicava, eccitarono una sedizione cosi terribi¬ le contro il santo Apostolo , ohe fu crudelmente Battuto a colpi di verghe, e trascinato in prigione con Sita per ordine del magistrato. Intanto verso . ai 9 la mezza notte si scosse con tanta violenza la terrai ' clic si aprirono le porte della prigione , ed il guar¬ diano disperato per la fuga che si era figurato di due prigionieri si mise in atto di passarsi la spada a tra¬ verso^ quando sul fatto S» Paolo disse ad alta voce; elidessi non erano di là partiti; ed avendolo poscia fervidamente istruito , lo persuase ad aLihracciare la fede, e lo battezzò con tutta la sua famiglia. La mattina seguente i magistrati mandarono genti per farne uscire i prigionieri; ma furono ben sorpresi, quando S. Paolo loro disse, eh essi due erano cit¬ tadini romani, c che dovevano risarcire altamente la ( loro riputazione. Accorsero poseia i magistrali medesimi per lare le scuse loro al li due servi di Ge¬ sù Cristo, i quali essendo usciti dalla carcere, a- scirono anche, cosi da loi’0 pregati, dalla città. PERSECUZIONI e TRAVAGLI DI S. PAOLO. San Paolo cori Sila passarono poi da Filippi a Tessalonica, ove facendo innumerabili conversio¬ ni, continuavano ad essere perseguitati dalli Giu¬ dei. Soffrirono i medesimi sinistri incontri a Beroa, c si trasferirono al Ime in Atene, ove S. Paolo di¬ sputò contro i liiosoli delle Sette più famose di quel¬ la città. Entrò parimente un giorno nel celebre A- reopago, ed avendo trovato un aitare consacrato da que’ popoli al Dio sconosciuto , annunziò loro il vero culto del creatore del cielo e della terra. Di¬ scorse della risurrezione de’morti, e becche al suo 220 discorso bilanciassero i sentimenti di quelli che ] n- divano,ve ne furono alcuni che si arresero alla ve- 1 rita,tra i quali fuDiomgio senatore dell’Areopago, una dama chiamata Damaris, ed altri molti con ìo- fO'Da Atene passo a Cormto, dove essendo alloggia¬ to con Aquila , si mise a lavorar padiglioni con lui per guadagnarsi il vitto per più di un anno che vi soggiorno. La pure operò molte conversioni , per lo cKe i Giudei l’insultarono, e fu necessitato a giu- sti li carsi avanti il proconsole. Dopo di che passò in Siria, a Gerusalemme, in Galizia, ed in Frigia, glo¬ rificando sempre Dio nel progresso de suo? viaggi. Intanto Apollone sapiente Giudeo, benché non a- vesse ricevuto se non il battesimo di S. Giovanni, non lasciava però di annunziar Gesù Cristo ; ma meglio istruito da Priscilla e da Aquila nelle vie del Signo¬ re, profitto molto piu di quello che non aveva fatto sino a quell ora. Se ne andò di là ad Efeso, e vi bat¬ tezzo tutti gli altri che non avevano avuto, se non che, come Apollone, il battesimo di S. Giovanni. Nel corso di due anni che dimorò in quella città ,vi fece miracoli cosi grandi, predicando l’Evangelio, che coi panni soli che lo tocoavauo guarivano tutti gl indemoniati. Si ritrovarono alcuni Giudei che ò- sarono di esorcizzare nel nome di Gesù Cristo, ma que falsi ministri furono maltrattati dai demonj, e fatti fuggire, ed intanto si vedevano i nuovi Cristiani confessare ìloro falli, e quelli che si erano prima ap¬ plicati a curiosità sospette, correvano ad abbruciare i loro libri. Ma un orefice incollerito , perché non poteva più vendere certi piccioli tempj di Diana E- fesia, eh erano lavori delle sue mani, c da’quali 22 1 traeva grandi ùtili, eccitò contro il santo Apostolo, che discreditava quella sua falsa Dea, una cosi fu¬ riosa sedizione, che il magistrato durò grnn fatica ad acchetarla* Da Efeso passò aTrcnde a consolar i fratelli,dove mentre faceva un sermone a’medesi- mi, molto avanti nella notte, un giovine chiamato Eutico, che si era addormentato sopra una finestra delle più alte, cadde e restò morto per terra. Ve* dondo S. Paolo tutto il popolo commosso da quel- l’accidente,rassicurò ognuno, e risuscitò il morto; poscia cibatosi insieme coi fedeli verso la mezza not¬ te, e continuando ad esortarli sino al fare del gior¬ no, se ne parti. Dopo molti viaggi capitò a Mileto, si fece venire tutt’i preti della chiesa di Efeso, ai quali fece lungo discorso, da cui parvero tanto più tocchi, che loro aveva significato, che più non Io vedrebbero. Lo accompagnarono tutti sino all’im¬ barco della nave che lo condusse a Patera, dove im- barcossi per Tiro, e di la fece vela per Tolemaidc, e alfine giunse a Cesarea. Allora il profeta Àgabo gli predisse le crudeli persecuzioni che Io attendevano a Gerusalemme, qualor ci fosse andato; ma nò tal pre¬ dizione, nè le rimostranze de’suoi amici poterono mai distornarlo, e volle entrare in quella città accompa¬ gnato da alcuni discepoli nativi di Cesarea, che seco conducevano un vecchio discepolo, nominatoMna- sone, nella cui casa il santo doveva con la sua com¬ pagnia alloggiare. Si purificò nel tempio per consiglio dei sacerdoti, per dimostrare ai Giudei che osserva¬ va la legge: ma questi nondimeno non lasciarono di così aspramente perseguitarlo , che se il tribuno, che guardava quel saero luogo, non avesse sottrat¬ to il santo Apostolo dalle loro mani, 1* avrebbero 2.ZZ senza dubbio ridotto a morte, Dopo lunghe conte¬ stazioni, quel tribuno vedendo di’essi non si ar¬ rendevano in modo alcuno alle ragioni convincen¬ ti, che loro adduceya S. Paolo, fu in procinto di condannarlo alia tortura, e di farlo battere a colpi
  • Battesimo di Gesù Cri- sl ° . aS Nozze di Cana , . , , 12S La Samaritana .... 1 5 a il Paralitico . t 5 / h La vocazione di Mat¬ teo ......... i 58 Il Morto di Naim . . i5t) La peccatrice penitente 141 Morte di S. Giovanni. 144 Moltiplicazione de’ pa¬ ni ...... . . . . 146 a a 4- Pag Gesù e San Pietro che cantminano sopra le . . i /,8 La f Cananea . r 5 £ La Trasfigurazione ..154 Li dieci leprosi . ... r 5g V Adultera . . Il cieco nato . l Q t Il Samaritano .,84 Il FigUuol prodigo . . 16G Il ricco Epulone ... Oh Operai della u 1 gì 1 a * 171 La Risurrezione di Lazzaro .^4 La Domenica delle pai - me .* • . 176 Li Profanatori del Tem- pio. 179 La Cena di Gesù co- ffli Apostoli, f* • ■ ■ 182 Pag, Gesù nell* orto . 184 La Flagellazione . , . 187 La Crocifissione . . . itjo La Risurrezione. ... j Apparizione di Gesù . t g 5 Altre apparizioni ... ujj V Ascensione, e la Pentecoste .. Ananiu, e Soffra . . 3o5 Santo òtifano proto- martire .206 L'Eunuco, e la con¬ versione^ di S. Pao - .. Cornelio centurione . . 2 1 5 S. Paolo preso per un Dio a Listra. . . . 216 Travagli di San Pao¬ lo • * * .219